Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su la vita di tanti anni fa e la Chiesa di adesso. (Ma Bob ha scritto canzoni che sembrano vergate oggi: sentite Masters of War e With God on Our Side, e poi ne riparliamo…). E poi? Continuiamo con le canzioni, e con le innumerevoli raffaelle: i resistenti di una volta “sono tutti al Ministero o alla TV”…Buona lettura e condivisione.
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A tredici anni, finite le medie, dopo un volo solitario, diretto Roma-Dublino, fui depositata da una miss, amica di mia madre, a Camp Ireland, un collegio immerso nel verde smeraldino, dove mi ritrovai con gli studenti di lingua inglese a seguire corsi di cucito, di cucina, di fotografia. Non ero io sola italiana (tutti, tuttissimi erano spagnoli) ce n’era anche un’altra, una brunetta, magrolina, che di nome faceva Raffaella e di cognome, oh, no, di cognomi, perché ne aveva due, lo metto puntato P.d’A.
Come fu, come non fu, forse a causa del tricolore, diventammo amiche, io, in divisa anche in Irlanda, figlia dell’istituto Mater Dei, lei immersa nel Sessantotto, tutta scuola pubblica, assemblee, cortei, corsi di educazione sessuale… Ora, uno zoom sui suoi jeans dove in geroglifico per me, comparivano vergati a penna misteriosi nomi circondati da cuoricini. Un salto qui dabbasso.
Le chiesi: “Chi è Bob, il tuo ragazzo?”. Scoppiò in una risata. “Ma come non lo sai, non conosci Bob Dylan?”. Scossi il capo e cominciò lo scilinguagnolo sulla pace nel mondo, sulla rivoluzione, su come il mondo poteva cambiare se tutto il popolo si fosse sollevato e lei sarebbe stata una capopopolo. La ascoltavo, capivo poco, mi parevano altezze inarrivabili per me che ogni giorno recitavo, in ginocchio, il Rosario nella Cappella del Buon Pastore.
Fu lei, Raffaella a parlarmi di Patti Smith che era, mi disse, una icona della rivoluzione, un fiore scagliato contro i borghesi. Tra me pensai che lei pure, Raffaella, era borghese perché mi aveva rivelato dove viveva e non era certo un luogo per proletari rivoluzionari. Tutto il contrario. Vabbè.
Ora lasciamo la me di allora con la sua Raffaella e torniamo all’oggi, cioè a come Patti Smith, in pantaloni (mannooooo), in bianco e nero (ma solo le Regine possono indossare il bianco davanti al Papa), con le treccine da squaw americana (per ricordarci della Pachamama, del suo trascorso hippy) incontrando il Prevost ha squarciato una breccia di comprensione nella mia solitudine sarda: ecco, ora ho capito, la nuova religione sinodale si chiama Cattosessantottesimo!
E’ pacifista, pansessualista, aperta a tutti i credi. Gesù, un rivoluzionario come loro, il Jesus Christ superstar del musical. Ora ho capito. Ogni Papa, dopo il concilio, ha lavorato in questa direzione. Tutti tranne Benedetto XVI che, pentito, ha cercato, invano di tornare indietro. Oh il dolore che sento nel ricordarlo, già volato in cielo, con i piedi fuori dal cofano bianco del pulmino che lo portava dal convento a San Pietro!
Ed ecco perché in tutti questi giorni me ne sono rimasta in silenzio, in disparte, ma non per questo non ho veduto e sofferto per i continui scempi perpetrati ai danni del Cattolicesimo: Messe sul materassino, in spiaggia, Messe in alta montagna con bandana in testa, e poi mostre mostruose in chiese e sacrestie.
Ho taciuto, mentre il Signore mi istruiva, nella mia silenziosa preghiera. Poi è arrivata Patty Smith con il gesuita ridanciano, tutti a celebrar la vittoria del Cattosessantottesimo…
Ma sarà vittoria di Pirro e trionferà la Verità che palpita nel Cuore Immacolato di Maria, Madre di Gesù, figlio di Dio, e corredentrice.
Ah, Raffaella poi si è sposata comme il faut ed è dirigente in una partecipata…
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1 commento su “Patti Smith, Papa Leone e la Chiesa CattoSessantottina. Benedetta De Vito.”
Ieri, Perdono di Assisi, mi sono confessata da un caro vecchio vecchissimo padre che conosco da che ero giovane e finalmente mi sono sfogata. Lui, fra una lacrima e l’ altra, quasi perle sul suo volto scarnito e trasformato dalla tarda età, mi ha assicurato che sì, il Padreterno non ne può più e il castigo solenne non è tardo a venire. E in più mi ha raccomandato:”Non starli a sentire questi disgraziati, vai per la tua strada e tieniti stretta la tua fede di sempre, ché oggi il demonio comanda dappertutto!”
E mi ha congedato con un amorevole sorriso che può fiorire solo sulle labbra di chi il Signore e la Madonna li vede già avvicinarsi. E che commozione quando, ricevuta l’ assoluzione, mi son sentita raccomandare l’ attesa fiduciosa del trionfo del Cuore Immacolato di Maria!
Altro che novità e rivoluzioni sessantottine che mi hanno circondato in pieno al mio ingresso all’ università e che sinceramente non ho mai digerito.
Forse sono nata vecchia..