Eternità e Storia. La Profezia e gli Eventi Umani nel Presente di Dio. R.S.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, un amico fedele del nostro sito. R.S., offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla storia, la profezia e l’eternità. Buona lettura e condivisione.

§§§

 

ETERNITÀ E STORIA: LA PROFEZIA E GLI EVENTI UMANI NEL PRESENTE DI DIO  

Indagando le date della Sacra Scrittura, incrociandole con i riferimenti storici del succedersi dei regni antichi, con buonissima approssimazione si contano venti secoli tra l’alleanza ricevuta da Abramo e il tempo terreno del Cristo.

Da allora sono trascorsi altri venti secoli. Abramo riceve la prima alleanza e dal Signore abbiamo ricevuto l’eterna alleanza. San Giovanni Battista funge contemporaneamente da ultimo profeta antico e da primo martire anticipatore dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo (Ap 13,8) e la prima lettera di Pietro (1 Pt 1, 19-20). Qualsiasi espiazione e qualsiasi sacrificio trova efficacia unicamente mediante il Suo preziosissimo sangue.

Colgo l’occasione per condividere l’interrogativo se sia la lettera di San Pietro ad attingere da Apocalisse o viceversa e personalmente propendo per la prima ipotesi.

I primi cristiani hanno vissuto un quarantennio densissimo di tentazioni e provocazioni nell’attesa di “eventi definitivi”: san Giovanni il battista, seguitissimo, dice di sé stesso di non essere il Messia e viene ingiustamente giustiziato. Gesù non fa mistero di essere il Messia, ma muore ignominiosamente in croce. Poi risorge, ma a morire sono i martiri, a cominciare da santo Stefano e poi gli apostoli (san Giacomo il maggiore già nel 44 d.C., sant’Andrea a Patrasso attorno al 60 d.C. e san Giacomo minore a Gerusalemme nel 62 d.C.). Le lettere cattoliche, scritte tra gli anni 50 e 60 del primo secolo, pullulano di ammonimenti contro i falsi profeti e i falsi dottori che agitano teorie strampalate.

Il tempio di Gerusalemme viene continuamente abbellito e nel 64 d.C. i lavori nell’area vengono finalmente dichiarati conclusi, proprio mentre Roma brucia! Proprio in quel tempo a Roma muoiono martiri sia san Pietro che san Paolo e non solo loro.

La polemica anticristiana è rovente: Gesù torna o non ritorna? Chi aveva ragione?

La storia precedente che ruota attorno alla rivelazione è punteggiata di profezie e soprattutto di profezie realizzate. La distruzione del primo tempio di Gerusalemme, edificato da Salomone, avvenne nel 587 a.C. per opera delle truppe di Nabucodonosor. Geremia aveva avvertito il re, che però ne era infastidito. Era l’undicesimo anno di Sedecia e il diciannovesimo di Nabucodonosor. La città cadde durante l’anno sabbatico (588-587). Ne seguì l’esilio babilonese dei Giudei per i settant’anni profetati da Geremia “fino a quando il paese abbia goduto i suoi sabati” (2 Cr 36,21).

L’esilio è uno dei tre snodi della genealogia di Gesù in San Matteo: da Abramo a Davide, da Davide all’esilio, da dopo l’esilio a Cristo: 14+14+14 generazioni, tempi diversi, ma quarantadue tappe come nel deserto, come i mesi di Apocalisse 13…

Tra i profeti esuli c’è Daniele, quello della profezia delle settanta settimane, alla quale fa eco il comando di Gesù di perdonare fino a settanta volte sette… Sì, c’è la Legge e non ne va eluso nemmeno uno iota, eppure Gesù le dà un compimento nuovo.

La Legge era stata ricevuta da Mosè dopo la liberazione dall’Egitto. Non fu sempre rispettata, anzi… Continui tradimenti e un piccolo resto fedele. I profeti di Israele rilanciano la rivelazione e tutta l’antica alleanza, come ben intuirono i meno testardi, non fa che parlare del Cristo, figura di lui, di secolo in secolo.

Quando il re persiano Ciro ebbe la meglio sui babilonesi, diede il permesso a Zorobabele di fare ritorno a Gerusalemme (circa 537 a.C.). Ci furono i primi lavori al tempio, ma vi furono opposizioni dei samaritani e dovettero essere sospesi. La ripresa avvenne solo al tempo del re Dario e le classi sacerdotali vennero ripristinate nel suo sesto anno di regno (Esd 6,18), a settant’anni dall’esilio; e ritorna ad essere immolata la Pasqua. Non tutti però erano tornati alla terra dei padri. Il rimpatrio più consistente avvenne al tempo di Esdra, dopo l’editto di Artaserse, nel settimo anno del re (Esd 7, 1-10). L’editto di Artaserse (Esd 7, 11-26) fonda la rinascita del Giudaismo. L’anno di inizio regno di Artaserse Longimano è il 465 a.C., dunque il suo settimo anno è il 459-458. Esdra giunge a Gerusalemme nel quinto mese, essendo partito all’inizio di nisan. Non fu facile: già pochi anni dopo Neemia, coppiere del re, è mosso a pietà per la condizione dei rimpatriati (Ne 1, 2-3). La sua opera è imponente e nel 445 a.C. si celebra la festa dei tabernacoli (Ne 8).

Esattamente 490 anni dopo l’editto di Artaserse (nove mesi del 458, 457 anni prima di Cristo + 32 dopo Cristo + 3 mesi nell’anno 33) si giunge all’inizio di aprile del 33 d.C. con la redenzione mediante il sangue prezioso di Cristo.

C’è chi la crede una suggestione, una combinazione casuale, ma più verosimilmente è il potentissimo segno della signoria di Dio sulla storia.

Ai tempi di San Giovanni il battista la gente andò in massa al Giordano perché c’era un’attesa, motivata e forte di una profezia rivelatasi precisa. Purtroppo a molti delle migliaia di battezzati al fiume fece difetto di riconoscere la luce del Signore, urlandogli un “crucifige!” a comando, sobillati dai più colpevoli.

Il “germoglio” (il Nazareno) è finito in croce e il titulus fatto frettolosamente redigere da Pilato in tre lingue, in quella ebraica sentenzia un clamoroso YHWH. Il velo del tempio si lacera dall’alto in basso e il cielo si fa rosso (accade invece quello che predisse il profeta Gioele) come ricorderà San Pietro (cap. 2 degli Atti).

Il Signore risorto ha dato un appuntamento per il suo ritorno… come l’aveva dato prima di venire chiuso nel sepolcro: per il terzo giorno. Se per Dio mille anni sono come un giorno la nostra epoca sta completando il secondo dalla rivelazione di Cristo, iniziata con il battesimo al Giordano (nel 30 d.C.) e il discorso di inizio dell’anno giubilare (il 30-31) a Nazaret (Lc 4, 14).

Tempo di liberazione per gli invitati alle Nozze dell’Agnello, con la gioia del cap. 21 di Apocalisse e le esclusioni previste al capitolo 22 (Ap 22,14-15).

Ai nostri tempi se il Signore dovesse tornare, troverebbe ancora la fede sulla terra? La domanda l’aveva fatta in tempi non sospetti (Lc 18,8).

Sappiamo che la Chiesa nei tempi ultimi, prima della venuta di Cristo, deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica sé stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. E’ scritto papale papale nel Catechismo (675-677).

La pace di Cristo non è quella che dà il mondo. I popoli e le nazioni saranno purificati, umiliati… come sta accadendo alla nostra povera Italia.

Falsi profeti impazzeranno, l’impostura sarà generalizzata (economica, ecologica, sanitaria, religiosa…) ma solo chi perde la propria vita (falsa) salva quella vera. “Alla fine il cuore immacolato di Maria trionferà”.

Anche Fatima in effetti sembra posizionata nella storia al tempo opportuno.

Chi l’avrebbe detto circa 110 anni fa che avremmo visto due guerre mondiali in campo aperto, il dilagare degli errori della Russia (bolscevica), la bomba atomica lanciata sulle città, la diffusione delle droghe, l’impazzimento collettivo che vede genocidi mentre ci sono i mondiali di calcio, le sfilate del pride, l’ecologismo mentre ti riempiono di chimica più di un reagentario di laboratorio, molti più cani al guinzaglio che bambini nelle culle, i vecchi nelle RSA e la spinta all’eutanasia, i social utilizzati per raccogliere like, il diritto ad uccidere e una chiesa solcata dall’apostasia?

E’ curioso come la storia scandisca il tempo e invece il Verbo stia nell’Eternità, alfa e omega. Però ci visita: all’inizio dei tempi, nella pienezza dei tempi, nel compimento dei tempi per ricapitolare ogni cosa in Lui.

La creazione intera geme come per le doglie del parto! In dolce attesa…

Possiamo capirlo bene da una mamma, la piena di Grazia (e corredentrice): “alla fine il mio cuore Immacolato trionferà”.

Che bello!

Amen.

R.S.

§§§

 

Aiutate Stilum Curiae

IBAN: IT79N0200805319000400690898

BIC/SWIFT: UNCRITM1E35

***

Stilum Curiae lo trovate anche qui:

https://www.instagram.com/sanpietrotos/

https://vk.com/stilumcuriae

https://www.facebook.com/marco.tosatti/

https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822

https://t.me/marcotosatti

www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21

https://x.com/MarcoTosatti

***

banner pro vita

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Se hai letto « Eternità e Storia. La Profezia e gli Eventi Umani nel Presente di Dio. R.S. » ti può interessare:

Torna in alto