Norme anti-Covid: le Disastrose Conseguenze del Paracetamolo (Tachipirina). Arrendersi all’Evidenza.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Arrendersi All’Evidenza, che ringraziamo di cuore, ha pubblicato una risposta all’articolo di Stilum Curiae sulla perizia scientifica chiesta dalla Commissione Covid su Tachipirina e Vigile Attesa. Troviamo che sia sbalorditivo che né magistratura né giornali soi disan ti informazione libera non si occupino di quanto sta emergendo dai lavori della Commissione. Ma questo è lo sventurato paese in cui viviamo. Buona lettura e diffusione.

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La raccomandazione di farmaci antinfiammatori non steroidei all’inizio dell’infezione da coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-2) sarebbe stata giustificata da una ridotta ospedalizzazione e mortalità.

Molti studi (vedi ad esempio il link https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9877658/) hanno invece dimostrato che l’uso di paracetamolo, come raccomandato dal Ministero della Salute italiano dal 30 novembre 2020, solitamente associato al consiglio di monitorare a casa l’evoluzione dei propri sintomi (“vigile attesa”), aumentava il rischio di ospedalizzazione (e anche di mortalità).

Questo lo si deve attribuire al peggioramento dei sintomi, situazione che vede l’assunzione di paracetamolo come un importante fattore causale.

Il paracetamolo ha un’azione analgesica (si usa per alleviare il dolore) e antipiretica: la febbre tuttavia costituisce un mezzo utilizzato dall’organismo per debellare l’infezione. Inoltre una febbre persistente, oltre i tre giorni, deve far temere una sottostante infezione batterica (eppure gli antibiotici sono stati banditi dalle terapie, perchè la vigile attesa continuava a preoccuparsi solo del contagio virale).

Il paracetamolo induce o peggiora il consumo di glutatione (GSH) nei pazienti anziani affetti da COVID-19 in fase INIZIALE o LIEVE, aumentando così notevolmente il rischio di esacerbazione della malattia in questi pazienti.
Per COVID-19 in fase iniziale si intende la sintomatologia tipica o comunemente riconosciuta associata alle prime fasi del COVID-19, che si manifesta solitamente quando il paziente rimane a casa, ovvero febbre e dispnea, oltre a debolezza e dolore.

La riduzione del GSH è una condizione particolarmente grave per la risposta antiossidante e antinfiammatoria dell’individuo ed è comprensibile che la sua deplezione sia cruciale per il peggioramento del COVID-19. Inoltre, Zhang e colleghi hanno dimostrato che il SARS-CoV-2 dirotta il metabolismo del folato e del monocarbonato nella cellula infetta, rimodellando il loro turnover biochimico a livello post-trascrizionale e procedendo con la sintesi de novo delle purine. La riduzione dei livelli plasmatici e intracellulari di GSH è tipica nei pazienti anziani, in particolare se affetti da sindrome metabolica, pertanto i pazienti anziani con sintomatologia prodromica da COVID-19 non dovrebbero essere trattati con il paracetamolo.

Tra parentesi: non solo per il Covid, ma tuttora in generale si tende a somministrare paracetamolo con troppa disinvoltura, specie negli anziani. Invece di ridurre la causa di un dolore si imbottisce di sostanze atte a contrastare il sintomo, senza troppi perchè sul farlo dai settanta in su.

In pratica è stato usato un principio attivo non specificamente antinfiammatorio in presenza di una sindrome infiammatoria, indebolendo i più fragili.

I più interessati e curiosi non si perdano la lettura di questo articolo: https://c19early.org/acemeta.html

I potenziali meccanismi di danno attribuiti all’uso improprio e smodato di tachipirina (paracetamolo) includono la deplezione del glutatione, la soppressione della febbre, la tossicità epatica, l’immunosoppressione, l’alterazione delle citochine, l’inibizione delle prostaglandine, l’inibizione della COX, il danno cellulare/tissutale, la disfunzione mitocondriale, la deplezione della glicina, l’alterazione dell’equilibrio redox, l’aumento dello stress ossidativo, la deplezione di minerali, l’alterazione del microbiota.

E’ un problema per chi soffre già di un danno epatico, perché a livello del fegato il paracetamolo si trasforma in un metabolita tossico per gli epatociti. La dose massima raccomandata dalla FDA è di 4 grammi al giorno (max 1 grammo alla volta), ma già a questi dosaggi consentiti il fegato ne soffre. Il metabolismo del paracetamolo consuma il citocromo P450 ad azione detossificante. Al danno epatico si associa quello renale e certamente ricorderete quanti esiti fatali della sindrome virale furono dovuti alla compromissione del rene e del fegato, oltre allo stato infiammatorio mal curato nei polmoni e a subentranti infezioni, per non parlare dei danni dell’intubazione e del sedativo necessario per intubare.

Da ultimo: il nome chimico completo del principio attivo è N-acetil-para-amminofenolo o acetaminofene, detto anche paracetamolo.
Però tutti, fin dall’inizio, hanno usato il nome commerciale (Tachipirina): una bella pubblicità gratis e un affare davvero gigantesco.

Nel 2019, secondo AIFA, il paracetamolo (o acetaminofene, principio attivo singolo) rappresentava l’11,4% della spesa totale per farmaci terapeutici in Italia ed era il primo farmaco acquistato dalle strutture sanitarie locali del Paese con fondi propri. Questa posizione è aumentata significativamente nel 2020, raggiungendo un incremento di circa 50 confezioni/giorno ogni 10.000 abitanti nel periodo gennaio-febbraio 2020, rispetto alle 16-20 confezioni acquistate nel dicembre 2019. Questi dati sono facilmente reperibili sul sito web dell’AIFA.

La cautela suggerisce a molti di ritenere inopportuno affermare che l’enorme aumento dei pazienti anziani ricoverati in terapia intensiva o il numero di decessi per insufficienza respiratoria acuta e grave da COVID-19 possano avere come causa l’assunzione di solo paracetamolo durante il periodo di isolamento domiciliare, in attesa di una visita medica o nella speranza della scomparsa dei sintomi dolorosi. Tuttavia è indubbiamente confermato che i pazienti che utilizza(va)no il paracetamolo come terapia domiciliare elettiva nella fase iniziale dell’infezione da SARS-CoV-2, mostrano un rischio maggiore di ricovero (approfondimenti al link https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8426871/).

Capita anche a me di prendere un paracetamolo alla bisogna… Ma con attenzione e molto vigile intesa con il GSH da ripristinare.

Quindi tachipirina e vigile attesa non hanno contribuito a ridurre i ricoveri (anzi) così come il green pass non ha contribuito alla diffusione dei contagi (anzi) e la terapia genica sperimentale non è affatto sicura (anzi) e nemmeno si è mostrata così efficace.

Ma allora che cosa ci consigliavano?

AAE

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