Rupnik è Probabilmente Colpevole, Sia Giudicato in Tribunale, non in Piazza. Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, a cui va il nostro grazie sincerp, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul caso Rupnik. Buona lettura e diffusione.

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Padre Marco Rupnik sarebbe stato assolto? La notizia lanciata dal blog MessainLatino è stata smentita dalla Santa Sede ma ha scatenato un vespaio di polemiche. L’ex gesuita, espulso dalla Compagnia di Gesù con la grave accusa di abusi sessuali, psicologici e spirituali a danno di numerose donne che frequentavano il Centro Aletti da lui fondato e diretto, è sotto processo canonico in Vaticano dopo che Francesco aveva revocato la prescrizione nei suoi confronti. L’ex pontefice era stato più volte accusato di aver protetto l’ex confratello, intervenendo soprattutto sulla Congregazione per la Dottrina della Fede per revocare la scomunica in cui era incorso assolvendo un complice in confessione. Bergoglio aveva così annunciato che ci sarebbe stato un processo per accertare le responsabilità di Rupnik come richiesto a gran voce dalle presunte vittime.

Il processo però è partito soltanto con papa Leone XIV perché vi sarebbero state difficoltà nel trovare i giudici disposti a far parte del collegio giudicante, data forse la delicatezza e la grande rilevanza mediatica assunta dalla vicenda. Rupnik è stato espulso dalla Compagnia di Gesù, che ha ritenuto altamente attendibili le accuse nei suoi confronti (in realtà l’ex religioso ha poi dichiarato di aver chiesto lui l’indulto per abbandonare i gesuiti) ma è stato difeso dal Vicariato di Roma che ha disposto un’ispezione presso il Centro Aletti, accusando la Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca guidata dal gesuita Ladaria Ferrer, di aver agito con pregiudizio e ostilità nei confronti di padre Rupnik aprendo un duro scontro. La decisione di Francesco di revocare la prescrizione sui reati e consentire la celebrazione del processo, fu salutata con grande favore dalle presunte vittime che ora, con profondo sconcerto, hanno inviato tramite il loro legale, una lettera alla Congregazione della Dottrina della Fede denunciando sconcerto per la notizia della possibile assoluzione.

E qui caro Marco mi preparo ad esprimere posizioni che sono certo i lettori del blog non gradiranno. Sono da sempre garantista e sono sempre dell’idea che le responsabilità penali debbano essere accertate nei processi, sulla base delle prove e non del risentimento, pur legittimo e comprensibile, delle vittime. Non so sinceramente se Rupnik sia colpevole degli abusi che gli sono stati attribuiti (a giudicare dall’alto numero di vittime che lo hanno denunciato è probabile che lo sia), ma ciò detto sono convinto che ognuno abbia il diritto di potersi difendere nel processo, senza essere condannato preventivamente soltanto per convinzioni personali, o peggio ancora per pregiudizi ideologici. Ebbene, il caso Rupnik mi sembra sia stato analizzato dal principio con un pregiudizio prettamente anti-bergogliano, e utilizzato più che per affermare un doveroso bisogno di giustizia, per dare addosso al pontefice argentino accusandolo come detto di aver protetto il confratello ex gesuita accusato di reati odiosi.

Non sono stato d’accordo con quanti hanno sostenuto la necessità di rimuovere le opere di Rupnik dai santuari in cui sono collocate, perché le eventuali responsabilità penali del sacerdote non possono ripercuotersi sulla sua produzione artistica. Caravaggio non era certamente uno stinco di santo e la sua fedina penale tutt’altro che immacolata, ma nessuno si è mai sognato di chiedere la cancellazione delle sue opere, che restano dei capolavori dell’arte italiana e cristiana. Rupnik è un artista, e la qualità artistica dei suoi mosaici non si giudica con il codice penale. Dire che le sue opere vanno rimosse perché arrecherebbero disturbo alle presunte vittime, lo trovo francamente fuori luogo, perché quelle opere sono state apprezzate e benedette da tutti gli ultimi papi, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI.  Quindi, così come non ci scandalizzano le madonne di Caravaggio, che nella maggior parte dei casi portano il volto di prostitute che l’artista incontrava nelle bettole e sceglieva come modelle, non ci deve scandalizzare il fatto che a riprodurre le stazioni della Via Crucis o i misteri del Rosario è stato Rupnik. Altrimenti dovremmo chiedere il certificato penale ad ogni artista chiamato a realizzare opere religiose (ho visto nella cappella di un santuario stupende edicole della via crucis realizzate da un artista che faceva abuso di alcool e droga e che le ha prodotte mentre si trovava ospite presso la comunità di recupero attigua, dopo essere stato più volte dentro per spaccio di stupefacenti).

Per quanto riguarda poi la notizia della possibile assoluzione di Rupnik francamente non trovo opportuna la pressione esercitata sui giudici da parte delle presunte vittime tramite il loro legale, vittime che, basandosi su una semplice indiscrezione poi smentita, sembrano avanzare la pretesa di una condanna a prescindere, che possa andare oltre la serena e obiettiva valutazione dei magistrati. Come se un’eventuale assoluzione rappresentasse un atto di ingiustizia a prescindere. Si ha come l’impressione della volontà di avvalorare un’indiscrezione per mandare un messaggio ai magistrati e condizionare il loro orientamento verso una condanna, che è giusto ci sia se i giudici ne riscontreranno le ragioni ma che non è invece giusto comminare qualora questo riscontro non dovesse emergere in totale evidenza.

Forse è il caso che si esca una volta per tutte da quel clima da guerra civile che ha contrassegnato il pontificato bergogliano, guerra civile dentro la quale ha trovato sfogo anche la vicenda di Marko Rupnik, il quale va detto è stato condannato sin dall’inizio da parte di un’opinione pubblica e di un sistema mediatico che è sembrato avvalorare le accuse in maniera inoppugnabile, senza lasciare spazio ai dubbi.

Perché, per quanto tutti gli elementi sembrino effettivamente convergere sulla colpevolezza dell’ex gesuita, va tenuto conto di come fino ad oggi i processi contro di lui siano stati celebrati esclusivamente sui media, con un’esclusiva predominanza delle tesi accusatorie, alimentate soprattutto dall’ex ordine di appartenenza che non ha mai brillato in verità né per unità, né per spirito di fraternità, ma piuttosto per rivalità interne e lotte di potere anche molto spregiudicate.

Ora dei giudici dovranno decidere sulla base esclusivamente delle prove e degli elementi concreti, perché al netto del diritto delle presunte vittime a reclamare giustizia, non si può pretendere di trovare un colpevole ad ogni costo, o stabilire la colpevolezza sul sentimento dell’opinione pubblica. Se davvero i giudici vaticani dovessero assolvere Rupnik forse prima di dare giudizi sarebbe opportuno appurare i motivi.

Americo Mascarucci 

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7 commenti su “Rupnik è Probabilmente Colpevole, Sia Giudicato in Tribunale, non in Piazza. Americo Mascarucci.”

  1. Comunque indigna il fatto che il processo non proceda, non si mostri impegno per accertare i delitti di cui si è parlato, tra una decina d’anni nessuno si ricorderà di questa storia, salvo le persone coinvolte, tutto potrebbe concludersi a tarallucci e vino!

  2. Dott. Mascarucci,
    come puó pensare che la falsa chiesa prolgbt al potere da 13 anni sia dotata di un tribunale ecclesiastico capace di assolvere l’innocente e condannare il colpevole?
    A me risulta che dal 2013 avviene esattamente il contrario. Basta vedere i crimini di tanti sacerdoti e vescovi progay o pro aborto nominati da Jmb e Prevost mai scomunicati, e le ingiuste SCOMUNICHE a tutti i Sacerdoti e vescovi colpevoli di essere rimasti fedeli a Cristo, alla Sua Dottrina e al Suo legittimo ultimo Vicario in terra BXVI.

    Solo un esempio⬇️
    https://youtu.be/kcEX4V_fiQc?is=klB4RwUgaU5wCIDp

    Un vescovo con decenni di servizio nel diritto canonico, tra cui incarichi di esorcista in Perù e nella diocesi di Colorado Springs, è stato ingiustamente ridotto allo stato laicale pochi giorni prima del conclave 2025, per aver accusato Prevost di aver insabbiato casi di abusi sessuali e di aver orchestrato la sua ingiusta rimozione oltre quella del vescovo Michael Sheridan e di Viganò.

    Il monsignore afferma che false accuse, prove manipolate e procedure canoniche irregolari siano state utilizzate per distruggere la sua reputazione dopo che aveva difeso presunte vittime di abusi e criticato pubblicamente influenti leader della Chiesa. Sostiene di non aver mai ricevuto un decreto formale di dimissioni. Afferma che non gli è MAI STATO GARANTITO IL GIUSTO PROCESSO.
    Sostiene che le autorità ecclesiastiche che lo hanno rimosso si siano basate sul potere e non sulla legge.

    Ma la Verità prima o poi vince sempre.

  3. Mah, il parallelo Caravaggio Rupnik mi pare altamente fuori luogo. Tantopiù che Rupnik era un sacerdote; non mi pare che Caravaggio lo sia stato. Se poi devo paragonare le opere, devo dire che i mosaici dell’ex gesuita mi inquietano parecchio e non mi danno minimamente alcun moto dell’anima verso ciò che vogliono esprimere. Perchè le persone vengono sempre da lui rappresentate con le orbite nere? Sembrano senza anima. Mosaici spesso inseriti in strutture religiose (mi sembra offensivo talvolta chiamarle chiese) in cui primeggiano in maniera esagerata. Il tabernacolo viene ovviamente dopo…..
    Anche i contesti storici sono estremamente diversi.
    Togliere i mosaici di Rupnik dalle chiese? Personalmente sono favorevole
    Che poi in generale sia doveroso che la colpevolezza di chicchessia debba stabilirla il giudice, su questo non ci piove. Il fatto però di leggere notizie di possibili assoluzioni, archiviazioni, o pene leggere, (veramente dolorosa la vicenda della scomunica tolta da papa Bergoglio) fa solo il gioco del maligno, che farebbe qualunque cosa per screditare la Chiesa e i suoi ministri. Sarebbe bene che questa triste vicenda arrivasse ad una conclusione nel più breve tempo possibile e, se accertata, con una pena esemplare.

  4. Aggiungo un elemento che fa pensare. A quanto ne so, le ex “suore” rupnikiane che lo accusano di nefandezze blasfeme inenarrabili, sono tutte rappresentate dallo stesso legale, legale che si è specializzato nelle cause contro il Vaticano e le curie o i preti cattolici. Così come le notizie provengono sempre o quasi dalla stessa giornalista del Domani che pubblica accuse su accuse.
    Stesso copione in America, quando ci furono le cause contro preti e curie diocesane per fatti di pedofilia indimostrabili avvenuti decine di anni prima, tutte cause “gestite” da un manipolo di avvocati, sempre quelli, che si sono arricchiti alle spalle delle diocesi.
    Con questo non entro nel merito del caso Rupnik, che merita un giusto giudizio, e alla svelta, come le finora presunte “vittime”.

    “Chi vuol essere lieto sia, del Domani non vi è certezza”

    1. Finalmente qualcuno che ragiona. Senza entrare nel merito, per giudicare bisognerebbe leggere gli atti e non gli articoli “provengono sempre o quasi dalla stessa giornalista del Domani che pubblica accuse su accuse.”

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