Avi Bluth: il Terr0rism0 Ebraico è una Minaccia. Ma l’IDF Aiuta i Coloni. Gaza, Assassinati in Tredici.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione di quanto si sta compiendo in Medio Oriente, con la complicità attiva dell’Occidente e del nostro Paese e dei politici di governo e opposizione. Buona lettura e diffusione.

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Il primo è questo post su Instagram. Cliccate per il video:

“Più di 40 coloni hanno attaccato il mio villaggio quella notte ed è la prima volta nella mia vita che mi sento inutile mentre cerco di aiutare la mia famiglia da dentro la nostra casa in fiamme, chiamiamolo con il suo nome, un pogrom è un pogrom”.

Con queste parole il giornalista palestinese @mohammad_hesham___ ha raccontato l’attacco avvenuto nella notte tra il 19 e il 20 luglio nel villaggio di Al-Tuwani, a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata.

Secondo fonti locali, i coloni dell’avamposto di Havat Ma’on hanno fatto irruzione nel villaggio e, sotto la protezione delle forze israeliane, hanno utilizzato materiale infiammabile per incendiare la moschea di Al-Tuwani e due abitazioni.

Hesham racconta che le fiamme hanno distrutto la sua auto, la casa della sua famiglia e quelle di altri residenti del villaggio.

Durante l’attacco i coloni hanno gettato benzina su un bambino mentre dormiva nel tentativo di bruciarlo vivo e hanno picchiato una donna incinta con delle pietre.

In un aggiornamento successivo, il giornalista ha raccontato che la donna ha perso il bambino.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), nel 2026 gli attacchi dei coloni israeliani sono diventati la principale causa di ferimento dei palestinesi in Cisgiordania, rappresentando il 55% dei casi registrati

Solo tra il 7 e il 13 luglio circa 65 palestinesi, tra cui 18 bambini e 10 donne, sono rimasti feriti dalle forze israeliane o dai coloni. Dall’inizio dell’anno i palestinesi feriti in episodi legati alla violenza dei coloni sono circa 850.

Oxfam denuncia un’escalation senza precedenti: da ottobre 2023 il numero di civili palestinesi uccisi dall’esercito israeliano e dai coloni in Cisgiordania ha superato quello registrato nei 17 anni precedenti, con oltre 1.200 vittime, tra cui quasi 270 bambini.

Una violenza quotidiana, accompagnata da sfollamenti forzati e crescenti restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi che, come osserva la politologa Assal Rad, fatica a trovare “un singolo titolo sui media occidentali”.

#westbankunderattack #israel

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Poi c’è questo postsu Gaza:

 

Un’altra giornata di sangue a Gaza in pieno “cessate il fuoco”: 13 persone sono state uccise il 21 luglio dai bombardamenti israeliani.

Nella notte tra il 20 e 21 luglio un drone israeliano ha sterminato l’intera famiglia Al-Masri mentre dormiva nella loro casa a Gaza City: padre, madre,
i loro 4 figli Naeem,13 anni, Feryal, 11 anni, Salma, 9 anni, Ameera, 6 anni.

L’esercito israeliano ha dichiarato che il suo obiettivo era “un militante di Hamas e che sta “indagando sulle conseguenze dell’attacco”.

Nel pomeriggio di martedì altre 4 persone sono state uccise nel bombardamento israeliano di un appartamento residenziale nella zona di Al-Samer, nel centro di Gaza City: Abdullah Jaha Mohammed Al-Hawari Jihad Azzam Sobhi Saqallah.

Altri 2 palestinesi sono stati uccisi nel bombardamento israeliano di una macchina vicino alla rotonda di Najd: Raed Hani Mohammed Al-Amsi, 34 anni Nabhan Mohammed Nabhan Al-Amsi, 53 anni.

Una donna è morta per le ferite riportate in un precedente bombardamento israeliano di Gaza City.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani tra il 13 e il 20 luglio, almeno 57 palestinesi, tra cui sei bambini e otto donne, sono stati uccisi in attacchi contro edifici residenziali, un campo di tende per famiglie sfollate e altre aree affollate. 34 delle 57 persone sono state uccise lontano dalla “linea gialla” imposta da Israele

Almeno 1.168 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco lo scorso ottobre.

Non c’è nessuna tregua a Gaza.

#gazagenocide #thereisnoceasefireingaza

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E poi ci sono queste dichiarazioni molto interessanti. Cliccate per il video:

«IL “TERRORISMO EBRAICO” MINACCIA LA SICUREZZA DI TUTTI»

Il generale Avi Bluth, comandante del Comando Centrale dell’IDF e responsabile militare della Cisgiordania occupata, ha lanciato un allarme durissimo contro la violenza dei coloni estremisti. Ha avvertito che questi attacchi possono alimentare una nuova rivolta palestinese, compromettere la sicurezza e danneggiare lo stesso Stato di Israele.
Ma il punto più grave è il contrasto tra ciò che viene denunciato ai vertici e ciò che accade sul terreno.
Mentre Bluth parla apertamente di “terrorismo ebraico”, alcuni soldati israeliani vengono documentati mentre accompagnano, proteggono o non fermano gli stessi coloni violenti che dovrebbero contenere. Non si tratta soltanto di omissioni individuali: in Cisgiordania, esercito e movimento dei coloni operano spesso dentro lo stesso sistema politico, territoriale e ideologico.
Molti militari e riservisti provengono dagli insediamenti o da ambienti del nazionalismo religioso. Alcuni condividono l’idea che tutta la terra appartenga esclusivamente a Israele e considerano i palestinesi non civili da proteggere, ma un ostacolo al controllo del territorio. A questo si aggiunge il sostegno politico dell’estrema destra di governo all’espansione degli insediamenti e un’impunità quasi sistematica per le aggressioni contro i palestinesi.
Il caso di Deir Jarir rende questa contraddizione evidente. Le immagini mostrano soldati israeliani presenti mentre coloni portano via diverse pecore palestinesi. Nella stessa incursione, Ahmad Adel Abu Mukho è stato colpito a morte.
Per questo l’allarme di Bluth è così significativo: non denuncia soltanto gli estremisti, ma rivela il fallimento — e in alcuni casi la complicità — dell’apparato incaricato di fermarli.
Ai vertici si denuncia l’estremismo. Sul terreno, troppo spesso, lo si copre e lo si accompagna.

#AviBluth#DeirJarir#Cisgiordania#IDF#ColoniIsraeliani

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