Matrimonio: un Patto davanti a Dio, Immagine dell’Amore di Cristo per la Chiesa. Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul sacramento del matrimonio cristiano. Buona lettura e diffusione.

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Il matrimonio: un patto davanti a Dio, immagine dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Non sentimentalismo, ma un amore gratuito, incondizionato e donato fino alla Croce.

Il matrimonio cristiano non è un semplice contratto tra due persone. Un contratto nasce da un accordo umano e può venire meno quando cambiano le condizioni, gli interessi o le aspettative. Il matrimonio, invece, è un patto, un’alleanza davanti a Dio, un sacramento nel quale gli sposi si donano totalmente l’uno all’altra e Dio stesso sigilla la loro unione con la sua grazia.

Quando un uomo e una donna si sposano davanti al Signore, non promettono soltanto di stare insieme finché tutto sarà facile, finché ci sarà attrazione, entusiasmo o felicità immediata. Essi si promettono un amore fedele nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povertà. È una promessa di dono totale, perché l’amore vero non si misura da ciò che riceve, ma da ciò che è disposto a donare.

Gli sposi sono chiamati a vivere un amore gratuito, incondizionato e disinteressato. Non un amore fondato sul proprio interesse, sul proprio benessere o sulla propria soddisfazione, ma un amore che cerca il bene dell’altro. È lo stesso amore con cui Cristo ama la sua Chiesa: un amore che non abbandona, che perdona, che attende, che si sacrifica fino alla Croce.

San Paolo ci rivela il modello dell’amore coniugale quando scrive:

«Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25).

La Chiesa è la Sposa di Cristo e Cristo è lo Sposo fedele che ama fino al dono totale della propria vita. Per questo ogni matrimonio cristiano è chiamato a rendere visibile questo mistero: l’amore degli sposi diventa un riflesso dell’amore eterno di Dio.

Oggi spesso si confonde l’amore con il sentimentalismo. Si pensa che amare significhi provare emozioni intense, attrazione fisica, entusiasmo, passione travolgente. Si idealizza l’altra persona e si crede che quei sentimenti siano sufficienti per costruire una vita insieme.

Ma i sentimenti cambiano. L’attrazione può diminuire, l’entusiasmo può affievolirsi, il carattere dell’altro può rivelarsi diverso da come lo avevamo immaginato. Con il passare degli anni cambiano anche l’aspetto fisico, la salute, le condizioni della vita.

Se il matrimonio è fondato soltanto sulle emozioni, quando queste vengono meno si può pensare che sia finito anche l’amore. Ma il vero amore non coincide con ciò che si sente.

Il vero amore è una scelta quotidiana. È una decisione della volontà illuminata dalla grazia di Dio. È continuare ad amare anche quando costa fatica, anche quando non si riceve nulla in cambio, anche quando bisogna perdonare, ricominciare e portare la croce insieme.

L’amore cristiano è sacrificio. È rispondere al male con il bene, all’offesa con il perdono, all’egoismo con il dono di sé. È amare anche quando non ci si sente amati, perché si cerca il bene dell’altro e non soltanto la propria felicità.

Questo è l’amore che Gesù ci ha mostrato. Egli ci ama anche quando ci allontaniamo da Lui, ci offre sempre il perdono e la possibilità di ricominciare. Il suo amore non dipende dalla nostra perfezione, ma dalla fedeltà del suo cuore.

Quando due persone ricevono il sacramento del matrimonio, non sono più sole. Cristo è presente nella loro unione e dona la grazia necessaria per affrontare le prove della vita. Le difficoltà, le incomprensioni e le tentazioni non significano necessariamente che l’amore sia finito; possono diventare il luogo nel quale l’amore viene purificato e reso più forte.

Come l’oro viene purificato dal fuoco, così anche l’amore cresce attraverso le prove vissute con fede. Se gli sposi si affidano al Signore, la sua grazia può sostenere ciò che umanamente sembra impossibile. Nessuna famiglia è perfetta, perché è composta da persone fragili, ma ogni famiglia può diventare luogo della presenza di Dio.

Molti matrimoni oggi finiscono perché sono costruiti soprattutto sulla dimensione materiale, sull’emozione o sulla ricerca della soddisfazione personale. Quando viene meno l’attrazione, si pensa che non ci sia più nulla da salvare. Ma il Vangelo insegna una logica diversa: amare significa donarsi.

Se l’amore coniugale fosse vissuto nella sua autenticità, sostenuto dalla grazia di Dio, molte crisi potrebbero essere affrontate con conversione, pazienza, dialogo e perdono. L’amore vero non cerca la strada più facile, ma quella più conforme al cuore di Cristo.

La famiglia è stata voluta da Dio fin dalla creazione. È una realtà sacra, il luogo dove nasce la vita, dove si impara ad amare, a perdonare, a servire e a pregare. È la prima scuola della fede, la prima Chiesa domestica.

Nel racconto della Genesi, Eva, cedendo alla tentazione, trascina Adamo nella disobbedienza. La tradizione della Chiesa vede nella Vergine Maria la Nuova Eva: con il suo “sì” a Dio diventa cooperatrice dell’opera della salvezza.

Maria, con la sua obbedienza e la sua umiltà, mostra la strada dell’amore vero. Ogni donna cristiana, guardando a Maria, è chiamata ad aiutare il marito ad avvicinarsi a Dio, così come anche il marito è chiamato ad accompagnare la moglie verso la santità. Gli sposi sono chiamati a sostenersi reciprocamente nel cammino verso il Cielo.

Quando una famiglia si divide, le ferite ricadono spesso anche sui figli. Essi possono crescere con la paura che l’amore sia fragile e provvisorio, possono perdere fiducia nella stabilità della famiglia e portare dentro di sé ferite profonde.

I figli imparano soprattutto dall’esempio. Se vedono genitori che nelle prove pregano, si affidano al Signore, si perdonano e cercano di custodire il loro matrimonio, comprendono che l’amore è una scelta che si rinnova ogni giorno.

Per questo è importante educare i figli a ricorrere anzitutto all’aiuto di Dio. I mezzi umani sono importanti, ma senza la grazia del Signore il cuore dell’uomo rimane fragile.

Gesù ci ricorda:

«Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).

Esistono certamente situazioni molto dolorose, come la violenza fisica, psicologica o altre forme di grave abuso, nelle quali è necessario allontanarsi per proteggere la propria vita e quella dei figli. Custodire la propria dignità e la propria sicurezza è un atto di responsabilità davanti a Dio.

Anche in queste circostanze il cristiano è chiamato a non perdere la speranza. Nulla è impossibile a Dio. Egli può guarire le ferite, cambiare i cuori e aprire strade nuove. Chi soffre può affidare tutto al Signore, sapendo che Egli non abbandona mai i suoi figli.

Il matrimonio cristiano è una vocazione alla santità. Gli sposi non sono chiamati soltanto a vivere insieme, ma ad aiutarsi reciprocamente a diventare santi.

La Chiesa, attraverso la voce dei Padri e dei santi, ci ha sempre ricordato la grandezza del matrimonio cristiano. Le loro parole ci aiutano a comprendere che l’amore tra un uomo e una donna non è soltanto un sentimento umano, ma una chiamata alla santità, un cammino nel quale gli sposi imparano ad amare con il cuore stesso di Dio.

San Giovanni Crisostomo, grande Padre della Chiesa, ha scritto parole profonde sulla vita degli sposi:

«Il marito e la moglie devono essere come una sola anima in due corpi.»

E ancora:

«Fa’ della tua casa una Chiesa.»

Per San Giovanni Crisostomo la famiglia è il primo luogo dove si vive il Vangelo. La casa cristiana non è soltanto un luogo dove si abita, ma un luogo dove Dio deve essere presente, dove gli sposi pregano, si sostengono, si perdonano e camminano insieme verso la santità.

Sant’Agostino, riflettendo sul sacramento del matrimonio, insegna:

«Nel matrimonio si amano tre beni: la fedeltà, la prole e il sacramento.»

La fedeltà custodisce l’amore degli sposi, i figli sono un dono prezioso affidato da Dio e il sacramento rende il matrimonio un segno dell’amore fedele e indissolubile di Cristo per la sua Chiesa.

Sant’Ambrogio ricorda che la famiglia deve essere una scuola di virtù, perché proprio nella quotidianità si impara ad amare. La pazienza, il perdono, la capacità di servire e di sacrificarsi sono i passi attraverso i quali l’amore cresce e diventa sempre più simile a quello di Cristo.

Sant’Ignazio di Antiochia invitava gli sposi a vivere il loro matrimonio sotto lo sguardo di Dio, affinché la loro unione fosse secondo il Signore e non soltanto secondo i desideri umani. L’amore coniugale, quando è affidato a Dio, diventa una strada di salvezza.

Tertulliano descrive con grande bellezza la vita degli sposi cristiani:

«Come potrò descrivere la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione sigilla, gli angeli annunciano e il Padre riconosce? Essi pregano insieme, si inginocchiano insieme, digiunano insieme; si istruiscono a vicenda, si esortano a vicenda, si sostengono a vicenda.»

Questa immagine mostra il vero significato della famiglia cristiana: due persone che non camminano semplicemente l’una accanto all’altra, ma che si aiutano reciprocamente a raggiungere Dio.

San Tommaso d’Aquino insegna che amare significa volere il bene dell’altro. Questa è la differenza tra il vero amore e l’egoismo: l’amore autentico non cerca di possedere l’altro, ma desidera che l’altro raggiunga il suo bene più grande, che è Dio.

San Giovanni Paolo II ha dedicato tutta la sua vita alla difesa della dignità dell’amore umano e della famiglia. Egli scrive:

«L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile se non gli viene rivelato l’amore.»
(Redemptor Hominis, 10)

L’uomo e la donna comprendono veramente se stessi soltanto quando imparano a donarsi. L’amore ricevuto e donato è ciò che dà senso alla vita.

Papa Benedetto XVI, nella Deus Caritas Est, ricorda:

«L’amore diventa cura dell’altro e per l’altro. Non cerca più se stesso, ma il bene dell’amato.»

Questo è il cuore dell’amore cristiano: uscire da se stessi per prendersi cura dell’altro, nonostante le difficoltà e le fragilità.

Santa Teresa di Calcutta ha espresso con parole semplici una grande verità:

«Amare significa dare fino a quando fa male.»

L’amore vero comporta sacrificio, perché ogni dono autentico costa qualcosa. Ma proprio nel dono di sé si trova la gioia più profonda.

San Francesco di Sales ricordava agli sposi di custodire un affetto tenero, costante e sincero, perché l’amore non vive soltanto nei grandi gesti, ma anche nelle piccole attenzioni quotidiane, nella pazienza, nella gentilezza e nella cura reciproca.

Santa Gianna Beretta Molla, moglie e madre, ha testimoniato con la sua vita che l’amore coniugale è una vocazione al dono totale. Il suo esempio mostra che l’amore cristiano non è una semplice emozione, ma una scelta vissuta fino al sacrificio.

Anche la vita di tanti santi sposi mostra che il matrimonio può diventare una via di santità.

I beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini hanno vissuto il loro matrimonio come un cammino verso Dio, dimostrando che marito e moglie possono aiutarsi reciprocamente a crescere nella fede e nella carità.

I santi Luigi e Zelia Martin, genitori di Santa Teresa di Lisieux, hanno vissuto un amore coniugale profondamente cristiano, fondato sulla preghiera, sul lavoro, sulla fedeltà e sull’affidamento totale alla volontà di Dio.

Santa Elisabetta Canori Mora è un esempio luminoso di fedeltà eroica nelle difficoltà del matrimonio. La sua vita mostra che anche nelle sofferenze più grandi il Signore può sostenere il cuore di chi ama e rimane fedele.

I coniugi Ulma, martiri insieme ai loro figli, hanno testimoniato che l’amore familiare può arrivare fino al dono della vita, perché quando Cristo è al centro della famiglia l’amore diventa più forte anche della paura e della morte.

Tutti questi esempi ci ricordano che il matrimonio cristiano non è il cammino di due persone perfette, ma di due persone fragili che si affidano alla grazia di Dio. Gli sposi non sono chiamati a salvarsi da soli, ma a lasciarsi trasformare dall’amore di Cristo.

Gesù ha promesso:

«Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt 19,6).

Questa parola non è un peso, ma una promessa: Dio non abbandona ciò che Lui stesso ha benedetto. Egli accompagna gli sposi nelle gioie e nelle prove, sostiene chi cade, consola chi soffre e dona la forza di ricominciare.

Il matrimonio è una strada verso il Cielo. Ogni sacrificio offerto per amore, ogni perdono donato, ogni sofferenza vissuta con fede diventa partecipazione alla Croce di Cristo e quindi alla sua Risurrezione.

Quando gli sposi mettono Dio al centro della loro vita, la famiglia diventa una piccola Chiesa domestica, un luogo dove il mondo può vedere un riflesso dell’amore di Dio.

Perché il vero amore non passa con il tempo, non dipende soltanto dalle emozioni e non viene meno davanti alle difficoltà. Il vero amore nasce da Dio, perché Dio stesso è Amore.

«La carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8).

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