IL SOGGETTO UNICO DELLA GIURISDIZIONE E DEL MAGISTERO È IL PAPA, NON L’EPISCOPATO Il Cardinale Juan de Torquemada (1388-1468) nella Summa de Ecclesia (II, 112, f. 258r, Colonia, 1480), seguendo l’Aquinate (Quodl., l. IX, q. 7, a. 16; S. Th., II-II, q. 1, a. 10 sed contra; ivi, q. 11, a. 2, ad 3um), ammette un solo soggetto del Potere sommo di Giurisdizione universale nella Chiesa e dell’Infallibilità e non due soggetti distinti: il Papa e la Chiesa universale sine Papa o il solo Episcopato in Orbem dispersus, oppure l’Episcopato riunito nel Concilio imperfetto.
Infatti, la Chiesa senza il Papa (l’Episcopato nelle Diocesi o riunito nel Concilio imperfetto) che è il suo Capo, ossia considerata come “congregatio distincta aut separata a Papa”, non gode dell’Infallibilità, né della Giurisdizione suprema e universale.
In questo modo il Nostro Autore (Torquemada, S. de Eccl., II, 112, f. 258v) fa derivare l’Infallibilità del Papa dalla promessa di Cristo dell’assistenza di Dio, basata sulla efficacia divina della sua preghiera.
In virtù di questa preghiera e di quest’assistenza il Papa non può esser considerato un uomo come tutti gli altri, perché è oggetto di una provvidenza e di un’assistenza divina del tutto speciale, in quanto Vicario di Cristo, che deve mantenere l’unità di fede e di comunione o carità nella Chiesa colla pienezza del potere di governo e di Magistero. Dio è la Causa prima ed efficiente principale di quest’assistenza e il Papa è la causa seconda, principale e subordinata a Dio (cfr. San Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 1, a. 9; Id., Quodlib., IX, q. 7, a. 16). |
IL CONCILIO HA POTERE SOLO “UNA CUM PAPA”
Il Concilio convocato dal Papa non ha un potere distinto da quello del Pontefice Romano, ma «habet potestatem “una cum Papa” / ha potere “assieme al Papa”, in quanto il Papa comunica e partecipa al Concilio la sua potestà, come il vigore del corpo umano gli deriva dalla sua testa, tagliata la quale, il corpo intero muore» (Torquemada, Summa de Eccl., III, 35, f. 315r).
Il Papa è il Capo della Chiesa docente, ossia dell’Episcopato sparso nel mondo oppure riunito in Concilio e anche della Chiesa discente, cioè dei Chierici e dei fedeli laici. |
L’EPISCOPATO NON È ALLA PARI DEL PAPA, MA GLI È SUBORDINATO
I Vescovi nei Concili ecumenici non sono “con-giudici” alla pari o in maniera adeguata col Papa, ma il Papa definisce come causa efficiente principale e i Vescovi come cause subordinate al Sommo Pontefice. Essi concorrono all’effetto della definizione dommatica in maniera inadeguata, ossia non alla pari con la causa principale che è il Papa.
Certamente i Vescovi sono veri giudici, però esercitano la loro funzione sotto e subordinatamente all’influsso e al potere del Capo supremo della Chiesa, che è il Papa: cum Petro et sub Petro, mai separati dal Papa nel qual caso non sarebbero successori formali degli Apostoli, ma solo materiali cioè solamente quanto al potere di Ordine validamente ricevuto (Sacerdotium/Ministerium) e non quanto a potere di Giurisdizione (Imperium) e d’Insegnamento (Magisterium), poiché gli Apostoli erano uniti e sottomessi a Pietro e i Vescovi per essere pienamente tali (non solo quanto al Sacerdozio, ma anche quanto alla Giurisdizione e al Magistero) devono essere uniti e sottomessi al Papa. |
IL PAPA È VICARIO PRINCIPALE E UNIVERSALE DI CRISTO, I VESCOVI SONO SOLTANTO VICARI SUBORDINATI E LOCALI DEGLI APOSTOLI
Se il Papa è il Vicario principale, universale (cioè per tutta la Chiesa), supremo e unico di Cristo; i Vescovi sono Vicari subordinati, particolari (cioè sono soltanto “Ordinari del Luogo”, ossia nelle loro particolari Diocesi e non in tutta la Chiesa sparsa in tutto il mondo).
Essi sono nominati dal Papa e ricevono il Potere o Giurisdizione da Dio tramite il Papa, il quale invece la riceve direttamente da Dio (cfr. S. Tommaso d’Aquino, Contra errores Graecorum, XV, 256). |
PAPA VICARIO DI CRISTO, VESCOVI VICARI DEGLI APOSTOLI
Il Torquemada spiega che i Vescovi sono i successori e i Vicari degli Apostoli, subordinati a Pietro e al Papa (J. de Torquemada, Summa de Ecclesia, II, 37). Ciò significa che il Papa riceve il Primato e la pienezza del potere immediatamente da Cristo (Summa de Eccl., II, 38) e non dai Cardinali, dal Concilio o dalla Chiesa (S. de Eccl., II, 40-44).
Quindi, il rapporto che intercorre tra il Papa e i Vescovi è lo stesso che intercorre tra Cristo vivente su questa terra e gli Apostoli, perché il Papa “tiene il luogo o fa le veci” di Cristo esercitandone le funzioni e l’ufficio, ossia ne è il Vicario principale, e i Vescovi “tengono il luogo o fanno le veci” degli Apostoli.
Quindi il Papa rappresenta “Cristo in terra” e ne fa le veci o ne è il Vice e “la Chiesa di Cristo deve essere governata da Gesù mediante il suo Vice o Vicario principale” (S. de Eccl., II, 38, p. 152). |
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17 commenti su “Il Papa (con Cristo, non Separato da Lui) è l’Unico Capo della Chiesa. Don Curzio Nitoglia.”
Davvero mi auguro che i lettori si rendano conto che lei, don Pietro Paolo rispondendo alla Signora di tutti i popoli, ha negato in parte il “dogma” dell’infallibilità del papa con queste gravi affermazioni:
“Anche l’argomento secondo cui il munus impedirebbe automaticamente al Papa di poter cadere in errore è una caricatura della dottrina dell’infallibilità. La Chiesa ha sempre insegnato che il Romano Pontefice gode dell’assistenza dello Spirito Santo alle precise condizioni definite dal Concilio Vaticano I, non che diventi impeccabile, impeccante o incapace di esprimersi in modo “imprudente” o persino “erroneo” al di fuori degli atti infallibili” 🙈
Come dire che Jmb e Prevost devono essere considerati papi legittimi e INFALLIBILI nonostante abbiano:
1. insegnato un Vangelo diverso da quello di Cristo giustificando il peccato impuro contro natura… e contro la vita…
2. negato il DOGMA dell’IMMACOLATA CONCEZIONE di Maria e quindi anche
2. la Divinità di Suo Figlio Gesù Cristo (per Jmb il Suo sangue era pagano e non divino).
3. negato la grande VERITÀ di fede su MARIA CORREDENTRICE e MEDIATRICE di Grazia tra Cristo e l’umanità…
4. negato la grande verità di fede per la quale a Dio si arriva solo attraverso il Figlio Gesù Cristo.. e non
attraverso i falsi idoli di qualunque religione, come ad es. la Madre Terra.
5. negato che il SACERDOZIO è un sacramento riservato solo agli uomini (non sposati) etc…
E tutto questo perché secondo lei, Cristo avrebbe dotato Pietro del carisma dell’INFALLIBILITÀ “solo” nelle definizioni “dogmatiche” e non anche nell’insegnamento ORDINARIO in materia di fede e di costumi.
Ma, a ribadire che questa convinzione è eretica lo ribadisce il CATECHISMO CHIESA CATTOLICA:
891 « Di questa infallibilità il Romano Pontefice, capo del Collegio dei Vescovi, fruisce in virtù del suo ufficio, quando, quale supremo Pastore e Dottore di tutti i fedeli, che *conferma nella fede i suoi fratelli, proclama con un atto definitivo una dottrina riguardante la FEDE o la MORALE. […] Sopratutto quando propone qualche cosa « da credere come rivelato da Dio» e come insegnamento di Cristo, «a tali definizioni si deve aderire con l’ossequio della fede.
Tale infallibilità abbraccia l’intero deposito della rivelazione divina.
🔥 892 L’assistenza divina è INOLTRE data […] in modo speciale, al Vescovo di Roma, Pastore di tutta la Chiesa, quando, pur SENZA ARRIVARE AD UNA DEFINIZIONE INFALLIBILE e senza pronunciarsi in
«maniera definitiva», propone, nell’esercizio del MAGISTERO ORDINARIO, UN INSEGNAMENTO che porta ad una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi.
🔥 A questo insegnamento ordinario I FEDELI DEVONO «ADERIRE col religioso ossequio dello spirito» che, pur distinguendosi dall’ossequio della fede, tuttavia ne è il prolungamento.
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Anche papa S. Paolo VI nel a Cost. dogm. Lumen gentium insegna:
“Questa religiosa obbedienza di volontà e di intelletto deve essere data in modo speciale all’autentico insegnamento del Romano Pontefice anche quando “non” parla dalla cattedra; affinché il suo supremo insegnamento sia riconosciuto con riverenza e le sentenze da lui pronunciate siano sinceramente osservate…”
E siccome solo un antipapa può insegnare un vangelo diverso da quello di Cristo, credo sia giunto il tempo per i cardinali di S. Romana Chiesa, di dichiarare BXVI ultimo papa legittimo che MAI HA ABDICATO e Jmb e Prevost antipapi eretici e scomunicati.
Saranno perseguitati ed emarginati ?
Certamente, Gesù stesso ci ha insegnato che solo attraverso la croce la VITTORIA.
Don Pietro non nega le cose, semplicemente le spiega e le rende note per quello che sono smontando l abuso che ne viene fatto da alcuni in questo blog, che o non capiscono ciò che “leggono” e quindi capiscono molto male o lo fanno, purtroppo, in mala fede di fornire elementi errati che portano anime fuori strada. L accanimento verso don Pietro è indicativo, quanto il linguaggio spesso usato ai suoi danni nonché l’ ossessione che smuove questi individui. Tutti segnali che dovrebbero allarmarvi sulla vostra condotta.
Almeno qualcuno fedele a Cristo c’è , davvero e non a riempircisi la bocca a caso salvo fare altro da quanto Cristo indica, anche su questo blog, che mette un freno alla deriva che si vede sempre più in molti commenti e post.
Crio
Cara sig.ra Gabry,
come ho gia dimostrato innumerevoli volte il pret in question, anche privo di educazione per non parlare di carita, é come una anguilla, un capitone viscido che si dibatte fra le sciocchezze che inventa in campo dottrinale e la necessitá di parare le gravi eresie dei suoi capi. La puzza di zolfo che questi emanano non si puó negare, eppure con ogni mezzo vuole negare la realtà e alla fine ha sempre l’ultima parola, dello stesso tipo di puzza.
La figura scivolosa è necessariamente coerente con i suoi discorsi; la falsità e la prosopopea gli sono necessarie per evitare di puntalizzare e chiarire ciò che molti blogger rappresentano sul suo falso papa e sul falso precedente.
A prima vista un suo commento che prende dalla Dottrina può sembrare corretto ma come lei, cara amica ha notato, il prete fa il gioco delle tre carte e se non riesce ad ingannare i lettori, almeno cerca di non far capire un cavolo, aggiungendo (come dimostrato) cose che si inventa lui. Chi difende il Diavolo è per forza malvagio e è per forza bugiardo!
Infatti quanto alla sua sequela luciferina, il prete ha negato al (suo) “papa” la posizione a base di pecora in culto alla Madre Terra e non vuole ammettere che tale sconcia posizione faccia parte, non più della sua adorazione demoniaca, ma del mio linguaggio “da taverna”. Vorrei sapere cosa c’entro io con i rituali di Prevost ad un demone!
La dichiarazione, di un eminente vescovo, che Bergoglio, a direzione di un seminario (in abito talare?) sodomizzò nella stessa posizione ovina del suo amico Prevost un seminarista, dunque farebbe parte di un mio linguaggio sconveniente, non di un obbrobbrio contro natura e contro morale di un porco a sembianze umane. Così per un prete che ha un papa sodomita la “sconvenienza” pare abbia cambiato il suo senso e suo destinatario: per don pp non si applica a quello che fanno e hanno fatto queste DUE IMMONDE PERSONE , che con spudoratezza venera come “Santi Padri”, ma si applica ai lettori del Blog. Puerilmente diabolico, d.pp, ma disgusta!
Ci si chiede: se un prete venera due falsi papi dediti alla sodomia e alle cerimonie demoniache, allora questo quale dio adora? La conclusione non è mia ma è logica: adora il Diavolo.
Don pp, che offende due immensi santi col suo nome pretesco, è naturale chiedersi con che spocchia e faccia si presenti a far pelo e contropelo ad ogni commento di ogni lettore e ad ogni articolo proposto quando la sua coscienza è sporca dall’infima unione con due falsi papi che impersonano lo spirito del Male? Quando vuole applicare la Dottrina che viene dalla vera Chiesa per giustificare i FATTI CHE COMPIONO QUESTI DUE ANTIPAPI? Questo si sta tollerando da tempo.
Questo è ancora un Blog cattolico? Anche questa è una domanda piú che logica quando un prete corrotto allo scisma vi scrive impunemente. O è divenuto un Blog sinodale?
Cara Signora, ricambio i saluti. Vero che Ratzinger ha affermato il Papa essere uno, ma non ha specificato quale dei due: anzi, da qualche parte lessi una sua affermazione sulla “felicità” del passaggio da un Papa all’altro “in vita”. Questa faccenda mi pare un pateracchio e un papocchio per tutta la “gestione” spirituale e materiale della Chiesa di Roma. La novità sarebbe piaciuta a Hegel e a Kung.
Ciao carissima amica tergestina, come poteva Benedetto dire chi era il papa fra lui e il pampero? C’era davvero bisogno?
Poteva un teologo affermare che il Male era stato scelto dallo Spirito per avere il Munus? Pur sapendo che l’abdicazione é per ogni papa lecita e possibile, tuttavia specificó che il suo esser papa era “per sempre” e dunque Benedetto come poteva affermare che il papa era Bergoglio? Ma Adry, abbiamo bisogno di sentircelo dire? Basta guardare Bergoglio e chiedersi: puó costui esser papa? “Mancu li cani” direbbe mio marito!
Non sono i nostri dubbi legittimi su Bergoglio che devono mettersi sotto una lente indagatoria ma piuttosto le certezze di tanti, specie i consacrati immarcescibili, che dovrebbero essere spiegate.
D. Nitoglia non ci dice chi è il vero papa ma cosa è un vero papa e forse in piú, ma non credo, ci vuol spingere a come sentire la sua venerazione nel nostro cuore, al pensiero d’esser di fronte alla maestà di Cristo nel papa da lui designato “Capo della Chiesa” in terra! È dunque anche una questione di fede. Quindi per questo don Nitoglia non è in grado aggiungere che amare sulla terra il papa non è papalatria ma è amore stesso per Cristo.
Vero inoltre che non siamo di fronte ad un primus inter pares, ma a un unico papa con i suoi vescovi subordinati a lui: infatti torniamo a quanto ci propone Nitoglia con le parole del card.Giovanni di Torrecremata (Torquemada) che difese la primazia papale di fronte a quella conciliare. Don Nitoglia, che conosciamo da anni per una vita scismatica e per aver parlato male di Benedetto, dimentica -che strano- di citare il Torrecremata proprio sulla questione dell’eresia del papa, ma ci penso io che non ho problemi di vuoti di memoria:
«Formaliter loquendo de Papa, quando Papa labit in haeresim, eo ipso preacisus est ab Ecclesia, e desinit esse Papa, e tunc deponitur de facto, id est, ipso facto est depositus, per alia autem peccata non desinir esse caput, quamvis sit languidum» (da “Summa de ecclesia contra impugnatores potestatis summi pontificis” G. di Torrecremata).
In altre parole il papa eretico viene deposto e sono cacchi suoi!
Ora non facciamo un processo alle intenzioni di d.Nitoglia, tanto lo conosciamo bene, ma certo suona strana tutta la sua pappardella presa da Torquemada, perfettamente in linea con tutta la Dottrina e il Magistero, quindi un po’ superflua, quando poi dimentica la questione piú importante che qui di seguito posso solo sfiorare.
Prendiamo ad es. Bergoglio che è noto per la sua situazione pubblica e pertinacemente eretica e, solo perchè Nitoglia cita Torquemada come un cavolo a merenda, dimentichiamo che abbia preso il papato in virtù a) di un imbroglio contrario alla UDG; e b) con Benedetto vivo e non abdicatario; fermiamoci cioè alla situazione della sua eresia conclamata. La discesa del Munus avviene solo se non ci sono vizi di adesione del designato dal conclave, cioè se Bergoglio in fase di accettazione del trono non abbia deciso di comportarsi secondo la volontà dello Spirito. Ora la nomina accettata da un pampero che ha deciso di non “pascere le pecorelle” sembra materialmente valida ma formalmente è nulla e invalida, Bergoglio sembrerà papa ma non lo sarà perchè non avrà la assistenza divina e se ne accorgeranno pure i cani. Le sue azioni dolosamente eretiche e cercheranno di distruggere la fede della Chiesa. Un concilio per via delle eresie potrebbe accertare la mai avvenuta formale nomina papale e senza destituirlo, poichè non è mai stato papa, lo dichiara deposto dal Cristo stesso.
Se la nomina fosse stata valida e regolare cioé Benedetto fosse stato veramente abdicatario e Bergoglio intezionato a confermare nella fede e governare la Chiesa, il Munus petrino gli avrebbe impedito di errare e (pur nel rispetto del suo libero arbitrio) di essere eretico.
Ma Bergoglio, per vizio di consenso, non è mai stato papa! Questo avrebbe dovuto dire d. Nitoglia secondo la visione del Torquemada.
Ora noi sappiamo che il vizio di consenso di Bergoglio in realtà fu preceduto da una assegnazione petrina illegittima, organizzata dalla Mafia di San Gallo in una situazione di impedimento di papa Benedetto, che fu costretto o spinto a cedere il Ministerium ma non lasciò mai il Munus finchè visse.
Cosa si deduce dall’articolo? Che d. Nitoglia piaccia poco? Non solo, ma noi fedeli dall’articolo apprendiamo comunque che il rapporto fra un vero papa e la Chiesa è innanzitutto l’espressione di cessione di potere divino ad un papa che acquisisce un primato sulla terra di potestà divina in una paternità consapevole, su tutta la Chiesa; come Dio scelse e volle con sé i suoi Apostoli, così il papa, in nome di Dio, vuole e fa i vescovi (non i vescovi fanno altri vescovi o tantomeno un papa). E tale rapporto di paternità si estende ad ogni cattolico fino ai laici che devono sentirsi naturalmente e filialmente sottoposti a lui.
La cara (e ben ritrovata!) Adriana, che saluto con cordialità, sa bene che Benedetto disse: “c’è un solo papa” (e solo uno può essercene) dunque tutto poteva essere Bergoglio, ma non papa. Dunque fu un impostore che non fu padre per la Chiesa ma un patrigno che invece d’esser scacciato, ha “generato” con i suoi falsi cardinali un altro aborto di antipapa: Pecorino Bill, l’americano che sarà famoso per aver adorato il demone Madre Terra in posizione pecorina. Ma lasciamo i falsi papi ai preti non cattolici, lasciamo che don pp. ne segua il singolare magistero, fin sotto la Madre Terra.
signor.,
il Suo intervento è un perfetto esempio di come si possa costruire un intero sistema teologico partendo da premesse che la Chiesa non ha mai insegnato.
Lei cita Torquemada come se confermasse la Sua tesi, ma ottiene l’effetto opposto. Torquemada prende in esame la questione teorica del papa eretico; non parla di “vizio di consenso”, di “Munus che non scende”, di “nomina solo materialmente valida”, di “pampero”, di “Mafia di San Gallo” che renderebbe nullo un pontificato, né di un papa tale solo in apparenza. Tutto questo non appartiene a Torquemada: appartiene alla moderna mitologia antipapale.
Ancora più sorprendente è la Sua pretesa di conoscere ciò che sarebbe avvenuto nell’intimo della coscienza di Jorge Mario Bergoglio al momento dell’accettazione dell’elezione. Lei sostiene che avrebbe deciso di non “pascere le pecorelle”, che avrebbe avuto un “vizio di consenso” e che, per questo, il munus non sarebbe mai stato ricevuto.
Mi dica: da quale documento del Magistero ricava questa dottrina? Da quale Padre della Chiesa? Da quale Concilio? Da quale canonista autorevole? La risposta è semplice: da nessuno. O forse, dimenticavo, dalle “rivelazioni” o dalle trance di qualche prete scomunicato? Perché questa teoria non appartiene alla dottrina cattolica, ma alle costruzioni elaborate negli ambienti minutelliani e cionciani, prive di qualsiasi fondamento nel diritto canonico e nella teologia della Chiesa.
Anche l’argomento secondo cui il munus impedirebbe automaticamente al Papa di poter cadere in errore è una caricatura della dottrina dell’infallibilità. La Chiesa ha sempre insegnato che il Romano Pontefice gode dell’assistenza dello Spirito Santo alle precise condizioni definite dal Concilio Vaticano I, non che diventi impeccabile, impeccante o incapace di esprimersi in modo imprudente o persino erroneo al di fuori degli atti infallibili.
Quanto poi alla cosiddetta “Mafia di San Gallo” — espressione usata ironicamente dal cardinale Danneels — è bene ricordare che si trattava di un gruppo di appena otto cardinali, mentre nel conclave del 2013 i cardinali elettori erano 115. Anche ammesso, per pura ipotesi, che vi siano state pressioni o accordi illeciti, ciò non rende automaticamente invalida un’elezione liberamente accettata dal candidato. Il diritto della Chiesa non funziona secondo le suggestioni dei blog o dei canali YouTube.
Infine, Lei conclude con il consueto repertorio di epiteti: “prete non cattolico”, “Madre Terra”, “pecorino” e simili. È un particolare che ormai non passa inosservato ai lettori: quando gli argomenti vengono meno, subentrano gli slogan e gli insulti. Ma il dileggio non ha mai costituito una prova teologica.
Lei continua a proclamare una devozione filiale al Papa, ma riconosce come vero Papa soltanto colui che coincide con le Sue convinzioni personali. È una contraddizione insanabile. Il principio cattolico è riconoscere il Papa che la Chiesa riconosce, non costruirsene uno ideale e dichiarare impostori tutti gli altri.
Questo non è amore al Papato. È sostituire il giudizio della Chiesa con il proprio. E, paradossalmente, è proprio quella forma di papolatria ideologica che Lei dice di combattere: non il Papa reale, ma un “Papa ideale”, modellato sulle proprie categorie.
La bocca continua a proclamare fedeltà alla Chiesa, ma i fatti conducono sempre allo stesso approdo: una chiesa parallela, con i propri papi, i propri cardinali, i propri concili, il proprio diritto canonico e perfino la propria teologia. È il destino inevitabile di chi non si lascia più guidare dalla Chiesa, ma pretende di guidarla. E quando ci si pone al di sopra del giudizio della Chiesa, non si finisce per difendere il Papato: si finisce semplicemente per sostituirlo con se stessi.
pret.,
prima di aprire bocca e magari prima di leggere la Scrittura, studi l’italiano: si dice e si scrive “papAlatria”. Lei é sempre in malafede, ed é anche scorretto perche imbroglia i lettori su diverse cose che lei altera… ad es. il mio commento era un esempio per dimostrare come in fase di accettazione del papato puó avvenire che, per mancanza di interiore consenso, avvenga una separazione fra chi puó essere materialmente o formalmente papa. Oppure oltre alla fede cattiva si puó aggiungere che lei, per incapacitá di leggere l’italiano, non sia neanche all’altezza di capire l’argomento che ho introdotto.
Pare che il professore a scuola non possa piú chiamare “asino” l’alunno: é piú che giusto non mischiare l’inetto ed ignorante con la viva intelligenza di un animale che ebbe modo di vedere la nascita del mio Signore ma allora car pret come dovró chiamarla?
A proposito di asineria e di alterazione della veritá e di falsa e dolosa interpretazione della norma ecclesiastica, car pret, lei non ha mai letto la Universi Dominici Gregis, evidentemente o non é stato in grado di capirla, allora perché parla? Per fare figure escremetizie.
Secondo il combinato degli artt. 80, 81 e segg. con l’art 76. anche se un solo cardinale fa accordi elettivi a papa vivo (e fuori conclave) la nomina del papa é nulla e invalida (Bergoglio). Chiaro??
signor,. La correzione ortografica di “papolatria” anziché “papalatria” è l’unico punto del Suo intervento sul quale posso tranquillamente darle ragione, l’unica osservazione del suo intervento che trovi un reale fondamento.
il Suo problema però non è l’ortografia, ma la pretesa di sostituirsi alla Chiesa. Si erge a giudice del conclave, del diritto canonico, dell’intenzione dell’eletto e perfino della validità del Papato. Un’autorità che la Chiesa non Le ha mai conferito.
Quanto poi alla Universi Dominici Gregis, anche qui la Sua lettura è parziale. L’art. 76 stabilisce che, se l’elezione fosse avvenuta in modo diverso da quanto prescritto o senza le condizioni richieste, essa sarebbe nulla. Ma proprio per questo bisogna dimostrare che quelle condizioni siano realmente mancate. Non basta evocare la cosiddetta “Mafia di San Gallo” come se fosse una sentenza già pronunciata.
Gli articoli da Lei citati prevedono sanzioni severe contro patti e accordi tra cardinali. Tuttavia la stessa Costituzione apostolica non afferma affatto che qualsiasi conversazione o preferenza espressa prima del conclave renda automaticamente invalida un’elezione liberamente compiuta e liberamente accettata dall’eletto. Se fosse come sostiene Lei, ogni conclave degli ultimi secoli potrebbe essere rimesso continuamente in discussione sulla base di indiscrezioni giornalistiche o ricostruzioni storiche.
Quanto al “consenso interiore”, ormai siamo alla pretesa di leggere la coscienza delle persone. Più che diritto canonico, sembra una presunta chiaroveggenza, un copione visto nel guru scomunicato che lei incarna perfettamente. La teologia cattolica, però, non si fonda su congetture psicologiche.
Quanto ai Suoi continui “asino” “figure escrementizie” e simili, non mi sorprendono più. Del resto, Nostro Signore ha detto: «Ex abundantia enim cordis os loquitur» (Mt 12,34) — «La bocca infatti parla dalla pienezza del cuore». Ognuno finisce sempre per manifestare ciò che porta dentro di sé.
Segnalazione tecnica
Gli articoli di don Curzio, a causa dello “stile” grafico non modificabile, risultano illeggibili sullo smartphone…
Rev. Don Curzio Nitoglia,
se è vero che Cristo e Pietro formano un Unico Capo Infallibile della Chiesa, é anche vero che gli eretici luterani e idolatri prolgbt Jmb e Prevost non possono essere riconosciuti papi legittimi.
Anche perché è dogma di fede che il Suo Magistero é uno e Immutabile.
Ergo, se “Ubi Petrus ibi Ecclesia”, è vero anche che “Extra Ecclesiam nulla salus” (“fuori della Chiesa non c’è salvezza”).
Ma questo dogma deve essere compreso nel senso in cui lo intende la Chiesa stessa. Infatti, non fu a “giudizi privati” che il nostro Salvatore diede spiegazione a quelle cose contenute nel deposito della fede, ma al MAGISTERO INFALLIBILE della Chiesa.”
E infatti fa parte dei comandamenti di Cristo, quello di rimanere incorporati, mediante il battesimo, nel Suo Corpo Mistico che è la Chiesa Unam et Sanctam. (non quella massonica lgbtq).
Ecco perché è assolutamente urgente e neccessario che qualche cardinale riconosca BXVI ultimo legittimo Vicario di Cristo in terra che mai ha abdicato. Solo così dimostreranno di essere uniti a Cristo e alla Chiesa da Lui Divinamente istituita.
Così come è neccessario che dichiarino antipapi i due «ANATEMI» travestiti di bianco, che da anni continuano a dilaniare il gregge di Cristo attraverso un vangelo diverso dal Suo.
Solo qualche esempio importante:
Grave ERESIA di Bergoglio mai condannata da Prevost contro il DOGMA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE e la Verità di Maria CORREDENTRICE: https://youtu.be/TG-qeDMie18?si=Q6ri_-q8d_fcfHp2
E quindi contro il DOGMA della DIVINITÀ di Suo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, il cui sangue per Bergoglio era PAGANO e non DIVINO.
https://youtu.be/5fPyn_imYAg?si=d_gHHgVTO5Y68aih.
Per non parlare del peccato di IDOLATRIA di entrambi gli antipapi Jmb e Prevost ⬇️
https://youtu.be/SkZi23hrZQw?is=zB8RnSu0Gv8wwmCi
Da notare che dopo l’atto idolatrico, sia Prevost che i sacerdoti a lui vicini, hanno celebrato una messa non davanti il crocifisso (Assente sull’altare)… ma davanti a madre natura.
Così come è avvenuto anche il 9 luglio 2025 a Castel Gandolfo presso il Borgo Laudato si’, laddove antipapa Prevost ha celebrato la prima messa «per la custodia della CREAZIONE» con addosso la stessa croce “rosacrociana” di Bergoglio.
Eucaristia, che personalmente considero invalida e sacrilega, non solo perché rivolta al “CREATO” anziché al “CREATORE” (non c’era Gesù crocifisso sull’altare come d’obbligo).
◾ Ma sopratutto perché le parole originali dell’offerta:
“Ricevi, o Padre, questi frutti della terra e delle nostre mani affinché, trasformati dallo Spirito Santo nel Corpo e nel Sangue del Tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, diventino per noi cibo e bevanda di vita eterna.
Per Cristo Nostro Signore. Amen.”
Sono state sostituite con queste:
“Ricevi, o Padre, questi frutti della terra e delle nostre mani affinché, trasformati dallo Spirito Santo nell’opera della tua CREAZIONE (❓)
diventino per noi cibo e bevanda di vita eterna.
Per Cristo.”
Ma chiedere che la “CREAZIONE” anziché il “CREATORE” diventi per noi cibo e bevanda di Vita eterna, non è un peccato di IDOLATRIA?
Oltre che SACRILEGIO a DIO?
Ma S. Giovanni così ammonisce i seguaci
del seduttore ANTICRISTO:
… “Chi va oltre e non si attiene alla “dottrina” del Cristo, NON POSSIEDE DIO.
Solo chi si attiene alla Sua dottrina, possiede il Padre e il Figlio.
Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, NON RICEVETELO IN CASA e non salutatelo;
poiché CHI LO SALUTA PARTECIPA ALLE SUE OPERE PERVERSE.
Pastori di S. Romana Chiesa, abbiate pietà delle pecore abbandonate di Cristo che da tre anni e mezzo sono senza papa e senza la S. Eucaristia celebrata validamente in comunione con lui:
“Sine Dominico non possumus!”
si avvicina la fine di un ciclo
Ripropongo quanto non è stato pubblicato ,forse per un difetto di trasmissione…
Lo scritto di don Curzio Nitoglia meriterebbe di essere meditato soprattutto da quegli ambienti lefebvriani e da mons. Viganò che amano richiamarsi a san Tommaso e alla grande tradizione teologica della Chiesa. Vi troverebbero una lezione che, forse, non si aspettavano.
Seguendo san Tommaso d’Aquino e il cardinale Juan de Torquemada, don Nitoglia ricorda una verità fondamentale: il Romano Pontefice è l’unico Vicario universale di Cristo, riceve direttamente da Lui la pienezza della potestà di governo, di magistero e di giurisdizione, ed è il principio visibile dell’unità della Chiesa. I vescovi non costituiscono un’autorità parallela o concorrente, ma esercitano il loro ministero cum Petro et sub Petro. Separati dal Papa, non possiedono alcuna potestà universale.
Ma c’è di più.
Ciò che san Tommaso e Torquemada insegnavano come dottrina teologica è stato solennemente definito dal Concilio Vaticano I nella costituzione Pastor Aeternus. Non siamo, quindi, davanti a una semplice opinione autorevole, ma a un dogma della fede cattolica. Il primato di giurisdizione del Romano Pontefice, la sua potestà suprema, piena, immediata e universale su tutta la Chiesa appartengono irrevocabilmente al deposito della fede.
Se questo è vero, sorgono alcune domande alle quali gli ambienti lefebvriani e mons. Viganò dovrebbero rispondere.
Con quale autorità una fraternità sacerdotale può rifiutare l’insegnamento di un Concilio ecumenico approvato e promulgato dal Romano Pontefice? Se, come insegna Torquemada, il Concilio possiede autorità soltanto una cum Papa, come può una realtà ecclesiale dichiarare inaccettabili parti di un Concilio riconosciuto dalla Chiesa universale? Chi le ha conferito questo potere? San Tommaso? Torquemada? Il Vaticano I? Certamente no.
Lo stesso vale per le consacrazioni episcopali del 1988 e per quelle del 2026. Se il Papa è il principio della comunione ecclesiale e possiede la suprema giurisdizione sulla Chiesa universale, come possono essere giustificate consacrazioni compiute contro la sua esplicita volontà? Se davvero il Papa è il Vicario di Cristo, la sua autorità non può essere sospesa ogni volta che qualcuno ritiene di trovarsi in un presunto “stato di necessità” destinato a durare decenni.
La medesima contraddizione emerge sul piano liturgico. La Chiesa ha sempre insegnato che la disciplina della sacra liturgia appartiene all’autorità della Sede Apostolica. Il Papa non è padrone dei Sacramenti e non può mutarne la sostanza istituita da Cristo; ma è il supremo legislatore della liturgia della Chiesa e possiede la potestà di promulgare i libri liturgici, approvarne le riforme e regolarne l’uso.
Di conseguenza, il Messale promulgato da san Paolo VI è un atto legittimo dell’autorità del Romano Pontefice. Si può discutere sull’opportunità di alcune riforme, preferire il rito precedente, evidenziare limiti pastorali o applicazioni discutibili; ciò che non è cattolico è negare che il Papa avesse l’autorità di promulgarlo o insinuare che, per il solo fatto di averlo promulgato, abbia perso la sua autorità o abbia tradito la Chiesa. Significherebbe negare proprio quel primato che san Tommaso, Torquemada e il Vaticano I insegnano.
Qualcuno obietterà che l’obbedienza al Papa non è assoluta. È vero. Nessun cattolico è tenuto a obbedire a un comando che imponga il peccato o ciò che è contrario alla legge divina. È altresì legittimo manifestare, con rispetto e nei modi dovuti, perplessità su formulazioni pastorali, chiedere chiarimenti quando un testo appare ambiguo e interpretare ogni insegnamento alla luce del Magistero costante della Chiesa. Questa è la via cattolica.
Ben altra cosa è attribuirsi il diritto di rifiutare un Concilio ecumenico, ignorare le leggi universali della Chiesa, consacrare vescovi senza mandato pontificio o arrivare addirittura a dichiarare decaduto il Romano Pontefice. In quel momento il criterio ultimo della fede non è più Pietro, ma il proprio giudizio.
Ed è qui che emerge la contraddizione più grave. Si proclama il primato del Papa, ma lo si svuota nella pratica. Lo si riconosce finché conferma le proprie convinzioni; quando invece esercita la potestà che Cristo gli ha affidato, gli si oppone il giudizio di una fraternità sacerdotale, di un vescovo o di un singolo teologo.
Mi permetto allora una domanda.
Se ciò che san Tommaso e Torquemada hanno insegnato è stato definito come dogma dal Vaticano I, e se quel dogma afferma la suprema potestà di giurisdizione del Romano Pontefice, siamo sicuri che il problema sia soltanto disciplinare o scismatico? Non spetta certamente a noi dichiarare qualcuno formalmente eretico, poiché questo giudizio compete unicamente all’autorità della Chiesa. Tuttavia è lecito domandarsi se una posizione che, di fatto, svuota o nega l’esercizio di un dogma definito non presenti anche un’evidente incompatibilità con la fede cattolica.
Forse è questa la domanda che gli ambienti lefebvriani e mons. Viganò dovrebbero affrontare seriamente. Perché non basta proclamare il Vaticano I quando fa comodo; occorre accettarne tutte le conseguenze. Altrimenti il primato di Pietro rimane una formula da citare nei trattati, ma non una verità da vivere nella comunione della Chiesa.
E quando i Papi sono due?
Il Papa è il vicario di Cristo. E’ tutt’uno con il Signore a motivo del munus che viene direttamente da Cristo. Al munus si associa un ministerium per confermare i fratelli nella fede.
Da un po’ di tempo si è più sconcertati che confermati. Non come accadde alte volte, a causa di debolezze umane di Pietro, ma per una pervicace presa di distanza da Cristo che con Bergoglio ha sfiorato e oltrepassato l’eresia e l’apostasia.
Allora la domanda è: era veramente Papa? Dal che discende lo status attuale, salvo chiarimenti necessari (altrimenti Papa dubius etc ).
Difendere l’indifendibile non conferma la fede dei fratelli. I tempi sono specialissimi e la conclusione proprio adesso della lista dei Papi di Malachia ne è un segno non casuale.
Prima o poi doveva accadere. Prima o poi il Signore ritorna. Ogni cristiano vive questa attesa. È un segno importante dei tempi ultimi e’ l’ostinazione al male di chi riceve mille motivi per battersi il petto e pentirsi, ma non li riconosce o li rifiuta.
Una chiesa apostata o eretica ben si attaglia alla domanda di Gesù, se al suo ritorno avrebbe trovato la fede sulla terra.. al massone non piace sapere di giocare allo scoperto, ma non c’è nulla di segreto che non sarà svelato. E’ di fede, come il munus mai trafugato da chi l’ha protetto dai lupi.
Giaché tutto ciò messo insieme da don Curzio è vero, dev’essere vero in consequenza che attualmente papa non abbiamo: Non habemus Papam.
Tutto vero, tutto giusto, dovizia di sante citazioni che attengono alla vera Santa Chiesa di Cristo.
Ma allo stato attuale delle cose a che pro ribadirle se non v’è più il fondamento e la santa Sposa dal suo vertice fino alla sua base è divenuta preda di saccheggiatori, rapinatori, impostori, profanatori del Sacro Deposito, traditori ? A che pro se non ci si convince che viviamo tempi straordinari, estremi, mai ricordati in una Storia secolare ora tradita e calpestata?
E con che coraggio si fa la paternale e si scaccia chi a Nostro Signore professa una fede indefessa?
Bisogna essere totalmente ciechi di fronte a una realtà così evidente.