Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su coscienza, visione, richhezza e amore. Buona lettura e meditazione.
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L’AVANZARE DI RITORNO

Renato Longanesi, Veliero in mare aperto
Il titolo del presente articolo è dovuto ad un’espressione di Cristina Campo: l’«avanzare di ritorno» per ritrovare la rotta dopo essersi persi in mare. Ora, ciò in cui ci si perde (soprattutto quando sembra il contrario!) è la Descrizione,
«dal latino describere “scrivere, copiare, abbozzare, rappresentare”, da de “giù, via, lontano” + scribere “scrivere” dalla radice proto-indoeuropea skrib “tagliare, separare, setacciare”», (etymonline.com).
La Descrizione è una rappresentazione lontana dal fatto concreto, dal già accaduto, poiché operata dal linguaggio della ragione astratta, puramente argomentativa e relativa, che obera la Coscienza dis-traendola (traendola-via) da Se stessa, perciò rendendosi necessario il disincagliarla dalla Descrizione con un’inversione di rotta verso «l’altra riva del sé» per dirla con Henry Le Saux, un avanzare per il fatto stesso di tornare indietro, un abbandono di ogni appiglio mentale, insomma … un’apofasi.
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Francesco Pannaria: «Il retroscena del mondo fisico, l’antimondo del nostro mondo, è il mare magnum della materia pura, la tela sulla quale si ricama la storia dell’Universo».
Juliu Evola: «La coscienza non è attributo o qualità di un essere ma, al contrario, la materia di cui ogni essere è essenzialmente fatto è coscienza […]. Si tratta di una specie di ‘spazio spirituale’ che contiene e si presuppone a tutto, senza essere a sua volta compreso da nulla: su di esso si ritagliano e si articolano le varie forme sia dell’esperienza interna che dell’esperienza esterna. La stessa materia e persino ciò che volgarmente si indica come inconscio non ne sono che forme o stati particolari».
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Trattiamo qui dell’Identità, dal latino idem: stesso, medesimo, cioè la Coscienza Individuale quale “frammento” o “scampolo” non separato della Coscienza Universale, cioè dell’Alfa-Omega, dell’Immenso Grande e Immenso Piccolo, dell’IO SONO che infinitamente È prima d’ogni ex-sistenza (ciò che vien fuori, ciò che appare), quindi eternamente prima della comparsa tanto dell’Uomo quanto di ogni Civiltà e Religione e dei loro linguaggi, le quali, per quanto sacre e antiche, sono sorte fuori del Mito, cioè nel Tempo, divoratore insaziabile che prima o poi le conduce alla stasi mortale, proprio come la componente corporea umana non pervasa dalla Coscienza Universale, cioè dalla Luce Unica Immutabile Unificante, di cui Agostino dice:
«Ipsa est lux, una est et unum omnes, qui vident et amant eam: Essa è luce, è una e uno tutti coloro che la vedono e l’amano».
Certo, qui si pone il tema dell’amare la Luce che segue al vederLa. Ma La si può amare anche se non La si vede? Oppure basta sentirne il richiamo intimo in se stessi? La risposta a chi sta leggendo. Restando tuttavia di decisiva importanza la Luce che è unica e unificante ma anche inaccessibile, come ad esempio in Dante, ove «l’indicibile, fondato sulla teologia apofatica di Dionigi Areopagita, è il paradossale contenuto della scrittura paradisiaca, che funziona come una figurazione altamente retoricizzata dell’infigurabile» (iris.uniroma3.it, recensione a Marco Ariani, Lux inaccessibilis. Teologia e metafore della luce nel Paradiso di Dante).
Alla decadenza dell’Uomo, delle Civiltà e delle Religioni, è subentrata in ogni ganglio della vita terrena la pastoia stercoracea dei potentati economico-finanziari-tecnologisti, tessuta dal dispotico spirito mammonesco vecchio quanto il mondo e oggi imperversante grazie all’illegittimamente legittimato potere delle multinazionali. Mammona e Potere sono inscindibili: non può esservi l’uno senza l’altro; neanche, è bene notare, nelle istituzioni religiose: perfino la predicazione della santità (come del resto l’arte) sembra avere bisogno di Mammona! E c’è da chiedersi se i mecenati ecclesiastici e laici d’ogni tempo avrebbero finanziato le opere d’arte che oggi ci deliziano anche a costo di ridursi a vivere in un tugurio, con quattro stracci addosso e mangiando quel che capita, eventualità di cui è più che lecito dubitare.
William Blake: «Il Cristianesimo è Arte e non soldi. I Soldi sono la sua Maledizione».
Troppo facile la munificienza che conserva e preserva i propri privilegi mammoneschi, non escluso il ricchissimo e potente Vaticano – misericordiosamente inaccessibile ai migranti irregolari – nel quale si confonde la Chiesa cattolica. Cosicché Sorella Povertà vattelappesca e il Vangelo pure:
«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone »,
chiarissimo precetto di vivere di elemosina, dello stretto necessario, il quale certamente non consente l’“organizzazione” in cui scorre il sangue artificiale del dio quattrino sostituto esiziale del Dio trino. Dal che ne deriva che il tanto osannato Francesco di Assisi doveva essere davvero un Matto, manco a dirlo “saggiamente” predicato ma non imitato dai Sani di mente, seppure egli fosse un re, secondo che dice con felicissima espressione il sufi Gialal al-Din Rumi:
«l’uomo di Dio è un re dentro il suo saio».
Dove sono nell’“organizzazione” i re dentro il loro saio? E dove le loro umili abitazioni? Quale era la banca di Francesco di Assisi?
Chiaro che se un re possiede solo un saio ed un umile abitazione, l’“organizzazione” non è che una sovrastruttura mammonesca che esercita il Potere imponendo la spessa coltre fumogena e allucinogena della propria nomenclatura.
La decadenza testimonia la progressiva e distruttiva dimenticanza della Coscienza Universale e Individuale quale combinazione teandrica di cui il Cristo, il Divino Squattrinato, è l’eccelso esempio, e, nel contempo, la possibilità realizzativa dell’Uomo che del Cristo è immagine e somiglianza. E tuttavia non è da escludere come proprio il deteriorarsi delle Civiltà e delle Religioni, quali intermediarie fra la Coscienza Universale e la Coscienza Individuale, propizi la possibilità di riscoperta della loro intima e immmediata non dualità. Del resto, per essere riempito di vino nuovo, il calice dev’essere svuotato del vino vecchio e purificato dai suoi residui. E vino e calice sono distinti ma non separati: il vino tocca il calice, il calice tocca il vino. Come il Creatore tocca la Creatura e la Creatura tocca il Creatore. Nel tocco è il segreto della bevanda e della vita. Nel tocco la trascendenza si fa immanente e l’immanenza si fa trascendente. Nel tocco Dio si fa Uomo e l’Uomo si fa Dio. Nella necessaria relazione la concettuale differenza ontologica è superata, ché se fosse assoluta nessun tocco potrebbe darsi e la teandria risulterebbe una bufala.
Vale la pena di sottolineare come la Coscienza Individuale quale “appendice” non separata della Coscienza Universale, sia dotazione primordiale e spirituale dell’Uomo indipendentemente dalla sua religiosità che a parole nulla può aggiungervi o dal suo ateismo che a parole nulla può toglierne. Con la Coscienza Individuale, cioè con la propria Identità, ogni Uomo ci nasce, e, da notare, essa è già prima del suo primo pensiero, quindi di quanto egli elabora con quanto gli viene inculcato. Come dire che alla Coscienza non è necessario il pensiero, semmai è il contrario. Sennonché tanto i religiosi quanto gli atei sono inconsapevoli di questa dotazione che permette loro di pensare la loro religiosità e il loro ateismo: le convinzioni religiosa e atea possono infatti darsi entrambe soltanto grazie alla Coscienza Individuale che infine costituisce, appunto per il suo essere intimamente connessa alla Coscienza Universale, il tratto d’unione spirituale fra tutti gli Uomini, del quale le forme delle Civiltà e delle Religioni, informanti e quindi delimitanti la Coscienza, finiscono per incrementare l’inconsapevolezza. Davvero la «tela» (Pannaria) e lo «spazio spirituale» (Evola) costituiscono l’ambiente comune ad ogni essere vivente, quindi non solo agli Uomini.
Saadi Shirazi, poeta mistico sufi: «Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza. Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo le altre parti soffrono. Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato Uomo».
Riguardo all’Uomo, la Coscienza e la Descrizione costituiscono due poli: il primo, originario e libero, quale possibilità della Visione e della Conoscenza; il secondo, derivato e dipendente, quale esposizione dell’Interpretazione. Pertanto, la sequela è:
Coscienza ˃ Visione ˃ Conoscenza ˃ Interpretazione ˃ Descrizione
Nota: la Visione comprende la vista ma anche gli altri sensi. La Coscienza è l’Occhio – o lo Specchio – che vede, ascolta, gusta, odora, tocca e ricrea. Dal canto suo la Descrizione dell’Interpretazione può essere parlata o scritta, ciò che la rende una mediatrice irriducibilmente approssimativa tra la Coscienza da un lato, e la Visione e la Conoscenza dall’altro lato.
La Coscienza è il polo originario in quanto nulla può darsi al di fuori di essa; senza la Coscienza non può darsi né Visione né Conoscenza né Interpretazione né Descrizione. La Coscienza è l’ente primevo etereo in dote ad ogni Essere Umano, che grazie ad esso vede, conosce, interpreta e descrive. Prima di tutto c’è la Coscienza che accende* il mondo.
*dal lat. ad (movimento verso) e candeo (brillare, risplendere). Senza la Luce della Coscienza – Universale-Individuale – il Cosmo e l’Uomo rimarrebbero annichiliti in una sterile oscurità.
La Coscienza è quindi l’Essente ma anche l’Esente, dal lat. exemptus, part. pass di eximere “esimere”, libero per natura, ab-soluto, sciolto, quindi antecedente qualsiasi contenuto dovuto a Visione, Conoscenza, Interpretazione e Descrizione: contenuto che in nessun modo, se non illusoriamente, può condizionare l’Esente, limitarlo, accaparrarlo, esaustivamente inquadrarlo e gestirlo in esclusiva, analogamente allo specchio che in sé resta immacolato da ciò che vi si riflette: punto, questo, inconcepibile da che fa affidamento sulle incrostazioni del pensiero.
Infatti, l’antecedenza della Coscienza, cioè dell’Essente-Esente, è super-temporale e super-spaziale. La Coscienza già è, e mentre la Visione e la Conoscenza sono immediate, l’Intepretazione e la Descrizione giungono nel tempo e occupano uno spazio, perciò restando entro i limiti della relatività. Tempo e spazio, è da precisare, anch’essi compresi nella Coscienza che è super temporale e super spaziale e quindi comprende tutti i tempi e tutti gli spazi. In altri termini, la Coscienza è il contenitore infinito mentre tutto ciò che è immediatamente visto e conosciuto, poi tradotto e descritto, è il contenuto finito. Ed il finito mai può dar conto esaustivo dell’infinito.
IL PUNTO DOLENTE
Gli è che nell’Uomo la sequela Coscienza ˃ Visione ˃ Conoscenza ˃ Interpretazione ˃ Descrizione non è indisturbata. Infatti, essa è influenzata dall’identità fittizia dell’ego quale coacervo fisico, psichico, culturale, religioso o ateo, sentimentale e passionale che vi si appone, dal lat. ad (a, appresso) e ponere (porre, aggiungere), ossia dalla forma che avvolge la Coscienza e che funge da filtro attraverso cui hanno luogo la Visione, la Conoscenza, l’Interpretazione e la Descrizione.
Così, la Descrizione – il figurare per iscritto – costituisce una doppia barriera: una volta perché condizionata dal coacervo egoico, e una volta perché, anche se fosse la più oggettiva, raffinata e minuziosa, non è ciò che descrive. Il racconto è sempre in ritardo e relativo rispetto al vissuto; il diario reca appunti che descrivono un evento già trascorso, e mai lo scritto e la sua lettura possono rendere in tutto e per tutto l’evento non vissuto da chi lo legge. Ovviamente ciò valendo anche per il Vangelo che, per quanto ispirato, resta un racconto del quale, se non si conserva la valenza mitica più che storica, si perde l’incantesimo. Ogni evento storico può destare interesse, ammirazione o deprecazione, mai può incantare come il Mito.
Di più, non si ha mai coscienza di avere di coscienza, e questo non è un gioco di parole bensì ciò che accade di fatto, a prescindere dall’essere religiosi o atei. Non avere coscienza di avere coscienza è un sonno che coglie chiunque sia assente da se stesso, cioè dalla Coscienza, a causa del credito che si dà automaticamente all’ipnotizzante coacervo egoico, all’identità fittizia che costituisce il nucleo fondamentalista per antonomasia.
Di estremo interesse, riguardo all’argomento che si sta trattando, “l’ascolto senza intenzione” di cui in Jean Klein:
«Generalmente, noi ascoltiamo attraverso i nostri pregiudizi, i nostri desideri e le nostre paure. Ma l’ascolto senza intenzione è come una stanza vuota: tutto ciò che vi entra viene avvolto senza resistenza. In questo ascolto, i confini tra te e il mondo iniziano a dissolversi. Ti accorgi di essere lo spazio in cui i suoni, i pensieri e le sensazioni appaiono e scompaiono. L’ascolto vero è un’apertura senza scelta».
L’intenzione: non si ha il minimo sospetto di quanto sia pilotata dall’identità fittizia dell’ego, la quale costringe ad avere appunto un’intenzione, una volontà di affermazione di sé, magari, inghirlandata soggettivamente di Scritture, Dottrina e Tradizione.
Ashtavakra Gita: «Mio caro, potresti recitare ed ascoltare le scritture infinite volte, ma non saresti stabilizzato all’interno fintanto che tu non abbia dimenticato ogni cosa».
E qui il punto scabroso: chi si accorge di impugnare le Scritture per la presuntuosa affermazione di sé?
Dicono i maestri zen: «Con l’intenzione, realizzare lo stato senza intenzione», appunto «un’apertura senza scelta», un vuoto magnanimo a cui è estraneo ogni partito preso, ogni schieramento, quindi uno stato imparziale e quindi giusto, inconcepibile se non ci si emancipa dalla costrizione del dualismo costruito dal pensiero.
Invece, se c’è un Ente non fondamentalista è proprio la Coscienza Universale e perciò la Coscienza Individuale; la relatività dei contenuti non insidiano la loro assolutezza, la loro libertà, la loro essenza esente. È il coacervo egoico che s’intromette, paralizzando l’assoluto nel relativo, e rinchiudendo l’Universo in una cornice. Tale illusione restando reale finché sussiste.
Guy Debord: «Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione».
Si sottolinea: la rappresentazione è lontana dal vissuto. E un mezzo potente della rappresentazione, dunque del Potere che è il regista della rappresentazione e impositore del linguaggio, perciò della Descrizione.
Michel Foucault: «Il linguaggio è uno strumento di potere che determina ciò che è possibile pensare».
E così ogni Coscienza Individuale, fin dal primo giorno della sua discesa nel mondo – ma non essendo del mondo – ascolta linguaggi che le dicono cosa pensare e cosa credere, assumendo ipnoticamente la visione del mondo suggerita dai padroni e registi della rappresentazione e dei suoi linguaggi. Spettatori passivi e incoscienti di una rappresentazione tragicomica, che mira ad impedire di accorgersi che la propria vera Identità è “dietro” la rappresentazione e del tutto ininfluenzabile da essa:
«Bene non seppi, fuori del prodigio / che schiude la divina Indifferenza»
confessa Eugenio Montale, ove la “divina Indifferenza” non è distacco sterile, bensì equilibrio conquistato, libertà interiore, che, se del caso, sa davvero discernere restando esente dal minimo coinvolgimento. Divina Indifferenza dello Specchio di Giustizia, che non emana sentenza di condanna né consegna diplomi al merito, bensì ratifica (da ratum facere rendere valido, confermare) lo stato di ognuno che – inevitabilmente – vi si riflette, cioè l’auto-giudizio implicito in tale stato. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito»: il verbo “ēgapēsen” indica un amore che non conosce alcuna preferenza. Per questo non è Dio che condanna ma è l’uomo che si condanna da sé, e ciò sembra essere del tutto ignorato tanto dai conservatori che si compiacciono di un Dio giustiziere, quanto dai progressisti che s’illudono con un Dio misericordioso che “ti ama così come sei”: siamo nella totale conflittualità insita nel dualismo.
Ora, finché sussiste, l’illusione-rappresentazione costituisce uno iato scavato dal Potere fra la Coscienza e Se stessa che è Presenza: IO SONO e nient’altro che IO SONO, marianamente immacolato da ogni attributo che può riguardare soltanto l’ambito spazio-temporale, quindi il relativo e transeunte. Virgo Potens: Potenza dell’assenza del Potere. La Verginità non esercita alcun Potere. È potente senza imporsi. Anzi è potente proprio perché non s’impone. La Verginità è arcaica, il Potere erutta nel tempo e la insidia senza sosta.
E nel momento in cui, miracolo auspicabile, un gruppo di Uomini siede e tace, praticando il triplice silenzio di desideri, pensieri e parole, ovvero lasciando decantare il coacervo egoico, ecco che le loro pure Coscienze Individuali, i loro Essenti-Esenti, costituiscono un unico circolo sovra-cogitativo, sovra-concettuale, sovra-verbale, sovra-onomastico, sovra-iconico, sovra-interpretativo e sovra-descrittivo. Nel circolo del triplice silenzio il linguaggio e la rappresentazione del Potere si dissolvono grazie al percorso a ritroso, quindi apofatico, DALLA DESCRIZIONE ALLA COSCIENZA; dalla fantasmagorica opacità del coacervo egoico ipnotico alimentato dal Potere alla Luce che è la Realtà Suprema: questo l’Esodo dall’Egitto del Potere con il passaggio del Mar Rosso dell’aggrumato psichico narcisista verso la Luce che rende liberi.
Ecco perciò l’“avanzare di ritorno”: sottrarsi al dominio mediatore del concetto e dell’onto-teo-logia, al fine di cogliere, o, meglio, farsi cogliere dall’essere sempre all’opera del Principio, della Dynamis che è libertà e potenza.
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17 commenti su “L’Avanzare di Ritorno. Il Matto.”
Caro don Pietro Paolo,
perchè mai lei si arroga il diritto di supporre che io non abbia mai letto neppure il testo cattolico del Vangelo di Giovanni? Non esiste una ragione valida per questa insinuazione intenzionalmente velenosa…Medita, forse, di fare l’astuto come il serpente della raccomandazione evangelica?. A proposito della abissale differenza tra il Vangelo di Giovanni- abbondantemente Neoplatonico- e gli altri tre Vangeli sinottici, la inviterei a visionare lo youtube del dott. Francesco Esposito di cui le scrivo gli estremi: Titolo:
“L’ origine dei Vangeli tra storia, fonti segrete e Canone”. youtube.com/watch?v=eqfG5eUghY4/ (forse bisogna premettere https://www.youtube. ecc., ma sono sicura che riuscirà a sbrogliarsela comunque). Ritengo sia sempre opportuno aver presenti i dettagli della compilazione e delle varietà dei testi e confrontarli con le più recenti opinioni di storici e filologi seri, data l’importanza dell’argomento. Del resto, basta seguire la raccomandazione di: “Nostra aetate” : “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste (altre) Religioni…(Ci sono) raggi di luce che- non raramente- si riflettono in tutti gli uomini delle altre Religioni”, nonchè il caldo sostegno di “Dignitatis humanae” alla Libertà religiosa e ai suoi diritti. Entrambi i documenti sono frutto del CVII cui lei- per l’onore della veste che porta- suppongo sia tenuto, tra i primi, ad obbedire…Un caro saluto, A.
Avevo intenzione di scrivere due righe di ringraziamento, non certo di critica su questo molto impegnativo articolo, pieno di molte considerazioni. Molti aspetti che credo diano ad ogni lettore un modo diverso di prendere ciò che è più vicino alla ricerca interiore di Dio. L’argomento del mio intervento semplice e interlocutorio era sulla “descrizione” di un Dio indescrivibile e non conoscibile ma ora passa tutto in secondo piano, perché credo che si debba intervenire su questo articolo non tanto a sua difesa Enrico, che é in grado di mettere a posto le persone con stile e decisione, ma per respingere questa ondata strisciante di cattiva presunzione che affronta il Blog con questo prete limitato nella dottrina come nella caritá. Intervengo a suo sostegno, per quel che puó servire una amica lontana, perché mi è dispiaciuto leggere delle accuse del “Geco” del Blog che non mi sembrano vere (a parte l’acredine personale) in ció che riscontro nell’articolo… Non solo ma non sono dimostrate con argomentazione e logica.
Io so questo: “la coscienza è la voce di Dio in noi”, secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica. E la ricerca di Dio non puo esulare dalla cura e dall’ascolto della propria coscienza che per Ratizonger ha il primato su di noi e se necessario sulle leggi ecclesiastiche e sulle disposizioni del papa, il primato sulla primazia papale!!
Ma credo che Benedetto voglia dire anche che questo primato non si scontra con l’esercizio dell’Ufficio petrino perché Dio in noi e Dio nel suo Vicario vero non sono che la stessa Persona, lo stesso Dio, la stessa Trinitá!
Questo prete ritengo sia inutile e deleterio per chi lo ascolta e lo legge, e forse tacendo sentirá dentro di sé il suo vuoto. Non solo ha buttato via vocazione e salvezza, ma non é mai alla ricerca della veritá che crede di possedere ex se. Inutile perché non da aiuto alle anime che dovrebbe amare almeno quanto sé stesso o, per imitazione di Cristo, dovrebbe amare piú di sé stesso. Deleterio, nel aver tradito e nel dare scandalo, oggi spavaldamente crede di giudicare ció che non vede e non capisce, ecco perché non puó parlare di Coscienza senza dire assurditá.
Cara Signora,
è molto probabile che don P.P. e le persone come lui – che non sono poche – abbiano la necessità, e sottolineo necessità, di individuare un “nemico”. Ponendosi scontatamente “dalla parte della verità” tali persone acquisiscono subito lo sguardo dell’inquisitore giustiziere cui non possono rinunciare. Ci si potrebbe chiedere cosa farebbero senza un “nemico” da combattere, ossia che fine farebbe il loro caustico spirito apologetico. Chiaro che tale argomento potrebbe aprire un discorso gigantesco sulla rivisitazione della storia infittita di inimicizie e massacri, esemplari quelli a motivo religioso, ma non è questa la sede e sorvolo.
Il fondamentalismo religioso – e ne parlo con cognizione di causa essendo stato per decenni un fondamentalista – non può fare a meno del “nemico” e lo vede dappertutto, perfino dove dovrebbe vedere un alleato. Il famigerato “infedele” va stigmatizzato, emarginato, se possibile eliminato. “IO”, dice il fondamentalista, posseggo la verità, chi non si allinea è un “nemico”.
Dissolvere la figura del “nemico”: un’impresa inconcepibile da chi ha la coscienza oberata di “verità”.
Tutto sommato, mi inchino a don P.P., che contrastandomi ad ogni pie’ sospinto mi da l’occasione di verificare se in me ancora c’è qualche residuo del “nemico” che rende anche me un “nemico” (chiedo scusa per l’impronta Zen di quest’affermazione.😊).
Per esercizio ascetico-apofatico metto le briglie alla mandria galoppante di pensieri che vogliono abbattere il recinto e riversarsi su questo blog.
signor…, ,
più la leggo e più mi convinco che il problema non sono io, ma ciò che rappresento.
Le do fastidio non perché abbia scritto qualcosa di falso, ma perché continuo a richiamare i lettori alla fede cattolica, alla comunione con la Chiesa e con il Successore di Pietro. Questo contrasta con le posizioni che lei difende da tempo e che, a mio giudizio, si richiamano alle tesi di Minutella.
Non è un caso che, invece di confutare ciò che scrivo, lei preferisca demolire la mia persona. “Prete limitato”, “inutile”, “deleterio”, “ha buttato via la vocazione”, “ha perso la salvezza”…linguaggio tipico dello scomunicato di Carini. Un elenco di accuse che rivela soltanto l’assenza di argomenti.
Lei invoca continuamente la coscienza, ma pretende di leggere la mia. Parla di carità, ma distribuisce sentenze che spettano soltanto a Dio. Cita Ratzinger, ma ne dimentica l’insegnamento fondamentale: la coscienza deve essere formata nella verità, non trasformata nel pretesto per rifiutare il Magistero della Chiesa.
Mi colpisce una cosa: non perde occasione per screditare chiunque inviti a rimanere nella Chiesa cattolica, mentre mostra grande comprensione verso chi alimenta divisione e scisma. Questo dice molto.
Il suo metodo, del resto, è sempre lo stesso: quando non riesce a confutare le idee, tenta di eliminare chi le esprime. È il metodo dell’accusa, non del confronto. Il Vangelo ci ricorda che “l’accusatore dei fratelli” (Ap 12,10) opera proprio così: non cerca la verità, cerca di screditare le persone.
Io continuerò serenamente a professare la fede cattolica, quella della Chiesa di sempre, in comunione con il Papa e con il Magistero autentico. Lei continui pure a lanciare anatemi. I lettori sapranno distinguere dove ci sono gli argomenti e dove, invece, rimangono soltanto gli insulti.
“Le tesi di Minutella”: mi dispiace per lei caro don P.P.
ma Minutella è don quanto lei. Don Minutella
è e resta sacerdote poiché il sacramento dell’Ordine è indelebile,
come lei, che ripete pedestremente la dottrina cattolica,
certamente sa.
Il disprezzo verbale – non escluso quello de cuore –
verso un suo confratello la dice lunga sulla “misericordia”
bergoglian-prevostiana di cui lei è degno rappresentante.
La panzana del “todos, todos, todos” lei la incarna alla perfezione.
Caro Matto,
nessuno ha negato che Minutella abbia ricevuto validamente il sacramento dell’Ordine. Anche Ario, Lutero e molti altri erano sacerdoti validamente ordinati, ma tutti scomunicati. Il carattere sacerdotale è indelebile, ma non impedisce a un sacerdote di cadere nell’eresia o nello scisma.
Il problema, dunque, non è se Minutella sia sacerdote, ma ciò che insegna e la comunione ecclesiale che ha scelto di rompere. Contestare errori dottrinali non significa disprezzare la persona né negarne la dignità sacerdotale.
Lei, però, mi accusa di mancanza di misericordia e invoca il “todos, todos, todos”. E allora le domando: se questo principio le sta tanto a cuore, perché non lo applica anche a me?
Quando si tratta di Minutella, pretende comprensione, rispetto e benevolenza; quando si tratta di me, ricorre a sarcasmi, insinuazioni e giudizi perfino sulle intenzioni del mio cuore. Curiosa misericordia: universale a parole, selettiva nei fatti.
Io continuerò a rispettare la persona di Minutella, ma anche a confutarne gli errori ed atteggiamenti. Lo stesso rispetto, mi permetta, lo esigo per me. La misericordia non consiste nel tacere la verità, e gli slogan non possono sostituire gli argomenti.
Lei è talmente chiuso in se stesso che non legge quello che scrivo (io ma anche gli altri).
Nel commento qui sopra ho scritto che MI INCHINO davanti a lei perché mi dà
l’occasione di guardarmi dentro e vedere che mi succede.
Non le basta?
Quand’ è che ricambia il favore?
Il fatto è che è impossibile stabilire un contatto con lei che presume
di possedere la verità soltanto perché ripete pedestremente una dottrina
che è andata alle ortiche grazie a Bergoglio e Prevost.
Da come reagisce si capisce benissimo che lei
di teologia ascetica – quindi di Cristo – non conosce neanche un’acca.
Tutto preso dal correggere gli altri dimentica di correggere se se stesso.
Deve sapere che in ogni campo, tranne che in quello del Bene ove suppliscono l’Angelo Custode, Maria e Gesù, occorre avere capacità e preparazione. Solo ai semplici e agli umili è possibile contrastare il mondo solo con la Grazia, dunque lei é escluso.
Nel campo del Male dove lei crede di dare lezione con i suoi commenti diuretici, è invece necessaria una estrema professionalità che non si puó improvvisare. Questa viene raggiunta con due cose: un substrato culturale elevato e una intelligenza viva, non basta solo una anima sporca. Sono esigenze fondamentali che lei non sembra possedere e dunque nel Blog fa magra figura e nella vita é lecito attendersi simili risultati. Non basta l’ipocrisia: è l’aspetto meno evidente anche se grave, perché sostituita dal ridicolo, dalla molestia e dalla dimostrazione di crassa ignoranza. Ora se lei ha bisogno di un esempio da seguire lasci Fernandez, lasci Bergoglio e Prevost che dottrinalmente e come teste sono nullità e studi piuttosto il suo maestro, Satanasso che, se non può aumentare il suo limitato acume, può istruirla nelle Scritture e nella malvagità che serve a deviarne il senso.
“problema non sono io, ma ciò che rappresento.”
Ma no, caro don PP, come dice il Sig. Nippo lei non rappresenta un grande problema; un antiprete e un antipapa, siete un banale banco di prova per sapere cosa è sbagliato nella antichiesa e per resistere pazienti alle vostre eretiche amenità.
“Le do fastidio non perché abbia scritto qualcosa di falso” Lei non da fastidio a mee neanche al blog, che non la legge affatto, lei piace al tizio criogenico che spunta a fianco delle sue falsità… scrive con il suo stesso stile, con sintassi eguale alla sua e, come lei, non dice niente. Guardi che ho titoli per affermare questo.
“pretesto per rifiutare il Magistero della Chiesa.”
Essere nella Chiesa e essere in Comunione Ecclesiale si può e si deve, MA CON UN VERO PAPA, che significa canonicamente eletto in un conclave validamente indetto e non con chi é eletto irregolarmente e in piú sodomizza seminaristi (Bergoglio) o chi in Perù si metteva alla pecorina in attesa del fallo del Caprone infernale (Prevost). È vero, costoro sono persone “visibili” che molti stupidi o furbi chiamano “papi” eppure anche documenti, foto e le testimonianze, che sono prove, si leggono, si vedono e si sentono e, caro don pp. dimostrano che due persone indegne hanno rubato il trono di Pietro, non possono far Magistero e non sono un “pretesto” per non seguirli ma un ottimo motivo per fuggirli. A lei piace la loro inchiappettatura fra uomini, de gustibus don Pietro Paolo, questi sono i tempi dove i piselli volano bassi e sono accettati come leciti dalla sua chiesa, si accomodi pure ad accettarne il governo: “il Simile con i simili”. A lei piace un falso papa che adora un demone chiamato Madŕe Terra? Si accomodi a seguirlo e ad imitarlo, chiedendosi ogni tanto come un tale “papa” possa ricoprire un Ufficio Divino e pure alzare le chiappe e abbassare la testa di fronte a Satana. MA non pretenda che qui nel blog diventino satanisti e culi all’aria con la scusa di dovere seguire il nuovo “magistero” dei suoi capi a Roma. Chiaro?
La riavverto don pp, la smetta di usare come dottrina per uno scopo sbagliato e per uomini sbagliati: qui non piace si usi la Dottrina come fa lei: “contro natura”.
Neanche una “signora” di taverna usa il suo linguaggio,
lei non ha scritto una risposta: ha prodotto un lungo rigurgito di insulti, oscenità, accuse infamanti e fantasie sordide. Quando una persona arriva a parlare in questo modo, non dimostra la malvagità dell’avversario, ma soltanto di avere perduto ogni controllo e ogni dignità nel confronto.
Lei comincia attribuendomi un’“anima sporca”, mi manda a scuola da Satana, mi definisce antiprete, ignorante, ipocrita e ridicolo; poi sprofonda in allusioni sessuali ripugnanti – sembra che sia molto iniziata a queste pratiche – e in accuse gravissime contro persone reali, presentate come fatti sulla base di non meglio precisati “documenti, foto e testimonianze”. Questa non è apologetica cattolica: è un delirio diffamatorio condito di pornografia verbale , .Ex abundantia enim cordis os loquitur.
Eppure pretende perfino di impartire lezioni di intelligenza, cultura e preparazione. È questo l’aspetto più comico del suo intervento: mentre proclama la propria superiorità intellettuale, non riesce a formulare un solo argomento canonico o teologico ordinato. Al posto delle prove mette gli insulti; al posto della dottrina, le insinuazioni; al posto della logica, immagini oscene. Una vera dimostrazione di quella “estrema professionalità” che rivendica.
Lei afferma inoltre che il Blog non mi leggerebbe affatto. Curioso: per non leggermi, dedica ai miei interventi pagine intere, li cita frase per frase e reagisce con un livore sempre più incontrollato. Evidentemente non le do fastidio, ma riesco a occuparle parecchio tempo, parecchi pensieri e, a giudicare dal tono, anche parecchi nervi.
Smetta poi di parlare a nome del Blog. Lei non rappresenta “i frequentatori”, ma soltanto se stessa e quel ristretto gruppo di persone che, pur avendo idee spesso incompatibili tra loro, si ritrova momentaneamente unito nell’ostilità contro Roma, il Papa e la Chiesa visibile. Sedevacantisti, seguaci di Minutella, nostalgici di scismi diversi e visionari di varia provenienza non costituiscono una comunità dottrinale: sono soltanto una coalizione del risentimento.
Molti altri leggono e non commentano. Il loro silenzio non significa approvazione delle sue intemperanze, né le conferisce una delega a rappresentarli. La sua pretesa di parlare per tutti è soltanto l’ennesima forma di vanità: si è autonominata portavoce di un pubblico che non le ha affidato alcun mandato.
La verità è che mi teme. Non teme me come persona, ma teme che vengano smascherate le sue costruzioni: il rifiuto della Chiesa visibile, la trasformazione del sospetto in prova, l’identificazione delle proprie ossessioni con la fede cattolica e l’abitudine di dichiarare falsi papi tutti coloro che non solo non corrispondono alle sue aspettative ma che potrebbero ostacolare la sua pretesa di essere lei il papa vero..
Per questo reagisce con tanta rabbia. Quando non riesce a rispondere sul piano dottrinale, tenta di sporcare l’interlocutore, di trascinarlo nel fango e di sommergerlo sotto una valanga di immagini degradanti. È una tecnica antica: non potendo confutare ciò che viene detto, si cerca di rendere odioso chi lo dice.
Lei parla continuamente di Satana, ma dovrebbe ricordare che il linguaggio della menzogna, della calunnia, dell’odio e della degradazione della persona non diventa santo solo perché viene rivolto contro chi si dichiara di considerare eretico. Il demonio non si combatte adottandone i metodi.
Io continuerò dunque a richiamare la dottrina cattolica, proprio quella che lei manipola per giustificare il proprio rifiuto della Chiesa. Continuerò a mostrare che non basta autodefinirsi “vero cattolico” per esserlo, soprattutto quando si nega nei fatti la visibilità, l’unità e l’autorità della Chiesa.
Lei può continuare a insultare, a fantasticare e a proclamarsi interprete del Blog. Ma più alza il tono, più rende evidente una cosa: non possiede argomenti, possiede soltanto rabbia. E la sua rabbia nasce dal timore che le sue idee, presentate come luminosa difesa della fede, si rivelino per ciò che sono: un impasto oscuro di rancore, ossessione e ribellione ecclesiale.
Caro Matto,
cambia gli autori, cambia il lessico, cambia la confezione, ma il contenuto resta sempre lo stesso. Ogni volta ripropone la medesima tesi: la Rivelazione deve cedere il passo a una presunta “coscienza universale”, il Vangelo diventa un mito da superare, la Chiesa un’organizzazione di potere, i dogmi un ostacolo e la verità un’esperienza interiore che ciascuno scoprirebbe dentro di sé.
Questo, però, non è il cristianesimo. È la vecchia gnosi, rivestita ogni volta con parole nuove.
La fede cattolica non insegna che l’uomo sia un frammento di Dio o che “diventi Dio” prendendo coscienza di sé. Insegna che Dio è il Creatore e noi siamo creature chiamate a partecipare alla sua vita per grazia, non per natura.
Lei continua a opporre la Coscienza alla Rivelazione, l’esperienza personale alla fede della Chiesa, il silenzio interiore alla Parola di Dio. Ma Cristo non ha detto: “Scavate dentro voi stessi e troverete la verità”. Ha detto: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6), e ha affidato questa verità alla sua Chiesa, non a una conoscenza esoterica riservata a pochi.
Per questo i suoi articoli, pur cambiando continuamente citazioni e riferimenti, finiscono sempre nello stesso punto: sostituire il Cristo della fede con la “coscienza”, la Rivelazione con l’intuizione personale e la Chiesa con un cammino individuale.
È un’idea antica di duemila anni. Si chiama gnosi. La Chiesa l’ha già esaminata e respinta.
Lasci perdere …
Caro e immarcescibile don Pietro Paolo,
per qual motivo lei si limita a ripetere “frasette accorciate” del capo 14 del Vangelo di Giovanni ( che, tra parentesi, pare risalga al 120 d.C.)?
Perchè non completa la citazione? Se lo facesse scoprirebbe, con sua meraviglia, che il primo gnostico è proprio Gesù.
Cara Adriana,
bentornata. Non vedendola più tra i fans del Matto, avevo quasi temuto che si fosse persa per strada.
Quanto al Vangelo di Giovanni, Lei mi rimprovera di citarne solo alcuni versetti e sostiene che, leggendo per intero il capitolo 14, si scoprirebbe addirittura che Gesù sarebbe “il primo gnostico”.
Mi permetta di osservare che questa conclusione non si trova nel testo, ma nella Sua interpretazione, che andrebbe dimostrata. Io cito quei versetti perché esprimono con chiarezza ciò che intendo sostenere. Se Lei ritiene che il contesto ne rovesci il significato, abbia la cortesia di indicare il passo preciso in cui Gesù insegnerebbe una dottrina gnostica.
Dire semplicemente: «Legga tutto il capitolo» non è un argomento. L’onere della prova spetta a chi formula un’affermazione tanto sorprendente.
Anzi, è proprio il Vangelo di Giovanni a smentire lo gnosticismo in più punti.
«Il Verbo si fece carne» (Gv 1,14). Lo gnosticismo considera la materia una realtà inferiore o malvagia; Giovanni proclama invece che Dio assume realmente la natura umana.
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). Per gli gnostici il mondo materiale è una prigione da cui fuggire; per Giovanni è il mondo che Dio ama e vuole salvare.
Gesù risorto mostra il suo corpo e invita Tommaso: «Metti qui il tuo dito…» (Gv 20,27). Non è un’apparenza né uno spirito puro, ma il Crocifisso realmente risorto.
Nel discorso sul Pane della Vita (Gv 6), Gesù insiste: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda». Ben difficilmente uno gnostico avrebbe insistito con tanta forza sulla realtà della carne.
Nel capitolo 21 Gesù risorto mangia con i suoi discepoli, confermando ancora una volta la realtà della sua corporeità glorificata.
Perciò, se davvero il capitolo 14 dimostrasse ciò che Lei sostiene, entrerebbe in contraddizione con tutto il resto del Vangelo. È molto più plausibile che sia la Sua interpretazione ad essere forzata.
Aggiungo un’ultima osservazione storica. È vero che, nel II secolo, alcuni gruppi gnostici cercarono di appropriarsi del Vangelo di Giovanni, sfruttandone il linguaggio simbolico per sostenere le proprie dottrine. Ma questo non dimostra affatto che Giovanni fosse gnostico. Dimostra esattamente il contrario: che gli gnostici avevano bisogno di reinterpretare il suo Vangelo, perché il suo significato autentico era incompatibile con le loro teorie. Non a caso Ireneo di Lione, il più grande avversario dello gnosticismo, fece proprio del Vangelo di Giovanni una delle principali armi contro gli gnostici.
In altre parole, non è Giovanni ad essere gnostico: sono stati gli gnostici a tentare di piegare Giovanni alle loro idee. È un errore antico di quasi duemila anni, non una scoperta moderna.
Caro don Pietro Paolo,
mi consenta di trovare la sua non- risposta alquanto miserella, priva di argomentazione e capovolta- come una frittata- per quanto concerne il destinatario della implicita mia domanda. Non vorrei soffrisse di “stereotipia verbale” o di “ruminazione”. E’ facile, per chi lo fa, ripetere fino ad esaurimento parole, frasi, frasette isolate, a loro volta ripetute dalla Tradizione che le usa utilitaristicamente in luogo di assiomi. Si suppone, però, che che quanto viene dopo l’assioma sia rigorosamente dimostrato attraverso un ragionamento deduttivo. Tutto ciò rende oggettivamente difficile la lettura dei Vangeli e degli Atti; tanto è vero che, di quel frammento 14 che lei preferisce ignorare, esistono numerose varianti allo scopo di avvicinarsi il più possibile al suo autentico significato.. Gliene riporto alcune:
” Le parole che io vi ragiono, non le ragiono da me stesso, e il Padre che dimora in me è quel che fa le opere…chi crede in me farà anch’egli le opere le quali io fo, anzi, ne farà delle maggiori di queste perciocchè io me ne vo al Padre. ” ( Diodati) ###
“Quel che dico non viene da me, il Padre abita in me….chi ha fede in me farà anche lui…le opere che faccio io e ne farà di più grandi perchè io ritorno al Padre. ” (trad. interconfessionale in lingua corrente ) ###
“Le parole che io vi dico non le dico di mio, ma il Padre che opera in me fa le opere sue, chi crede in me… farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori perchè io me ne vado al Padre” ((Nuova Riveduta) ###
Un dato appare evidente: la superiorità del Padre rispetto al Figlio, tanto è vero che- per potenziare la propria energia, o le proprie facoltà- è necessario che il Figlio se ne vada “dal”, si accosti “al” Padre che incrementa la potenza del Figlio che, a sua volta, accresce la propria “carica” fino a trasmetterla a creature a lui inferiori. Questo- anche se lei non lo permette, è un linguaggio squisitamente “gnostico”. Aggiungiamo il capo 6: 46- sempre di Giovanni: ” Perchè nessuno ha visto il Padre se non colui che è da Dio: egli ha visto il Padre” ( e ancora. Colossesi 1, 15; Timoteo , 1:17 e 6, 16) ###
Non cambiamo le carte in tavola: sono i testi stessi che parlano a costo di contraddire l”A.T. e tutto quanto della visibilità di Dio agli umani ivi venga attestato… Come voler avere la botte piena e la serva ubriaca.
Gnosi non è una brutta parola, lo è stata fatta diventare dalla fazione cristiana vincitrice che necessitava di una narrazione “ottimistica” per conquistare più adepti possibile, Imperatori compresi.
Cara Adriana,
la ringrazio, ma continuo a non vedere nella Sua esposizione una dimostrazione. Vedo piuttosto un’interpretazione personale che viene poi proiettata sul testo.
Lei legge Giovanni 14 come se descrivesse una sorta di “trasferimento di energia” dal Padre al Figlio, e dal Figlio ai discepoli. Il problema è che il Vangelo non parla mai di energie, di cariche o di potenziamenti. Queste categorie appartengono alla Sua lettura, non al testo.
Forse, se conoscesse meglio la dottrina cristiana, eviterebbe questo equivoco. La fede della Chiesa professa che Gesù Cristo è una sola Persona divina in due nature, vera umana e vera divina. Quando nei Vangeli parla, agisce, prega, soffre o manifesta la sua obbedienza al Padre, lo fa attraverso la sua autentica natura umana, che ha assunto senza cessare di essere Dio. Non esistono “due Gesù”, uno inferiore e uno superiore, né un Figlio che avrebbe bisogno di essere “ricaricato” dal Padre. Tutto ciò che Cristo compie come uomo appartiene alla Persona del Verbo eterno, consustanziale al Padre.
Quando Gesù dice: «Il Padre che dimora in me compie le sue opere», non afferma affatto di essere inferiore per natura. Sta esprimendo ciò che il Vangelo di Giovanni ripete dall’inizio alla fine: la perfetta comunione tra il Padre e il Figlio. Se avesse letto anche il resto del Vangelo con la stessa attenzione dedicata a quei versetti, avrebbe trovato affermazioni difficilmente conciliabili con la Sua tesi: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30), «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9), «In principio era il Verbo… e il Verbo era Dio» (Gv 1,1).
Quanto alle «opere più grandi», la tradizione cristiana non le ha mai interpretate come un aumento della potenza del Figlio, bensì come gli effetti della sua glorificazione: dopo la Pasqua e la Pentecoste, gli Apostoli porteranno il Vangelo fino ai confini della terra. Più estensione della missione, non maggiore dignità o potenza rispetto a Cristo.
Lei poi continua a definire tutto questo “gnostico”. Ma ripetere la parola “gnosi” non basta a dimostrarla. La gnosi storica sosteneva un dualismo radicale, disprezzava la materia e negava la vera incarnazione del Verbo. Giovanni, invece, apre il suo Vangelo con la frase che costituisce la più radicale smentita dello gnosticismo: «Il Verbo si fece carne» (Gv 1,14). Non apparentemente, non simbolicamente, ma realmente.
Infine, il fatto che «nessuno ha mai visto Dio» non è una contraddizione dell’Antico Testamento. È un’espressione già spiegata dallo stesso evangelista: nessuno ha visto l’essenza divina; il Figlio unigenito è colui che ce l’ha rivelata (Gv 1,18). È esattamente ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.
Mi permetta infine un’osservazione. Lei ama presentarsi come colei che ha scoperto il “vero” significato dei testi, mentre per duemila anni santi, Padri della Chiesa, concili ecumenici, esegeti e teologi avrebbero tutti frainteso Giovanni. È una tesi molto impegnativa. Prima di accusare l’intera tradizione cristiana di aver travisato il Vangelo, sarebbe opportuno dimostrarlo con argomenti più solidi di un’analogia sulla “carica energetica”, che il testo non contiene e che Lei vi introduce.
Il Vangelo va letto per ciò che dice, non per ciò che vorremmo vi dicesse.
Roba forte! Fortissima!
Immagino don P.P. che sta approntando la sua solita replica anguillesca 😂
Caro don Pietro Paolo,
le ho già risposto, anche se la mia risposta non compare. Replico brevemente: innanzi tutto la pregherei di visionare questo account di cui le scrivo gli estremi: “I 4 Vangeli. L’origine dei Vangeli tra storia, fonti segrete e Canone” https://www.youtube.com/watch?v=eqfG5eUghY4/ del prof Francesco Esposito. Trovo interessante la conoscenza dei dettagli filologici e storici, specie quella raggiunta da studiosi seri. Perchè suppone che io non abbia letto il Vangelo di Giovanni nemmeno in edizione CEI? Mi sembra azzardato. Vuole copiare l’astuzia del serpente evangelico per sminuire l’avversaria (?) nel dibattito? Mezzucci… Mi pare strano da parte di un sacerdote ligio al CVII dimenticare l’elogio della libertà di pensiero e perfino della libertà religiosa- che sulla dignità del pensiero si fonda- contenuta nella “Dignitatis humanae”. Sarà mica un cripto- simpatizzante della FSSPX. Cari saluti, A.