L’Anima Dimenticata. Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’anima, la consapevolezza che ne abbiamo (e più spesso non ne abbiamo…)  e la sua eccezionale importanza. Buona lettura e condivisione.

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L’anima dimenticata

 

“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8,36)

Molti non sanno di avere un’anima. E anche quando ne sono consapevoli, spesso la trascurano. Vivono senza ascoltare la voce della propria coscienza, quella voce silenziosa nella quale Dio continua a parlare al cuore dell’uomo.

Sant’Agostino ci esorta: «Rientra in te stesso. Nell’uomo interiore abita la verità.» È proprio nel silenzio del cuore che l’uomo incontra Dio e scopre la verità su sé stesso.

Ogni giorno si lavano, si profumano, si prendono cura del proprio corpo, cercando di conservarlo giovane e bello. Spendono tempo e denaro per l’apparenza esteriore, ma dimenticano ciò che è più prezioso: l’anima, creata a immagine e somiglianza di Dio e destinata all’eternità.

La loro anima è spesso sporca, ferita, macchiata dalla lebbra del peccato che, giorno dopo giorno, la consuma. Il peccato ne offusca la bellezza, ne oscura la luce e rende sempre più debole la vita della grazia.

Ci preoccupiamo di una macchia sul volto o sui vestiti, ma quante macchie lasciamo accumulare nel cuore senza cercare il perdono di Dio!

I Padri del Deserto insegnavano che la vera battaglia dell’uomo si combatte nel cuore. Abba Poemen diceva: «L’uomo che accusa se stesso in ogni cosa non cessa mai di avanzare». Solo chi riconosce la propria povertà può aprirsi alla misericordia del Signore.

L’anima ha bisogno di luce. Ha bisogno di essere purificata, guarita e liberata. Ha bisogno della confessione sincera dei propri peccati, perché Cristo stesso continui a lavarla con il Suo Sangue preziosissimo versato sulla Croce per la salvezza del mondo.

Gesù non si stanca mai di perdonare. Siamo noi che troppo spesso ci stanchiamo di chiedere perdono.

Sant’Isacco il Siro scrive: «Chi ha conosciuto i propri peccati è più grande di chi risuscita i morti con la sua preghiera». Conoscere la propria miseria è l’inizio della vera sapienza.

Molti onorano il proprio corpo, che san Paolo chiama «tempio dello Spirito Santo» (1Cor 6,19), ma dimenticano che il santuario più prezioso è il cuore.

Per questo Gesù ammonisce con parole severe:

«Guai a voi… siete simili a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni impurità». (Mt 23,27)

Belli fuori… ma putridi dentro.

Che tristezza vedere tanta attenzione per ciò che è destinato a ritornare polvere e così poca cura per ciò che vivrà in eterno!

Se l’anima potesse essere vista con gli occhi del corpo, forse molti si spaventerebbero delle sue ferite. Se potesse emanare un odore, certamente si sentirebbe il fetore del peccato.

Eppure Dio non fugge davanti al cattivo odore della nostra miseria. Egli si avvicina, ci cerca, ci chiama per nome e ci attende con infinita pazienza.

Sant’Efrem il Siro invita il peccatore a non disperare, ma a lasciarsi purificare dal pentimento. E Sant’Agostino, ricordando la sua conversione, esclama: «Tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova! Ed ecco, Tu eri dentro di me e io fuori».

Quanto tempo perdiamo cercando la felicità fuori di noi, mentre Dio ci attende nel cuore!

Ogni confessione sincera restituisce all’anima la sua bellezza. Ogni peccato perdonato cancella una macchia. Ogni lacrima di pentimento diventa gioia per il Cielo.

Il Signore non guarda il volto, ma il cuore (cfr. 1Sam 16,7). Egli non misura la nostra eleganza, la nostra ricchezza o il nostro prestigio, ma l’amore con cui abbiamo vissuto e la purezza della nostra anima.

Custodiamo dunque l’anima più del corpo. Nutriamola con la Parola di Dio, fortifichiamola con l’Eucaristia, purifichiamola con la Confessione, illuminiamola con la preghiera e rendiamola feconda con la carità.

Solo così, quando giungerà l’incontro definitivo con il Signore, potremo presentarci davanti a Lui non con un corpo perfetto, ma con un’anima rivestita della Sua grazia.

Le voci dei santi

«Rientra in te stesso. Nell’uomo interiore abita la verità.»
Sant’Agostino (De vera religione, 39,72)

«L’uomo che accusa se stesso in ogni cosa non cessa mai di avanzare.»
Abba Poemen (Apophthegmata Patrum)

«Chi ha conosciuto i propri peccati è più grande di chi risuscita i morti con la sua preghiera.»
Sant’Isacco il Siro (Discorsi ascetici)

«Tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova!»
Sant’Agostino (Confessioni, X,27)

«Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?»
Gesù Cristo (Mc 8,36)

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