Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Infovaticana, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
§§§
La validità dei matrimoni ortodossi e il caso della SSPX

di INFOVATICANA |
La pubblicazione dei documenti del Dicastero per la Dottrina della Fede sulla Società di San Pio X (SSPX) ha aperto un acceso dibattito sulle loro conseguenze canoniche, soprattutto per quanto riguarda la validità della confessione e del matrimonio amministrati dai loro sacerdoti.
Una delle domande più ripetute negli ultimi giorni è perché la Chiesa cattolica riconosca come validi i matrimoni celebrati nelle Chiese Ortodosse, mentre la Nota Esplicativa pubblicata dal Dicastero sostiene che i matrimoni assistiti dai sacerdoti della Compagnia sarebbero invalidi.
Nelle dichiarazioni raccolte dalla CNA, il sacerdote e canonista Davide Cito, professore di Diritto Canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma, sostiene che entrambe le situazioni rispondono a diverse realtà giuridiche ed ecclesiastiche.
La differenza tra la SSPX e le Chiese Ortodosse
Come spieghi cito, le Chiese Ortodosse non sono in piena comunione con Roma, ma neanche stanno attraversando una situazione paragonabile a quella che il Dicastero attualmente attribuisce alla Compagnia di San Pio X.
“Gli ortodossi non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica, ma non sono persone scomunicate. D’altra parte, la confraternita ha commesso un atto formale di rottura della comunione ecclesiale,” afferma il canonista.
Secondo lui, questa differenza spiega il diverso trattamento canonico che entrambe le realtà ricevono. Sebbene le Chiese orientali abbiano mantenuto la successione apostolica e un sacerdozio valido, la situazione descritta dal Dicastero riguardo alla SSPX avrebbe conseguenze per quei sacramenti la cui celebrazione richiede facoltà canonica o autorizzazione.
Ricordo anche che, durante il pontificato di Papa Francesco, ai sacerdoti della Compagnia furono dati il potere di assolvere validamente le confessioni e, in certi casi, di assistere i matrimoni con l’autorizzazione dell’autorità ecclesiastica competente. Secondo la sua interpretazione, la nuova situazione descritta dal Dicastero rappresenta un cambiamento rispetto a quel regime.
Perché la Chiesa riconosce i sacramenti ortodossi?
Il professore ricorda che i rapporti tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse subirono un cambiamento significativo dopo il Concilio Vaticano II. Nel dicembre 1965, San Paolo VI e il Patriarca Ecumenico Atenagora I sollevarono le scomuniche reciproche pronunciate nel 1054, dando inizio a una nuova fase di dialogo tra Oriente e Occidente.
Sebbene quel gesto non abbia ristabilito la piena comunione, la Chiesa cattolica continua a riconoscere la validità dei sacramenti ortodossi perché ritiene che queste Chiese abbiano preservato la successione apostolica e un sacerdozio valido.
“Siamo in comunione, anche se non in piena comunione,” Cito. “Ecco perché ci sono ambiti in cui è possibile condividere la vita sacramentale.”
A questo proposito, ricorda che il canone 844 del Codice di Diritto Canonico contempla alcuni casi in cui cattolici e ortodossi possono ricevere alcuni sacramenti l’uno dall’altro.
Il dibattito sull’ambito giuridico dei documenti vaticani
Le affermazioni contenute nella Nota Esplicativa del Dicastero hanno però dato origine a diverse interpretazioni tra gli specialisti del Diritto Canonico.
Alcuni canonisti sostengono che i documenti pubblicati lo scorso 2 luglio distinguano tra il Decreto, che dichiara espressamente la scomunica di sei vescovi legati alla Compagnia, e la Nota Esplicativa, la cui natura giuridica è stata oggetto di discussione riguardo alla sua capacità di produrre effetti penali generali su tutti i sacerdoti e i fedeli della SSPX.
In questo contesto, è stata anche oggetto di dibattito l’affermazione riguardante l’invalidità delle confessioni e dei matrimoni celebrati dai sacerdoti della Compagnia. Alcuni esperti ritengono che le facoltà concesse da Papa Francesco attraverso la lettera apostolica Misericordia et misera (2016) e le disposizioni della allora Commissione Ecclesia Dei sui matrimoni (2017) non siano espressamente revocate nei nuovi documenti, quindi mettono in dubbio l’ambito giuridico della Nota su questo punto.
Al contrario, il professor Pierpaolo dal Corso, professore di Diritto Penale Canonico presso la Facoltà di San Pio X a Venezia, interpreta la Nota Esplicativa come illecita l’amministrazione dei sacramenti da parte dei ministri della Compagnia e sostiene che, nel caso di Penitenza e Matrimonio, sarebbero invalidi anche essi. Di conseguenza, afferma che le diocesi dovrebbero esortare i fedeli a rimanere nella comunione ecclesiale e a non partecipare alle attività promosse dalla SSPX.
Una questione che rimane aperta
Cito insiste che il problema di fondo non si riduce all’uso della liturgia tradizionale. Ad esempio, cita la Fraternità Sacerdotale di San Pietro, anch’essa nata nel contesto delle consacrazioni episcopali condotte dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, ma che rimane in piena comunione con Roma e celebra la liturgia tradizionale con piena autorizzazione.
“Il problema non è mai stato semplicemente la liturgia. La questione riguarda aspetti dottrinali fondamentali relativi al Concilio Vaticano II e alla comunione ecclesiale,” sostiene.
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
***


1 commento su “La Validità dei Matrimoni Ortodossi e il Caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Infovaticana.”
ma no !!! Come afferma don Pompei “devono debellare FSSPX” – azzerarla, farla sparire !! Un Papa conciliante, pacifico, accogliente …..