Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla figura di Annibale Bugnini, da decenni al centro della grande polemica sulla nuova messa. Buona lettura e condivisione.
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Da tempo, anche a seguito dello scontro venutosi a creare fra la Chiesa e la Fraternità San Pio X in merito alle contestate consacrazioni episcopali di nuovi vescovi lefebvriani, si è tornato a dibattere della riforma liturgica, e soprattutto della controversa figura di monsignor Annibale Bugnini che fu segretario della Commissione che elaborò il Novus Ordo e che diede un contributo, pare determinante, all’introduzione dei cambiamenti più significativi e criticati.
E’ tornata in auge l’accusa di affiliazione alla massoneria del Bugnini, che avrebbe comportato la sua rimozione e il conseguente allontanamento dal Vaticano per volontà di Paolo VI che non avrebbe neanche permesso al suo collaboratore di difendersi.
Secondo molti analisti del campo tradizionalista, Bugnini avrebbe operato con l’intento di stravolgere la liturgia sotto influsso dei massoni e dei protestanti, per distruggere la Chiesa dall’interno come volevano i grembiulini, e per rimuovere tutte quelle forme e parti della messa che erano da ostacolo al dialogo e all’unità fra cattolici e luterani.
Avrebbe agito dunque in totale mala fede, consapevole di ciò che faceva e dei danni che la sua opera avrebbe comportato.
Dall’altra parte c’è chi invece considera Bugnini vittima di un complotto che sarebbe nato in seguito ai dissidi sorti con il
Sostituto alla Segreteria di Stato monsignor Giovanni Benelli che lo avrebbe screditato agli occhi di Paolo VI, negando che sia stato realmente affiliato alla massoneria e sostenendo la sua assoluta buona fede, convinto di interpretare nel modo migliore il nuovo spirito e l’ecumenismo post conciliare.
E allora, chi ha ragione?
Chi sostiene che Bugnini sia stato un “traditore della fede” che ha lavorato in combutta con i nemici della Chiesa per indebolirla e distruggerla dall’interno, o chi invece ritiene che sia stato un grande riformatore e che abbia pagato un prezzo alto per la sua fedeltà al Concilio Vaticano II e il suo desiderio di riformare la liturgia per renderla più accessibile e meno rigida?
Io ritengo che Bugnini abbia compiuto dei clamorosi errori lasciandosi forse influenzare in maniera eccessiva da certe derive moderniste post conciliari e dalle troppe attestazioni di benevolenza di teologi luterani rispetto ai suoi propositi di riforma.
Ma non credo che abbia agito sotto influsso della massoneria o con intenti distruttivi nei confronti della Chiesa.
Penso che sia stato vittima del fervore post conciliare e dell’ euforia del rinnovamento che finì per contagiare anche lui, spingendolo forse troppo oltre certi doverosi limiti.
Ma rifiutare il Novus Ordo ritenendolo una ideazione massonica mi sembra decisamente fuori luogo, al netto del giusto esilio che fu comminato a Bugnini per non aver saputo adeguatamente gestire con la dovuta saggezza un processo epocale come la riforma della liturgia.
Americo Mascarucci
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13 commenti su “Annibale Bugnini, la Controversa Figura dell’Inventore della Messa Nuova. Americo Mascarucci.”
Chiunque dei Prelati del Concilio Vaticano II, nonché l’autore Mons, Annibale Bugnini che elaborò il NOVUS ORDO IN CONTRAPPOSIZIONE AL VETUS ORDO , ha agito a favore della nuova Messa, per cui ha tradito la FEDE CATTOLICA di nostro Signore Gesù Cristo verbo fatto carne, generato non creato della stessa sostanza deL padre, disceso sulla terra, per portare la lieta novella “Via Verita’ Vita” la parola del Padre suo ,Dio nella SS.TRINITA’
Una sola è la Chiesa di Cristo, quella fondata da Cristo che attraversa i secoli : Una Santa Cattolica Apostolica Romana che risale al Concilio di NICEA COSTANTINOPOLITANO presieduto da Costantino I nello scopo politico di ristabilire l’unità della Chiesa CATTOLICA minacciata dall’Arianesimo il movimento eretico del presbitero Ario che NEGAVA la piena divinità di Cristo.
La Chiesa attuale nelle mani della MASSONERIA ANTICRISTICA, della MAFIA FI SAN GALLO, nel Concilio Vaticano II è tornata ad essere ARIANA, escludendo i due PAPI CATTOLICI GIOVANNI PAOLO II e BENEDETTO XVI che hanno salvato il DEPOSITO DELLA FEDE TENENDO L’UNITÀ DELLA FEDE CATTOLICA. nella
CHIESA DI CRISTO fondata da Cristo nel primato apostolico di PIETRO è UNA SOLA MT. 16,18 : LE PORTE DEGLI INFERI NON PREVARRANNO fino alla fine dei tempi .
L’ULTIMO PAPA CATTOLICO della Chiesa Cattolica Apostolica, BENEDETTO XVI HA SALVATO la fede, l’unità nella Chiesa rimasta fedele
a Lui ,senza alcun cambiamento progressista, fedele alla MESSA TRADIZIONALE VETUS ORDO , alla Dottrina cattolica Apostolica, alla legge della gerarchia ecclesiale
il Post Concilio Vaticano II con l’usurpatore del trono PETRINO , J Maria Bergoglio, è da ritenere invalido a tutt’oggi con Leone XIV.
La Chiesa attuale nei suoi cambiamenti rivoluzionari radicali è tornata ad essere ARIANA , ERETICA
Nel cambiamento della MESSA NOVUS ORDO, Disacrata , non è la VERA MESSA CATTOLICA, NON C’È LA SALVEZZA !!
È necessario urgente che venga ristabilita la Chiesa Autentica di Cristo VIVA VERA in Pietro, con il legittimo Papa cattolico successore di Benedetto XVI. L’ULTIMO VERO PAPA CATTOLICO CHE HA SALVATO LA CHIESA DI CRISTO 🙏
Se questo non sarà fatto dall’uomo per volontà di Dio, ci penserà CRISTO NEL GIORNO DEL SUGNORE🙏 😇🔥♥️🤗👏
la storia si ripete, “…io sono di Paolo…io sono di Apollo…io sono di Cefa…” e non finirà a breve, certamente a tanti errori ci siamo abituati con qualche perplessità del momento
Piccolo episodio: ad una celebrazione speciale, il celebrante così si espresse = ….finalmente lo Spirito Santo è stato liberato=…. Chi fu ad imprigionarlo?
L’adorazione eucaristica?
La Santa Tradizionale?
O i cosiddetti modernisti?
Ma Dio è soggetto ad invecchiamento?
o non piuttosto il nostro “io” che vuol diventare Dio?
Bugnini, Paolo VI, Giovanni Paolo II… vivono il giudizio Divino, ma oggi nel nostro presente come possiamo custodire e testimoniare la nostra Amata Chiesa nella quale Gesù ci ha collocati quali pietre vive?
Beh! buona notte a tutti
Caro anonimo Virro, da come si esprime è probabile che lei sia una tra le tante vittime dell’inganno degli infiltrati massoni in Chiesa Viva che non si rendono conto di fare il gioco di Satana quando nominano il nome di Cristo-Dio invano, accusandoLo di aver mal governato la Sua Chiesa nella persona dei Suoi legittimi e infallibili Vicari da Lui stabiliti S. Paolo VI, S. Giovanni Paolo II.
Ma sopratutto Benedetto XVI che si rifiutano superbamente di riconoscere ultimo legittimo papa fino alla morte, preferendo riconoscere loro capo l’attuale vicario di satana Prevost. 🤬
Caro Virro mi risponda:
Ma per lei anche papa Pio XII si sarebbe dimostrato un ERETICO quando in Mystici Corporis Christi ha cosi ribadito :
“CRISTO, pur continuando a governare in modo arcano la Chiesa direttamente da sé, “VISIBILMENTE” però la dirige attraverso COLUI (Pietro) CHE RAPPRESENTA LA SUA PERSONA poiché, dopo la sua gloriosa ascensione in cielo, non la lasciò edificata soltanto in sé, ma anche in PIETRO, quale FONDAMENTO VISIBILE.
▪️CHE CRISTO E IL SUO VICARIO COSTITUISCONO UN SOLO CAPO, lo spiegò solennemente il Nostro Predecessore Bonifazio VIII.. d’immortale memoria con la sua Lettera Apostolica “Unam Sanctam”:
…”La Chiesa ha un solo corpo ed UNA SOLA TESTA, NON DUE, come se fosse un “MOSTRO,” cioè Cristo e Pietro, vicario di Cristo e il successore di Pietro;… a meno che non si pretenda, come i Manichei, che ci sono DUE PRINCIPI; il che noi affermiamo FALSO ed ERETICO”…
▪️Si trovano quindi in un pericoloso “ERRORE” coloro i quali ritengono di poter aderire a Cristo, Capo della Chiesa, pur non aderendo fedelmente al Suo Vicario in terra. (ultimo BXVI)
▪️Sottratto infatti questo visibile Capo e spezzati i visibili vincoli dell’unità, essi “OSCURANO” e deformano talmente il CORPO MISTICO del Redentore, da non potersi più né scorgere né raggiungere il porto della salute eterna. (Mystici Corporis Christi – Pio XII).
🔥 Ecco perché, per salvare la chiesa dalla grande IMPOSTURA MASSONICA in atto, è assolutamente necessario RICONOSCERE BXVI quale ultimo e legittimo papa stabilito da Cristo, ed eleggere il suo legittimo successore, attraverso il quale Gesù possa tornare a GOVERNARE VISIBILMENTE la Sua Chiesa e LIBERARLA dalle mani dei nemici, così come promesso da Gesù stesso a Renato Baron a S. Martino di Schio ⬇️
https://youtube.com/shorts/_M9f-O1dgBc?si=5tWTEnYi0blm0L6v
▪️Ma nel frattempo che aspettiamo che i cardinali pre 2013 si svegliano dal sonno…
I veri sacerdoti di Cristo devono “OBBEDIRE” alle indicazioni profetiche che Cristo, attraverso BXVI ha dato ancora nel lontano 1969 per ricostituire la Sua Chiesa attraverso un Piccolo Resto (che non è quello di don Minutella, né di mons. Viganò, né di don Pagliarani..).
Piccolo resto crocifisso e perseguitato, costretto ad abbandonare le “strutture” occupate dalla chiesa massonica lgbtq di Jmb e Prevost e celebrare nelle case dei fedeli:
«… Alla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto…Non sarà più in grado di abitare gli “EDIFICI”…
🌟 SARÀ UNA CHIESA PIÙ “SPIRITUALE”… povera e diventerà la Chiesa degli indigenti»…
http://www.korazym.org/65921/la-profezia-di-ratzinger-del-1969-sul-futuro-di-una-chiesa-della-fede-e-quel-piccolo-gregge-di-credenti
E se mi sbaglio CORREGGETEMI ‼️
GRAZIE.
Tutti vissero e vivranno il Giudizio, se si può usare alla buona questo verbo che riguarda la vita e non la morte, ma mettere insieme il card. Bugnini a due santi pontefici é di poco buon gusto; Virro caro, anche le sciocchezze passeranno al setaccio e i “mesh” del Signore sono elevatissimi.
Oddio!!!!
Aiuto!!!
Help!!!
Chiamate una ditta che sa costruire solide dighe!!!!!
Per arginare il buon don Pietro Paolo 🥵🥵🥵🥵🥵
😂😂😂
…porti pazienza!
👇
https://m.youtube.com/watch?v=1cEnqBYUc2Y&pp=ygUfbG8gcG9zc2lhbW8gdG9ydHVyYXJlIGNhcm9zZWxsbw%3D%3D
“Io ritengo che” “Ma non credo che” “Penso che sia stato” “mi sembra decisamente che”.
Una opinione si formula in base a fatti o a precisi motivi e, se ne si fa uno spunto giornalistico, bisogna anche dimostrarla. L’articolo peró non argomenta nulla.
Dal punto di vista liturgico la lunga e deleteria mano di Bugnini appare in ció che causó, cioé negli “abusi liturgici” e, anche oggi, per una persona che esamina i fatti e le dichiarazioni, appare inaccettabile e puerile (in una povertà personale morale evidente tanto che é verosimile che egli fu plagiato da qualche mente diabolica) ciò che disse per giustificarsi:
[ritenni che] “il modo migliore per prevenire gli abusi fosse di anticiparli piuttosto che reprimerli” “di dare ai vescovi e alle conferenze episcopali mezzi adeguati per promuovere la pastorale liturgica piuttosto che inviare loro decreti anacronistici che non sarebbero stati né applicati né eseguiti” (A.BUGNINI, The reform of the liturgy 1948-1975).
Se fu esautorato da ogni incarico e allontanato da un papa come Pro-nunzio in Iran i motivi sono certamente molto gravi. Era comunque un uomo dalle idee pericolose per la Tradizione Cattolica di un ecumenismo quasi bergogliano, ecco cosa disse:
“Dobbiamo togliere dalle nostre preghiere cattoliche e dalla liturgia cattolica ogni cosa che possa essere l’ombra di una pietra d’inciampo per i nostri fratelli separati, ossia i protestanti”; la riforma doveva farsi affinché “la preghiera della Chiesa non fosse motivo di malessere spirituale per nessuno. (Osservatore Romano – 19.03 1965).
Insomma per Bugnini era meglio avere degli abusi “ufficializzati” che mettersi a perseguire tutti quelli che potevano nascere. Un abuso legalizzato in fondo non era piú un abuso. Ma a questi abusi ufficiali e a quelli che invece nacquero, dovettero lo stesso mettere riparo i papi da P. VI in poi. Vedasi in particolare quanto affermato al p.52 di Ecclesia de Eucharistia (2003), con i correttivi imposti dalla Redemptionis Sacramentum (2004) di G.P.II, in cui confluí l’intervento di Ratzinger.
Ratzinger si rese conto che la riforma liturgica ormai in atto, in molti modi non era per molti versi quella voluta dal Concilio e che le interpretazioni erano differenti dell’intenzione di questo:
“Quanto all’uso del Messale del 1962, come forma extraordinaria della Liturgia della Messa, vorrei attirare l’attenzione sul fatto che questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso” “Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto” (Summorum Pontificum, 10).
Circa l’uso del latino Benedetto cercó di far intendere che le lingue dei popoli sono sempre in evoluzione e che la liturgia latina derivava da quella greca e che questa stessa aveva derivazioni ebraiche. In altre parole la lingua volgare era una realtá non escludibile dall’ambito liturgico ove, per comprendere e vivere la liturgia, la lingua “usata” va vista ben oltre l’aspetto glottologico e tradizionale e che solo la Messa e il Cristo sono il vero centro del nostro interesse. (vds.”Il nuovo popolo di Dio” P.3 cap.4, I. Queriniana).
Benedetto tuttavia affermò l’importanza della lingua latina come strettamente connessa col Vetus Ordo:
“chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia.”
In conclusione Bugnini nacque in anticipo: fu latore di idee che solo oggi sono applaudite dai ultimi due antipapi ma ora come allora sono coerenti con la Massoneria. Oppure fu uno sciocco che fu manipolato a sua insaputa?
Sono i fatti e le parole dette che fanno di una opinione una idea accettabile e verosimile, caro Mascarucci. “Io credo, io penso, mi sembra.” No, non si scrive cosí: si citano i fatti, dichiarazioni e documenti; ma l’ho fatto io che non sono giornalista vaticanista e lei? Il suoi lettori correlati e tipici senza onestá intellettuale sono i preti d.PP. che vivono solo di fumo come quello che accettano!
signora… dal dente decisamente avvelenato,,
la ringrazio per aver confermato, ancora una volta, una curiosa costante dei suoi interventi: parte parlando di Bugnini e conclude dando dell’«antipapa» a due Pontefici. È difficile credere che il suo interesse sia davvero la ricerca storica.
Lei accumula citazioni, ma il problema non è la quantità delle citazioni: è l’uso che se ne fa. Una citazione non diventa automaticamente una prova della tesi che si vuole dimostrare. È proprio questo il lavoro dello storico e del teologo: distinguere i fatti dalle interpretazioni.
Che Bugnini sia stato una figura controversa è noto. Che alcune sue scelte siano state successivamente corrette o riequilibrate dai Pontefici è altrettanto noto. Ma da questo non discende affatto la conclusione che fosse un massone, un manipolato dal demonio o il regista di un complotto contro la Chiesa. Sono ipotesi, non fatti dimostrati.
Lei cita Benedetto XVI, ma dimentica che lo stesso Benedetto XVI non ha mai dichiarato invalida o eterodossa la riforma liturgica, né ha mai sostenuto le tesi che lei le attribuisce. Al contrario, ha continuato a celebrare il Novus Ordo, riconoscendone la piena legittimità, pur auspicando una riforma della riforma e una maggiore continuità con la Tradizione.
Quanto agli abusi liturgici, siamo perfettamente d’accordo nel condannarli. Ma gli abusi non si correggono screditando il Concilio, né dichiarando «antipapi» i Successori di Pietro. Si correggono obbedendo alla Chiesa, come hanno insegnato san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Infine, una piccola osservazione metodologica. Lei rimprovera all’autore di aver espresso opinioni senza dimostrarle, ma conclude attribuendo ai suoi interlocutori una presunta mancanza di onestà intellettuale e affermando che «vivono di fumo», senza fornire alcun elemento a sostegno. Mi permetta di osservare che, così facendo, finisce per utilizzare proprio quel metodo che contesta: sostituire l’argomentazione con un giudizio apodittico sulla persona.
Dopo aver ringraziato la Signora di tutti i popoli per i suoi sempre “ottimi” interventi documentati in difesa della VERITÀ sul card. Annibale Bugnini membro della MASSONERIA ECCLESIASTICA …
permettetemi di rivolgere il mio fraterno ammonimento al dott. Mascarucci e a don P. P.:
” Purtroppo, non mi meraviglia affatto che due come voi, che si vantano di far parte della chiesa “massonica” lgbtq di Jmb – Prevost, vogliano far credere ai lettori di questo blog “cattolico” che Annibale Bugnini non fosse tra i tanti cardinali massoni che hanno lavorato per far passare certi abomini come la comunione in piedi e in mano … contro le disposizioni contrarie di Papa S. Paolo VI.
Di certo, il giornalista massone Mino Pecorelli non sarebbe stato ammazzato nel 1978, se non avesse pubblicato nella sua rivista “OP” (Osservatorio Politico) un elenco di vescovi massoni, in cui, anche il card. ANNIBALE BUGNINI RISULTAVA ISCRITTO ALLA MASSONERIA con tanto di data di iniziazione (23 aprile 1963) numero di matricola (1365/75) e il nome in codice (“BUAN”).
E, se nel gennaio 1976 papa Paolo VI rimosse improvvisamente Bugnini da tutti gli incarichi in Curia a Roma, nominandolo nunzio apostolico in Iran, fu a seguito di un indagine segreta alla Curia Romana da Lui disposta e affidata all’allora monsignore (poi cardinale) canadese Édouard Joseph Gagnon…
E questo a seguito di una serie di colpi di stato da parte delle maggioranza dei cardinali.
Come ad es. la comunione in piedi e sulla mano, che fu introdotta grazie appunto al card. Bugnini che, nel documento MEMORIALE DOMINI (non firmato dal Papa e pubblicato dopo circa due mesi) ebbe l’ardire di aggiugere disposizioni contrarie a quelle del Papa, che permisero alle Conf. Ep. Mondiali di presentare domanda in Vaticano per la comunione in mano e riceverne l’ok. 🤬
Disposizioni, ripeto, gravemente contrarie a quelle di Papa Paolo VI, che invece aveva ritenuto opportuno di non cambiare il modo tradizionale di amministrare la S. Comunione in ginocchio e sulla lingua ed esortava TUTTI i vescovi e i sacerdoti ad osservare tale disciplina in vigore‼️
Ora, riflettiamo:
Se questa “Istruzione” della Segreteria di Stato e della Sacra Congregazione per il Culto Divino, non era stata approvata da Papa Paolo VI e non era stata pubblicata nella gazzetta ufficiale della Santa Sede, se non dopo un mese e mezzo circa …
Come mai la maggioranza dei presidenti delle Conf. Episc. Mondiali ne era a conoscenza?
Tanto che, nello stesso giorno della firma di Bugnini, i pres. delle Conf. Mondiali del Belgio Olanda e Germania chiesero e ottennero subito, dall’allora presidente al culto divino card. James Robert Knox, il permesso per la Comunione in mano e in piedi? Permesso ottenuto nei giorni successivi anche da quasi tutti gli altri Presidenti Episcopali Mondiali?
Forse che questo non si può definire un vero e proprio colpo di stato, effettuato dalla massoneria ecclesiastica in totale disprezzo della Suprema e Divina Autorità del Papa e della Chiesa che Lui rappresenta?
E se qualcuno dubita che questo e altri COLPI DI STATO siano avvenuti durante il pontificato di Paolo VI, può verificare nel libro “La distribuzione della comunione sulla mano… ” di Don Federico Bortoli, con la prefazione del Card. Robert Sarah ⬇️
https://fedecultura.com/products/la-distribuzione-della-comunione-sulla-mano-federico-bortoli-9788868795481?srsltid=AfmBOoqg7M1rnZnTAIP9tO4YDl3pIm4Uz_1i6h-UmqDKjCNE8Mi4P9Ig
Che ci legga o no Gianfranco e qualche altro non importa.
Caro Mascarucci,
la sua riflessione mi pare equilibrata, soprattutto perché evita due estremi ugualmente pericolosi: da una parte la canonizzazione ingenua di Bugnini come grande riformatore intoccabile; dall’altra la sua demonizzazione come agente massonico infiltrato per distruggere la Chiesa.
Si possono certamente riconoscere errori, ingenuità, forzature, imprudenze e persino cedimenti a un clima postconciliare troppo euforico, nel quale il desiderio di rinnovare sembrò talvolta prevalere sulla prudenza della continuità. Bugnini può aver avuto un ruolo importante, anche discutibile, nella preparazione della riforma liturgica. Può aver proposto impostazioni che oggi appaiono fragili, ambigue o pastoralmente infelici. Ma altro è criticare il lavoro preparatorio della riforma; altro è trasformare tutto il Novus Ordo in un prodotto massonico, protestante o anticattolico.
Qui bisogna dire una cosa semplice, ma decisiva: qualunque cosa sia stato Bugnini, qualunque cosa abbia pensato, suggerito o preparato, il nuovo rito della Messa non è stato promulgato da Bugnini. È stato promulgato da un Papa. E nella Chiesa cattolica il Papa è il Papa.
La liturgia della Chiesa non dipende dall’autorità privata di un consultore, di un segretario, di una commissione o di un esperto. Tutto il lavoro preparatorio, anche quando è ampio e complesso, resta tale finché non passa attraverso il giudizio e l’autorità del Romano Pontefice, il solo che possiede la potestà suprema di approvare e promulgare le leggi liturgiche per la Chiesa universale.
C’è poi una considerazione che mi sembra difficilmente eludibile. Da anni si sostiene che Paolo VI avrebbe allontanato Bugnini perché gravemente sospettato di appartenenza alla massoneria. Se fosse davvero così, risulta francamente assurdo sostenere, nello stesso tempo, che quello stesso Papa abbia poi fatto proprie e promulgato le presunte idee anticattoliche elaborate da Bugnini, allontanato proprio in ragione di quei sospetti.
Le due tesi, infatti, si escludono a vicenda. Se Paolo VI ritenne Bugnini tanto sospetto da rimuoverlo, è illogico pensare che abbia contemporaneamente avallato un progetto volto a protestantizzare la Messa o a svuotarla della sua identità cattolica. Vorrebbe dire attribuire al Papa una consapevole complicità nella distruzione della liturgia della Chiesa, cosa che un cattolico non può sostenere senza mettere in discussione lo stesso ministero petrino.
Il Papa non è un notaio che firma automaticamente il lavoro dei suoi collaboratori. Egli valuta, discerne, approva e promulga con la propria autorità. Il Messale di Paolo VI è stato promulgato da Paolo VI, non da Bugnini. E questo non è un dettaglio marginale: è il punto decisivo della questione.
Per questo si possono discutere molte scelte della riforma liturgica, evidenziarne limiti, omissioni, sbilanciamenti pastorali o persino auspicarne una revisione alla luce dell’esperienza maturata in questi decenni. Si possono denunciare gli innumerevoli abusi che hanno deturpato la celebrazione della Messa e che nulla hanno a che vedere con quanto prescritto dai libri liturgici. Ma non si può concludere che il Novus Ordo sia, in sé, una Messa massonica o protestante.
Una simile affermazione finisce inevitabilmente per insinuare che la Chiesa universale sia stata ufficialmente consegnata a un rito nocivo per la fede e che Cristo abbia abbandonato la sua Chiesa proprio nel momento in cui il Successore di Pietro esercitava una delle sue prerogative più alte: promulgare la liturgia della Chiesa universale.
Questo, a mio avviso, è il vero punto. Si può criticare Bugnini. Si può discutere la riforma. Si possono perfino preferire i libri liturgici precedenti. Ma non si può demolire l’autorità del Papa senza compromettere la stessa ecclesiologia cattolica. Se il Romano Pontefice non fosse assistito dallo Spirito Santo almeno nel preservare la Chiesa dal promulgare un rito universalmente nocivo per la fede, allora non avremmo più alcuna certezza circa la promessa di Cristo: «Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18).
Ed è proprio qui che, a mio giudizio, molte ricostruzioni tradizionaliste finiscono per inciampare: nel tentativo di condannare Bugnini, finiscono, forse senza rendersene conto, per mettere sotto processo il Papa e, in ultima analisi, la stessa indefettibilità della Chiesa.
Sulla rivoluzione premeditata di Bugnini, da leggere e MEDITARE attentamente. Riga per riga!
https://www.aldomariavalli.it/2026/07/04/un-attacco-frontale-e-definitivo-alla-tradizione-ecco-perche-e-tempo-di-schierarsi/
Gianfranco, Legga o non legga, le rispondo lo stesso:
Don Pompei parla continuamente di “Tradizione”, ma bisognerebbe anzitutto chiarire di quale Tradizione stia parlando.
Perché la Tradizione cattolica non è la fotografia della Chiesa nel 1962. È la vita stessa della Chiesa guidata dallo Spirito Santo lungo i secoli. Se così non fosse, allora ogni riforma liturgica, disciplinare o pastorale precedente dovrebbe essere considerata un tradimento della Tradizione.
La Messa cosiddetta “di sempre” non è caduta dal cielo già pronta. È il frutto di uno sviluppo organico durato molti secoli. Anche il Messale di san Pio V fu una riforma, che raccolse, semplificò e uniformò riti precedenti. San Pio X riformò il Breviario. Pio XII riformò profondamente la Settimana Santa. Giovanni XXIII modificò il Canone Romano inserendo san Giuseppe e promulgò una nuova edizione del Messale nel 1962. Nessuno gridò allora alla nascita di una “nuova Chiesa”.
L’elenco cronologico delle riforme riportato nell’articolo non dimostra una rottura. Dimostra semplicemente che la Chiesa continua a vivere. Se bastasse dire “nuovo” per dimostrare il tradimento della fede, allora anche il Messale di san Pio V sarebbe stato una rivoluzione rispetto ai secoli precedenti.
L’errore fondamentale è un altro: sostituire il Magistero vivente con un momento storico del Magistero. È esattamente ciò che il cattolicesimo non ha mai insegnato. La Tradizione non è un museo da conservare sotto vetro; è il deposito della fede trasmesso dagli Apostoli e custodito dal Magistero vivente. Senza questo Magistero non esiste alcun criterio oggettivo per distinguere la vera Tradizione dalle proprie preferenze.
L’autore arriva poi a un’affermazione gravissima: «o con la Chiesa di oggi o con la Chiesa di sempre». Ma questa alternativa è semplicemente impossibile per un cattolico. Esiste una sola Chiesa, quella fondata da Cristo, che attraversa i secoli. Se davvero la Chiesa di oggi fosse un’altra Chiesa, allora le promesse di Cristo sarebbero fallite: «Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18) e «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
È vero che negli ultimi anni alcune affermazioni, alcuni documenti o alcune scelte pastorali di Papa Francesco hanno suscitato interrogativi, perplessità e persino critiche da parte di vescovi, cardinali e interi episcopati. Basti pensare alle discussioni nate attorno ad Amoris laetitia o a Fiducia supplicans. Tuttavia, proprio questi esempi dimostrano il contrario di quanto sostiene l’autore. Molti pastori hanno chiesto chiarimenti, alcuni hanno applicato quei documenti con prudenza, altri hanno persino deciso di non recepirne immediatamente alcune indicazioni pastorali nei rispettivi Paesi. Eppure nessuno di loro ha pensato di rompere la comunione con il Romano Pontefice, di consacrare vescovi senza mandato pontificio o di proclamare l’esistenza di una “nuova Chiesa”. Hanno continuato a vivere quella tensione ecclesiale che nella storia è sempre esistita, distinguendo ciò che appartiene al deposito della fede da ciò che è oggetto di discernimento pastorale.
La storia della Chiesa insegna che anche in passato vi sono stati papi con decisioni discutibili, governi poco felici o atti prudenziali contestati. Ma i santi non hanno mai concluso che, per questo, la Chiesa fosse venuta meno o che fosse lecito sostituirsi alla sua autorità. Hanno sofferto, hanno pregato, talvolta hanno espresso con rispetto le proprie riserve, ma sono rimasti nella comunione ecclesiale, confidando che lo Spirito Santo non abbandona la Chiesa.
Del resto, è bene ricordarlo con chiarezza: la dottrina della fede e della morale, nei suoi principi fondamentali, non è cambiata. La Chiesa continua a professare il medesimo Credo, gli stessi sacramenti, gli stessi comandamenti, la stessa struttura gerarchica, la stessa centralità dell’Eucaristia, la stessa unicità salvifica di Cristo. Si possono discutere formulazioni, scelte pastorali, opportunità disciplinari e perfino criticare rispettosamente alcuni atti prudenziali; ma è ben altra cosa sostenere che esistano ormai due Chiese o due fedi diverse.
Ancora più sorprendente è che si definisca “obbedienza cieca” il religioso ossequio dovuto al Magistero. Nessun cattolico sostiene un’obbedienza irrazionale. Ma altra cosa è trasformare ogni difficoltà interpretativa in una licenza permanente di disobbedire. La Chiesa ha sempre distinto tra il rispetto dovuto ai diversi gradi del Magistero e l’infallibilità. Non ha mai insegnato che ciascun sacerdote possa erigersi a giudice ultimo del Papa e del Collegio dei Vescovi.
Anche il continuo elenco di episodi attribuiti ai Pontefici recenti mescola atti di governo, gesti pastorali, opinioni personali e insegnamenti magisteriali, creando volutamente confusione. Un’intervista, un gesto simbolico o una scelta prudenziale non hanno tutti lo stesso valore teologico. Proprio questa distinzione appartiene alla migliore teologia cattolica.
Infine, colpisce una contraddizione. Si accusa Roma di voler imporre un “superdogma”, ma nello stesso tempo si pretende che il Messale del 1962, la disciplina precedente al Concilio e una determinata interpretazione della Tradizione diventino essi stessi un superdogma, al quale subordinare persino il Papa e il Magistero vivente.
La vera domanda, allora, non è: «Da che parte stare?». La domanda è un’altra: chi custodisce autenticamente la Tradizione? Colui che rimane nella comunione gerarchica voluta da Cristo oppure chi decide autonomamente quando il Papa debba essere obbedito e quando invece possa essere ignorato?
La Tradizione non consiste nel fermare la storia della Chiesa a una determinata data, ma nel rimanere dentro quella Chiesa che Cristo continua a guidare con il suo Spirito, anche attraverso pastori imperfetti. Altrimenti non si difende la Tradizione: si finisce, magari in buona fede, per sostituirla con una propria ricostruzione ideale della Chiesa.
Caro Gianfranco, esiste una via autenticamente cattolica tra due estremi, cioè tra l’apologia acritica di ogni scelta pastorale del Papa e la rottura della comunione ecclesiale. È la via che hanno percorso molti santi, teologi, vescovi e persino interi episcopati quando hanno ritenuto necessario chiedere chiarimenti o manifestare rispettosamente delle riserve, senza per questo mettere in discussione l’unità della Chiesa o l’assistenza dello Spirito Santo.
Dopo cinque minuti trascorsi in stato di shock in seguito alla lettura dell’articolo, l’unica cosa che posso dire è che mi è parso una sorta di psicosintesi post-hegeliana: un modo per chiudere la questione.