Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Benedetta De Vito, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione questi ricordi e la memoria di una piccola suora grande di animo e generosità. Buona lettura e meditazione.
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Nel giorno in cui, come ha scritto Marco, usciva in libreria Dormi Cecilia, me ne stavo a sonnecchiare in veranda, dopo una mattina trascorsa tra erbe ed erbacce (in sardo la più cattiva si chiama su tettu e il perché si capisce senza bisogno di traduzione…) e, tra uno sfarfallar di palpebre, lo sguardo si è posato sulla casa vicina, dove, tanti anni fa, viveva la sua vacanza la mia amica Bea. E d’un tratto, mi sono rivista ventenne, con la Bea già mamma e, tra noi, la sua prima figlia: Eugenia. Era (ed è ancora oggi) una delizia, una sette bellezze, e, per noi allora ancora un poco bambine Eugenia era, come una bambola della nostra infanzia. Scendevamo così in spiaggia con i giocattoli di Eugenia da sparpagliar sulla riva e, in ginocchio, riempivamo secchielli, costruivamo castelli e facevamo ridere con gli angeli Geniotti. Respiro, sospiro e poi…
Poi, il dovere mi ha chiamato. Mi alzo. Ecco, mettere a tavola il pane e il companatico quotidiano, lavare i piatti, rassettare, spazzare le briciole. E tutto nel Signore, col pensiero ai tempi bui che Lui ci ha chiamato a vivere, in gioia d’anima, per le grazie che dona ogni giorno. Anche solo per lo spettacolo del sole che sorge a oriente, proveniente dal Suo Mistero. Ora, libera, vado a leggiucchiare qui e lì i siti famigliari e, tra gli altri, c’è la rubrica dei Santi e dei beati che m’arriva, in newsletter, come pane quotidiano e non me ne perdo una. Leggo che il Santo di cui festeggiamo la nascita in cielo al due di luglio è San Bernardino Realino, ma, scorrendo la pagina, m’avvedo che si celebra anche una piccola suora, una beata, che si chiama Eugenia Joubert. Oh quel nome, Geniotti lei pure!
Incuriosita per aver incontrato nel giorno di Cecilia, trasportata dalla memoria nel lucente passato, un’altra dormiente nelle mani del Signore, vado a leggere la sua storia che comincia in una famiglia numerosa e sfortunata nella regione del Puy in Francia. Giovanissima, era catechista e così diceva ai bambini: “Il Buon Dio non vieta di ridere e di divertirsi, purché lo si ami di tutto cuore e si conservi la propria anima tutta bianca, cioè senza peccati… Il segreto per rimanere figli del Buon Dio è quello di rimanere figli della Santissima Vergine. Bisogna amare molto la Santissima Vergine e chiederle tutti i giorni di morire, piuttosto che commettere un solo peccato mortale”. A chi le domandava se avrebbe preso i voti rispondeva, semplice, pura, d’acqua di fonte: “Non ho deliberato ancora nulla: cerco dove Gesù vuole che io fissi la mia tenda”. La fissò, in seguito, tra le suore della Santa famiglia del Sacro Cuore.
Tenne un diario spirituale intitolato meravigliosamente “Maria e io” (vorrei leggerlo!). Un giorno annotò questa frase: “Ormai il mio cuore, simile ad una palla di cera, semplice come il fanciullo, si lascia rivestire di ubbidienza, di desiderio assoluto della divina volontà, senza opporre altra resistenza se non quella di voler dare sempre di più». Oh, penso, è questo il senso del titolo del mio libro. Cecilia dorme nelle dolci mani di Dio. Per questo ho sempre risposto picche a chi mi invitava a mettere una virgola dopo Dormi. No, e poi no, ho risposto anche all’editor perché Cecilia vive nel respiro del Mistero di Dio. Il suo sonno è vivere nella Volontà divina dell’Onnipotente.
Torno alla dolce suor Eugenia. Ebbe molti incarichi, anche umili, in convento e nelle parrocchie del circondario e non le mancarono le tribolazioni spirituali, quella certa aridità che viene e va e che è una prova, lei pure. Poi s’ammalò di tubercolosi. Prima di morire, in un pellegrinaggio speciale, visitò la Santa Casa di Loreto (dove vorrei tanto andar anche io e ci andrò un giorno!) e poi Roma. Morì. Ecco la piccola storia di un’anima pia, che dorme nelle mani del Signore. Oh Eugenia. E mentre sto per mettere il punto e a capo mi rammento che Marco ha una figlia di nome Eugenia e che di certo sarà felice di conoscere la storia di questa piccola-grande beata francese che porta il nome della sua piccina…
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1 commento su “Cecilia ed Eugenia, la Santità Gigantesca dell’Umiltà. Benedetta De Vito.”
Venga, venga a Loreto, cara Benedetta, vedrà che commozione visitar la cara Madonnina, tutt’uno col Suo Bambinello, pronta ad accogliere tutti nella sua casetta poggiata senza fondamenta in quel luogo benedetto da Dio. E mentre arriva, cerchi di immaginare i famosi pini marittimi eternamente chini e genuflessi al passaggio della Madre di Dio.
Infine, dilungandomi un po’ al pensiero che le possa far piacere, le trascrivo questa preghiera riportata in un’antica immaginetta trovata fra le pagine di un prezioso messalino di mia madre che custodisco come una reliquia:
-Vergine Lauretana Patrona del nostro Piceno, vieni e rimani in questa nostra casa. Sii Tu la Regina della nostra famiglia. Con affetto di figli ci consacriamo al Tuo Cuore Immacolato e ci impegniamo a vivere sempre da veri cristiani nella fedele osservanza della legge di Dio e della Chiesa. In particolare promettiamo di onorarti con la frequenza dei santi sacramenti, con la recita quotidiana del santo Rosario e una vera crociata contro la bestemmia. Rimani con noi sempre o Madre nostra, sii sempre con noi nelle gioie e nelle pene, soprattutto allontana da noi il peccato ed accresci in ognuno la fede, la speranza e la carità. Suscita fra i nostri cari sante vocazioni sacerdotali religiose e missionarie e che i membri della nostra famiglia siano sempre tuoi in vita e in morte e un giorno si ritrovino tutti uniti con Te in paradiso.
Così sia.-