Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione l’omelia pronunciata dall’arcivescovo Caro Maria Viganò in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo. Buona lettura e condivisione.
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DILIGIS ME?
nella festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo
Si diligis me, pasce oves meas.
Non enim pascit oves qui non diligit Christum.
Mercenarius est qui non diligit, sed suum quærit,
non quæ Jesu Christi.
Se mi ami, pasci le mie pecore.
Infatti non pasce le pecore chi non ama Cristo.
È un mercenario chi non ama, ma cerca il proprio interesse,
non quello di Gesù Cristo.
Sant’Agostino
Con la solennità odierna dei Santi Apostoli Pietro e Paolo la Santa Chiesa ci pone dinanzi al mistero tremendo del mandato affidato da Nostro Signore al Principe degli Apostoli. A riparazione del triplice rinnegamento nel Pretorio, Egli chiede a Simon Pietro una triplice professione di amore, dopo essere apparso ai discepoli sul lago di Tiberiade. Mi ami tu? Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore (Gv 21, 15-19). È su queste parole del Maestro — insieme a quelle pronunciate a Cesarea di Filippo, Tu sei Pietro (Mt 16, 17-18) — che si fonda il Papato cattolico.
Il Signore edifica la Sua Chiesa su Pietro, ordinandogli di pascere il Suo gregge, di amare il Suo Corpo Mistico e il suo Capo Divino dello stesso amore soprannaturale — la Carità — che è senza condizioni e che giunge a dare la vita per gli amici (Gv 15, 13). Un mandatum intrinsecamente eroico, che fa di Pietro e dei suoi Successori i legittimi Vicari di Cristo in terra; e che per le implicazioni che comporta nel governo della Chiesa e nella salvezza delle anime richiede, come imprescindibile condizione, l’unione coerente della Verità e della Carità. Tanto è il potere dato da Dio a un uomo, tanta la potestà regale e sacerdotale che Cristo riversa nel Papato. E quanto più il Sommo Pontefice si distingue per la propria individualità — il papa buono, il papa del sorriso, il papa globe-trotter, il papa teologo, il papa delle periferie — tanto meno echeggia la voce del Maestro nelle sue parole.
Oggi l’ordine che il divino Legislatore ha voluto dare al Papato Romano e alla Sua Chiesa è sovvertito proprio da chi siede ai vertici dell’istituzione. Il tradimento non è dissimulato, ma ostentato senza ritegno, nella folle convinzione di avere ormai raggiunto lo scopo, di essere a poca distanza dallo sciagurato traguardo della dissoluzione della Chiesa Cattolica, per sostituirla con un’entità di matrice massonica asservita all’Anticristo. Ubi sedes beatissimi Petri, et Cathedra veritatis ad lumen gentium constituta est — scriveva papa Leone XIII nel suo Esorcismo — ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suæ; ut, percusso pastore, et gregem disperdere valeant. Dove il Signore ha posto la sede del beatissimo Pietro e la Cattedra della verità per illuminare i popoli, lì i Suoi nemici hanno posto il trono dell’abominazione e della loro empietà, perché dopo aver colpito il Pastore, possano disperdere il Gregge.
Le parole profetiche della visione di Leone XIII possono aver lasciato forse sgomenti e increduli i contemporanei di quel Papa, e così è stato fino a Pio XII. Ma cent’anni dopo, esse si rivelano tanto inquietanti quanto precise, e completano il monito della Vergine Santissima a La Salette: Roma perderà la fede e diverrà la sede dell’Anticristo. E cos’è questa, se non l’abominazione della desolazione di cui parlano il Profeta Daniele (Dan 9, 27; 11, 31; 12, 11) e lo stesso Vangelo (Mt 24, 15 e Mc 13, 14)? Cos’è, se non la desolazione della Città santa (Ap 11,2) e la Grande Meretrice (Ap 17, 1-18), seduta sui sette colli, ubriaca del sangue dei Santi, che simboleggia ogni forma di apostasia e di falsa religione che si allea con il potere politico contro la Chiesa?
Chi se non la sede dell’Anticristo e il trono dell’abominazione fulminerebbe la scomunica a quei Vescovi che non intendono avvallare il tradimento di Roma e che denunciano la rivoluzione conciliare da oltre sessant’anni? Potremmo mai concepire, come Cattolici, che sia un Papa, un Vicario di Cristo, a comminare sanzioni canoniche a chi impugna le eresie del Vaticano II? E che l’intero Episcopato avvalli e incoraggi deviazioni dottrinali e morali, anziché contrastarle energicamente?
Una stolida miopia induce molti conservatori a rifugiarsi nella casistica di manuali scritti e pensati in tempi di normalità, cercandovi la soluzione ad una crisi unica, biblica, apocalittica, escatologica; e ad escludere categoricamente che un eretico non decada dal Papato, e che gli ci si possa appena resistere, riconoscendogli autorità e potestà. Essi non comprendono che la promessa del divino Redentore a San Pietro — Portæ inferi non prævalebunt — presuppone comunque un conflitto tremendo in cui la Sinagoga di Satana sembrerà prevalere, e la Chiesa Cattolica verrà data per morta. Presuppone un’apostasia generale che riguarda non solo gli agnelli — ossia i neofiti e i Cattolici fragili e insicuri — ma l’intero gregge, con i suoi pastori sostituiti dolosamente da mercenari e lupi feroci. Ed è tremendamente vero: le potenze dell’inferno certamente non prevarranno contro la Chiesa di Cristo, ma dimostrano di aver già conquistato un’altra chiesa – anzi un’altra religione – che si vuole fondata non su Pietro, ma su una reinterpretazione ecumenica e sinodale del Papato alla luce del documento bergogliano “Il Vescovo di Roma. Primato e Sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint”.
Quando Simone fece la propria professione di fede – Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16) – il Signore gli rispose subito dopo: Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli (ibid., 17). La Verità appartiene a Dio, e solo chi pensa e agisce secondo Dio parla con le parole di Verità. Per questo Pietro è beato. Ma è anche homo peccator per sua stessa ammissione (Lc 5, 8), meritevole di essere trattato dal Signore come il tentatore nel deserto: Via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! (Mt 16, 23). E il primo modo di pensare secondo gli uomini è rifiutare la Croce: Signore, non ti accada mai una cosa del genere! (Ibid., 25).
Ma non è appunto “pensare secondo gli uomini” e contraddire la Croce e il Sacrificio redentore di Nostro Signore, affermare che tutte le religioni sono sentieri che conducono a Dio? Non è “pensare secondo gli uomini” affermare con Amoris Lætitia che la morale si deve adattare alle voglie degli uomini, e che con Fiducia Supplicans la Chiesa deve ratificare i vizi più turpi, anziché additare alle anime la via stretta che conduce al Cielo? Non è vanificare la Passione di Nostro Signore sostenere una fratellanza universale che prescinde dalla paternità divina in Cristo?
La Chiesa è santa e indefettibile, certamente. Santa e indefettibile è la Cattedra del Beatissimo Pietro. Ma l’indefettibilità di chi è investito del Supremo Pontificato non è una sorta di “pilota automatico” che costringe il Pontefice a fare e dire ciò che vuole Nostro Signore. Il libero arbitrio gli consente di rispondere ed assecondare l’azione della Grazia di stato, ma anche di sottrarsi ad essa, rifiutandosi di compiere la volontà di Dio e usurpando la Sua sacra autorità per lo scopo opposto a quello stabilito da Gesù Cristo. Ciò rende odiosa l’autorità dei Vescovi che pretendono dai fedeli un’obbedienza che è buona e legittima solo se chi la esercita è a sua volta sottomesso ed obbediente al Capo del Corpo Mistico, Nostro Signore Gesù Cristo.
Fare dell’obbedienza un idolo — trasformare cioè in fine un mezzo ordinato — rappresenta un abuso intollerabile da parte di chi pretende dai sudditi un assenso acritico e servile, proprio nel momento in cui si sottrae alla suprema autorità di Dio e si arroga il diritto di decidere cosa del Depositum fidei meriti di essere conservato e cosa possa essere modificato. La sinodalità — così come formulata da Prevost nei suoi molteplici interventi — crea la base dottrinale alla rivoluzione permanente che porterà il Vaticano II alle sue estreme conseguenze, ovvero alla dissoluzione dell’edificio cattolico per come lo conosciamo — l’ennesima battaglia vinta dalle porte degli Inferi, in una guerra in cui alla fine esse non prevarranno, in cui alla fine il Cuore Immacolato trionferà, in cui alla fine l’Anticristo sarà ucciso da San Michele Arcangelo, in cui alla fine Nostro Signore precipiterà Satana nell’abisso. Alla fine. E nel frattempo, mentre i codardi consegnano le armi e si arrendono al nemico, altri conseguono la vittoria finale sotto le insegne di Cristo Re.
Chi non deplorerebbe un generale che, avendo le armi e le truppe per sconfiggere l’avversario, deliberatamente ne impedisse l’uso, abbandonasse a se stessi i soldati e lasciasse saccheggiare e devastare la fortezza dopo averne spalancato le porte altrimenti inviolabili? Come lo si potrebbe considerare legittimo rappresentante di un sovrano, che ha tradito in tutto e al quale nega i titoli regali per compiacere i suoi nemici?
Riconoscere legittimità a chi usurpa il Papato per demolirlo e distruggere con esso la Chiesa, trasforma il Pontificato in un monstrum autoreferenziale, lo trasforma nel trono dell’abominazione e di ogni empietà – secondo le parole di Leone XIII. E contraddice la Sacra Scrittura, dal momento che Nostro Signore stesso, per riammettere Pietro nel ruolo che con il rinnegamento aveva perduto, gli ha chiesto una triplice professione di Fede e di Carità. Se l’apostasia dei lapsi in tempi di persecuzione poteva comportare la loro esclusione dal corpo ecclesiale e una severa penitenza a vita, quale penitenza dovrebbe essere imposta a Papi e Vescovi che e tradiscono il Mandato ricevuto e apostatano dalla Fede Cattolica?
La Fraternità San Pio X fa benissimo ad appellarsi allo stato di necessità per conferire le Consacrazioni episcopali senza il mandato papale. E se oggi il loro venerato Fondatore fosse ancora tra noi, di sicuro egli considererebbe queste Consacrazioni come indispensabili non solo alla sopravvivenza della Fraternità, ma anche e soprattutto alla difesa – per tutta la Chiesa – del Depositum Fidei, del Sacerdozio e della Messa Cattolica, garantendo una Successione Apostolica non inficiata da riti dubbi e da dottrine ereticali. Sarebbe infatti ben poco cattolico avere maggior sollecitudine per il proprio Istituto che non per l’intero corpo ecclesiale; e lo stato di necessità invocato per il bene delle anime perderebbe legittimità, se dovesse riguardare solo la salus Fraternitatis.
Se già all’epoca di Giovanni Paolo II l’Arcivescovo Lefebvre denunciava le deviazioni conciliari, oggi egli non potrebbe non denunciare con maggior forza l’apostasia sinodale. Cedere alle minacce o alle lusinghe di Roma si è già dimostrata una scelta rovinosa e perdente: lo sanno bene i transfughi della Fraternità San Pietro, per i quali le promesse fatte prima che abbandonassero Ecône sono state in gran parte disattese.
Dopo Traditionis Custodes — tuttora in pieno vigore — sarebbe ancor più sconsiderato dar seguito all’invito che il cardinale Müller ha lanciato al Concistoro di questi giorni: replicare il meccanismo ricattatorio del Motu Proprio Ecclesia Dei che concede libertà liturgica in cambio dell’addomesticamento dottrinale e morale al Vaticano II e alla sua versione sinodale.
Ancora una volta la quinta colonna del neomodernismo rappresentata dal conservatorismo ratzingeriano di alcuni ben noti Porporati impone l’accettazione del Concilio e della Messa montiniana come condicio sine qua non della comunione ecclesiastica, facendo eco a Leone che proprio pochi giorni fa ha riconosciuto come la minacciata scomunica alla Fraternità San Pio X non sia motivata da una questione canonica, quanto da una ragione dottrinale non negoziabile: l’accettazione del Vaticano II e della via sinodale. Tutto questo ti darò, se prostrato accetterai il Vaticano II e il Novus Ordo.
Sant’Agostino così commenta le parole del Vangelo: Si diligis me, pasce oves meas. Non dixit: Pasce tuas, sed meas. Pasce ergo meas, si me diligis: non sicut tuas, sed sicut meas. Quære in eis gloriam meam, non tuam; dominium meum non tuum; lucra mea, non tua. Se mi ami, pasci le mie pecore. Non ha detto: Pasci le tue, ma le mie. Pasci dunque le mie, se mi ami: non come se le considerassi tue, ma come mie. Cerca in esse la mia gloria, non la tua, la mia signoria, non il tuo dominio; le anime che ho riscattato, non il tuo vantaggio personale.
Preghiamo, fratelli carissimi, per la Santa Chiesa. Preghiamo e prepariamoci a combattere per lei, affrontando i nemici che vi si sono infiltrati e che oggi ne tengono il timone dirigendo la Barca di Pietro verso gli scogli. Sosteniamo pubblicamente quanti conducono questa battaglia con coraggio, spesso venendone perseguitati e ostracizzati. Non smettiamo di proclamare il Vangelo nella sua interezza, perché il silenzio di tanti, troppi pavidi finisce con l’essere complicità e non suona molto diverso dal rinnegamento di Pietro: Non lo conosco. Ci accompagnino in questo tempo di prova e di disvelamento i Principi degli Apostoli, in onore dei quali offriamo alla Maestà divina la Vittima immacolata. Sancti Apostoli Petrus et Paulus, de quorum potestate et auctoritate confidimus, ipsi intercedant pro nobis ad Dominum. Amen.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 29 Giugno MMXXVI
Ss.rum Petri et Pauli Apostolorum
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16 commenti su “La Terribile Visione Profetica di Leone XIII si Compie nella Chiesa di Oggi. Mons. Carlo Maria Viganò.”
Carissimo mons. Viganò mio vicino di casa, sarei tutti i giorni nella bella chiesetta dell’ antico conventino cappuccino dove don Riccardo la accoglie, ma non possum, e mi contento di andare nel nuovo convento cappuccino giù in città, dove frammezzo a una liturgia perlomeno dignitosa e composta c’è la Consacrazione del Corpo e Sangue di Cristo che invoco per la Sua Chiesa. Oggi si celebra il Santissimo Sangue, obliterato dal nuovo calendario, ma che non cessa di scorrere per tutti noi. Dio ci benedica.
Viganò afferma:
“E quanto più il Sommo Pontefice si distingue per la propria individualità — il papa buono, il papa del sorriso, il papa globe-trotter, il papa teologo, il papa delle periferie — tanto meno echeggia la voce del Maestro nelle sue parole.”
Con queste insinuazioni velenose mons. Viganò (‘l’Arcivescovo traditore’, a pieno titolo…) getta discredito su 4 legittimi Papi — rispettivamente Giovanni XXIII (‘il Papa Buono’), Giovanni Paolo I (‘il Papa del Sorriso’: probabile vittima della massoneria ecclesiastica… ma con la quale sarebbe stato colluso (!!!), secondo le infondate e assurde fantasie di Viganò), Giovanni Paolo II (colui che elevò mons. Viganò all’Arcivescovato è oggi etichettato spregiativamente come ‘globe-trotter’, o ‘il Papa Giramondo’), Benedetto XVI (‘il Papa Teologo’) — assieme a un antipapa (‘il Papa delle Periferie’, ossia l’usurpatore Jorge Mario Bergoglio).
L’ho già scritto più volte ma lo ribadisco: questa perversa mescolanza di Papi e antipapi è funzionale a un eversivo progetto politico: fare di un’erba un fascio al fine di gettare il bambino (la Chiesa edificata sui legittimi Romani Pontefici e il loro Magistero autentico, bollata come ‘conciliare’) con l’acqua sporca (la ‘chiesa sinodale’ usurpata da ‘diversamente legittimi’ e il loro incerto magistero).
La situazione attuale è quella di un’usurpazione del Papato in corso, ma con la peculiarità che il Romano Pontefice legittimo — piuttosto che gettare alle ortiche il futuro della Chiesa palesandosi come tale prima del tempo opportuno — è costretto a riconoscere come legittimo l’usurpatore scelto (illegalmente) dal Collegio Cardinalizio al fine di tenere unita la Chiesa anche in questo tempo travagliato, optando per il male minore (o piuttosto ‘per il massimo bene’) in vista del necessario (ma ancora prematuro) emergere della verità:
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
Le profezie citate da mons. Viganò (l’estratto dall’Esorcismo di Papa Leone XIII, il monito della Vergine Santissima a La Salette, la citazione del Profeta Daniele, i vari riferimenti ai Vangeli e all’Apocalisse), che vorrebbero attribuire al tempo presente l’abominio della desolazione e la grande apostasia, sono temporalmente INCOERENTI con l’attuale situazione — della Chiesa e del mondo:
https://sfero.me/article/apocalisse-punto-siamo-cosa-sta-accadere-1749645515994
Se è vero che alcuni ‘echi’ di tali profezie sono percepibili (per una sorta di ‘incubazione’) anche nel mondo di oggi, questo voler ‘bruciare le tappe’ e attribuire forzatamente alla Chiesa di oggi (pur sofferente e usurpata) simili derive, è una narrazione fuori dalla realtà: è anzi una grande offesa alla verità e un’enorme ingiustizia ai danni della Chiesa — tanto più che anche al verificarsi delle suddette profezie (ossia quando l’apostasia diverrà la corrente maggioritaria nel mondo, fino a far proprie tutte le istituzioni religiose visibili), il successore di Pietro legittimo resterà comunque il punto di riferimento (sia pur minoritario ed esiliato) per tutti i cristiani fedeli.
La via della ribellione promossa da Viganò è dunque universalmente sbagliata: abbandonare la Chiesa negando o ostacolando il fisiologico procedere della Rivelazione (secondo il discernimento e la saggezza dell’Autorità Petrina) è e sarà sempre una falsa via: anche nell’ora più buia (che in verità non è ancora giunta).
Che cosa desidera il Romano Pontefice legittimo per la Chiesa di OGGI?
Tenerla unita, anche a costo di grandi sacrifici personali, anche a costo di dover, temporaneamente, tacere tante verità e sopportare tanti errori dottrinali e pastorali, pur facendo del proprio meglio, da dietro le quinte, per correggerli o contenerli.
Chi approfitta di questo travaglio della Chiesa per cercare di allontanare e disperdere il gregge agisce contro la volontà del Sommo Pastore (v. Giovanni 10), perché contrasta la volontà di quel legittimo Vicario che il Sommo Pastore ha posto a capo della Sua Santa Chiesa.
Viganò rifiuta la guida dei Vicari legittimi, istigando alla ribellione contro il Concilio Vaticano II: guardatevi quindi da questo lupo in veste d’agnello!
Guardatevi dal lupo in veste d’agnello che, nella Chiesa crocifissa, non riconosce più la Sposa di Cristo, ma una ‘chiesa altra’!
Un mercenario ‘Cristo Re’ lo riconosce e lo serve volentieri — per mero opportunismo… — ma Cristo crocifisso (di fatto) lo disconosce, lo abbandona e lo disprezza: come (di fatto) tratta la Sposa, così (di fatto) tratterà pure lo Sposo! Anche se a parole, da un lato, Lo osanna per suscitare l’approvazione dei cristiani e ottenere da loro credito e fiducia, nei fatti Lo tradisce con altre parole false e velenose per rapirsi il gregge.
Guardatevi da chi relativizza, a suo uso e consumo, il valore dell’obbedienza al Romano Pontefice legittimo, il faro che Cristo ha posto al vertice della Sua Santa Chiesa. È anche questo un modo per negare la parola di Dio, proprio come facevano molti farisei ipocriti (v. ad esempio Marco 7, 1-13).
Viganò afferma:
“Riconoscere legittimità a chi usurpa il Papato per demolirlo e distruggere con esso la Chiesa, trasforma il Pontificato in un monstrum autoreferenziale, lo trasforma nel trono dell’abominazione e di ogni empietà – secondo le parole di Leone XIII.”
Ma Viganò per primo rifiuta di fare la fondamentale distinzione tra Papi e antipapi… perché questa iniqua mescolanza gli fa (evidentemente…) molto comodo per trovare appigli e pretesti nell’attaccare la Chiesa tutta, nel tentativo di portare i fedeli a gettare alle ortiche 50 anni di legittimo magistero per poi rifarsi la chiesa come pare a lui, ossia sostituire l’usurpazione del Papato promossa da un manipolo di Cardinali infedeli (quei modernisti pubblicamente denunciati nella ‘declaratio’ di Benedetto XVI) con la sua personale usurpazione: quella di un sedicente tradizionalista che però ha lo stesso modus operandi dei modernisti e rifiuta l’Autorità di chi lo ha consacrato come Arcivescovo — un titolo che però gli fa comodo mantenere, per poter fare più male alla Chiesa Cattolica Romana vera: quella che ha dato ampia prova di odiare visceralmente…
Da uno che afferma:
“Preghiamo, fratelli carissimi, per la Santa Chiesa. Preghiamo e prepariamoci a combattere per lei, affrontando i nemici che vi si sono infiltrati e che oggi ne tengono il timone dirigendo la Barca di Pietro verso gli scogli.”
ci si aspetterebbe che, come minimo, rispettasse e onorasse le persone dei legittimi Papi, successori di Pietro, e il loro magistero. Invece proprio il lupo in veste di agnello mette in guardia da quelli che agiscono come lui stesso agisce… Un ladro che grida ‘Al ladro!’, quindi, un traditore doppiogiochista che fa del proprio meglio per convincere i fedeli ad abbandonare la Chiesa nel suo momento di travaglio e usurpazione, piuttosto che restarle fedeli e riconoscere l’immenso dono che ogni Sacerdote cattolico, ogni giorno dispensa, nonostante tutto, a decine di milioni di fedeli: con la Santa Messa (sia in Rito Nuovo, che in quello Antico), la Penitenza, la Santa Comunione e gli altri Sacramenti; con le Preghiere comunitarie, i Digiuni, le piccole o grandi Rinunce, continuando a diffondere la Parola di Dio con umiltà, senza ambizioni che non siano quelle di servire fedelmente il Signore, restando sempre fedeli alla Chiesa e al Romano Pontefice — anche se temporaneamente ‘invisibile’… ma confidando, piuttosto che sugli occhi e il proprio umano giudizio (fallibili), sulla Parola e la Promessa di Cristo (infallibili).
Ecco , mons .Vigano’ “ha parole di vita eterna “ grazie alla sua fede preghiere e sacramenti che son certo riceve quotidianamente. Queste cose vogliamo sentire . Non altre . Come il magistero del predecessore di Papa Leone .Ma per “ trovare ancora fede sulla terra dovrà andare al Quirinale dal signor Presidente accompagnato da don PP ?
caro Mons. Viganò, ma di cosa stiamo parlando.
Ha riconosciuto l’ivalidità del concistoro del 2013 ma ci ingannò tutti dicendo che Bergoglio era il Papa. Mah!!!
Ci spieghi il rapporto che avuto con il diacono Jorge Sonnante nella deep church…magari quello che afferma il diacono sono tutte favole, io cito solo.
Saluti e dica la verità
Francesco
Scusi , lei scrive su un blog non a un privato . Ci spieghi lei cosa dice questo jorge Sonnante su mons Viganò .grazie
vede, nella rete se uno vuole può trovare. eppoi il card., riconsacrato vescovo, lo sa benissimo. Se è onesto come dice che lo spieghi lui oppure glielo chieda direttamente.
Non so chi sia lei, con tutto rispetto.
Lo chieda al sig. SavioM. Greco visto che parla di un dossier.
Le posso fare una domanda secca? Riconosce Prevost come papa legittimimanete e validamente, dal punto di vista canonico, eletto? Si o No.
Caro Francesco , il dossier di Sonnante su Viganò è stato riconosciuto essere FALSO . Capito?
Lo dice lei? Da chi?
Però è interessante che almeno qualcuno ne ha sentito parlare
Mons. Viganò apre la sua riflessione con una pagina evangelica tra le più alte del Nuovo Testamento: «Simone di Giovanni, mi ami tu?… Pasci i miei agnelli… Pasci le mie pecore». È un testo che richiama ogni Papa, ogni vescovo e ogni sacerdote alla responsabilità di amare Cristo prima ancora di guidare il suo gregge. Su questo non si può che concordare.
Condivido anche la convinzione che il ministero petrino non sia un potere mondano, ma un servizio che esige fedeltà alla verità, umiltà, sacrificio e disponibilità a dare la vita per Cristo. La storia della Chiesa dimostra che i Papi non sono immuni da limiti personali, errori prudenziali o decisioni discutibili. Nessun cattolico serio ha mai sostenuto il contrario.
Il problema nasce quando da questa premessa si passa a sostenere che Roma abbia perduto la fede, che il Papato sia divenuto il trono dell’Anticristo, che il Concilio Vaticano II rappresenti una rivoluzione ereticale e che l’intero episcopato cattolico sia sostanzialmente complice dell’apostasia. È qui che il discorso esce dall’ambito della critica ecclesiale per entrare in una visione incompatibile con la dottrina cattolica sulla Chiesa.
Cristo non ha promesso che ogni Papa sarebbe stato impeccabile, né che ogni scelta pastorale sarebbe stata perfetta. Ha promesso però che la sua Chiesa sarebbe rimasta fondata su Pietro e che le porte degli inferi non avrebbero prevalso contro di essa. Questa promessa non riguarda la santità personale del Pontefice, ma la permanenza della Chiesa come realtà visibile, gerarchica e apostolica.
Se ogni volta che un Papa compie atti discutibili o pubblica documenti controversi si conclude che ha perso il Papato o che è divenuto strumento dell’Anticristo, il criterio ultimo della comunione ecclesiale non è più Cristo che parla attraverso la Chiesa, ma il giudizio soggettivo del singolo fedele. È esattamente questo il rischio che percorre tutto il testo di mons. Viganò.
Anche su Fiducia supplicans occorre evitare sia l’apologetica acritica sia la polemica assolutizzante. Il documento afferma chiaramente di non voler modificare la dottrina cattolica sul matrimonio, che resta quella di sempre: l’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna. Sarebbe quindi inesatto sostenere che la Chiesa abbia cambiato il proprio insegnamento.
Allo stesso tempo, non si può negare che il documento presenti una tensione interna. Da una parte ribadisce la dottrina tradizionale; dall’altra introduce la possibilità di benedizioni pastorali rivolte a coppie che vivono in situazioni oggettivamente irregolari. Pur precisando che non si tratta di una benedizione dell’unione né di una sua equiparazione al matrimonio, il rischio di confondere la benedizione delle persone con quella della loro situazione concreta è apparso evidente a molti pastori e teologi.
Le differenti applicazioni adottate dalle Conferenze Episcopali dimostrano che la questione non è immaginaria. Alcune hanno accolto il documento, altre ne hanno limitato fortemente l’applicazione, altre ancora hanno preferito non applicarlo per evitare scandalo e disorientamento nei fedeli. Ciò conferma che esistono reali problemi pastorali e comunicativi, che meritano di essere affrontati con chiarezza.
Per questo una critica rispettosa e teologicamente argomentata è pienamente legittima. Ma altra cosa è trasformare tali difficoltà nella prova che Roma abbia perso la fede o che il Papa sia divenuto il capo di un’altra religione. La storia della Chiesa conosce documenti pastorali, decisioni disciplinari e persino formulazioni poco felici che hanno richiesto chiarimenti successivi. Nessuno di questi casi ha mai autorizzato a dichiarare decaduta la Sede di Pietro.
Lo stesso vale per il Concilio Vaticano II. Alcuni suoi testi possono essere discussi nella loro interpretazione, e non pochi studiosi hanno chiesto chiarimenti su alcuni passaggi. Ma una cosa è chiedere precisazioni; altra è affermare che un Concilio ecumenico approvato dal Romano Pontefice abbia ufficialmente insegnato l’eresia. Questa conclusione non appartiene alla fede cattolica.
Ancora più problematica è l’approvazione delle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio come soluzione ordinaria alla crisi. Lo stato di necessità non può diventare un principio permanente che svuoti di fatto il primato di Pietro. Diversamente, ogni gruppo ecclesiale potrebbe appellarsi a una propria valutazione della crisi per giustificare atti contrari alla costituzione gerarchica della Chiesa. Sarebbe la fine dell’unità visibile voluta da Cristo.
Vi è poi una contraddizione difficilmente superabile. Mons. Viganò richiama continuamente Sant’Agostino e il Vangelo di Giovanni per affermare che il pastore deve amare Cristo e pascere le sue pecore. Ma se il Successore di Pietro viene dichiarato usurpatore, se Roma diventa la sede dell’Anticristo e se la quasi totalità dei vescovi viene considerata apostata, allora non resta più la Chiesa visibile fondata da Cristo, ma soltanto una minoranza che si autodefinisce l’unica fedele. Questa, però, non è l’ecclesiologia cattolica.
La storia dimostra che la Chiesa ha attraversato crisi ben più gravi: eresie dilaganti, papi moralmente indegni, scismi, persecuzioni, confusioni dottrinali. Eppure nessun santo ha mai sostenuto che la Chiesa di Cristo fosse ormai un’altra religione o che il Papato fosse divenuto il trono dell’Anticristo.
San Pietro stesso ha rinnegato il Signore, è stato corretto pubblicamente da san Paolo ad Antiochia ed è rimasto un uomo fragile fino alla fine della sua vita. E tuttavia Cristo non gli ha revocato il mandato. Gli ha chiesto una sola cosa: «Mi ami tu?». Su quell’amore, e non sulla perfezione personale di Pietro, Cristo ha continuato a edificare la sua Chiesa.
Per questo il vero significato del «Diligis me?» non consiste nel cercare ogni giorno le prove che il Papa non sia più Papa, ma nel ricordare a ogni pastore che l’autorità nella Chiesa è autentica solo quando nasce dall’amore per Cristo e conduce a Lui. La risposta cattolica alla crisi non è costruire una Chiesa alternativa, ma amare abbastanza la Chiesa da rimanervi dentro, soffrendo per le sue ferite, correggendo gli errori quando necessario, senza mai spezzare quella comunione visibile che Cristo stesso ha voluto fondare su Pietro.
Buongiorno . Quando leggo gli interventi di don Pierino Paolo , lunghi e noiosi , penso sempre che voglia prenderci in giro.,. Per non usare l’altra espressione più comune…
Unica consolazione è che nessuno lo legge fino in fondo per noia , pensando che un” SOFISTA” come lui dovrebbe scrivere su Avvenire piuttosto . Grazie don Pierino
“Repetita stufant” dicevano gli antichi romani!
Buona sera, caro Giorgio.
“Nessuno lo legge fino in fondo”… “per noia”.
Nel mio caso non lo leggo affatto e per niente ormai da tempo. Non solo per noia, cosa verissima ma piú per la sua apparentemente inspiegabile, assidua e pure puerile ristrettezza mentale che opprime una qualsiasi ratio aperta alla piú paziente sopportazione. Pare che in piú ripeta sempre lo stesso disco, ossessionando o ipnotizzando i lettori e tra questi gli Alleati della Eucarestia illecita e invalida.
Transeat (!) se questo succede quando il prete in questione é un uomo fatto su base onesta ed in buona fede… un idiota ha il Paradiso assicurato, beato lui! Ma se fosse invece un “Pierino” e dunque in mala fede, e se predicasse bene e razzolasse male col suo “statevi bboni” a difesa furba della “chiesa dal pisello gaio ad uso retroattivo”? In fondo non é molto meglio un prete profondamente indietro con le carte ma in buona fede che un intelligente furbacchione che rompe le togne con la sua falsa (e non santa) chiesa visibile? Per sicurezza non lo si legge perché la pazienza ha un limite ma certo ci si chiede se il tizio, a volte, fosse piú un operatore al servizio della Pachamama, come il suo Capo Prevost (del quale conservo la sua foto in Perú messo a 90 gradi) piuttosto che un consacrato dedito al culto della Veritá?
Tutti possiamo parlare di Dottrina, i preti a volte ne masticano un po’, e finire per annoiare poiché la si slega dal Cristo tanto da farla sembrare arida e pesante, mentre é viva e maestra di vita eterna… ma quando la Dottrina serve a coprire o peggio a negare le malefatte di Roma allora la noia é l’ultimo dei problemi. E in questo d. PP é un vero Perino e pagherá in termini di anime portate fuori della porta stretta. Non é noia la nostra ma un saggio star lontani da chi zoppica, caro Giorgio.
Signora,
anche se cerca il branco per persuaderlo, il suo linguaggio sboccato, le sue volgarità, il disprezzo e l’astio verso i cattolici la tradiscono. È lo stile che, purtroppo, caratterizza certi ambienti minutelliani.
Un modo di esprimersi simile non ha il profumo dello Spirito Santo. Rivela piuttosto un cuore irrigidito che lascia trasparire lo spirito della divisione, quello che da sempre cerca di lacerare e smembrare la Chiesa di Cristo, la Santa Chiesa Romana. Ma il Signore ha promesso che «le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18).
Continui pure con gli insulti. Il Signore ci ha detto: «Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Mt 5,11). E san Pietro ci esorta: «Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, ma con dolcezza e rispetto» (1Pt 3,15). Io scelgo questa strada.
Concordo pienamente con lei, caro Giorgio, quei lunghi pistolotti io li salto a piè pari, come un ostacolo in cui evitare di inciampare, depistaggio cronico e nient’ altro, regole d’ingaggio a chi combatte dallaltra parte della barricata…” a’ la guerre comme a’ la guerre” dicevano una volta in Francia. Oltre che su Avvenire, il nostro amico potrebbe scrivere su Vatican Insider, ma forse questo è il compito che gli è stato assegnato, pazienza…
Don PP, quando Lei chiarisce e spiega, da soddisfazione anche alla mia sete di verità.
Ma quando Gesù dice “guai a chi scandalizza uno di questi piccoli…” è per me un problema.
Vivendo il tempo di Bergoglio, scandali sopra scandali, per dire una stupidità (va a piedi comprare le scarpe una volta, un’altra volta va a piedi a comprare gli occhiali, guarda a caso al negozio il fotografo lo attendeva)
Lei ha idea che trauma o disagio resta nella nostra memoria che è stata formata dall’amore per la nostra Chiesa da parte dei nostri genitori, nonni, esperienze personali, letture di libri scelti……
Papa Leone si affaccia a quel balcone riservato al Papa, salutando festosamente BUONGIORNO, perché non vedo che il sole è già di mezzogiorno?
Mai però SIA LODATO GESU’ CRISTO
Don PP, quel Gesù che riceviamo quotidianamente nella santa Eucarestia, è davvero quel Gesù che Pietro poté dire TU SEI IL CRISTO IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE e che diciamo di amare o è il pane del fornaio che rifornisce il supermercato X?
Mi perdoni questo linguaggio, ma l’amore per la VERITA’ evangelica, è come un fuoco che mi divora.
L’uomo riempie i secoli e le sue teorie vanno e vengono, ma la PAROLA di Gesù rimane in eterno integra.
Il diritto canonico mi permette di esprimere il mio disagio senza che commetto peccato
Grazie e il Nostro Amato Signore la benedica
Caro Virro,
la ringrazio per la fiducia e per la sincerità con cui ha espresso il suo travaglio interiore. Comprendo bene il dolore di tanti fedeli che, davanti a parole, gesti o iniziative di alcuni uomini di Chiesa, faticano a ritrovare quella limpidezza evangelica che hanno imparato ad amare fin dall’infanzia.
Le confido una cosa: il mio amore per Gesù Cristo e per la sua Chiesa è così grande che soffro anch’io quando il volto della Sposa di Cristo viene offuscato da ambiguità, imprudenze pastorali o iniziative che sembrano stridere con l’autentico spirito del Vangelo e con la grande Tradizione della Chiesa. Non ho mai nascosto questo dolore, né ho rinunciato, quando la coscienza me lo imponeva, a esprimere con rispetto le mie perplessità.
Ma proprio perché amo Cristo, non posso amare una Chiesa costruita a mia immagine. Ho scelto di rimanere nella Chiesa che il Signore ha fondato su Pietro, rispettando anche i superiori che la Provvidenza mi ha posto accanto, pur nelle inevitabili sofferenze. Non ho fondato conventicole, non ho proclamato una “vera Chiesa” alternativa, non mi sono fatto giudice ultimo dell’opera dello Spirito Santo.
La Chiesa è una sola: è quella amata da Cristo fino a dare la vita per lei. Gli uomini passano, i pontefici passano, i vescovi passano, le stagioni ecclesiali passano; Cristo, invece, rimane lo stesso ieri, oggi e sempre. E sono profondamente convinto che questa Chiesa, purificata dalle prove, tornerà a risplendere ancora più bella di prima, non per merito nostro, ma per la potenza dello Spirito Santo e sotto la materna protezione dell’Immacolata Vergine Maria, che non ha mai abbandonato i suoi figli.
Continui dunque ad amare Gesù presente nell’Eucaristia. È Lui, il Figlio del Dio vivente, non il “pane del fornaio”. È Lui che sostiene la Chiesa anche quando noi uomini la feriamo con i nostri limiti.
Preghi con fiducia, senza lasciarsi vincere dallo scoraggiamento. Chi resta fedele a Cristo, nella comunione della sua Chiesa, vedrà che il Signore saprà trasformare anche questo tempo di prova in un tempo di grazia. La speranza cristiana non delude mai.
Il Signore la benedica e la Madonna la custodisca sempre.
“Ma altra cosa è trasformare tali difficoltà nella prova che Roma abbia perso la fede o che il Papa sia divenuto il capo di un’altra religione”.
Perché? Non è ciò che è avvenuto e sta continuando a “progredire”?
La religione woke- filosodomita-pacifista-ambientalista-mondialista è quella predicata da Cristo?