Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul Concistoro. Buona lettura e diffusione.
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C’è sicuramente un messaggio importante uscito dal concistoro di questi giorni riunito da papa Leone XIV. La sinodalità è uno stile spirituale e non può diventare uno strumento parlamentare.
Non è un insieme di riunioni, di dibattiti e di decisioni prese a maggioranza, ma è un momento in cui ci si incontra, si discute e alla fine si discerne con spirito evangelico e non con la pretesa di imporre decisioni. Se avesse prevalso la volontà della maggioranza, papa Paolo VI non avrebbe mai pubblicato l’Humanae Vitae, dal momento che era prevalente in quel momento all’interno della Chiesa post conciliare la volontà di aprire alle istanze della modernità, soprattutto in tema di morale sessuale.
E persino la commissione pontificia voluta dallo stesso Montini per analizzare il tema del controllo delle nascite e dei metodi contraccettivi aveva espresso parere favorevole all’utilizzo moderato della pillola contraccettiva. Ma Paolo VI tirò dritto convinto che, assecondare i desiderata della maggioranza, avrebbe significato contraddire il Vangelo e ribadì la dottrina tradizionale fra le proteste dei cattolici progressisti che arrivarono ad accusarlo di aver tradito lo spirito del Concilio.
E se proprio vogliamo dirla tutta, Gesù non ha mai consultato gli apostoli, non chiedeva ai dodici di dargli semaforo verde prima di prendere le decisioni, altrimenti non sarebbe mai entrato nelle case dei pubblicani o mai avrebbe fatto miracoli nel giorno di sabato, visto che molti degli apostoli erano stretti osservanti delle prescrizioni ebraiche.
Quindi va bene l’ascolto, va bene il confronto, va bene la discussione, ma il discernimento non può essere una questione di numeri, né tantomeno il prodotto di una “maggioranza parlamentare” ma deve contribuire a trovare risposte condivise ai grandi problemi dell’umanità. Fermo restando che compito della Chiesa, per papa Leone, è ritrovare le ragioni del suo essere missionaria, del saper annunciare Cristo e il Vangelo all’umanità tutta.
Una missione prettamente spirituale, prima che politica o sociologica. E’ ancora presto per capire come Leone intenderà gestire il percorso sinodale e come soprattutto vorrà frenare le spinte provenienti dal sinodo tedesco, che puntano apertamente alla rottura con Roma, e alla ricerca di un’autonomia episcopale che possa consentire agli episcopati di poter decidere sui temi della pastorale, della dottrina e dell’organizzazione interna. Con il papa che di fatto verrebbe a rappresentare una sorta di guida universale e spirituale ma senza più alcuna autorità magisteriale, nel momento in cui ogni Chiesa nazionale sarà libera di decidere se avere o no preti sposati, se ordinare o meno le donne, se benedire o no le coppie Lgbt, se ammettere o meno i divorziati risposati all’eucaristia. Quindi bene ha fatto Prevost a chiarire che sinodalità non vuol dire trasformare la Chiesa in un Parlamento, ma costruire percorsi condivisi con l’ascolto e il discernimento, senza fughe in avanti o volontà egemoniche.
Resta invece l’amarezza per non aver visto affrontato il tema del Vetus ordo, ovvero la revisione di Traditionis Custodes, il documento con cui papa Francesco ha riscritto in senso fortemente restrittivo le regole per le celebrazioni liturgiche in lingua latina. Il motu proprio bergogliano è stato purtroppo fonte di profonda divisione all’interno della Chiesa, ragione per cui è più che mai necessario un intervento del pontefice che possa riportare serenità nel mondo cattolico, come del resto aveva fatto Giovanni Paolo II con l’Ecclesia Dei e come aveva cercato di fare Benedetto XVI con il Summorum Pontificum ritenuto però a sua volta troppo divisivo.
Certo, i tempi non sono ancora maturi e Leone ha ritenuto opportuno non affrontare la questione, forse timoroso di aprire un fronte caldo a pochi giorni dalle consacrazioni episcopali annunciate dalla Fraternità San Pio X e il conseguente rischio di scomunica dei lefebvriani. Ma se è saggio da parte del papa non forzare la mano e attendere tempi migliori per decidere come agire, è però necessario fermare le follie di quei vescovi che nelle loro diocesi continuano ad applicare il motu proprio bergogliano in senso proibitivo, vietando in senso assoluto le messe in latino e scatenando le proteste dei fedeli tradizionalisti. E’ opportuno quindi che il papa intervenga, almeno nell’immediato e in attesa di disciplinare la questione, per fermare l’azione di questi vescovi che stanno chiaramente dimostrando scarsa sollecitudine pastorale e un furore ideologico sbagliato e dannoso.
Il rischio è che la temuta scomunica della Fraternità San Pio X, unita al malcontento dei cattolici tradizionalisti di fronte alle posizioni intransigenti di certi pastori, possano portare ad un’estremizzazione delle posizioni rendendo ancora più difficile la ricerca di soluzioni condivise. E se questa alla fine è la speranza del teologo Andrea Grillo e dei cattolici progressisti imbevuti di fanatismo conciliare, non è però la strada più evangelica per una Chiesa che punta ad includere i lontani rischiando di escludere i vicini.
Americo Mascarucci
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12 commenti su “Alcune Riflessioni sul “Metodo Leone” per il Concistoro, e un’Amarezza. Americo Mascarucci.”
Il “metodo Leone” è il metodo Bergoglio.
Più raffinato di quello di Bergoglio e quindi più abbacinante.
Il pupillo non smentisce il padrino.
un ordinato compitino di Wishful Thinking disancorato dalla realtà.
Visti gli ” eccessi ” ( la parola usata è un accomodamento) teutonici e non solo, tutti nel cd campo progressista , sovviene usare la matematica quale chiave di lettura : il progressismo sta alla Fede come il vampiro alla luce. L’ eventuale prudenza del Papa può essere utile, ma prima o dopo, sotto l’ incalzare modernista dovrà ingaggiare l’ infallibilità attraverso la Dottrina. Quel giorno arriverà e nessuno sfuggirà. I modernisti hanno gia’ una loro Chiesa nella Chiesa di Cristo.
Che stomaci forti però!
Non so se ai più vecchi fra noi, cari amici, torna in mente quel surrogato di caffè che una volta era in vendita e che le famiglie più povere bevevano per economia: la “Miscela Leone”. Un mix di erbe tostate: orzo, cicoria, ecc che tutto sommato sembrava alla lontana del cattivo caffè, senza aroma peraltro.
Ma siamo in argomento perchè stiamo parlando di “Leone” ovverossia di un falso papa che di santo (e di vero) non ha neanche più l’anima e se, pur malvolentieri veste di bianco, per la Chiesa resta solo un succedaneo, un surrogato dell’originale Vicario di Cristo. Ora non posso spiegare qui cosa significa “succedaneo” o “surrogato”, un giornalista vaticanicolo (va beh, sorvoliamo!) dovrebbe avere un vocabolario italiano minimale e Vangelo e Catechismo infilati di serie in una sinapsi, ma se non riesco su questi lidi a fare un corso accellerato di Dottrina, posso accennare -a titolo di collaborazione- che la nostra miscela americana “Leone” é una scimmiottatura, una fregatura, nna schifezza di papa per gli ingenui e un esempio truffaldino di usurpatore, un ladro di sedie da imitare per i complici… solo sedie ma niente Munus, quello non si ruba!
Questa volta, a meno che non mi si costringa e certo non converrebbe agli interessati, vorrei evitare di demolire un siffatto inaccettabile appiccicoso articolo, peró, se questo é giornalismo, possiamo dire che ci accontentiamo proprio di poco e, tanto per passare il tempo, ci si offre questo caffé amaro, la nuova “miscela Leone”.
E pure evito di affrontare l’altro lato della lingua, quello piú vicino alle ghiandole salivari, cioé il commento gatekeépingo di d. PP: anche in questo caso è un problema di sovrapproduzione salivare, misto a un furbo equilibrismo per non scontentare nessuno dei suoi capi e fregare al tempo i piú fessi fra i lettori, ma credo che li abbia saziati tutti, gli uni e gli altri.
Penso infine a Prevost, l’eletto Dragone che, benché debba presto abituarsi allo zolfo ben caldo e asciutto, in terra deve avere molte difficoltá per levarsi dal di dietro la bava dei suoi lecchini… non so se in America abbiano conosciuto l’uso del bidet, non credo, ma conveniamone: come é tosta la vita per un falso papa! Dobbiamo riconoscerglielo: alla fine si beccherá pure, nelle stesse zone, i forconi dei guardiani e le fiamme della caffetteria infernale.
Caro Mascarucci,
ho letto con attenzione le sue riflessioni, che apprezzo per il desiderio di richiamare la natura spirituale della sinodalità. È certamente vero che la Chiesa non è un parlamento e che la verità non si decide a maggioranza. Su questo non possono esserci dubbi: il discernimento ecclesiale nasce dall’ascolto dello Spirito Santo, nella comunione con il Successore di Pietro e con il Collegio episcopale.
Proprio per questo, però, credo sia opportuno evitare di trasformare ogni questione ancora aperta in un banco di prova del nuovo pontificato. Papa Leone XIV ha appena iniziato il suo ministero e mi sembra saggio che abbia voluto ribadire anzitutto i principi, senza lasciarsi trascinare immediatamente nelle questioni più divisive.
Quanto al Vetus Ordo e a Traditionis Custodes, comprendo il desiderio di molti fedeli di vedere superate tensioni e contrapposizioni. È auspicabile che ogni vescovo eserciti il proprio ministero con autentica carità pastorale, evitando sia irrigidimenti ideologici sia concessioni arbitrarie. Tuttavia, non possiamo neppure dimenticare che la disciplina liturgica appartiene all’autorità della Chiesa e che l’obbedienza, anche quando costa, rimane una virtù cattolica.
Nutro anch’io la speranza che, nel tempo, possano essere trovate soluzioni capaci di favorire una maggiore pacificazione. Ma questa pace non nascerà contrapponendo “progressisti” e “tradizionalisti”, né alimentando l’impressione che ogni decisione futura debba necessariamente correggere quella precedente. La continuità della Chiesa passa anche attraverso il rispetto delle scelte del Magistero, pur nella possibilità che un Pontefice ritenga opportuno modificarne prudentemente alcuni aspetti.
Quanto alla Fraternità San Pio X, mi auguro sinceramente che prevalga il dialogo. Ma il dialogo non può prescindere da un principio fondamentale: la piena comunione ecclesiale implica anche il riconoscimento dell’autorità del Romano Pontefice e della disciplina della Chiesa. Qualunque soluzione dovrà custodire insieme la verità, la carità e l’unità.
Sono certo che Papa Leone XIV saprà affrontare queste questioni con prudenza evangelica, senza cedere né alle pressioni di chi vorrebbe una Chiesa federale, né a quelle di chi auspica contrapposizioni permanenti. La vera riforma della Chiesa nasce sempre dalla santità, dalla conversione e dalla fedeltà a Cristo, non dalle logiche degli schieramenti.
“La continuità della Chiesa passa anche attraverso il rispetto delle scelte del Magistero, pur nella possibilità che un Pontefice ritenga opportuno modificarne prudentemente alcuni aspetti”.
Le ultime parole sono un capolavoro di CAMUFFAMENTO: “modificarne prudentemente alcuni aspetti”,
quando invece andava scritto
CAMBIARNE RADICALMENTE GLI APETTI FONDAMENTALI.
Enrico,
la vera domanda è un’altra: è il Papa che avrebbe cambiato la fede della Chiesa, oppure è lei che, tra spiritualismi e suggestioni orientalizzanti, si è progressivamente allontanato dalla fede cattolica?
Prima di parlare di “cambiamenti radicali”, guardi in quale direzione sta camminando lei.
😴😴😴😴😴
Don Pietro Paolo le ricordo che, per la Dottrina Cristiana, sono rei di “SCISMA”, oltre che di “scandalo”, chiunque come lei, si ostina a non voler riconoscere BXVI quale ultimo legittimo papa che, se pur costretto in sede impedita da un manipolo di cardinali massoni (can 412), mai ha rinunciato al MUNUS – MUNERI (Ministero Petrino), come da Lui stesso DICHIARATO UFFICIALMENTE l’11 febbraio 2013 in latino:
“Declare me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV “COMMISSUM” renuntiare”.
https://youtu.be/EZoid8B6cMA?si=xwimR068fNKcytuf
e il 27 febbraio in italiano:
https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R
Rimanendo di fatto il legittimo papa.
Dunque Don Pietro Paolo, « Se Ratinzger ha dichiarato formalmente di rimanere lui il legittimo papa, non rinunciando al MUNUS, (“muneri Suo renuntiet”) come invece previsto obbligatoriamente dal Codex Iuris Canonici. «Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.»
Perché non gli obbedisce?
Qui non c’è niente da “INTERPRETARE”.
Qui si tratta solo di “OBBEDIRE” al vero papa che dichiara di RIMANERE PAPA, se pur costretto da un manipolo di cardinali (Mafia S. Gallo) di rinunciare all’esercizio.
O solo lei non sa che nel caso dell’ELEZIONE PAPALE, il diritto canonico stabilisce che la sede PETRINA deve essere “legittimamente” Vacante: il papa regnante deve essere “morto” o deve aver “abdicato”
validamente???
(art 37 UDG, e can. 332§2-76 del CJC).
Anche per il can. 126 (dottrina dell’errore sostanziale) la rinuncia” di papa BENEDETTO risulta nulla e invalida.
E dunque, don P. P. perché si ostina a considerare validi i CONCLAVI 2013 e 2025, se sa che invece sono NULLI E INVALIDI, in quanto entrambi NON successivi alla
“LA SEDE PETRINA LEGITTIMAMENTE VACANTE” (art. 37 UDG) dalla morte dell’ultimo vero papa BXVI ???
🙏 Attendo ancora una sua cortese risposta basata solo sulla doppia DICHIARAZIONE di papa BXVI.
Grazie.
Ma c’è un problema!!!
Il discernimento viene dal dono del MUNUS (mi scuso per la ridondanza) e se questo dono-munus non ce l’hai perchè non sei Papa, che discerni?
Prima , caro professore , ci dimostri che Leone sia Papa poi vediamo…Tutto chiacchiere e distintivo?
Saluti
Francesco
Francesco,
piuttosto sia lei a spiegare come un Papa validamente eletto da un conclave di cardinali, riconosciuto dalla Chiesa di Roma come suo Vescovo e accolto dall’intera Chiesa cattolica come Romano Pontefice, possa non essere Papa.
È lei che deve dimostrarlo, non il contrario.
Qui si sta davvero andando oltre ogni ragionevolezza: si pretende di sostituire il giudizio della Chiesa universale con quello di qualche interprete improvvisato. Questo non è amore per la verità, è l’assurdo elevato a sistema.
Don Pietro Paolo le ricordo che, per la Dottrina Cristiana, sono rei di “SCISMA”, oltre che di “scandalo”, chiunque come lei, si ostina a non voler riconoscere BXVI quale ultimo legittimo papa che, se pur costretto in sede impedita da un manipolo di cardinali massoni (can 412), mai ha rinunciato al MUNUS – MUNERI (Ministero Petrino), come da Lui stesso DICHIARATO UFFICIALMENTE l’11 febbraio 2013 in latino:
“Declare me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV “COMMISSUM” renuntiare”.
https://youtu.be/EZoid8B6cMA?si=xwimR068fNKcytuf
e il 27 febbraio in italiano:
https://youtu.be/tqrEqx8bfL4?si=Zg4gq469WuWK4J5R
Rimanendo di fatto il legittimo papa.
Dunque Don Pietro Paolo, « Se Ratinzger ha dichiarato formalmente di rimanere lui il legittimo papa, non rinunciando al MUNUS, (“muneri Suo renuntiet”) come invece previsto obbligatoriamente dal Codex Iuris Canonici. «Can. 332 § 2. Si contingat ut Romanus Pontifex “MUNERI” suo renuntiet, ad validitatem requiritur ut renuntiatio libere fiat et rite manifestetur, non vero ut a quopiam acceptetur.»
Perché non gli obbedisce?
Qui non c’è niente da “INTERPRETARE”.
Qui si tratta solo di “OBBEDIRE” al vero papa che dichiara di RIMANERE PAPA, se pur costretto da un manipolo di cardinali (Mafia S. Gallo) di rinunciare all’esercizio.
O solo lei non sa che nel caso dell’ELEZIONE PAPALE, il diritto canonico stabilisce che la sede PETRINA deve essere “legittimamente” Vacante: il papa regnante deve essere “morto” o deve aver “abdicato”
validamente???
(art 37 UDG, e can. 332§2-76 del CJC).
Anche per il can. 126 (dottrina dell’errore sostanziale) la rinuncia” di papa BENEDETTO risulta nulla e invalida.
E dunque, don P. P. perché si ostina a considerare validi i CONCLAVI 2013 e 2025, se sa che invece sono NULLI E INVALIDI, in quanto entrambi NON successivi alla
“LA SEDE PETRINA LEGITTIMAMENTE VACANTE” (art. 37 UDG) dalla morte dell’ultimo vero papa BXVI ???
🙏 Attendo ancora una sua cortese risposta basata solo sulla doppia DICHIARAZIONE di papa BXVI.
Non certo sulla falsa dichiarazione dei vescovi della chiesa di satana di cui lei manco si vergogna di far parte.