San Giovanni Battista, Oggi. Dobbiamo Imparare dall’Amico dello Sposo. Ruggero Sangalli.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Ruggero sangalli, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questi pensieri su Giovanni Battista. Buona lettura e meditazione.

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SAN GIOVANNI IL BATTISTA, L’AMICO DELLO SPOSO.

San Giovanni predica la conversione per dare al popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei loro peccati.

E’ un dato di fatto che il popolo accorre in massa e si fida: non era un tempo come gli altri. Anche Giuseppe Flavio parla bene di San Giovanni. Scrive addirittura che la difatta militare di Erode Antipa (nel 34 d.C.) fu interpretata dal popolo come una punizione divina per l’esecuzione del Battista.

Giovanni fu severo solo con gli ipocriti, non con i peccatori. Gli ipocriti andavano a farsi battezzare per moda, senza opere di conversione, ma vantandosi di avere Dio come Padre! Giovanni non dice nulla che non dirà anche Gesù (il fuoco, la pula bruciata, la separazione, il giudizio).

E’ l’Elia che deve venire rintracciabile nel libro di Malachia (soli 3 capitoli e 55 versetti), l’ultimo dell’Antico Testamento. Dio ribadisce al popolo lontano che “vi ho amato”, con una reprimenda ai sacerdoti che hanno perduto la presenza di Dio e offrono ormai un sacrificio difettoso. Il peccato è pensare che Dio non veda, che gli vada tutto bene. La reprimenda coinvolge il popolo laico, ormai propenso a ripudiare la donna della giovinezza, in una sottolineatura molto moderna e anticipatrice del martirio di Giovanni. Nel libro di Malachia arriva la profezia dell’angelo terreno in cui i Padri identificano il precursore che cammina davanti al Signore a preparargli la strada.

San Giovanni è “Prodromos” (il precursore) e nelle tradizioni antiche è detto “Isangelos”, uguale agli angeli: preparatore della visione del fuoco, lo stesso, uguale per tutti, che in un istante per alcuni sarà bruciante eterno tormento doloroso, per altri invece il calore della pace nella luce del paradiso.  San Giovanni si pone in continuità con Malachia come porta tra Antico e Nuovo Testamento. Veste come un profeta (non è un figlio dei fiori un po’ naif) e vive una profonda esperienza di preghiera.

Di stirpe sacerdotale (sia Zaccaria, sia Elisabetta discendente di Aronne) porta la vita dentro la sterilità di una coppia irreprensibile, ma avanti negli anni. Il Signore visita chi crede anche nelle situazioni umanamente chiuse. Dio ricomincia dal principio: con un sacerdote da sacerdoti per vivere “nel deserto” la lunga preparazione per preparare il popolo all’incontro con il Verbo incarnato.

L’incontro delle madri, Maria ed Elisabetta, vede Giovanni sobbalzare nel grembo: l’amico gioisce dello Sposo! C’è una tracimazione di Spirito santo che poi si ripeterà al momento del battesimo di Gesù al Giordano, quando Giovanni prega sul Figlio, sente la voce del Padre e vede lo Spirito santo scendere come colomba, nella prima esperienza plastica della Santissima Trinità in cui è trascinato.

San Giovanni riconosce l’Agnello di Dio: essendo di stirpe sacerdotale associa immediatamente l’agnello al sacrificio ed essendo precursore comprende che il sacrificio riguarda anche lui.         

San Giovanni ha cinque caratteristiche in comune con la Beata Vergine Maria, la Madre del Signore:

-l’umiltà: anche san Giovanni spicca per la virtù cantata nel Magnificat

-il partecipare a tempo pieno con slancio alla missione: fin da piccoli dedicati/prestati a Cristo

-la partecipazione alla redenzione: per Giovanni il martirio, per Maria dalla spada che le trafiggerà l’anima annunciatale alla Presentazione di Gesù, all’esperienza del Calvario, sotto la croce del figlio.

-l’indispensabilità per la manifestazione del Signore: Maria la madre nella carne, Giovanni necessario per preparare i cuori di migliaia di persone alla predicazione del Cristo. Eppure “servi inutili”, perché inutili come servi dato che sono sponsalmente associati, uniti, fatti uno, con l’agire di Dio.

-non servi, ma amici: Maria è l’amica e sposa del Cantico dei cantici, il paradiso di Dio in terra; Giovanni è l’amico dello Sposo, che rinuncia a tutto sé steso per la felicità: farsi da parte per unirsi!

C’è un misterioso fine in due dimensioni complementari: il farsi da parte e l’unione sponsale.

San Giovanni è diventato la vittima preferita di tanti esegeti e predicatori superficiali che in Avvento lo fanno scivolare nel dimenticatoio, al più un un rigido moralista, troppo urticante, rude e severo,  che poi il Signore Gesù smentirà presentandosi nella sua carità misericordiosa parlando delle beatitudini. Raramente si è visto un tale travisamento della realtà dei fatti.

Poi la stessa esegesi lo dipinge “in crisi” in carcere, prima del martirio. No: l’amico non è affatto in crisi, ma è libero nel suo discernimento spirituale, senza “aiutini” dal Cielo, proprio come sarà per Gesù (nella sua umanità) al Getsemani. Ha capito tutto, ma deve scegliere: sia fatta la tua volontà. Non ha fallito se si trova lì, a un passo dal patibolo. Anche qui, in carcere, Giovanni è il precursore.

Lo snodo non è l’aver un dubbio, ma l’accettare che nel calice che deve passare ci sono dentro io!

San Giovanni ha vissuto quattro tentazioni e le ha superate: non ha avuto invidia di Gesù (Gv 3,25), non cascando nella provocazione delle malelingue; non si è sentito un padreterno per i bagni di folla (Gv 3,28); non ha ceduto affatto al dubbio su Cristo mentre era in carcere (Lc 7,18-23): pieno abbandono fiducioso e comprensione di cosa accadrà; non si è disperato per paura di morire, domandandosi se per caso non avesse sbagliato tutto… anche lui meditando ogni cosa nel suo cuore. L’Agnello di Dio -immolato fin dalla fondazione del mondo- è la risposta piena a tutto.  

San Giovanni è vittima anche dell’Erodiade del tempo moderno, lo gnosticismo massonico.

Non c’entra soltanto il solstizio d’estate, perché il Battista è presentato come archetipo dell’iniziato, “colui che prepara la via”: non più al Messia, ma alle magnifiche sorti e progressive della ragione e della conoscenza, in definitiva dei diritti e dei progetti di un’umanità svincolata da ogni limite, la cui fratellanza è riunita dal Grande Architetto dell’Universo, in una concezione relativistica di Dio svincolata dalla rivelazione, aperta a credenti di ogni fede e priva di vincoli dogmatici. San Giovanni è presentato come un precursore universale, indipendentemente dalla fede.

San Giovanni venne incarcerato e giustiziato semplicemente per aver ricordato al Re ciò che non gli era lecito fare secondo la legge. Oggi viene presentato in molte omelie come quello che non aveva capito niente del Messia che annunciava. Forse anche per quello le promesse matrimoniali (un sacramento) sono diventate variamente interpretabili… Giovanni è martire per l’odio di Erodiade, mediante l’ebete sudditanza della seducente figliola danzante e dell’orgoglio di un Re voluttuoso e ricattabile nella sua inconsistenza morale. Oggi viene celebrato dagli epigoni del pensiero relativista, naturalista e dell’indifferentismo religioso, mentre i cristiani che lo dovrebbero venerare come santo lo dipingono come un esaltato smentito da Gesù.

San Giovanni il battista è un santo profanato, tradito dai traditori di Cristo. Infatti per la Chiesa la Massoneria -soprattutto la gnosi che professa- è bollata per scomunicata latae sententiae fin dal 1738 (Clemente XII In Eminenti Apostolatus Specula). La data, in epoca illuministica, spiega la preoccupazione per un potere segreto in cui le élite architettano un nuovo ordine morale, politico e sociale ridefinendo la stessa spiritualità umana e annullando il cristianesimo dell’Agnello di Dio.  Clemente XII fu buon profeta e i Papi successivi lo confermarono con Providas Romanorum (Benedetto XIV, 1751), Ecclesiam a Jesu Christo (Pio VII, 1821) e Humanum Genus (Leone XIII, 1884), la summa della condanna senza se e senza ma alla massoneria e alla sua gnosi, il cui fine è il regno della ragione umana. Nel 1983 la Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede ribadisce tutto, fugando ogni possibile dubbio interpretativo. La ragione dell’incompatibilità non è più primariamente storica o politica, ma dottrinale e permanente. Il relativismo è incompatibile con la Verità, ma anche troppi predicatori sminuiscono San Giovanni il battista, per non farne l’Amico dello Sposo. L’amico fa tre cose: c’è, ascolta lo Sposo ed esulta di gioia. L’amico traditore fa tante belle moine, ma sparisce quando serve.

San Giovanni il battista è l’Amico dello Sposo, per dare al popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei loro peccati (la croce). Questa è la conoscenza e questa è la salvezza: non altre.

Gesù ha detto di lui che non c’è nessuno di più grande tra i nati di donna. Lui di sé stesso ha detto di dover diminuire perché sia Gesù (che battezza in Spirito santo e fuoco) il centro. San Giovanni il battista è l’archetipo della Chiesa: preparare la strada al Signore che viene e farne il centro di tutto.

Perché le Nozze dell’Agnello, prossime venture, sono il compimento di tutta la faccenda.

Sarebbe il caso di imparare dall’amico dello Sposo.  

Ruggero Sangalli

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