Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dall’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan. Buona lettura e condivisione.
§§§

1. Il Ministero della Verità dal romanzo alla realtà: la premessa orwelliana
Nel suo capolavoro 1984, George Orwell prefigurò una distopia in cui il potere non si limitava a reprimere le azioni fisiche, ma controllava le menti introducendo il concetto di “psicoreato” (thoughtcrime): il delitto di nutrire, anche solo inconsciamente, pensieri non allineati all’ortodossia del regime. Nell’universo orwelliano, il Ministero della Verità riprogrammava costantemente il linguaggio, la storia e l’architettura cognitiva della popolazione affinché l’obbedienza e l’adesione ai pensieri del Grande Fratello diventasse l’unica opzione psicologicamente concepibile.
Lontano dall’essere una semplice metafora letteraria, questa architettura di sorveglianza e condizionamento interiore ha trovato la sua applicazione scientifica, burocratica ed effettiva nel nostro mondo “occidentale” a partire dal 2010, su iniziativa del primo ministro inglese David Cameron, quando decise di istituire la prima Nudge Unit (“Unità di Spinta Gentile”, spiegheremo a seguire di cosa si tratta).
Oggi il controllo della popolazione non si esercita più tramite la forza visibile e violenta dei regimi totalitari del Novecento, ma attraverso la manipolazione invisibile dei filtri digitali, dei flussi informativi e delle scienze del comportamento, edificando una vera e propria psicocrazia globale dove i dubbi razionali degli esseri umani vengono trattati, tracciati e sanzionati per farli apparire come una deviazione ideologica rispetto a “quello che fanno tutti”, imponendo di fatto alla popolazione di adeguarsi a quanto richiesto da chi detiene il potere.
Lo strumento principale è l’utilizzo della paura come strumento di controllo sociale e politico.
2. Il meccanismo neurologico: il dirottamento dell’amigdala
A livello biologico, la paura è l’emozione umana più antica, gestita dall’amigdala, la struttura del cervello rettiliano preposta alla sopravvivenza immediata. Quando una Nudge Unit decide di indurre uno stato di paura collettiva, l’obiettivo scientifico è attivare la cosiddetta “risposta di attacco o fuga” (fight or flight) e l’ibernazione psicologica ovvero la disattivazione temporanea dei meccanismi razionali del nostro cervello:
- Disattivazione della corteccia prefrontale: Sotto l’effetto di un forte stress emotivo e di una minaccia percepita come imminente, la corteccia prefrontale — l’area del cervello deputata al pensiero critico, alla logica e all’analisi razionale a lungo termine — viene letteralmente “by-passata”.
- Regressione all’obbedienza: Una persona spaventata smette di analizzare i dati o di contestare la legittimità costituzionale di un decreto; la sua mente si focalizza unicamente sulla ricerca di una via di scampo dalla situazione di pericolo.
Il moderno Stato psicocratico e la classe politica che lo governa si presentano, quindi, non come un ente politico da monitorare, ma come l’unico “protettore” e “salvatore” possibile contro la minaccia.
Nelle scienze comportamentali, l’euristica della disponibilità descrive la tendenza umana a stimare la probabilità di un evento in base alla facilità con cui se ne ricordano esempi vivi o emotivamente impattanti.
Gli specialisti che lavorano per il potere politico psicocratico elaborano dei piani di comunicazione di massa, che prevedono l’uso non di dati oggettivi e neutrali, ma di dati statistici presentati in modo distorto, in modo da offrire una rappresentazione falsata ed esagerata dei dati negativi (un conto è dire che in Italia è morto lo 0,1% della popolazione, un altro conto è dire che sono morte 60’000 persone). E prevedono l’uso di immagini altamente drammatiche, ripetute in modo ossessivo (camion militari, bollettini quotidiani dei decessi, immagini di terapie intensive).
Questo bombardamento visivo altera la percezione del rischio: il cittadino percepisce la minaccia come onnipresente e infinitamente più probabile di quanto non dicano i dati reali. Questa saturazione informativa rende la popolazione psicologicamente malleabile e disposta ad accettare qualsiasi cessione e privazione delle libertà fondamentali in cambio della sicurezza promessa dal potere politico, eliminando l’osservazione critica sui rischi che, in quel frangente, il potere politico agisca per ben altri obiettivi inconfessabili e normalmente ingiustificabili.
3. La frammentazione sociale e la “Pressione dei Pari”
La paura genera un profondo senso di insicurezza che l’essere umano cerca di compensare rifugiandosi nel branco. Le Nudge Units sfruttano questa dinamica per dividere la società in due blocchi:
- Il gruppo degli “ortodossi”: Il gruppo maggioritario di coloro che, sopraffatti dalla paura indotta, accettano ciecamente di obbedire alle regole governative e che scaricano l’ansia e la rabbia accumulate isolando e punendo socialmente chiunque esprima dubbi.
- La minoranza dei “dissidenti”: Coloro che vengono etichettati come “untori”, “egoisti”, “idioti” o “traditori della patria”.
La paura viene così canalizzata verso un capro espiatorio interno. Questo meccanismo di delegazione del controllo permette allo Stato di ridurre l’uso della forza pubblica per imporre le proprie decisioni che, normalmente, sarebbero altamente impopolari: sono i cittadini stessi a sorvegliare, denunciare e marginalizzare i propri simili, trasformando il tessuto sociale in un immenso apparato di mutuo controllo in grado di controllare tutti i cittadini (ricordate gli schermi di controllo del Grande Fratello in 1984 di Orwell?). Il dissenso viene visto come uno “psicoreato”: non è più una legittima diversità di opinione, ma un atto di pericolo biologico o morale contro la collettività.
4. Le origini britanniche della prima Nudge Unit (2010)
Il paradigma del governo comportamentale nasce formalmente nel luglio del 2010 nel Regno Unito. Il Primo Ministro David Cameron, insediatosi alla guida di un esecutivo di coalizione nel pieno dell’austerità post-crisi economica del 2008, si trovò nella necessità di tagliare drasticamente la spesa pubblica senza innescare rivolte popolari. Alle origini di questa decisione iniziale ci fu un ristretto gruppo di decisori politici guidati dallo stesso Cameron, da Steve Hilton (suo stratega capo) e dall’economista Richard Thaler, con il sostegno economico iniziale del Cabinet Office britannico. Istituirono così a Downing Street il Behavioural Insights Team (BIT), la prima “Nudge Unit” della storia. La struttura venne affidata allo psicologo David Halpern e integrò la consulenza fissa di Thaler, teorico della “spinta gentile”.
Il mandato iniziale era finanziato con fondi pubblici e strettamente legato all’efficienza amministrativa: elaborare espedienti psicologici basati sulle euristiche cognitive per stimolare il pagamento puntuale delle imposte e la riduzione spontanea dei consumi energetici, riducendo i costi per i controlli fiscali ed aumentando le entrate dell0’erario pubblico. Il BIT scoprì che inserire nelle lettere di sollecito fiscale la frase “9 cittadini su 10 nella tua zona hanno già pagato le tasse” faceva impennare le entrate dello Stato sfruttando l’istinto umano del conformismo sociale. Già nel novembre 2010, come svelato dalle inchieste della stampa britannica, i campi d’azione del BIT si estesero ai programmi di salute pubblica (obesità, fumo e alcolismo), introducendo il principio che la pressione psicologica e la manipolazione delle scelte individuali potessero sostituire i divieti legali.
5. L’attuazione negli USA sotto l’amministrazione Obama
Contemporaneamente al lancio britannico, l’architettura del controllo comportamentale venne recepita a Washington. Il Presidente Barack Obama aveva precedentemente nominato il giurista Cass Sunstein – coautore del saggio Nudge insieme a Thaler – alla guida dell’OIRA (Office of Information and Regulatory Affairs), l’ufficio presidenziale incaricato di supervisionare tutti i regolamenti federali degli Stati Uniti. Nel corso del 2010, Sunstein emanò una serie di direttive ufficiali della Casa Bianca (Memoranda), tra cui il documento di aprile intitolato Social Media, Web-Based Interactive Technologies, and the Paperwork Reduction Act.
I testi di questi Memoranda svelano la precisa intenzione di rimodulare i regolamenti federali: non più imponendo restrizioni burocratiche o sanzioni pecuniarie, ma “ripulendo” l’architettura digitale dei metti di informazione. L’obiettivo dichiarato era applicare il “paternalismo libertario”, un’architettura in cui lo Stato non vieta alcuna azione, ma imposta l’opzione desiderata come scelta inconsciamente predefinita (default bias) dalla maggioranza della popolazione. Questo impianto normativo pose le basi per la nascita ufficiale nel 2015 del Social and Behavioral Sciences Team (SBST), l’equivalente americano del BIT britannico.
6. La globalizzazione del modello e il ruolo delle istituzioni internazionali
Dalle due esperienze pilota originarie, la diffusione planetaria del modello venne pianificata e coordinata da alcuni organismi sovranazionali. Nel 2010 la Banca Mondiale registrò i sistematici fallimenti dei tradizionali aiuti economici nei paesi in via di sviluppo, dovuti alla mancata aderenza psicologica e culturale dei riceventi. Istituì quindi la Mind, Behavior, and Development Unit (eMBeD), inserendo lo studio dei comportamenti umani e l’applicazione dei nudge cognitivi come clausola vincolante per la concessione di prestiti e aiuti umanitari internazionali.
Parallelamente, la diffusione globale e i relativi canali di finanziamento seguirono tre direttrici istituzionali, commerciali e filantropiche precise:
- Privatizzazione del BIT: Nel 2014 il governo britannico trasformò il BIT in una società privata a responsabilità limitata. Il finanziamento di questa espansione commerciale venne garantito da un consorzio misto: l’innovazione pubblica britannica mantenne una quota, ma l’iniezione di capitali massiccia arrivò da NESTA (un’organizzazione globale per l’innovazione) e da successivi contratti multimilionari stipulati con altri governi stranieri. L’analisi dei bilanci economici successivi alla privatizzazione evidenzia un’esplosione dei profitti e del fatturato: il BIT si è trasformato da piccolo ufficio di consulenza a multinazionale da decine di milioni di dollari l’anno, con uffici a New York, Sydney e Singapore, finanziata direttamente dagli appalti pagati da oltre 30 governi stranieri per importare algoritmi di condizionamento di massa.
- I fondi dell’OCSE e del JRC: L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) assunse il ruolo di cinghia di trasmissione burocratica, pubblicando report sistematici che definivano il nudge come lo standard d’oro della “buona governance”. Nel 2021 l’OCSE istituì il Behavioural Insights Knowledge Hub. Questo hub e la sua controparte europea, l’EU Competence Centre on Behavioural Insights, sono stati interamente finanziati dai contributi degli Stati membri dell’OCSE e dai fondi miliardari di Horizon Europe gestiti dal JRC (Centro Comune di Ricerca). Questo centro finanziò progetti pilota per innestare i protocolli psicologici nelle pubbliche amministrazioni dei paesi membri (tra cui i sistemi di riscossione fiscale in Italia).
- Il ruolo dei Grandi Donatori Privati (Il Ricatto Filantropico): Nei paesi a basso reddito di Africa e America Latina, il principale motore finanziario è diventato il capitale filantropico privato. La Bill & Melinda Gates Foundation, la Bloomberg Philanthropies e la Rockefeller Foundation hanno investito centinaia di milioni di dollari per finanziare programmi sanitari e di sviluppo globali, ponendo però come vincolo assoluto per i governi locali l’adozione delle medesime campagne di persuasione e di ingegneria comportamentale stabilite dai tecnici occidentali.
- La presenza rilevante di investitori privati nei nudges, i quali investono unicamente per trarre dei profitti, ha inevitabilmente modificato le finalità, passando dalle sole esigenze di buon governo all’utilizzo dei meccanismi di condizionamento sociale al fine di massimizzare i propri utili (vendita di farmaci, di armi, ecc.)
Dal 2010 ad oggi sono stati istituiti nel mondo oltre 600 organismi di scienze comportamentali attivi in più di 130 nazioni, configurando ciò che la sociologia definisce “Psicocrazia” o “Stato comportamentale” (The Behavioural State).
7. L’attuazione delle Nurse Unit in Italia
La penetrazione del fenomeno nel contesto italiano si articola su tre livelli:
a. Invece di appaltare stabilmente le proprie politiche a una multinazionale straniera, lo Stato italiano ha preferito “clonare” il modello britannico in casa.
Nel 2020, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha istituito ufficialmente il TAC (Team di Analisi Comportamentale), coordinato da esperti di scienze cognitive italiani. Il mandato del TAC ricalca le origini del BIT: ottimizzare la performance dei dipendenti pubblici, ridurre la burocrazia e stimolare risposte amministrative efficienti senza ricorrere a imposizioni legali.
b. L’applicazione delle euristiche fiscali (Agenzia delle Entrate)
Il Ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate ha applicato sul suolo italiano i medesimi algoritmi di “pressione sociale” ideati dal BIT.
Da anni, le cosiddette lettere di “compliance” (adesione spontanea) inviate ai contribuenti italiani dimenticanti o parzialmente evasori utilizzano la leva psicologica del conformismo e dello stimolo gentile (nudge): l’inserimento di dati statistici regionali sul numero elevato di cittadini che adempiono regolarmente ai doveri fiscali serve a innescare il senso di isolamento sociale nell’evasore, spingendolo a pagare spontaneamente per “riallinearsi” al gruppo.
c. Sperimentazioni locali e regionali
L’Italia ha visto nascere svariate Nudge Unit su scala locale, che hanno acquistato o applicato i framework di architettura delle scelte (come il celebre modello EAST sviluppato dal BIT). Tra i casi documentati nelle tesi di economia pubblica spiccano:
- La Regione Lazio e la Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno implementato unità comportamentali per ottimizzare la gestione dei servizi ai cittadini.
- Le ASL e le agenzie sanitarie regionali (come l’ARS Toscana), che hanno strutturato campagne basate sul nudging per modificare le abitudini dei cittadini, ad esempio per promuovere l’uso prudente degli antibiotici o per incentivare gli screening sanitari.
L’Italia, pur non essendo tra i principali finanziatori diretti delle sedi estere del BIT come gli Stati Uniti o l’Australia, ha totalmente assorbito la filosofia del paternalismo libertario, strutturando una propria rete di “spinte gentili” pubblica.
8. L’attuazione sistematica durante la pandemia di COVID-19
Il periodo pandemico 2020-2021-2022 ha rappresentato il punto di massima applicazione di questa infrastruttura globale. Davanti all’emergenza sanitaria, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso la propria Behavioral Insights Unit, ha distribuito ai ministeri della salute mondiali strumenti operativi standardizzati e il Behavioural Insights Survey Tool. I manuali ufficiali dell’OMS stabilirono esplicitamente che l’informazione scientifica tradizionale fosse insufficiente: per ottenere la massima adesione a un comportamento era necessario fare leva sulla pressione dei pari (peer pressure), trasformando la scelta medica in un dovere morale e dipingendo chi non si adeguava come una minoranza egoista e asociale.
L’organizzazione della macchina comunicativa, con regia unica mondiale, durante il COVID-19 è stata principalmente finanziata da:
- La Banca Mondiale e il FMI: con lo stanziamento di pacchetti d’emergenza per oltre 10 miliardi di dollari destinati alla distribuzione dei vaccini in 78 paesi a basso e medio reddito, ma con l’accesso a questi fondi legalmente condizionato alla presentazione di piani nazionali di “mobilitazione sociale” e di persuasione di massa allineati ai dettami dell’OMS.
- I budget statali d’emergenza: I singoli governi hanno dirottato miliardi di fondi pubblici verso i contratti pubblicitari istituzionali e le consulenze con le Nudge Units private.
- Le Big Tech e i sussidi indiretti (Gli algoritmi del Codice UE): Per tutelare l’uniformità della narrazione, la Commissione Europea ha coordinato i colossi tecnologici tramite il Codice di buone pratiche sulla disinformazione. L’analisi dettagliata dei singoli algoritmi previsti dal Codice svela come i sistemi di raccomandazione (recommender systems) di Google, Meta e TikTok siano stati riprogrammati secondo il principio della “riduzione della visibilità e della viralità”. Invece di limitarsi a rimuovere i contenuti, gli algoritmi applicano una deindicizzazione forzata e lo shadowbanning automatico, alterando i parametri di indicizzazione e i post degli utenti per dare artificialmente rilevanza solo alle fonti “autorevoli” definite dai governi.
Questo ecosistema chiuso ha generato, come confermato da successivi studi accademici (tra cui un’analisi pubblicata su Nature), profondi fenomeni di ansia sociale e discriminazione strutturale nei confronti dei gruppi dissenzienti. È in questa fase che la realtà ha iniziato a ricalcare le intuizioni letterarie di George Orwell: l’esitazione o il dubbio razionale verso i decreti sanitari non venivano più trattati come legittime posizioni scientifiche ed intellettuali, ma venivano perseguiti moralmente e socialmente alla stregua di veri e propri psicoreati. Il dissenso interiore o l’espressione di scetticismo sono stati codificati come minacce all’ordine psicologico collettivo, costringendo i cittadini a un’ortodossia di pensiero pena l’esclusione della propria vita civile dall’architettura sociale.
9. Israele e il consenso pubblico favorevole alla distruzione dei palestinesi
Oltre alla gestione delle emergenze sanitarie, i sofisticati meccanismi di architettura delle scelte e condizionamento di massa sono stati integrati nelle dottrine di sicurezza per favorire e legittimare le politiche belliche degli USA e le politiche espansionistiche dello Stato di Israele contro la popolazione palestinese e i paesi vicini (Libano, Siria, Iran difensore dei libanesi). In questo scenario, le tecniche psicocratiche operano attraverso una specifica inversione cognitiva del binomio “carnefice-vittima” e la manipolazione sistematica del linguaggio pubblico.
Attraverso la stretta cooperazione strategica tra le unità di cyber-warfare dell’esercito israeliano (come la nota Unità 8200), i dipartimenti di comunicazione strategica occidentali e i colossi della Silicon Valley, i filtri algoritmici applicano costantemente micro-nudge editoriali volti a disumanizzare la popolazione araba e palestinese. Le notizie riguardanti i bombardamenti sulle infrastrutture civili a Gaza e nel sud del Libano vengono “incorniciate” (framing) non come atti di aggressione, ma esclusivamente sotto la categoria securitaria del “diffuso diritto alla difesa”. Al contempo, i sistemi di intelligenza artificiale delle grandi piattaforme social censurano, deindicizzano o penalizzano (tramite shadowbanning) le testimonianze dirette dei civili palestinesi sul terreno e i rapporti delle agenzie ONU, riducendo l’esposizione del pubblico alle sofferenze delle vittime ed eliminando l’empatia emotiva alla base di potenziali mobilitazioni contrarie alla guerra.
Il nudge si trasforma qui in uno scudo psicologico per l’impunità geopolitica: alterando i contenuti a cui il pubblico ha accesso, si normalizzano i crimini di guerra e si spinge l’opinione pubblica ad accettare la violenza strutturale come un’inevitabile necessità geopolitica, silenziando alla radice ogni critica di stampo umanitario o internazionalista.
In Israele questi meccanismi di controllo dell’opinione pubblica sono stati utilizzati per far credere alla popolazione che la guerra contro i palestinesi non si tratti di un conflitto geopolitico per la terra, ma la continuazione del tentativo di sterminio del popolo ebraico da parte dei palestinesi. Associare Hamas o l’ANP ai nazisti serve ad attivare la memoria traumatica dell’Olocausto. Questo ha azzerato lo spazio per il compromesso politico: contro un nemico trans-storico che vuole “annientarti”, l’unica risposta percepita come razionale dalla popolazione è la distruzione totale e preventiva del nemico stesso.
Quando le organizzazioni internazionali (ONU, Corte Penale Internazionale) o i governi stranieri criticano le operazioni militari israeliane o denunciano violazioni dei diritti umani, la narrazione interna le bolla come prove del fatto che “il mondo odia Israele”. Questo neutralizza le critiche esterne e induce la popolazione a compattarsi attorno alla leadership militare, rigettando il diritto internazionale in nome della pura sopravvivenza.
L’opinione pubblica israeliana ha inoltre il terrore che la minoranza araba-israeliana (i palestinesi con cittadinanza israeliana) e la popolazione dei territori occupati costituiscano una minaccia biologica e demografica interna, pronta a colpire dall’interno in caso di guerra. Questa paura distrugge i legami di fiducia civica e giustifica misure di sorveglianza di massa e profilazione etnica (il che equivale, in sostanza, a un razzismo allo stato puro). Il cittadino palestinese non viene più visto come un vicino di casa o un collega, ma come un potenziale infiltrato terrorista.
Attraverso i media istituzionali viene diffusa la convinzione che i palestinesi abbiano una “cultura del martirio e dell’odio” intrinseca, che li renderebbe geneticamente refrattari a qualsiasi logica di pace o progresso economico. L’effetto indotto è radicare l’idea che “dall’altra parte non c’è un partner per la pace”. Se il nemico è considerato antropologicamente irrazionale e guidato solo da un odio teologico, la popolazione si convince che la diplomazia sia un’illusione pericolosa e che l’unica lingua comprensibile sia l’uso sproporzionato della forza militare.
Di fronte a meccanismi del genere, che senso ha sostenere che Israele è una democrazia? Il popolo è effettivamente a favore delle politiche contro i palestinesi. Gli attuali sondaggi riportano che addirittura il 47% degli israeliani di origine ebraica è favorevole allo sterminio dei palestinesi (crimine contro l’umanità), mentre addirittura l’82% è favorevole ad espellere tutti i 2 milioni di palestinesi da Gaza. Questi cittadini esprimono democraticamente il loro consenso ai governanti di turno, ma questo favore è stato ottenuto con un sistematico inganno e la manipolazione psicologica permanente. È questa una democrazia?
10. La geopolitica contemporanea e la stigmatizzazione della Russia
Terminato (per il momento) il business della crisi sanitaria, l’intero apparato di ingegneria sociale e controllo del pensiero del mondo occidentale è stato pienamente trasferito alla geopolitica, ai fini di favorire l’economia bellica, tramite la creazione di un blocco contrapposto contro la Russia. Le medesime strutture di coordinamento centralizzato tra agenzie governative, unità di psicologia applicata e piattaforme digitali vengono oggi impiegate per orientare in modo speculare l’opinione pubblica globale.
Nel contesto del conflitto fra Russia e Ucraina, in corso dal 2014, i meccanismi di framing (incorniciamento tendenzioso degli eventi) e di riprova sociale ereditati dalla pandemia sono stati applicati per generare una sistematica e uniforme stigmatizzazione della Russia. Gli algoritmi di moderazione e filtraggio dei contenuti, consolidatisi sotto i canali del Codice europeo sulla disinformazione, operano quotidianamente per silenziare le chiavi di lettura discordanti, etichettare le fonti indipendenti e deindicizzare le analisi geopolitiche eterodosse.
Chi finanzia la psicocrazia applicata alla geopolitica odierna?
- I Dipartimenti di Stato e i Ministeri della Difesa: In Occidente, i budget per il contrasto alle “minacce ibride” e alla “disinformazione straniera” sono cresciuti in modo esponenziale. Organismi come l’European External Action Service (EEAS) dell’UE e il Global Engagement Center (GEC) del Dipartimento di Stato USA finanziano direttamente think tank, agenzie di fact-checking e unità psicologiche speciali per strutturare la narrazione bellica.
- I fondi speciali della NATO per la “Guerra Cognitiva”: L’alleanza atlantica finanzia programmi di ricerca specifici per integrare le scienze comportamentali e il nudging nelle proprie strategie militari, considerando la mente dei cittadini un vero e proprio “quinto dominio” di guerra.
11. I limiti dell’ingegneria sociale: il caso Monkeypox
I protocolli standardizzati di gestione psicocratica della società hanno registrato in certi casi degli esiti fallimentari nei tentativi di applicazione successivi alla crisi del COVID-19. Durante la diffusione del vaiolo delle scimmie (Monkeypox), le agenzie di comunicazione comportamentale e gli organismi sanitari internazionali – finanziati con i fondi residui dei programmi di sicurezza sanitaria globale dell’OMS e delle agenzie di biosicurezza occidentali (come i CDC statunitensi) – hanno tentato di replicare le medesime leve di allarme sociale, tracciamento e mobilitazione collettiva.
L’iniziativa ha tuttavia mostrato limiti di efficacia strutturali. La popolazione globale, provata dalla prolungata pressione emotiva e dal trauma psicologico degli anni precedenti, ha manifestato una forte saturazione e una “stanchezza da allarme”. La reazione pubblica è stata caratterizzata da scetticismo e indifferenza, riducendo drasticamente l’efficacia dei meccanismi di condizionamento basati sulla paura. Questo fallimento comunicativo ha costretto le istituzioni a rimodulare i propri schemi e ha evidenziato come l’abuso delle paure indotte tenda a logorare a lungo termine la fiducia dei cittadini e la credibilità stessa delle autorità scientifiche. Lo spettro dello “psicoreato” ha perso temporaneamente la sua forza coercitiva di fronte all’assuefazione emotiva delle masse.
Questo non significa che i centri di potere, che hanno dimostrato di poter perseguire i propri obiettivi tramite l’utilizzo di questi metodi, abbiano rinunciato a farne uso per distorcere la democrazia.
Significa solamente che hanno capito che li devono usare solo in modo meno evidente e frequente, per obiettivi veramente importanti.
12. Le critiche etiche e democratiche
Perché l’utilizzo di queste tecniche è inaccettabile dal punto di vista etico e democratico?
- La manipolazione invisibile: I cittadini subiscono modifiche comportamentali senza esserne consapevoli, che li privano della capacità di usare il pensiero critico e razionale nelle proprie scelte.
- La mancanza di controllo democratico: Le nudge units sono finanziate da fondi di investimento privati e composte da tecnici, psicologi e burocrati non eletti da nessuno, che decidono a tavolino quali comportamenti della popolazione siano “giusti” o “sbagliati”, al fine di perseguire gli interessi di pochi ai danni di molti.
- L’esautorazione della democrazia:un tempo i popoli eleggevano dei rappresentanti che erano tenuti ad attuare l’opinione del popolo, oggi chi detiene il potere sa come imporre le proprie opinioni al popolo, che vi si adegua docilmente, tramite la “spinta gentile”
- L’uso della paura: Molti psicologi hanno criticato i governi per aver deliberatamente gonfiato il senso di paura e minaccia nei messaggi pubblici per ottenere l’obbedienza, creando traumi e ansie sociali nella popolazione, con effetti a lungo termine nella salute psichica delle persone.
13. Come difenderci?
Ciascuno di noi dispone di tutti i mezzi per difendersi da questi meccanismi di manipolazione.
- Riconoscere le tecniche della “spinta gentile”
Dobbiamo imparare a riconoscere i messaggi che ci vengono trasmessi mediante queste tecniche.
Ogni volta che sentiamo ripetutamente ripetere un certo tipo di messaggio che punta a creare in noi un senso di paura; ogni volta che questi messaggi ci arrivano sistematicamente da agenzie governative, dai principali giornali, tramite i social media gestiti dalle “Big Tech”; ogni volta che ci propongono in modo univoco e martellante le loro “soluzioni”, che normalmente non accetteremmo se non avessimo paura e desiderio di risolvere quel problema che ci hanno presentato; in questi casi possiamo essere quasi certi che non si tratta di informazione neutrale, ma si tratta di tecniche di manipolazione della nostra opinione, tramite la paura indotta, tramite la “spinta gentile” - Una sana diffidenza, unita ad una corretta informazione
Spesso i problemi che vengono presentati non sono inesistenti, ma è la loro rappresentazione ad essere volutamente distorta.
In caso di “notizie sospette”, è utile cercare di approfondire le notizie affidandosi anche a fonti di informazione alternative al di fuori di quelle mainstream (mass media pubblici, che godono di finanziamenti pubblici o di proprietà di multinazionali dell’informazione).
Questo metodo non ci consente sempre di arrivare alla “verità” sulle notizie, ma quantomeno a renderci conto che le cose non stanno necessariamente come ci vengono raccontate a senso unico.
E’ sempre bene mantenere una certa dose di diffidenza e di scetticismo sulle notizie allarmistiche. Se non possiamo verificarle, possiamo quantomeno cercare di valutarle sulla base della coerenza logica. - Boicottare chi vuole trarre vantaggio dall’allarme sociale.
Come diceva il famoso magistrato Antonio Di Pietro “Segui i soldi”, se vuoi capire chi possa essere il mandante di un crimine.
Cerchiamo di capire quali possano essere gli effetti economici delle decisioni politiche che ci vengono presentate come soluzioni ai problemi che causano l’allarme sociale. Probabilmente possiamo intuire chi potrebbe trarne vantaggio.
Se l’allarme sociale infondato riguarda una situazione sanitaria, è possibile che la strategia di comunicazione della “spinta gentile” sia stata finanziata da chi cerca di vendere a centinaia di milioni di persone farmaci, vaccini, cure mediche private.
Se l’allarme sociale infondato riguarda una possibile situazione di guerra, è possibile che la strategia di comunicazione sia stata finanziata da chi vende armi, energia o materie prime.
A quel punto, nel nostro piccolo, possiamo reagire per fare il nostro possibile per non favorire economicamente quei mandanti. In alcuni casi lo potremo fare tramite azioni di consumo critico, evitando di finanziare dalle nostre tasche quei beneficiari. In generale potremo sempre togliere la nostra fiducia ai politici che hanno dimostrato di essere collaborativi con quel meccanismo di potere fraudolento. - Spiegare ad amici e parenti questi meccanismi di manipolazione sociale.
Non abbiamo timore di spiegare queste tecniche di manipolazione ad amici e parenti: se tutti ne fossero coscienti, chi detiene il potere cesserebbe di utilizzarli.
Davide Gionco
( Foto di Manuel bonadeo su Unsplash, modificata)
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
https://x.com/MarcoTosatti
***

