Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il nostro Matto, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione un breve momento di riflessione su Julius Evola e la Croce. Buona lettura e diffusione.
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EVOLA E LA CROCE
Le poche, essenziali parole di Evola circa la Croce sulla Vetta mi hanno folgorato. Vi ho immediatamente aderito e le ho fatte mie, forse perché erano già mie dal tempo ormai da parecchio trascorso che mi vedeva in apofatiche scarpinate dolomitiche verso l’alto –scarpinate anagogiche – per giungere sulla cima ov’è una croce. Così, è sorto in me l’irresistibile impulso a proporle subito agli amici e nemici di Stilum. Notevole anche quanto scrive il biografo Scarabelli.
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Da Julius Evola – Linee di Vetta – facebook
IL GROSS – GLOCKNER
Nella stessa estate del ‘34 in cui Evola visitò il castello di Tures (abbiamo dedicato un reel all’argomento qualche giorno fa), il Nostro realizzò l’ascesa al Gross-Glockner (m. 3798) attraverso la “via Pallavicini”, tra le più difficili e meno battute. Compagni di avventura il duca Carlo Rossi di Lauriano e il baronetto inglese Edwin Grant Duff. Partiti alle quattro del mattino raggiunsero la vetta a metà pomeriggio. Si trovarono al cospetto di una grande croce che Evola descrive nei seguenti termini:
«Incrollabile, fatta di sbarre di ferro, incrostata di ghiaccio, quasi simbolo complessivo di durezza siderea, di dedizione sacrificale, di destino e di trasfigurazione».
(Julius Evola, Il Gross-Glockner per la “via Pallavicini”, ora in Meditazioni delle Vette).
Andrea Scarabelli nella sua monumentale biografia evoliana scrive che:
«una cartolina con quella croce di ferro e ghiaccio, velata di neve fresca, sarà incorniciata sul muro di casa Evola, proprio sopra il suo letto, fino agli anni Settanta, a ricordargli altri tempi più avventurosi».
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E se in cima c’è una croce, allora la montagna è un tempio.
Come un pittore, John Ruskin: «Le montagne sono le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di stelle».
E più che mai attuale, Walter Bonatti: «Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso».
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1 commento su “Evola, e la Croce. Il Matto.”
. Sì alla croce sulla vetta, sì al silenzio delle montagne, sì alla contemplazione; ma la vetta suprema resta il Golgota, dove l’amore di Dio ha raggiunto la sua massima altezza abbassandosi fino alla Croce.