Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente. Buona lettura e diffusione.
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C’è questo articolo di Middle East Monitor:

L’esercito israeliano ha ucciso sei palestinesi, tra cui un bambino, e ne ha feriti diversi altri in una serie di attacchi sferrati domenica in tutta la Striscia di Gaza, mentre Israele continua a violare l’accordo di cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, riferisce Anadolu.
Quattro palestinesi sono stati uccisi e molti altri feriti in un attacco israeliano contro negozi nel campo profughi di Jabalia, nel nord di Gaza, secondo fonti mediche e testimoni oculari che hanno parlato con Anadolu.
Da domenica mattina, l’esercito israeliano ha effettuato attacchi aerei e aperto il fuoco sui palestinesi in varie parti della Striscia di Gaza, causando vittime, secondo fonti mediche e testimoni oculari.
In un incidente, il trentenne Zaki Mohammed al-Qarra è stato ucciso e un’altra persona è rimasta ferita in modo moderato dopo che le forze israeliane hanno aperto il fuoco a est di Khan Younis, nella Striscia di Gaza meridionale.
Anche un ragazzo di 13 anni, Amir al-Bashiti, è stato ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano nella zona di Batn al-Sameen, a sud di Khan Younis.
LEGGI: Israele sta espandendo la “linea gialla” di Gaza per far fallire i negoziati di cessate il fuoco, afferma Hamas
Nel centro di Khan Younis, un palestinese è rimasto gravemente ferito in un attacco con droni israeliani che ha preso di mira le tende che ospitavano sfollati.
Nel nord di Gaza, l’esercito israeliano ha effettuato operazioni di demolizione contro strutture civili all’interno delle aree di dispiegamento a est della città di Gaza e della città di Jabalia, mentre fonti locali hanno riferito di aver udito potenti esplosioni causate dalle demolizioni.
Nel frattempo, navi della marina israeliana hanno sparato con mitragliatrici e lanciato granate verso la costa di Gaza City, senza che siano state segnalate vittime nell’immediato.
Secondo il Ministero della Salute di Gaza, le violazioni israeliane dell’accordo di cessate il fuoco hanno causato la morte di 986 palestinesi e il ferimento di altri 3.138.
Centinaia di migliaia di palestinesi continuano a vivere in tende e rifugi temporanei in tutta la Striscia di Gaza dopo che le loro case sono state distrutte o gravemente danneggiate durante la guerra, costringendoli a ripetuti sfollamenti e lasciando molti in campi privi di servizi e beni di prima necessità.
Dall’inizio del genocidio israeliano a Gaza l’8 ottobre 2023, quasi 73.000 palestinesi sono stati uccisi e più di 173.000 feriti, mentre circa il 90% delle infrastrutture civili del territorio è stato distrutto.
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E c’è questo post di InsideOver:

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Dopo oltre due mesi, il cessate il fuoco diventa accordo di pace: Usa e Iran hanno concordato di porre fine alla Terza guerra del Golfo attraverso la mediazione di Qatar e Pakistan.
“Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese”, ha scritto il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif Sharif su X.
Ma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è però affrettato a specificare che Israele non è vincolato dalla clausola sul Libano.
Secondo fonti israeliane, Netanyahu ha comunicato a Trump che l’IDF non si ritirano dal Libano e continueranno a “operare per contrastare le minacce di Hezbollah”.
Dal 2 marzo l’IDF ha ucciso 3.783 persone in Libano.
Tra cui almeno 245 bambini, 339 donne, 135 operatori sanitari. Oltre 14.000 feriti.
A poche ore dalla finalizzazione dell’accordo USA-Iran, domenica 14 giugno, Israele ha bombardato periferia meridionale di Beirut, Dahiyeh uccidendo almeno tre persone.
L’Iran aveva minacciato ritorsioni per l’attacco ma ha infine annullato i suoi attacchi missilistici contro Israele in seguito all’intervento di Trump.
L’accordo, che verrà finalizzato il 19 giugno, prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz con l’Iran che si impegna a sminarlo nei primi 30 giorni e a non imporre pedaggi per 60 giorni. In quei 60 giorni, l’Iran avrà una temporanea esenzione sulle sanzioni dopo inizieranno i colloqui sul nucleare.
Parlando dell’accordo ad Al Jazeera il giornalista israeliano Gideon Levy ha dichiarato: “Non vedo come possa funzionare perché Israele è ancora in Libano, non ha intenzione di ritirarsi e, finché le truppe saranno lì, non ci sarà un ‘cessate il fuoco totale’ perché ci sarà sempre resistenza all’occupazione israeliana del Libano.”
La giornalista @courtneybonneauphotography ha più volte ribadito che Israele in Libano sta compiendo atti di genocidio.
#lebanongenocide #iran #usa #israel
Elemento modificato · 3 h
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E infine questo commento di Lavinia Marchetti:
TRUMP ANNUNCIA LA FIRMA DELL’ACCORDO USA-IRAN, CHI HA PERSO SE VA IN PORTO? ISRAELE.L’intesa che Washington e Teheran avrebbero firmato (secondo Trump) chiuderebbe una guerra cominciata a febbraio e, nello stesso movimento, riscrive la gerarchia delle potenze regionali. Al tavolo siede chi può dirsi sia vincitore sia perdente. Lo sconfitto reale resta fuori dalla porta, e si chiama Israele.Tel Aviv aveva combattuto per un obiettivo massimalista, lo smantellamento del programma nucleare iraniano e il ridimensionamento dell’asse sciita che da Teheran raggiunge il Mediterraneo. L’accordo le consegna il rovescio di quel disegno. L’Iran esce dalla guerra con le infrastrutture colpite e la sovranità intatta.Il suo arsenale missilistico è rimasto fuori dal negoziato, e il diritto all’arricchimento resta conteso, mai cancellato.Lo Stretto di Hormuz torna navigabile e le sanzioni si allentano per gradi. Resta da definire un fondo da trecento miliardi di dollari che Washington preferisce chiamare investimento, per non pronunciare la parola riparazioni.Teheran rientrerebbe nel mondo da protagonista.Il sisma più profondo passa dentro l’alleanza. Trump ha chiesto a Netanyahu di sospendere le operazioni nel Libano meridionale perché ostacolano l’intesa, e il ministro Katz replica negando la tregua e promettendo di colpire secondo i piani. La fotografia è impietosa. L’alleato che non detta più l’agenda del proprio protettore scopre che la potenza tutelare antepone la riapertura dei mercati alla sicurezza del cliente. La deterrenza israeliana, capitale accumulato in mezzo secolo di guerre vinte, si svaluta non appena il garante la subordina al proprio calcolo commerciale. Ritirato il sostegno, resta la minaccia.Intorno a questo vuoto il terreno si muove. Riad ha riunito in primavera dodici cancellerie del mondo arabo e islamico per disegnare una piattaforma di sicurezza comune, che ruota attorno ad Ankara e Islamabad con l’Egitto e l’Arabia Saudita a sostenerla, mentre gli Emirati provano a smarcarsi temendo l’egemonia turca. Il Pakistan, potenza nucleare legata a Pechino, media insieme al Qatar. La Cina e la Russia incassano il dividendo maggiore, perché ritrovano nel partner energetico iraniano un attore di nuovo legittimo sullo scacchiere eurasiatico.Israele tenterà di far saltare la firma, perché la guerra, lo insegna Clausewitz, è la continuazione della politica con altri mezzi, e i sogni di gloria del Grande Israele, il cancro messianico che detta legge non si accontenteranno di una tregua con l’Iran che potrà dire la sua sulla gestione del Medio Oriente. Si vedrà se saprà ripensarsi dentro un ordine regionale il cui centro si è spostato altrove, oppure se affiderà la sopravvivenza all’instabilità perpetua del vicinato. Nel primo caso si aprirebbe una stagione diplomatica. L’alternativa condanna lo Stato ebraico a fare dell’isolamento la sua ultima rendita, perché dopo un genocidio (quasi due) e 7 fronti di guerra aperti, l’odio di buona parte del mondo, Israele (e Netanyahu) senza la guerra si ritroverebbe con le spalle al muro. Ma sono certa che il Mossad nei prossimi giorni si inventerà qualcosa di grosso.§§§
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