Migranti. L’Occidente Tomba Indaffarata al Servizio del Capitale. Pentola a Pressione. Andrea Zhok.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questa analisi, che ci pare estremamente lucida, di Andrea Zhok, che ringraziamo, pubblicata su Facebook. Buona lettura e diffusione.

§§§

 

Visto che i fatti di Belfast hanno rimesso al centro della discussione temi oramai sviscerati in tutti i loro aspetti, proviamo a fare una sintesi per ottenere un po’ d’ordine mentale.
1) Il fenomeno migratorio in Occidente è integralmente un fenomeno con radici economiche, dipendente dalla logica di capitale. Vengono favoriti gli spostamenti di forza-lavoro che cerca di occupare gli spazi lavorativi disponibili sul mercato mondiale. È nell’interesse del capitale ottenere forza lavoro massimamente disponibile a lavorare per poco e facilmente ricattabile. Non è una questione di “immigrazione irregolare”. Gli irregolari sono anch’essi parte del gioco, perché un po’ più ricattabili, ma il gioco nel suo complesso è accettato, desiderato e teorizzato.
2) La pressione che viene esercitata dalle forme di vita coltivate in Occidente (dai costi per crescere la prole, alle responsabilità legali, alle difficoltà pedagogiche per figli che crescono in ambienti desocializzati, ecc.) crea costantemente le condizioni per una riduzione della fecondità. (Questo succede anche per le seconde generazioni dei migranti, non appena si acclimatano). La mancanza di forza lavoro interna dei paesi occidentali viene compensata importandola da parti del mondo dove i “costi di produzione di bambini” sono bassi, perché non esiste un sistema di tutele pubbliche, servizi sanitari, sistemi scolastici, ecc. L’Occidente è una tomba indaffarata che assorbe giovani “prodotti” altrove per trasformarli in concentrazioni di capitale.
3) Questo processo non è mai guidato e controllato perché per guidarlo e controllarlo ci vorrebbero enormi investimenti: denari per i processi di assimilazione, educazione o rieducazione, istruzione linguistica, socializzazione, ma anche per il controllo e la repressione di comportamenti illeciti. Dunque si lasciano ad alcuni clown politici le parole d’ordine dell’inclusione e dell’accoglienza, ma siccome l’intero senso del processo è esclusivamente volto a incrementare i margini di profitto, tutto questo “processo di inclusione e accoglienza” rimane necessariamente sulla carta.
Peraltro, se vivessimo in Stati disponibili a sostenere questi livelli di spesa pubblica per i processi di socializzazione-inclusione il problema migratorio non sorgerebbe proprio: saremmo in Stati disposti a drenare denaro dal grande capitale per migliorare le condizioni di lavoro degli autoctoni, per migliorare i servizi pubblici, per reprimere lo sfruttamento e il lavoro nero, per aiutare le famiglie ad allevare i figli, ecc. Dunque, se fossimo nel mondo fantasticato (ma mai implementato) dai promotori dell’“accoglienza infinita”, non ci sarebbe semplicemente nessun interesse a importare forza-lavoro, perché appena arrivata da noi essa sarebbe tutelata e dunque costosa.
4) Il processo è dunque sempre lasciato a sé stesso, perché chi comanda questi processi è il capitale ed esso non ha alcun interesse a guidare gli effetti sociali dei processi migratori.
Dunque, costantemente ed inevitabilmente, questi processi creano forme di destabilizzazione sociale. La scuola pubblica ne esce degradata perché sopraffatta da un eccesso di domanda senza mezzi adeguati per rispondere; gli alloggi popolari scompaiono dalla disponibilità pubblica; soggetti culturalmente estranei e non integrabili – perché l’unica forma di integrazione offerta è il lavoro e non ce n’è per tutti – finiscono per nutrire le fila della piccola delinquenza. Mi si risparmi l’ovvietà che non c’è equazione tra immigrazione e delinquenza. Ovviamente non c’è equivalenza, ma altrettanto ovviamente ed irrefutabilmente, nelle società in cui crescono gruppi di soggetti culturalmente estranei e non lavorativamente impiegabili, aumentano insicurezza e reati. Solo persone in perfetta e colpevole malafede possono negare questo nesso che è testimoniato costantemente e registrato statisticamente.
5) In un sistema competitivo come il nostro, il peso di questa situazione ricade prevalentemente sulle persone che sono in relazione di competizione diretta con la forza-lavoro d’importazione, cioè quel proletariato o quella piccola borghesia che fatica a tenere insieme salario e dignità.
Queste persone appartengono spesso ad aree socialmente già deprivate o a rischio di deprivazione, e percepiscono lo Stato come lontano ed anzi ostile, come non interessato a difenderli né sul piano lavorativo né sul piano della sicurezza pubblica.
L’inefficienza ed inerzia dei sistemi repressivi (come ogni servizio pubblico, sottodimensionato e tenuto a dieta) finisce paradossalmente per essere più efficace nel colpire le piccole violazioni di quel proletariato che ha faticosamente conservato un poco (un’auto, una casa), che le grandi violazioni di chi è appena arrivato e non ha niente da perdere (se e quando delinque).
Chiedere infinita saggezza, perenne moderazione e santo autocontrollo a queste persone significa essere o stupidi o in malafede. È certo come il sorgere del sole che ad un certo punto queste situazioni sono destinate ad esplodere in forme di violenza civile.
6) Che queste forme di violenza civile siano brutte, immorali, che prendano forme di violenza indeterminata, incapace di distinguere i bersagli colpevoli da quelli innocenti, è ovvio ed inevitabile.
Il problema, il vero problema, è che ora – solo ora – ceti politici privi di vergogna sono pronti ad arrivare come avvoltoi sulla scena della violenza sociale.
Non c’erano quando le famiglie, siano esse autoctone o migranti, non riuscivano a star dietro ad un figlio malato o soccombevano di fronte al minimo rovescio di fortuna, non c’erano quando le persone venivano ricattate per anni, per decenni, ad accettare condizioni di lavoro sempre più precarie.
Ma ci sono ora.
Ci sono da un lato a sciacallare soffiando sul fuoco della “sacrosanta protesta contro l’intruso”, e dall’altro a sciacallare indignandosi per il “razzismo” e il “fascismo”. Così trasformano i problemi, quei problemi che hanno contribuito entrambi a creare, in altrettante occasioni personali per un’intervista piena di sdegno e per qualche photo opportunity.
7) In conclusione. La trappola che è stata predisposta (se intenzionalmente o per caso, non importa) è questa.
Finché la gente non reagisce, si finge che il sistema stia magicamente funzionando secondo i meccanismi di qualche “mano invisibile” e che tutti ne stiano beneficiando.
Quando la pentola a pressione scoppia, quando ci sono tumulti e violenze (possono essere degli autoctoni, ma possono anche essere di migranti di prima o seconda generazione – si pensi alle banlieue), a questo punto si scatena il gioco della polarizzazione artefatta, che tiene in vita il ceto politico che ha creato il danno, e anzi gli attribuisce maggiori poteri.
Se non reagisci non esisti e ti ridono in faccia.
Se reagisci ti metti dalla parte del torto e dai forza a chi ha creato il problema.
Senza una trasformazione della rappresentanza politica (oggi difficile anche da immaginare) questo circo occidentale continuerà a marcire, fino a qualche forma di guerra civile.
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2 commenti su “Migranti. L’Occidente Tomba Indaffarata al Servizio del Capitale. Pentola a Pressione. Andrea Zhok.”

  1. Fra i clown inserirei un po’ di ecclesiastici di cui uno di bianco vestito. Costoro al posto di dire la verità, come fa Zhok, indicare la radice del problema e le inevitabili ricadute, sia sugli autoctoni che migranti, si sono appiattiti sulla narrazione elitaria appoggiando col buonismo la menzogna. Anche costoro, che il Supremo Giudice vincola particolarmente alla verità nella carità, sono responsabili degli eventi.

  2. Fantasma di Flambeau

    I punti fermi che mette Zhok sono quelli da cui deve partire chiunque voglia fare un discorso serio. Le migrazioni ripulite e corrette, ma anche no, appartengono alla vecchia categoria delle risorse che devono essere determinate sul palco del mercato.
    [ https://www.maurizioblondet.it/perche-i-neo-laureati-italiani-emigrano-spiegato-benisssimo/
    -“Per noi italiani sarà come lavorare un giorno in meno al mese e guadagnare per un giorno in più”.- -Troppo facile, però, mettere in croce il solo Romano Prodi, visto che l’ingresso nell’euro riscosse il plauso pressoché unanime di tutte le forze politiche e sociali del paese.-
    https://www.investireoggi.it/euro-o-lira-anche-prodi-ci-ripensa-e-si-avvero-la-profezia-della-thatcher/ ]
    Ciò in cui l’Italia difettava prima che i figli di cavallo di Troia tedesco provvedessero. La nostra eutanasia in culla è un corollario della stessa logica, senza freni dopo l’89, per cui i costi di produzione sono giusta causa di estinzione se per uno zerovirgola è più conveniente importare. Gestire in maniera responsabile gli arrivi comprometterebbe il profitto e renderebbe di nuovo concorrenziali gli autoctoni, che invece in un modo o nell’altro sono gli esodati predestinati. L’anarco-migrazionismo che accelera lo smantellamento dello stato sociale non è perciò accidentale, come non lo sono la delinquenza di risulta dalla mancanza di lavoro dignitoso e l’aggrapparsi al peggio della propria cultura per non sprofondare nell’horror vacui che a smartphone spento è la nostra. Tutte decisioni prese al vertice per gli interessi esclusivi di chi sta in alto, a cascata sui gradini in basso e a vista d’occhio su quelli di mezzo, che devono sopportare anche la beffa di un apparato repressivo-burocratico codardo con i grandi e i violenti quanto bullo col manganello sull’esemplare isolato e sulle bestie da soma che non possono sottrarsi. Fino al colmo in cui spacciatori e Amazon erano gli unici veramente liberi in Italia.

    -Senza una trasformazione della rappresentanza politica (oggi difficile anche da immaginare) questo circo occidentale continuerà a marcire, fino a qualche forma di guerra civile.-

    La Grande Guerra fu il grande massacro dei contadini, dei piccolo-borghesi e degli operai che potevano essere opportunamente sostituiti dalle donne come oggi da robot e IA. Quando i sopravvissuti tornarono dalle trincee, dopo anni di sofferenze indicibili e ferite fisiche e psicologiche, furono liquidati come braccianti a fine stagione e anche non metaforicamente presi a sputi in faccia dagli esaltati dall’Ottobre rosso. Mussolini incassò e ringraziò. La Germania di Weimar era un teatro in cui poteva andare in scena qualunque rappresentazione. La stupidità abissale dei francesi, la presunzione infinita dei fabbricanti di Frankenstein inglesi, il solito schifo senza scrupoli dei soliti privatizzatori di profitti e socializzatori di miseria, che dopo il ’29 fecero in pochi mesi cento volte peggio che dopo il 2008 con l’Europa, l’incapacità assoluta degli oppositori di offrire a quelle persone concrete qualcosa che non fosse un’ideologia intellettuale disconnessa sia dal passato che dal presente, ottennero di regalare su un piatto d’argento la testa, il cuore e l’anima di quasi tutto un popolo a Hitler.

    https://ilmanifesto.it/gli-spettri-che-interrogano-il-mondo-bianco?t=sD4SpMKk64ayZ8OrNmeMN
    Demonizzare un’entità monolitica chiamata “Occidente bianco”, addossandole tutto il male dell’umanità e della storia, senza distinguere carnefici e vittime, vincitori e vinti (Warren Buffett), la cui unica possibilità di espiazione sta nel porgere il collo alla mannaia arcobaleno per finire in quella multiculturalità da suburra che tanto piace a chi non ci vive, per un normale utente della strada equivale a ricevere uno schiaffo in faccia a tradimento mentre cerca di evitare le voragini. Perché colpevole di avere una pelle meno abbronzata (però non è razzismo), di essere italiano nella terra dei propri antenati e magari fiero di esserlo (woke dixit: alcune bandiere e identità meritano essere difese a spada tratta, altre no), oppure un penultimo incapace di apprezzare le costumanze dell’universo mondo sulla vita h24 della propria famiglia. Tutto sempre meno fuor di ironie per chi non si sposta esclusivamente in aereo o tassì da un quartierino all’altro. Che gli utili in servizio eterno effettivo portino acqua al mulino dell’uomo, donna o skynet che si proporrà stavolta come principio d’ordine, ci sta. Che persone intelligenti non in odore di santità si ostinino a ignorare le brute leggi della fisica, degli schiaffi e delle guance, è l’esegesi del diabolico e del perseverare.

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