Vito Mancuso: Usare Cristo contro la Teologia Classica. Alcuni Preti ci Cascano… Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Carissimi Stilum Curiali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni – e il suo stupore – per come un sacerdote, anziano di sua conoscenza ha accolto le tesi di Vito Mancuso su Gesù Cristo. Buona lettura e diffusione.

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Nei giorni scorsi mi ha colpito il commento di un sacerdote reduce da un incontro con Vito Mancuso, uno dei tanti in cui il teologo presenta il libro “Gesù e Cristo”.

Uno si sarebbe aspettato un giudizio negativo verso un’operazione tutta rivolta a mettere in discussione la realtà della figura di Cristo rispetto a quella del Gesù storico, evidenziando la netta distanza del fatto storico rispetto alla sua interpretazione teologica.

Gesù è stato un personaggio reale, un uomo in carne ed ossa che ha vissuto e compiuto grandi opere, Cristo è soltanto una trasformazione in chiave teologica del Gesù storico, insegna Mancuso nei suoi volumi.

Un modernismo riadattato alle esigenze contemporanee, che il teologo allievo del cardinale Martini e di monsignor Bruno Forte, cela dietro la necessità di riscoprire il Gesù della storia per costruire una nuova teologia, visto che a suo giudizio quella insegnata fino ad oggi, fondata sul Cristo, non sarebbe più comprensibile e ancor meno convincente.

Una teologia vecchia, superata, incapace di attirare e convertire, e vista come un insieme di dogmi e di verità elaborate nel corso dei secoli, senza alcun fondamento effettivo nella storia di Gesù. Uno si aspetterebbe dai sacerdoti una critica serrata verso le tesi di Mancuso, ma sorprendentemente scopriamo invece l’entusiasmo per un incontro giudicato altamente proficuo.

Perché in fondo Mancuso, secondo questo eminente uomo di Chiesa, avrebbe colto nel segno, laddove metterebbe in evidenza i limiti della teologia tradizionale, basata appunto su dogmi e verità imposte che la gente fatica ad accettare, sempre più alla ricerca di una spiritualità e di una fede semplice, accessibile e praticabile.

E parliamo dello stesso Mancuso che in occasione della festa della Santissima Trinità scriveva sul suo blog che se il Gesù storico avesse partecipato al Concilio di Nicea avrebbe fatto molta fatica a comprendere il significato del dogma trinitario, e alla fine avrebbe probabilmente votato contro la sua proclamazione.

Personalmente non mi stupisco delle tesi di Mancuso che ormai da anni è impegnato in una battaglia contro i dogmi della fede da lui giudicati, in perfetto spirito modernista, invenzioni umane senza alcuna attinenza con gli insegnamenti del Gesù della storia; ma almeno lui ha iniziato questo percorso di demolizione del cristianesimo uscendo dalla Chiesa, ovvero dismettendo l’abito sacerdotale e scegliendo il campo laico, sentendosi investito della missione di liberare la Chiesa dai lacci della tradizione. Ma a preoccupare sono quei sacerdoti, in servizio permanente effettivo, per nulla scandalizzati dalle tesi di Mancuso, ma anzi ben contenti di accettarle come elemento di sana discussione. E sono gli stessi sacerdoti che poi celebrano l’Eucaristia riconfermando in pratica quei dogmi che il teologo mette in discussione considerandoli totalmente estranei all’insegnamento del Gesù storico.

Attenzione, non stiamo parlando di un sacerdote giovane, quindi consacrato in tempi recenti, magari da quella che tanti considerano “la falsa chiesa bergogliana”. No, parliamo di un prete piuttosto in là con gli anni, ordinato in tempi non sospetti, quindi non sospettabile di essere troppo in odore di bergoglismo. Un prete che trova interessanti le tesi di Mancuso, ovvero la liberazione di Gesù dalla teologia cristiana.

Apro volentieri una parentesi: io non invoco la censura contro nessuno, tanto meno contro Mancuso, anche perché ogni volta che la Chiesa è intervenuta censurando i cosiddetti “teologi contro” ha ottenuto l’effetto opposto: li ha quasi consacrati, trasformandoli in paladini della libertà di fede, se non in autentici martiri, ad iniziare da Ernesto Buonaiuti il massimo esponente del modernismo italiano, che oggi persino Avvenire, il quotidiano dei vescovi, chiede insistentemente di riabilitare accusando la Chiesa pre conciliare di averlo ingiustamente perseguitato.

Quindi massima libertà a Mancuso e alle sue tesi, che però andrebbero quantomeno smontate nel merito, da chi dovrebbe essere più di altri titolato a farlo. Invece no, gli stessi sacerdoti vanno agli incontri con il teologo e poi si lasciano andare in sperticati elogi nei confronti dell’autore che, se non altro, invita la Chiesa a riflettere e ad interrogarsi sui propri limiti. Del resto di che stupirsi se i libri più controversi dell’autore sono venduti nelle più importanti librerie cattoliche, comprese quelle all’ombra del Cupolone, accanto a quei Vangeli sulla cui autenticità il nostro non manca di disseminare dubbi.

E non come ha fatto Raymond Edward Brown basandosi sulla premessa che i Vangeli possono contenere errori in materie non pertinenti alla salvezza, ma screditandone l’autenticità ed esaltandone le contraddizioni, tanto per dimostrare che sono stati scritti, non per riportare la realtà dei fatti, ma per sostenere tesi precostituite.

Insomma, va bene il confronto e il dialogo, ma che almeno questo confronto sia ad armi pari, e non contribuisca a legittimare ulteriormente le tesi di Mancuso, quasi facendo passare l’autore come portavoce di un nuovo spiritualismo e di una cristianità da ricostruire.

Perché Mancuso non dice che bisogna fare a meno di Cristo, ma che bisogna ripensare Cristo, superando la teologia classica per ripartire dal Gesù storico ed individuare così una nuova e moderna teologia, che faccia riscoprire ai cristiani il bisogno stesso di Cristo. Il problema è che il punto di forza di Mancuso sta nel rifiutare il sacrificio della croce come strumento di salvezza e redenzione, rifiutando l’idea che Dio possa aver salvato l’umanità attraverso la morte di Cristo, attraverso quel Gesù che fino all’ultimo ha implorato il padre di non abbandonarlo, prova provata per Mancuso di come nella realtà storica non fosse affatto disposto a morire. Poco importa che la teologia proposta da Mancuso sia molto più prossima allo gnosticismo che al misticismo, più ad una spiritualità filosofica che ad una fede intesa come fiducia totale nel Cristo morto e risorto, che all’ incredulo Tommaso ha detto “beati coloro che senza aver visto crederanno”.

Quel Cristo che gli apostoli hanno visto “realmente” risorto dandone testimonianza al mondo e sacrificando la propria vita perché tutti credessero. Oggi secondo molti, anche dentro la Chiesa, la priorità non è proclamare la verità ma rendere il cristianesimo attrattivo, adattandolo allo spirito del tempo e riducendo Cristo alla sola dimensione umana; nella convinzione, cara a Mancuso, che la spiritualità cristiana debba essere incentrata sulla vita e le opere del Gesù storico,che non è vissuto per morire sulla croce, ma ha lottato in vita per liberare Israele, identificandolo con il regno di Dio, e che è morto ucciso dai romani e dagli ebrei ortodossi perché troppo scomodo.

Il contrario di ciò che invece insegna Leone XIV, fedele all’insegnamento di Sant’Agostino e poco disponibile alle riletture post moderne di cui Mancuso sembra essere oggi l’interprete più autentico e coerente. Ma chi oggi è tenuto a proclamare il Vangelo, ovvero i sacerdoti di Santa romana Chiesa, sono davvero convinti di ciò che proclamano, o agiscono soltanto da “contratto”, mostrando nell’interesse stesso per l’opera di Mancuso tutti i limiti delle proprie convinzioni?

Americo Mascarucci

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