Vito Mancuso: Usare Cristo contro la Teologia Classica. Alcuni Preti ci Cascano… Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Carissimi Stilum Curiali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni – e il suo stupore – per come un sacerdote, anziano di sua conoscenza ha accolto le tesi di Vito Mancuso su Gesù Cristo. Buona lettura e diffusione.

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Nei giorni scorsi mi ha colpito il commento di un sacerdote reduce da un incontro con Vito Mancuso, uno dei tanti in cui il teologo presenta il libro “Gesù e Cristo”.

Uno si sarebbe aspettato un giudizio negativo verso un’operazione tutta rivolta a mettere in discussione la realtà della figura di Cristo rispetto a quella del Gesù storico, evidenziando la netta distanza del fatto storico rispetto alla sua interpretazione teologica.

Gesù è stato un personaggio reale, un uomo in carne ed ossa che ha vissuto e compiuto grandi opere, Cristo è soltanto una trasformazione in chiave teologica del Gesù storico, insegna Mancuso nei suoi volumi.

Un modernismo riadattato alle esigenze contemporanee, che il teologo allievo del cardinale Martini e di monsignor Bruno Forte, cela dietro la necessità di riscoprire il Gesù della storia per costruire una nuova teologia, visto che a suo giudizio quella insegnata fino ad oggi, fondata sul Cristo, non sarebbe più comprensibile e ancor meno convincente.

Una teologia vecchia, superata, incapace di attirare e convertire, e vista come un insieme di dogmi e di verità elaborate nel corso dei secoli, senza alcun fondamento effettivo nella storia di Gesù. Uno si aspetterebbe dai sacerdoti una critica serrata verso le tesi di Mancuso, ma sorprendentemente scopriamo invece l’entusiasmo per un incontro giudicato altamente proficuo.

Perché in fondo Mancuso, secondo questo eminente uomo di Chiesa, avrebbe colto nel segno, laddove metterebbe in evidenza i limiti della teologia tradizionale, basata appunto su dogmi e verità imposte che la gente fatica ad accettare, sempre più alla ricerca di una spiritualità e di una fede semplice, accessibile e praticabile.

E parliamo dello stesso Mancuso che in occasione della festa della Santissima Trinità scriveva sul suo blog che se il Gesù storico avesse partecipato al Concilio di Nicea avrebbe fatto molta fatica a comprendere il significato del dogma trinitario, e alla fine avrebbe probabilmente votato contro la sua proclamazione.

Personalmente non mi stupisco delle tesi di Mancuso che ormai da anni è impegnato in una battaglia contro i dogmi della fede da lui giudicati, in perfetto spirito modernista, invenzioni umane senza alcuna attinenza con gli insegnamenti del Gesù della storia; ma almeno lui ha iniziato questo percorso di demolizione del cristianesimo uscendo dalla Chiesa, ovvero dismettendo l’abito sacerdotale e scegliendo il campo laico, sentendosi investito della missione di liberare la Chiesa dai lacci della tradizione. Ma a preoccupare sono quei sacerdoti, in servizio permanente effettivo, per nulla scandalizzati dalle tesi di Mancuso, ma anzi ben contenti di accettarle come elemento di sana discussione. E sono gli stessi sacerdoti che poi celebrano l’Eucaristia riconfermando in pratica quei dogmi che il teologo mette in discussione considerandoli totalmente estranei all’insegnamento del Gesù storico.

Attenzione, non stiamo parlando di un sacerdote giovane, quindi consacrato in tempi recenti, magari da quella che tanti considerano “la falsa chiesa bergogliana”. No, parliamo di un prete piuttosto in là con gli anni, ordinato in tempi non sospetti, quindi non sospettabile di essere troppo in odore di bergoglismo. Un prete che trova interessanti le tesi di Mancuso, ovvero la liberazione di Gesù dalla teologia cristiana.

Apro volentieri una parentesi: io non invoco la censura contro nessuno, tanto meno contro Mancuso, anche perché ogni volta che la Chiesa è intervenuta censurando i cosiddetti “teologi contro” ha ottenuto l’effetto opposto: li ha quasi consacrati, trasformandoli in paladini della libertà di fede, se non in autentici martiri, ad iniziare da Ernesto Buonaiuti il massimo esponente del modernismo italiano, che oggi persino Avvenire, il quotidiano dei vescovi, chiede insistentemente di riabilitare accusando la Chiesa pre conciliare di averlo ingiustamente perseguitato.

Quindi massima libertà a Mancuso e alle sue tesi, che però andrebbero quantomeno smontate nel merito, da chi dovrebbe essere più di altri titolato a farlo. Invece no, gli stessi sacerdoti vanno agli incontri con il teologo e poi si lasciano andare in sperticati elogi nei confronti dell’autore che, se non altro, invita la Chiesa a riflettere e ad interrogarsi sui propri limiti. Del resto di che stupirsi se i libri più controversi dell’autore sono venduti nelle più importanti librerie cattoliche, comprese quelle all’ombra del Cupolone, accanto a quei Vangeli sulla cui autenticità il nostro non manca di disseminare dubbi.

E non come ha fatto Raymond Edward Brown basandosi sulla premessa che i Vangeli possono contenere errori in materie non pertinenti alla salvezza, ma screditandone l’autenticità ed esaltandone le contraddizioni, tanto per dimostrare che sono stati scritti, non per riportare la realtà dei fatti, ma per sostenere tesi precostituite.

Insomma, va bene il confronto e il dialogo, ma che almeno questo confronto sia ad armi pari, e non contribuisca a legittimare ulteriormente le tesi di Mancuso, quasi facendo passare l’autore come portavoce di un nuovo spiritualismo e di una cristianità da ricostruire.

Perché Mancuso non dice che bisogna fare a meno di Cristo, ma che bisogna ripensare Cristo, superando la teologia classica per ripartire dal Gesù storico ed individuare così una nuova e moderna teologia, che faccia riscoprire ai cristiani il bisogno stesso di Cristo. Il problema è che il punto di forza di Mancuso sta nel rifiutare il sacrificio della croce come strumento di salvezza e redenzione, rifiutando l’idea che Dio possa aver salvato l’umanità attraverso la morte di Cristo, attraverso quel Gesù che fino all’ultimo ha implorato il padre di non abbandonarlo, prova provata per Mancuso di come nella realtà storica non fosse affatto disposto a morire. Poco importa che la teologia proposta da Mancuso sia molto più prossima allo gnosticismo che al misticismo, più ad una spiritualità filosofica che ad una fede intesa come fiducia totale nel Cristo morto e risorto, che all’ incredulo Tommaso ha detto “beati coloro che senza aver visto crederanno”.

Quel Cristo che gli apostoli hanno visto “realmente” risorto dandone testimonianza al mondo e sacrificando la propria vita perché tutti credessero. Oggi secondo molti, anche dentro la Chiesa, la priorità non è proclamare la verità ma rendere il cristianesimo attrattivo, adattandolo allo spirito del tempo e riducendo Cristo alla sola dimensione umana; nella convinzione, cara a Mancuso, che la spiritualità cristiana debba essere incentrata sulla vita e le opere del Gesù storico,che non è vissuto per morire sulla croce, ma ha lottato in vita per liberare Israele, identificandolo con il regno di Dio, e che è morto ucciso dai romani e dagli ebrei ortodossi perché troppo scomodo.

Il contrario di ciò che invece insegna Leone XIV, fedele all’insegnamento di Sant’Agostino e poco disponibile alle riletture post moderne di cui Mancuso sembra essere oggi l’interprete più autentico e coerente. Ma chi oggi è tenuto a proclamare il Vangelo, ovvero i sacerdoti di Santa romana Chiesa, sono davvero convinti di ciò che proclamano, o agiscono soltanto da “contratto”, mostrando nell’interesse stesso per l’opera di Mancuso tutti i limiti delle proprie convinzioni?

Americo Mascarucci

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17 commenti su “Vito Mancuso: Usare Cristo contro la Teologia Classica. Alcuni Preti ci Cascano… Americo Mascarucci.”

  1. Gent. dott. Mascarucci, a differenza da quanto espresso da don P. P. e Stilumcuriae emerito, lei ha fatto benissimo a mettere in evidenza la realtà di una dottrina eretica sempre più “generale” nella chiesa anticristica di JMB-Prevost.

    Veda ad es, i più di 70 vescovi italiani, Parolin e Prevost compresi, che hanno dato l’ok ai sacerdoti delle loro diocesi di organizzare gay pride e veglie di preghiera e messe sacrileghe prolgbt nelle parrocchie e fin’anche a ROMA!!!

    Tant’è vero che, (a parte mons. Antonio Suetta) NESSUNO dei vescovi italiani è intervenuto il 13 giugno a Roma per dire NO alle leggi assassine sull’ABORTO anche fino a NOVE MESI di gravidanza approvate di recente nel Regno Unito subito dopo l’incontro di Prevost con Re Carlo…
    E in Spagna, dopo che Sanchez è stato ricevuto in udienza a Roma da Prevost prima del suo viaggio in Spagna.

    Solo mons. Suetta ha partecipato alla Marcia x la vita 2026 a ROMA per dire NO al SUICIDIO ASSISTITO, che da mesi è in discussione in Senato sulla base di un testo di legge, che sappiamo essere stato stilato dal governo assieme a Zuppi e ai cardinali della CEI dopo due mesi di TRATTATIVE INFORMALI sulla base di testi “segreti”.
    https://www.associazionelucacoscioni.it/notizie/comunicati/meloni-legge-fine-vita-papa-leone-xiv

    https://share.google/PWLwyGz0c37VlTjQo

    E d’altronde è normale che tutti i vescovi della falsa chiesa attuale, perseguino gli stessi obiettivi di un Prevost che non può essere il vero papa, visto che il 27/5/2025 ha nominato Mons. Renzo Pegoraro come pres. dell’accademia per la VITA, sapendo che, essendo stato il collaboratore per nove anni di un mons. Paglia, è anche lui pro194 e pro eutanasia.
    https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/papa-nomina-renzo-pegoraro-presidente-pontificia-accademia-vita.html

    E questo con l’ok del segretario di stato in vaticano Pietro Parolin anche lui favorevole ad una legge nazionale sul SUICIDIO ASSISTITO:

    https://lanuovabq.it/it/fine-vita-le-contraddizioni-del-centrodestra-per-una-legge-di-morte

    Che poi, il “suicidio assistito”  verrà legittimato col termine elegante di “SEDAZIONE PALLIATIVA” già lo sappiamo.

    Ma di certo, nessuno dei prevostiani ammetterà che sempre di SUICIDIO OMICIDIO si tratta.

  2. Come al solito, secondo il precetto dell’Imitazione di Cristo: “Non voler sapere chi l’ha detto, ma poni mente a ciò che è detto”,
    propongo quanto scritto nel Post facebook Miraya Lumen:
    __________________

    Ci sono pensatori che non ti danno risposte da imparare a memoria: ti restituiscono il coraggio di cercare le tue.
    Per me Vito Mancuso è uno di questi.
    In un tempo che ci vuole distratti e spaventati, continua a ripetere una cosa semplice e rivoluzionaria:
    la spiritualità non è obbedienza, è libertà.
    Non è fuggire dalla ragione, ma portarla fino in fondo, fino al punto in cui
    la mente si apre al mistero. L’anima non è un dogma da credere: è la profondità che già ci abita
    e che chiede solo di essere ascoltata.
    E’ esattamente ciò in cui credo anch’io: che dentro ognuno di noi ci sia una luce – chiamala coscienza, chiamala anima –
    che viene prima di ogni credo o religione, E che diventare davvero noi stessi sia
    il modo più alto di onorarla.
    Grazie, Vito Mancuso, per ricordarci che pensare può essere già una forma di preghiera”.
    __________________

    Mi astengo da qualsiasi commento a sostegno di quanto sopra.
    Mi limito a precisare che il “prima” della coscienza o anima, rispetto ad un credo o religione,
    e nel contempo ontologico e temporale. E ciò è di immensa importanza, ai fini
    di un discorso circa la forma mentis cui qui si accenna soltanto.

    1. Don Pietro Paolo

      Caro Enrico,

      il brano che cita è certamente suggestivo. Tuttavia la questione non è se sia suggestivo, ma se sia vero.

      Anzitutto, nessun cristiano nega che l’uomo possieda una coscienza e una vita interiore precedenti all’adesione esplicita a una religione. La Chiesa lo ha sempre insegnato. Ma da questo fatto non segue affatto che la coscienza sia la fonte della verità.

      La coscienza è una facoltà dell’uomo; non è Dio.

      Per questo la tradizione cristiana ha sempre sostenuto che la coscienza deve essere formata, illuminata e talvolta perfino corretta. Altrimenti dovremmo concludere che ogni convinzione sincera sia vera per il solo fatto di essere sinceramente vissuta.

      Quanto poi all’affermazione secondo cui «la spiritualità non è obbedienza, è libertà», mi permetto di osservare che il Vangelo non contrappone mai libertà e obbedienza.

      Cristo è stato l’uomo più libero che sia mai esistito e, nello stesso tempo, il più obbediente: «Non la mia volontà, ma la tua sia fatta» (Lc 22,42).

      La vera libertà cristiana non consiste nel seguire se stessi, ma nel riconoscere il vero e aderirvi.

      Quanto alla frase secondo cui la luce interiore verrebbe «prima di ogni credo o religione», distinguerei. Temporalmente può essere vero. Ontologicamente, per il cristiano, no. Perché la luce della coscienza non è originaria: è partecipata. Non viene da sé stessa. Viene da Dio, che è la sorgente di ogni verità e di ogni bene.

      Il rischio di certe formulazioni è sempre lo stesso: partire dalla coscienza per arrivare a Dio. La fede cristiana, invece, parte da Dio che si rivela e illumina la coscienza.

      Per questo motivo il cristianesimo non è la celebrazione della voce interiore dell’uomo, ma l’incontro tra la voce dell’uomo e la Parola di Dio.

      Pensare può certamente essere una forma di ricerca. Talvolta può persino diventare una preparazione alla preghiera. Ma la preghiera, propriamente parlando, inizia quando non ascolto soltanto me stesso, bensì ascolto Qualcun Altro.

  3. Il Mancuso cerca di raggiungere il proprio scopo versando miele nelle orecchie di chi accetta lo versi. Togliere l’ Agnello dagli Altari il punto d’arrivo. Sappiamo benissimo a cosa serve il Suo Sacrificio e a chi dà fastidio. Pertanto Mancuso patteggia per colui a cui dà fastidio.

  4. Se possedessi il dizionario delle diavolerie che solo Benedetta de Vito ha sempre in pronta consultazione, alla lettera emme non mi sfuggirebbe il termine “mancuso” col suo significato di “mancante, difettoso o anche mancino”. Ecco, il povero Mancuso è difettoso, mancante, soprattutto di fede e di ragione. E andar dietro a un personaggio del genere per il cui ravvedimento bisognerebbe solo pregare, non è sicuramente un’ attività proficua, anzi al contrario, decisamente dannosa. Perché il demonio, ben lo sappiamo, pur di accaparrarsi quante più anime possibili e fare dispetti al dolce Signore Gesù, è sempre lì a escogitare i più raffinati trabocchetti. Ricordo che tanti anni fa una distinta e anziana signora, nonna di un mio alunno, mi prese letteralmente da parte per raccomandarmi caldamente la lettura di un tal libro di Mancuso, il quale, a suo dire, le aveva aperto talmente gli occhi, da decidersi a non recitare più il Credo, in cui sosteneva di non trovare più verità di fede. Che dispiacere ho provato per quella povera nonna, acciuffata dal demonio proprio in dirittura di arrivo, a due passi dal traguardo Paradiso…
    Via, via da noi le schiere sempre più folte dei mancuso, dei traditori, dei novelli teologi e degli eretici di ogni taglia e misura coi denti digrignanti e gli artigli aguzzi.
    Teniamoci stretta la Madonnina del cui Cuore Immacolato è oggi la festa, e preghiamo il grande taumaturgo Sant’Antonio da Padova oggi, nel giorno della sua memoria.

  5. Don Pietro Paolo

    Caro Americo,

    confesso che, leggendo il suo articolo, la prima impressione è stata questa: davvero qualcuno si stupisce ancora delle tesi di Vito Mancuso?

    In realtà ciò che egli sostiene non rappresenta affatto una novità. La distinzione radicale tra il “Gesù della storia” e il “Cristo della fede” percorre buona parte della teologia liberale degli ultimi due secoli. Da Hermann Samuel Reimarus a David Friedrich Strauss, da Rudolf Bultmann fino alle varie correnti della cosiddetta “Old Quest” e delle successive “Quest for the Historical Jesus”, l’idea di fondo è sempre la stessa: separare il più possibile il Gesù storico dal Cristo confessato dalla Chiesa.

    La Chiesa conosce queste teorie da molto tempo. Per questo non credo vi sia motivo di particolare allarme. Esse ritornano periodicamente con linguaggi diversi, ma la sostanza rimane immutata.

    Del resto, una delle risposte più autorevoli a tale impostazione è venuta proprio da Benedetto XVI con la trilogia su Gesù di Nazaret. In quelle pagine Ratzinger mostra come il vero Gesù storico sia precisamente il Cristo della fede proclamato dagli Apostoli. Non esistono due figure contrapposte: un Gesù reale e un Cristo inventato dalla comunità cristiana. Il Gesù dei Vangeli è il Gesù reale, certamente compreso e annunciato alla luce della Pasqua, ma non per questo deformato o trasformato in altro.

    Quanto ai sacerdoti che guardano con simpatia alle tesi di Mancuso, francamente eviterei di scandalizzarmi troppo. Nella storia della Chiesa ci sono sempre stati preti, religiosi, teologi e perfino vescovi attratti da idee problematiche o apertamente erronee. Non è un fenomeno nato oggi, né con il Concilio Vaticano II, né con il pontificato di questo o di quel Papa. L’arianesimo ebbe vescovi; il giansenismo ebbe sacerdoti; il modernismo ebbe preti e professori. Nulla di nuovo sotto il sole.

    Piuttosto, ciò che conta è che la Chiesa continui ad annunciare integralmente la fede apostolica.

    Infine, mi permetto una piccola osservazione terminologica. Non so fino a che punto sia corretto definire Mancuso un teologo in senso proprio. La teologia cristiana, cattolica in particolare, nasce dalla fede della Chiesa e si sviluppa all’interno di essa, cercando di comprendere più profondamente il dato rivelato. Quando invece i dogmi fondamentali — Trinità, Incarnazione, Redenzione, Risurrezione — diventano oggetto di una sistematica decostruzione, ci si sposta progressivamente dalla teologia alla filosofia religiosa o alla riflessione spirituale personale.

    Naturalmente ciascuno è libero di proporre le proprie idee. Ma una cosa è elaborare una visione religiosa personale; altra cosa è presentarla come sviluppo autentico della fede cristiana ricevuta dagli Apostoli.

    Per questo, più che indignarsi per Mancuso, forse conviene fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto: conoscere bene la propria fede, studiarla seriamente e mostrarne la ragionevolezza e la bellezza. Le teorie passano; il Cristo annunciato dagli Apostoli continua da duemila anni a suscitare fede, conversione e santità.

    1. La fede apostolica è solo nel suo argomentare, caro don P.P.,
      ma come si dice, “contra factum non valet argumetum”.
      E i FATTI smentiscono il suo argomentare che è pura astrazione.
      Lei argomenta di una Chiesa astratta. Lei difende una Chiesa anti-apostolica.

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Enrico,

        i “fatti” hanno però la cattiva abitudine di dover essere prima identificati e poi interpretati.

        Perché se per fatti intendiamo che nella Chiesa vi siano peccati, confusioni, cattivi pastori, crisi dottrinali e scandali, allora non stiamo descrivendo una realtà nata ieri: stiamo descrivendo la storia della Chiesa fin dai tempi degli Apostoli.

        Anche ai tempi di san Paolo c’erano divisioni, eresie, immoralità e perfino apostoli contestati. Eppure Paolo non concluse che la Chiesa fosse diventata anti-apostolica; richiamò invece tutti alla fede apostolica.

        Lei continua a contrapporre la Chiesa reale alla Chiesa che definisce “astratta”. Io, al contrario, parlo proprio della Chiesa reale: quella che attraversa le tempeste senza cessare di essere la Chiesa di Cristo.

        La Chiesa apostolica non è quella composta da uomini impeccabili, ma quella che conserva la fede degli Apostoli, celebra i sacramenti degli Apostoli e mantiene la successione degli Apostoli.

        Se invece ogni crisi ecclesiale diventasse la prova che la Chiesa ha cessato di essere la Chiesa, allora dovremmo concludere che essa è già morta decine di volte nella sua storia. Eppure è ancora qui, dopo duemila anni.

        Questo, più che un’astrazione, mi pare un fatto.

    2. Americo Mascarucci

      Caro don Pietro Paolo vorrei avere il suo stesso ottimismo, ma purtroppo vedo che da tempo nella Chiesa vige una sorta di sfiducia totale….tanti suoi confratelli hanno chiesto la dimissione dallo stato clericale denunciando una certa difficoltà nel conciliare l’essere sacerdoti con lo stare oggi nel mondo. Il sacerdozio classico non è accettato da chi oggi vuole una spiritualità social e ritiene che per insegnare il Vangelo serva essere bravi influencer e parlare il linguaggio della modernità, contestando l’arretratezza della Chiesa. Mentre si litiga ancora sul Concilio Vaticano II c’è chi considera il Concilio già vecchio e sorpassato e ritiene che si debba ripensare tutta la dottrina della Chiesa in chiave modernista. La tesi di Mancuso, che mette a confronto gesuanesimo e cristianesimo, è molto più attrattiva di quanto possa sembrare. Mesi fa il ben noto Don Mignani, frequenza fissa nei programmi TV dove sosteneva l’esigenza di riconoscere le unioni gay e di superare l’obbligo del celibato, non solo ha lasciato il sacerdozio ma si è pure fatto sbattezzare sostenendo che lui intende seguire l’insegnamento di Gesù e non quello di Cristo che è altra cosa. Certo, non è che tutti i sacerdoti sono uguali ma sottovalutare l’influenza delle tesi di Mancuso secondo me può essere molto pericoloso e temo siano molto piu attraenti di quanto sembri….grazie come sempre per il confronto e i suoi preziosi consigli

      1. Don Pietro Paolo

        Caro Americo,

        il mio ottimismo, se così vogliamo chiamarlo, non nasce dall’osservazione della situazione ecclesiale, perché anch’io vedo le difficoltà che lei descrive. Nasce piuttosto dal fatto che credo nel Signore e nelle sue promesse.

        Se guardassimo soltanto ai dati umani, probabilmente avremmo ben pochi motivi per essere sereni. Vediamo crisi di vocazioni, sacerdoti che abbandonano il ministero, confusione dottrinale, fedeli disorientati e una cultura sempre più distante dal Vangelo. Tutto questo è reale e non va minimizzato.

        Tuttavia la Chiesa non è fondata sulla fedeltà degli uomini, ma sulla fedeltà di Cristo. Se fosse dipesa dalla coerenza dei suoi membri, sarebbe scomparsa da molti secoli.

        Lei cita giustamente casi come quello di don Mignani. Certamente fanno rumore e possono influenzare molte persone. Ma anche questo, storicamente, non è una novità. In ogni epoca vi sono stati sacerdoti, teologi e persino vescovi che hanno abbracciato idee incompatibili con la fede della Chiesa. Alcuni hanno trascinato folle; altri sembravano destinati a cambiare definitivamente il volto del cristianesimo. Eppure sono passati, mentre la fede apostolica è rimasta.

        Non sottovaluto affatto l’influenza delle tesi di Mancuso. Anch’io ritengo che possano apparire attraenti, soprattutto perché si presentano come una forma di cristianesimo più semplice, più moderna e più facilmente conciliabile con la sensibilità contemporanea. Ma proprio qui sta il punto: il cristianesimo non è nato per adattarsi al mondo, bensì per annunciare Cristo al mondo.

        Alla fine la domanda decisiva resta sempre la stessa: chi è Gesù? Se Gesù è soltanto un maestro spirituale, allora il “gesuanesimo” può anche sembrare sufficiente. Ma se Gesù è veramente il Cristo, il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per la nostra salvezza, allora separare Gesù da Cristo significa svuotare il cuore stesso del Vangelo.

        Per questo non mi sento pessimista. Preoccupato, talvolta addolorato, certamente sì. Ma non pessimista. Perché la storia della Chiesa insegna che le crisi passano, mentre il Signore rimane. E finora, dopo duemila anni, è sempre stato Lui ad avere l’ultima parola.

      2. Grazie per la notizia che non conoscevo su Mignani al quale, visto lo sbattezzo e il voler seguire Gesù ma non il Cristo, porrei la seguente domanda : chi è stato battezzato dal Battista nel Giordano – Gesù, il Cristo, ambedue o qualcuno altro ?

  6. Pare che Mascarucci proprio non riesca a confezionare un qualsivoglia contributo a Stilum senza infilarci una sviolinata a Prevost.
    Dal titolo, pensavo che stavolta ce l’avrebbe risparmiata…
    Meglio saperlo: d’ora in avanti, così, risparmierò tempo!

  7. stilumcuriale emerito

    Grazie a Dio, nel titolo di questo articolo c’è una precisazione che tengo a sottolineare. ALCUNI. Preti ci cascano. Alcuni non tutti. Purtroppo la generalizzazione è il cancro più diffuso tra i commentatori e i giornalisti. Se un prete è pedofilo tutti i preti diventano pedofili, se un prete è miscredente tutti i preti diventano miscredenti, se un prete è eretico tutti i preti diventano eretici. Il problema dell’inferenza induttiva e di tutti gli errori di giudizio che ne conseguono non esiste solo nella ricerca scientifica o nell’attività filosofica. Esiste purtroppo nei discorsi di tante persone, anche colte, anche influenti come appunto i giornalisti e i commentatori. Ma Dio ce ne scampi e liberi. Non vendiamo i nostri cervelli agli incoscienti falsificatori della realtà o inventori di una realtà che non esiste.

    1. Veronica Cireneo

      Peraltro parlare di categorie oggi è davvero anacronistico, in ambito cattolico, dove “ognuno fa scisma a sé”.
      Non se ne trovano due che la pensino all’unisono, nemmeno a pagarli d’oro.

      Dovremmo smettere di sposare questa omologazione mentale che sacrifica il particolare sull’altare del generalizzato insieme al pensiero libero e all’abilità critica personale.

      Notato il tremore che genera l’espressione di un pensiero diverso dal massificato, seppur posto con le dovute maniere?

      Non pare un buon segno, questa cosa qui

      1. ” …in ambito cattolico, dove “ognuno fa scisma a sé”.
        Non se ne trovano due che la pensino all’unisono, nemmeno a pagarli d’oro”.
        Compresi, nel discorso, gli Alleati dell’Eucarestia?
        Oppure anch’essi fanno … scisma a sé?

    2. Americo Mascarucci

      Condivido, non si può generalizzare….ma non trovo notizie di sacerdoti che sono andati agli incontri di Mancuso per contestarlo o che hanno poi scritto recensioni negative ….mentre viene regolarmente invitato e accolto anche nelle diocesi….

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