| (Estr. di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – […] Antonio Tajani, che sembra preso dalla strada come gli attori di Rossellini e messo a recitare il ruolo di ministro degli Esteri in un’epoca di quasi guerra mondiale, quando dice che qualcosa è “inaccettabile” vuol dire che può continuare benissimo ad accettarla. |
| […] A ottobre 2024, in occasione degli attacchi dei soldati israeliani contro le basi Unifil in Libano, tuonò: “È inaccettabile quello che sta accadendo”, per poi precisare: “Aspettiamo che facciano l’inchiesta e, visto che ci sono prove inequivocabili che sono stati i soldati israeliani a sparare contro le basi (qui si confonde, ndr), questa mattina c’è stato un altro incidente inaccettabile (e due, ndr) in una base in cui c’erano anche una settantina di soldati italiani”. Poi, esausto, rimarcò il concetto con un sinonimo: “Ritengo sia inammissibile”. Intervistato dal Tg1 a maggio 2025 nel cortile di casa per commentare i colpi sparati a Jenin in Cisgiordania dalle forze israeliane contro diplomatici europei, tra i quali un viceconsole italiano, scolpì: “È un errore inaccettabile”. Poi, forse temendo di essere stato troppo ultimativo, ammorbidì: “Le scuse vanno bene, però non si può sparare quando ci sono dei diplomatici”, altrimenti sì, ben venga. Poi ci ripensò: “Gli avvertimenti con le armi sono veramente inaccettabili”. Parlando al Senato a settembre 2025 non fece sconti a nessuno: “Voglio essere chiaro: quello che accade nella Striscia è sempre più inaccettabile”. Per questo motivo l’Italia ha delegittimato la Cpi che ha spiccato un mandato di cattura per Netanyahu e il suo ministro della Difesa, Yoav Gallant, ha votato contro le tregue umanitarie e rafforzato i rapporti militari con Tel Aviv col pretesto del dual use o di consegne nate da accordi precedenti al 7 ottobre 2023, data a partire dalla quale il tetragono Tajani sostiene di aver smesso di inviare armi all’Idf per sparare in testa ai bambini. |
| A gennaio di quest’anno, quando due carabinieri italiani in missione diplomatica in Cisgiordania sono stati fermati e minacciati col fucile puntato da un soldato israeliano, Tajani dovettero tenerlo fermo in tre: “Inaccettabile quanto accaduto ai carabinieri!”, infatti dopo non successe niente. E quando gli israeliani vietarono al cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, di entrare a Gaza per la Domenica delle Palme, per poco Antonio non salì su un elicottero dalla Farnesina a Gerusalemme: “È inaccettabile avergli impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro”; e, per far capire che non scherzava, espresse “sdegno”. Per Tajani sono inaccettabili anche i bombardamenti sui civili in Libano da parte di Israele, che infatti li sta continuando in tutt’agio. “Inaccettabile” e financo “esecrabile” è stato il comportamento dell’altrimenti irreprensibile ministro Ben-Gvir, che umiliò gli attivisti della Flotilla privati dei loro diritti e catturati in acque internazionali (secondo Antonio “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”: poi vale il Deuteronomio). Ora che lo stesso Ben-Gvir, ricevuta la notizia di esser indagato dalla Procura di Roma per torture e sequestro, ha detto: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte” (dev’essere la famosa, sottilissima ironia yiddish), Tajani non ci ha visto più: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben-Gvir”; anzi, una ce l’ha (indovinate quale?), perché quelle parole “non sono degne di un ministro”, mentre lo è sterminare donne e bambini, sparare sulle ambulanze, eliminare medici, reporter e giornalisti. Tajani ricorda sempre più il Totò che prende le botte da un tizio che lo crede Pasquale: forse vuole vedere dove ’sto stupido di Netanyahu vuole arrivare. Inaccettabili saranno anche i voli Tel Aviv-Cagliari che portano soldati israeliani a scaricare lo stress nel Paese delle ciabatte, ospiti dei resort in Sardegna; ma aspettiamo la dichiarazione ufficiale per accettarli definitivamente.
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Di infosannio il 10 giugno 2026 |
| (Salvatore Toscano – lindipendente.online) – Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno approvato «nuove sanzioni contro i responsabili dell’intensificarsi delle attività di insediamento e della violenza in Cisgiordania», vietando l’ingresso sul proprio territorio a 25 coloni israeliani. Ad annunciarlo è il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Parigi ha esteso il divieto anche al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente di spicco del governo Netanyahu. Nelle scorse settimane, a seguito del trattamento degradante riservato all’equipaggio della Flotilla, la Francia aveva negato l’ingresso anche al ministro-colono Itamar Ben-Gvir. In quell’occasione, così come nelle ultime ore, l’Italia si è limitata a esprimere un disappunto verbale, non partecipando alle timide sanzioni occidentali. |
| «Di fronte all’aggravarsi della situazione in Cisgiordania, noi, ministri degli Affari esteri di Australia, Canada, Francia, Norvegia e Regno Unito, abbiamo agito insieme per mettere in atto sanzioni e altre misure affinché i coloni estremisti rendano conto delle terribili violenze che commettono contro i civili palestinesi». Così si legge nella dichiarazione congiunta pubblicata dal ministero degli Esteri francese. Seguendo la scia di quanto fatto di recente in sede europea, viene riproposta una distinzione interna ai coloni, nonostante a essere intrinsecamente violento, oltre che illegale, è il fenomeno in sé. La sola presenza dei coloni implica infatti l’espulsione dei palestinesi dalle loro terre, sottratte con la forza. |
| Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia hanno dunque deciso di vietare l’ingresso a «quattro responsabili di organizzazioni di coloni e 21 coloni violenti», come dichiarato da Barrot. Un messaggio politico, più che economico, diretto a Tel Aviv. I Paesi si dicono infatti «pronti a prendere ulteriori misure se il governo israeliano non agirà rapidamente per porre rimedio alla situazione sul campo». L’esecutivo guidato da Netanyahu ha però reagito con durezza, sostenendo che «la vera essenza di questi provvedimenti è il tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d’Israele». Il Regno Unito prova ad alzare il livello delle sanzioni, avvicinandosi ai blocchi commerciali invocati in questi due anni e mezzo dalla società civile. «Se siete cittadini britannici o aziende britanniche, non dovete svolgere alcuna attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani illegali», ha detto la ministra degli Esteri Yvette Cooper in Parlamento. |
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