Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione qualche elemento di valutazione di quello sta accadrndo in Terrasanta. Buona lettura e diffusione.
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Il primo è questo post da Instagram. Cliccate sul collegamento per vedere il video.

BUONGIORNO CRISTIANI : Il braccio armato dello Stato d’Israele ha avuto l’ordine: cancellare l’ultimo villaggio cristiano in Palestina.
Dopo l’attacco dell’estate scorsa, il 30 luglio 2025, quando il mondo cristiano non si è sollevato, hanno ricevuto autorizzazione operativa piena: Taybeh — Efraim, il luogo del riposo di Gesù (Giovanni 11:54, Giovanni 12:1) — poteva essere colpita senza ostacoli. Nessuna dinastia, nessun califfato, nessun impero islamico ha mai osato cancellarla , l’hanno protetta per secoli .
Questa mattina lo stato di paranoia l’ha dato alle fiamme. Hanno dato alle fiamme la casa di Lazzaro, Marta e Maria.
Qui vivono famiglie cristiane ininterrottamente dai tempi di Gesù, radicate in una fede che ha resistito a imperi, occupazioni e persecuzioni. Ogni pietra, ogni chiesa, ogni vicolo racconta millenni di presenza cristiana.
Biblicamente, Efraim è il luogo dove Gesù si rifugiò dopo il complotto per catturarlo a Gerusalemme (Giovanni 11:54) e dove Marta e Maria gli aprirono le porte della loro casa (Giovanni 12:1). Taybeh non è solo terra: è testimonianza vivente del Vangelo, un legame concreto con i passi di Gesù.
Ogni fumo, ogni scintilla, ogni campo che brucia è un urlo contro la storia, contro la fede, contro la memoria millenaria di un popolo. Taybeh non è solo terra: è sangue, è pietra, è millenni di resistenza cristiana.
C’è questo post di Inside Over:

Per quanto il “cessate il fuoco” non sia mai entrato in vigore e Israele abbia continuato a uccidere civili palestinesi a Gaza, ora l’esercito israeliano si prepara per riprendere il genocidio a pieno ritmo.
Igazagenocideerra sono già pronti.
Secondo fonti dell’IDF citate dal giornale israeliano Haaretz il capo di stato maggiore dell’IDF Eyal Zamir ha approvato diversi piani operativi per la ripresa delle operazioni di terra nella Striscia.
L’intelligence israeliana afferma che Hamas sarebbe riuscita a ripristinare parte delle infrastrutture distrutte durante il genocidio, incluse sezioni della rete di tunnel sotterranei e alcuni sistemi di comando e controllo.
Valutazione questa che viene utilizzata dai vertici militari per giustificare la prospettiva di una nuova fase del genocidio.
Il comandante del Comando Meridionale delle IDF, sostiene che finora nessun organismo internazionale è in grado, disposto o realmente capace di disarmare Hamas , il che significa che le IDF sono “costrette a lanciare un’offensiva su larga scala a Gaza”.
I piani elaborati dall’IDF prevedono che, in caso di via libera da parte delle autorità politiche, le truppe possano entrare in aree finora in gran parte evitate per il timore che vi siano detenuti ostaggi israeliani.
Tra queste i campi profughi di Gaza centro, la zona di al-Mawasi nel sud della Striscia — dove si sono concentrati centinaia di migliaia di sfollati — e ampie porzioni di Gaza City.
Parallelamente, al Cairo proseguono i colloqui tra le diverse fazioni palestinesi sotto la mediazione egiziana.
Mustafa Barghouti, presidente dell’Iniziativa Nazionale Palestinese e di una delle fazioni che partecipano ai colloqui, sostiene che qualsiasi discussione sul disarmo debba essere subordinata all’attuazione completa del cessate il fuoco e al ritiro delle forze israeliane dalle aree occupate.
Dal cosiddetto “cessate il fuoco” Israele ha ucciso a Gaza oltre 1100 civili palestinesi.
Maggio è stato il mese più letale: almeno 119 persone sono state uccise, tra cui 19 bambini.
Oltre alle altre centinaia di migliaia uccisi dal 7 ottobre 2023 alla “tregua”.
Leggi l’articolo di @robertovivaldelli in stories
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E nella stessa ottica c’è questo post su Instagram. Cliccate sul collegamento per vedere il video.

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Israele blocca, ancora, tutti gli aiuti umanitari in ingresso a Gaza.
Nella serata del 7 giugno in concomitanza con il lancio di di missili iraniani sul territorio di Israele, il COGAT, l’organismo del Ministero della Difesa israeliano che coordina le attività nei Territori palestinesi occupati, ha annunciato la chiusura di tutti i valichi in ingresso a Gaza per “motivi di sicurezza”.
Il COGAT gestisce anche l’ingresso di beni e aiuti nella Striscia di Gaza e da domenica ha deciso, nuovamente, che nessun aiuto umanitario entrerà più nella Striscia di Gaza.
Già a febbraio scorso subito dopo aver iniziato la guerra contro l’Iran, Israele aveva bloccato tutti gli aiuti umanitari.
Per circa 1,2 milioni di palestinesi, già stremati da mesi di genocidio, assedio e sfollamenti, si tratta dell’ennesimo aggravamento di una crisi umanitaria senza precedenti.
L’annuncio della chiusura dei valichi arriva mentre i raid israeliani continuano implacabili: nelle ultime 24 ore almeno 13 persone sono state uccise in diversi attacchi, oltre 35 sono rimaste ferite.
Mohammad Abu Jiab, 18 anni, fa il pescatore e domenica è uscito in mare in cerca di cibo per la famiglia. Mohammed è stato ucciso da un bombardamento israeliano al largo della costa di Gaza. Come sottolinea Ramy Abdul, direttore del centro EuroMed, “a Gaza, anche la ricerca di cibo può diventare una condanna a morte”.
Lo stesso giorno l’IDF ha bombardato anche un posto di polizia ad Al-Mawasi, vicino Khan Younis, uccidendo cinque persone e ferito altre 17.
Un altro attacco nei pressi della scuola Al-Buraq a Gaza City, ha ucciso altre 4 persone.
Solo nel mese di maggio 119 palestinesi sono stati uccisi dai raid israeliani, rendendolo il mese più letale del 2026.
Da ottobre scorso Israele ha commesso oltre 3.000 violazioni in tutta la Striscia uccidendo oltre 1100 civili.
#gazagenocide #israel #idf
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