Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato da Infovaticana che ringraziamo per la cortesia- Buona lettura e diffusione.
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Monsignor Schneider: la radice del conflitto tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X risiede nelle ambiguità del Concilio Vaticano II.

La possibile consacrazione di nuovi vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha mantenuto vivo il dibattito, sin dall’annuncio di questa decisione, sui rapporti tra Roma e l’organizzazione fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre. In questo contesto, la giornalista Diane Montagna ha pubblicato un ampio articolo del vescovo Athanasius Schneider, nel quale il prelato sostiene che il vero problema non sia principalmente di natura giuridica, bensì dottrinale e liturgica.
Di seguito, offriamo la traduzione integrale di questo testo, in cui Monsignor Schneider analizza le tensioni sorte dopo il Concilio Vaticano II, la situazione attuale della Fraternità Sacerdotale San Pio X e le possibili soluzioni al conflitto.
La questione centrale riguardante la Fraternità Sacerdotale di San Pio X
A cura del vescovo Athanasius Schneider
Le questioni e i problemi relativi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) sono stati oggetto di un dibattito in gran parte infruttuoso per oltre cinquant’anni, culminato ora nelle annunciate consacrazioni episcopali, non ancora approvate dalla Santa Sede. La discussione è stata alimentata dalle emozioni – spesso letteralmente “cum ira et studio ” – ed è frequentemente condotta da persone che non hanno familiarità diretta con i documenti pertinenti o esperienza personale con la FSSPX. In molti casi, la loro conoscenza è superficiale e influenzata da pregiudizi. Di conseguenza, il dibattito assomiglia spesso a un dialogo tra sordi, in cui gli stessi argomenti vengono ripetuti all’infinito senza alcun progresso significativo.
Inoltre, il dibattito elude in gran parte la questione centrale sollevata dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Questa lacuna deriva da un errore metodologico fondamentale e dalla mancanza di una giustificazione fattuale riguardo alle ambiguità dottrinali e liturgiche oggettive che sono al centro della controversia. In sostanza, il conflitto ruota attorno alla questione della verità.
1. Il Concilio Vaticano II nel contesto degli altri venti concili ecumenici
Il primo errore consiste nel trattare un concilio pastorale – in questo caso, il Concilio Vaticano II – come se fosse interamente dogmatico, presupponendo che tutte le sue pronunce debbano essere considerate definitive e vincolanti per tutti i cattolici. Chi agisce in questo modo trascura il fatto che lo stesso Paolo VI affermò: «C’è chi si chiede quale autorità, quale qualificazione teologica il Concilio abbia voluto dare ai suoi insegnamenti, sapendo che ha evitato di emanare solenni definizioni dogmatiche che compromettessero l’infallibilità del Magistero della Chiesa. La risposta è nota a chiunque ricordi la dichiarazione conciliare del 6 marzo 1964, ripetuta il 16 novembre 1964: dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare, in modo straordinario, dogmi dotati del segno dell’infallibilità» (Udienza generale, 12 gennaio 1966). Ciò vale anche per le due costituzioni “dogmatiche” del Concilio, Dei Verbum e Lumen gentium , poiché l’aggettivo “dogmatico” ha un significato più ampio e non si limita ai dogmi intesi come insegnamenti dotati di infallibilità.
Tra gli altri venti concili ecumenici si trovano numerose dichiarazioni e documenti pastorali o disciplinari che oggi non sono più applicabili (ad esempio, il decreto del Concilio Lateranense IV che afferma: “Se un governante temporale trascura di purificare il suo territorio dall’impurità eretica, sarà soggetto al vincolo della scomunica”), così come dichiarazioni dottrinali non definitive (ad esempio, sulla materia e la forma del sacramento dell’Ordine sacro al Concilio di Firenze) che sono state successivamente corrette dal Magistero della Chiesa. È impossibile assolutizzare ogni specifica forma storica di governo ecclesiale, poiché ciò eliminerebbe la necessaria distinzione tra, da un lato, le verità immutabili e permanenti della fede ( Depositum Fidei ) e, dall’altro, i diversi modi in cui queste verità vengono trasmesse (ad esempio, una dichiarazione pastorale, una dichiarazione dottrinale non definitiva o una definizione ex cathedra ), ognuna delle quali possiede un diverso grado di autorità e forza vincolante.
Oggi, tuttavia, per essere in piena comunione con la Santa Sede, è necessario accettare quelle affermazioni e quegli insegnamenti del Concilio Vaticano II che sono di natura pastorale e certamente non definitivi nel loro magistero. Ciò solleva un interrogativo importante: perché l’accettazione incondizionata dei testi del Concilio Vaticano II viene presentata come una conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, mentre non esiste un requisito analogo per quanto riguarda gli insegnamenti pastorali, disciplinari o non definitivi dei venti concili ecumenici precedenti?
Tra gli insegnamenti non definitivi del Concilio Vaticano II ve ne sono diversi – in particolare quelli relativi alla libertà religiosa, all’ecumenismo, al dialogo interreligioso e alla collegialità – le cui formulazioni sono ambigue e difficili da conciliare con le dottrine costantemente insegnate dal Magistero dai Padri della Chiesa fino al periodo immediatamente precedente il Concilio.
Si pone inoltre la questione delle carenze rituali e dottrinali del Novus Ordo Missae . Tali preoccupazioni non possono più essere liquidate con leggerezza, come dimostra, ad esempio, la testimonianza dell’Archimandrita Bonifacio Luykx nel suo libro *Una visione più ampia del Concilio Vaticano II: Memorie e analisi di un consulente conciliare* (Angelico Press, Brooklyn, NY, 2025). Le lacune del Novus Ordo Missae restano oggetto di un acceso dibattito e non possono essere semplicemente ignorate. Ciononostante, la Santa Sede chiede alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare non solo la validità, ma anche la legittimità e la bontà della riforma liturgica contenuta nel Novus Ordo Missae .
2. Due eccessi moderni nella vita della Chiesa: il legalismo e il papocentrismo
La risoluzione della questione della Fraternità Sacerdotale San Pio X è ostacolata non solo dalla riluttanza ad affrontare con onestà intellettuale le questioni dottrinali di fondo e a riconoscere l’esistenza di ambiguità dottrinali che necessitano di correzione, ma anche da una mentalità malsana che si è sviluppata nella Chiesa negli ultimi secoli: ovvero, il primato del legalismo o del positivismo giuridico, unitamente a un eccessivo papocentrismo che rasenta una quasi divinizzazione sia dell’ufficio che della persona del Papa.
Questi eccessi moderni distorcono e limitano la vita della Chiesa, subordinando il primato della purezza e della chiarezza della fede e della liturgia alle esigenze del legalismo e del papocentrismo, fenomeni estranei ai Padri della Chiesa e alla grande Tradizione. In questa forma esagerata di papocentrismo, il Papa e il suo magistero, anche quando non sono strettamente dogmatici o definitivi, tendono ad essere trattati come se possedessero un carattere assoluto e quasi divino. Il clima ecclesiale è stato spesso caratterizzato, almeno implicitamente, da presupposti che si avvicinano a tali atteggiamenti.
La maggior parte dei commentatori sulla controversia attuale relativa alle consacrazioni episcopali nella Fraternità Sacerdotale San Pio X rimangono, spesso inconsapevolmente, influenzati dagli eccessi di legalismo e dall’eccessiva enfasi sul papato che caratterizzano gran parte della vita ecclesiale contemporanea. La legge secondo cui le consacrazioni episcopali compiute senza autorizzazione papale – o contro la volontà espressa del Papa – costituiscono un atto scismatico era sconosciuta ai tempi dei Padri della Chiesa. Di fatto, questa legge è entrata in vigore solo nel secondo millennio. Il canone 1387 del Codice di Diritto Canonico del 1983, che proibisce la consacrazione di un vescovo senza mandato papale, è classificato tra i “Reati contro i Sacramenti” e non tra i “Reati contro la Fede e l’Unità della Chiesa”, dove lo scisma è sancito (can. 1364). Se la consacrazione episcopale senza mandato papale fosse intrinsecamente scismatica, sarebbe classificata tra i reati “contro l’unità della Chiesa”. Il canone corrispondente nel Codice del 1917 fu ugualmente incluso tra i “Reati relativi all’amministrazione e alla ricezione degli ordini sacri e degli altri sacramenti” (Titolo XVI), e non tra i “Reati contro la fede e l’unità della Chiesa” (Titolo XI).
3. Lo straordinario stato di crisi, e persino di emergenza, nella Chiesa
Dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha vissuto un clima di generale ambiguità, vaghezza e incertezza riguardo a dottrine importanti come l’unicità di Cristo Redentore, l’unità della Chiesa cattolica, la struttura monarchica della Chiesa di origine divina (sia a livello universale che locale) e il carattere sacrificale della Santa Messa. È manifestamente evidente che coloro che hanno esercitato il potere amministrativo nella Santa Sede negli ultimi decenni, e continuano a farlo oggi, esigono dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, come condizione sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede, l’accettazione di questo clima di fatto di ambiguità dottrinale e liturgica e di relativismo, che ha raggiunto il suo culmine nell’attuale e confuso processo sinodale che sta attraversando la Chiesa.
Dal Concilio, con alcuni degli insegnamenti ambigui già menzionati, è in atto un processo volto a istituire, con l’autorità del Romano Pontefice, una cosiddetta “Chiesa del Vaticano II” o “Chiesa conciliare”. Questa tendenza, che oggi prende il nome di “Chiesa sinodale”, mira essenzialmente a diventare una religione relativista e adattata al mondo. I tentativi di mascherare questa nuova tendenza verso una forma ambigua, relativista e mondana della Chiesa cattolica attraverso un’ermeneutica della continuità sono disonesti e poco convincenti.
4. Il dilemma di coscienza della FSSPX
La Santa Sede richiede alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare dottrine formulate in modo ambiguo e non definitive come conditio sine qua non per la piena comunione con la Santa Sede e per ricevere la regolarizzazione canonica. Tra queste figurano gli insegnamenti sulla libertà religiosa, l’ecumenismo, il dialogo interreligioso (inclusa, ad esempio, l’affermazione in Lumen Gentium 16 secondo cui i musulmani, insieme ai cattolici, “adorano l’unico e misericordioso Dio”), la collegialità episcopale (intesa in modo da sminuire la struttura monarchica della Chiesa divinamente ordinata) e le riforme liturgiche associate al Novus Ordo Missae . La Santa Sede richiede inoltre alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di riconoscere formalmente le dichiarazioni e gli insegnamenti dei Papi post-conciliari che appartengono al cosiddetto Magistero autentico e quotidiano. Tra questi figurano, ad esempio, alcune affermazioni in Amoris Laetitia che minano seriamente e addirittura contraddicono la divina Rivelazione; il permesso formale di Papa Francesco per le persone divorziate e risposate di ricevere la Santa Comunione; e la dichiarazione sulle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, Fiducia Supplicans .
Se si esamina con onestà intellettuale la straordinaria crisi che ha colpito la Chiesa dopo il Concilio, insieme alle ambiguità e al relativismo dottrinale, liturgico e pastorale che l’hanno accompagnata, allora l’esistenza e l’attività della Fraternità Sacerdotale San Pio X possono essere considerate, in una prospettiva di lungo termine e alla luce dei duemila anni di storia della Chiesa, come opera della divina provvidenza e come fonte di aiuto per la Chiesa durante una crisi di portata senza precedenti.
Dalla lettura dei recenti documenti pubblicati dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Padre Davide Pagliarani, in particolare la Dichiarazione di Fede Cattolica e il suo Messaggio alla Fraternità e ai suoi fedeli (allegati qui di seguito), non si può non notare un profondo spirito cattolico, permeato da una vera fede nel primato papale e da una filiale devozione alla persona del Sommo Pontefice.
Il problema che la Fraternità Sacerdotale San Pio X si trova ad affrontare non è difficile da comprendere. La Santa Sede esige che la Fraternità accetti, senza obiezioni sostanziali, alcuni insegnamenti oggettivamente ambigui e non definitivi del Concilio Vaticano II, affermazioni ambigue del magistero papale post-conciliare e difetti dottrinali e rituali oggettivi del Novus Ordo . Tuttavia, Dio non ha mai richiesto l’accettazione di dottrine poco chiare o formulate in modo ambiguo, e nel corso della sua storia la Chiesa ha sempre agito di conseguenza.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X considera uno dei motivi essenziali della sua esistenza quello di invocare, con parrhesia (chiarezza ), un ritorno all’assoluta chiarezza e purezza dottrinale che la Chiesa ha sempre cercato di preservare nel corso dei secoli. In passato, i Pontefici Romani hanno sopportato persecuzioni, martiri e persino scismi piuttosto che tollerare la minima ambiguità nell’espressione della fede. Tra gli esempi più notevoli si annoverano il rifiuto del termine ambiguo homoiousios ; il rifiuto dell’Henotikon , che, pur non essendo formalmente eretico, minava la chiarezza della dottrina cristologica e facilitava la diffusione del monofisismo; e il rifiuto delle ambigue formulazioni cristologiche di Papa Onorio I (+638). Diversi Papi condannarono postumo Onorio I, non per eresia, ma per ambiguità dottrinale e per aver favorito la diffusione dell’eresia. L’unità non è, di per sé, il criterio ultimo di verità. La storia della Chiesa comprende numerose situazioni in cui si sono verificate tensioni tra la tradizione e l’effettivo esercizio dell’autorità ecclesiastica.
Il semplice fatto che certi insegnamenti del Concilio Vaticano II, unitamente alla riforma liturgica, abbiano portato – e continuino a portare, sia in teoria che in pratica – a un indebolimento della chiarezza dottrinale, obbliga il Papa, seguendo l’esempio di molti dei suoi eroici predecessori, a chiarire e, ove necessario, correggere tali insegnamenti. Ciò deve essere fatto con rinnovata precisione e chiarezza dottrinale, in modo che non rimanga spazio ad interpretazioni ambigue o erronee. A questo proposito, il seguente principio, che per lungo tempo ha guidato i Romano Pontefici, rimane più attuale che mai: «In un Sinodo (Concilio) non si può mai tollerare l’ambiguità, la cui gloria principale consiste soprattutto nell’insegnare la verità con chiarezza ed escludere ogni pericolo di errore» (Pio VI, Auctorem fidei ).
La tragedia della situazione attuale è che la Santa Sede richiede alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di accettare l’attuale stato di ambiguità dottrinale e liturgica come conditio sine qua non per la piena comunione e la regolarizzazione canonica. Durante la controversia monotelita, quando papa Onorio I adottò una posizione ambigua, il santo Patriarca Sofronio di Gerusalemme inviò a Roma il suo suffraganeo, Stefano, vescovo di Dora, con l’incarico di recarsi alla Sede Apostolica, dove si trovano i fondamenti della dottrina ortodossa, e di non cessare di pregare e supplicare finché le autorità non avessero esaminato e condannato il nuovo errore. Il vescovo Stefano rimase a Roma per dieci anni, perseverando in questa missione fino a quando non assistette alla condanna dell’eresia da parte di papa Martino I al Concilio Lateranense del 649. In un certo senso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X sta svolgendo oggi un ruolo simile, sollecitando instancabilmente la Santa Sede a porre fine all’attuale situazione di ambiguità e incertezza dottrinale e liturgica. La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha ripetutamente dichiarato che il suo unico scopo è formare le anime affidate alla sua cura pastorale come buoni cristiani e autentici figli e figlie della Chiesa Romana. In definitiva, è alla Fraternità San Pio X che si deve rendere grazie per questo ruolo; i futuri Papi certamente lo saranno.
5. La soluzione pastorale del Papa al problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X
La Santa Sede dovrebbe debitamente considerare la Dichiarazione di Fede Cattolica e il Messaggio ai Fedeli emanati dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e riconoscere tali documenti e atti come sufficienti e idonei a soddisfare le condizioni minime per la comunione ecclesiale. Una scomunica in questo momento aprirebbe una nuova ferita nel Corpo Mistico di Cristo, inutile ed evitabile.
Alla luce di questi documenti e delle azioni della FSSPX, il Papa, con il suo cuore paterno, potrebbe fare un’eccezione e permettere le consacrazioni episcopali attraverso un gesto pastorale veramente generoso. Imponendo la scomunica ai vescovi consacranti e consacrati, il Sommo Pontefice punirebbe implicitamente anche i fedeli della FSSPX – parte del suo gregge – che lo amano e lo riconoscono sinceramente, ma che, a causa di quello che percepiscono come un autentico dilemma di coscienza, non vedono altra alternativa se non quella di continuare a ricevere la cura pastorale dalla FSSPX, per la cui esistenza l’episcopato rimane indispensabile, specialmente per l’amministrazione dei sacramenti dell’Ordine sacro e della Confermazione.
Pertanto, unicamente per il bene delle anime e della Chiesa, la Fraternità Sacerdotale San Pio X chiede al Sommo Pontefice di mostrare comprensione, viste le circostanze attuali, riguardo al suo bisogno di vescovi e di autorizzare le consacrazioni episcopali. Purtroppo, nonostante quello che considera un oggettivo dilemma di coscienza, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è ampiamente considerata scismatica e arrogante.
In uno spirito di magnanimità, il Sommo Pontefice, da vero padre, potrebbe tendere un ponte verso la Fraternità Sacerdotale San Pio X, questa parte del suo gregge, e consentire eccezionalmente le consacrazioni episcopali per favorire un’atmosfera in cui, attraverso una maggiore fiducia reciproca, si possa trovare con pazienza e gradualità una soluzione alle questioni dottrinali e alle corrispondenti disposizioni giuridiche. La Chiesa sinodale dei nostri giorni dovrebbe essere capace di una simile ampiezza e generosità pastorale. Alla luce delle numerose e generose dichiarazioni e iniziative ecumeniche degli ultimi decenni, dovrebbe anche dimostrare la sua capacità di affrontare un grave problema ecclesiale attraverso il dialogo, la pazienza e la comprensione all’interno della Chiesa cattolica stessa.
Di recente, il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, ha affermato che, riguardo alle divergenze dei vescovi tedeschi, la Santa Sede non desidera che le divisioni portino a misure punitive, sottolineando che i problemi all’interno della Chiesa dovrebbero essere risolti pacificamente ogniqualvolta sia possibile. Perché non applicare lo stesso approccio alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, che non rinnega alcun dogma, riconosce il primato del Papa, prega per lui e gli professa devozione filiale, preservando soltanto ciò che la Chiesa ha universalmente creduto e celebrato fino al Concilio? Allo stesso tempo, il Cammino Sinodale Tedesco ha promosso chiare deviazioni dottrinali che di fatto alimentano eresie e persino posizioni blasfeme. Perché, dunque, si insiste sulla riconciliazione e sul dialogo paziente in un caso, ma non nell’altro?
Se quest’anno il Papa dovesse pronunciare una scomunica, un nuovo anatema, contro i vescovi consacranti e quelli già consacrati, passerebbe alla storia della Chiesa come un errore di eccessiva severità pastorale. Le generazioni future e i futuri Papi se ne pentirebbero. Perché il Papa dovrebbe fare oggi ciò di cui le generazioni future potrebbero pentirsi domani? Non dovremmo forse imparare dalla storia? Il Papa, in quanto Sommo Pontefice, non è forse chiamato soprattutto a essere un costruttore di ponti?
Allegati:
- Intervista al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, 5 febbraio 2026:
https://fsspx.news/en/news/interview-superior-general-priestly-society-saint-pius-x-57064 - Messaggio ai fedeli e agli amici della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, 7 marzo 2026:
https://fsspx.org/en/news/episcopal-consecrations-what-fr-pagliarani-told-members-society-saint-pius-x-59250 - Dichiarazione di fede cattolica indirizzata a Sua Santità Papa Leone XIV da Padre Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale di San Pio X , in data 14 maggio 2026:
https://sspx.org/sites/default/files/documents/2026-05-14_declaration_of_catholic_faith_en.pdf
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