Discordia nel Campo Bergogliano. Il Nodo: le Ordinazioni Lefebvriane. Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione interna in cui versa la Chiesa di Roma. Buona lettura a condivisione.

§§§

 

Il campo bergogliano è nel caos, a causa della Fraternità San Pio X e le consacrazione episcopali da questa annunciate per il prossimo primo luglio con conseguente minaccia di scomunica del Vaticano.

L’ex priore di Bose Enzo Bianchi, una delle figure più ascoltate nel campo progressista, ha invitato al dialogo e alla ricerca di una soluzione invitando la Fraternità ad accettare il magistero del Concilio Vaticano II, chiedendo però nel contempo di rispettare i tradizionalisti e il loro attaccamento all’antica liturgia.

Apriti cielo!

Il teologo Andrea Grillo dell’ Istituto Sant’ Anselmo non ha gradito, accusando quasi Bianchi di tradimento nei confronti del Concilio. La tesi di Grillo è pressappoco la seguente: se la liturgia tridentina è stata riformata è perché il Vetus Ordo andava superato in favore del Novus e quindi i cattolici devono uniformarsi ai cambiamenti e non restare fermi al passato. Grillo inoltre critica l’appello di Bianchi ai lefebvriani sostenendo che avendo rifiutato tutti i documenti conciliari, e su questo rifiuto fondato la loro stessa esistenza , è del tutto inutile chiedere loro di rivedere detta posizione e magari accettare i testi conciliari come puro atto formale, perseverando nella critica sostanziale. Grillo poi non ha digerito l’accusa di Bianchi agli intransigenti, ovvero coloro che non vogliono fare concessioni ai tradizionalisti e vorrebbero proibire il Vetus Ordo. Il teologo si vanta di essere intransigente come lo sono stati Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco (volutamente non viene citato Benedetto XVI autore di quel Summorum Pontificum che Grillo ha sempre criticato invocando la cancellazione).

In difesa di Bianchi è sceso in campo lo storico Alberto Melloni, uno dei massimi esponenti dell’ ermeneutica della discontinuità del Concilio Vaticano II e del campo rahneriano, che accusa Grillo di fare il gioco dei nemici del Concilio nel voler a tutti i costi imporre una sorta di “sillabo conciliare” e contribuendo così a polarizzare lo scontro intorno al tema della liturgia antica, che invece è soltanto il problema minore rispetto alle posizioni di chi rifiuta il Concilio.

Insomma, il fronte bergogliano è chiaramente diviso sul nodo legato al rapporto con la Fraternità di Écone e meritano di essere approfonditi alcuni aspetti.

Bianchi, che fu molto critico con il Summorum Pontificum di Benedetto XVI che liberalizzava l’uso del messale antico, oggi veste i panni del moderato, convinto, come tutti del resto, che con il buon senso si possa evitare la rottura e lo scisma da parte dei seguaci di Lefebvre, a patto che all’ intransigenza, da ambo le parti, si sostituisca il dialogo. Bianchi in pratica ritiene che non vada demonizzato il popolo della messa in latino perché i due riti, tridentino e conciliare, non sono in contrasto fra loro se si considera che fino al secolo scorso i cattolici, lui compreso, hanno celebrato l’Eucaristia proprio con la forma antica.

E evidentemente Bianchi, forse già deluso da Bergoglio per le sue vicissitudini personali che lo hanno portato ad abbandonare Bose in polemica con i suoi successori e con il Vaticano, deve essersi convinto che non si possono considerare tutti i tradizionalisti come un manipolo di passatisti e ancora meno che si possa trasformare la messa in uno strumento di divisione e di rottura dell’ unita nella Chiesa.

Grillo rimane invece arroccato su una visione prettamente ideologica del Concilio, inteso come dogma assoluto ed indiscutibile, da accettare ad ogni costo, dimenticando che tanto Paolo VI che Giovanni Paolo II ne hanno contestato le interpretazioni distorte e sbagliate, a riprova di come il Concilio non sia sinonimo di perfezione assoluta ma presenti molti aspetti controversi e sicuramente criticabili. Lo stesso Wojtyla cercò di armonizzare le posizioni, regolando la convivenza fra messa tridentina e riforma liturgica, e non fu affatto intransigente. Ed è stato certamente un papa molto lontano, per non dire antitetico, rispetto all’ idea di Chiesa sponsorizzata dal teologo del Sant’ Anselmo.

Melloni infine sembra sempre più preoccupato che il dibattito sul Vetus Ordo, restando centrale nel dibattito interno alla Chiesa, allontani il compimento di quell’ ermeneutica della discontinuità tanto cara al suo illustre maestro Giuseppe Dossetti, e che con papa Francesco stava vedendo finalmente realizzata.
Certo, pretendere l’accettazione del Concilio da parte della Fraternità San Pio X appare effettivamente un’ utopia visto che neanche Ratzinger ci è riuscito, pur avendo revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani e aver di fatto restituito totale legittimità al Vetus Ordo; ma proprio l’ intransigenza contro gli amanti della tradizione e la pretesa di imporre la liturgia riformata senza deroghe, è senza dubbio l’arma migliore che si possa offrire alla propaganda lefebvriana, spingendo i cattolici tradizionalisti a seguire la Fraternità e a scismarsi.
Quindi il primo passo da compiere è quello di scongiurare la rottura sulle consacrazioni episcopali, trovando un punto di incontro, magari autorizzando una consacrazione come segnale di disponibilità, in cambio dell’ impegno ad una revisione dello spirito anti-conciliare della Fraternità.
In sostanza ciò che tentò Ratzinger nel 1988.
Ma all’ epoca c’era ancora Lefebvre e era ancora molto forte l’opposizione alle riforme conciliari. Oggi tanta acqua e tante persone sono passate sotto i ponti e vi possono essere le condizioni per un’analisi più obiettiva e meno pregiudiziale dei testi conciliari.
Se poi i lefebvriani tireranno dritti con le consacrazioni, allora la responsabilità della rottura sarà soltanto loro, come lo fu ai tempi della scomunica di Giovanni Paolo II.
Ma seguire le posizioni intransigenti di chi ritiene qualsiasi concessione in favore della Fraternità un tradimento del Concilio, per Roma sarebbe oggi un colossale errore.
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22 commenti su “Discordia nel Campo Bergogliano. Il Nodo: le Ordinazioni Lefebvriane. Americo Mascarucci.”

  1. Su questo il dott. Cionci ha ragione ⬇️
    https://youtu.be/cO4LI67qKtA?is=gA_S4B9YES9cqowi
    Siccome Prevost non ha nessuna facoltà di scomunicare la FSSPX, perché è un antipapa, illegittimamente eletto alla morte dell’antipapa Bergoglio e NON MORTE DELL’ULTIMO VERO PAPA BXVI, che mai ha abdicato invalidando le elezioni di Bergoglio e del suo successore Prevost.

    D’altra parte, fino a quando i sacerdoti della FSSPX (e non solo) non riconoscono BXVI ultimo legittimo papa, sono REI di SCISMA !!!
    SOLUZIONE ?
    Chiedere a S.E.R. card. Bertone e ai cardinali pre-2013 di assolvere il loro primo DOVERE di dichiarare formalmente: “VERE PAPA MORTUUS EST! Ed eleggere il legittimo successore di Pietro BXVI.

    Grazie per la cortese attenzione.

  2. Il dibattito/referendum lanciato da un blog concorrente di questo (“Sei pro o contro le consacrazioni di Econe?”) è un passo falso di un altresì bravo ex vaticanista, che non permette commenti a corredo degli articoli che scrive in prima persona o rilancia.
    Non si può sottoporre a referendum una scelta che appartiene alla coscienza, in mancanza di risposte certissime e inequivocabili in materia.

    Forse è il tentativo di rilanciare un blog che negli ultimi tempi sembra diventato sempre più “grigio” e poco interessante?

    1. la signora di tutti i popoli

      Ma no, caro Mario, direi che non può essere un problema di coscienza. Se il papa è vero, cioè legittimamente eletto, la coscienza di un cattolico genuino non può che scegliere sempre e solo il papa. Se Gesù ha affidato e fondato la sua Chiesa su Pietro perchè contraddirLo, perchè distaccarsi dal Suo volere? Perchè non dare fiducia alla Sua scienza?
      Il referendum di Valli ha comunque un senso, aldilà degli scopi statistici dichiarati, poichè rivela il grado di consapevolezza del Cattolico generico medio su due versanti.
      Il primo è di verificare la fedeltà al papa come figura intangibile di ratio divina che è poi il rappresentante di Cristo sulla Terra e sia chiaro: non c’è nessun altro! Non so se ho reso l’idea della altezza di un tale Ufficio. Così si può delineare la situazione contingente della nostra “cattolicità”, in un modo o nell’altro e con diversi gradi di consapevolezza dottrinale, di chi non è fedele al papa e dedurre che -per dottrina e per amore- non è fedele a nostro Signore, anche dal punto di vista numerico.
      Il secondo è il grado di consapevolezza del “fedele” (sui preti occorrerebbe fare un distinguo poichè influiscono variabili, come il potere, il denaro, la vocazione, la pavidità, ecc.), cioè se è cosciente che la sua fedeltà ad un papa deve essere dettata dalla certezza, aldilà della dottrina che è cogente, che questi non sia uno dei tanti antipapi che si sono avvicendati nella nostra storia. Ci sarebbe da dire molto sulla consapevolezza di un cattolico del 2000, sulla buona fede delle persone più semplici e sugli strumenti di informazione e comunicazione che sono sempre più utilizzati. Anche si dovrebbe considerare il grado di “coscienza cattolica” come amore e partecipazione alle cose di Dio. In altre parole verificare se il cattolico non sia una persona che appare tale solo come una voce scritta su un certificato.
      Quanto a Valli è persona seria e intellettualmente onesta. Il suo modo di gestire e controllare i commentatori naturalmente non può piacerci perche il nostro Marco, qui su questo Blog, ci da molta libertà e ci tratta sempre con tolleranza, anzi fiducia. Valli è legato a doppia mandata col circuito tradizionalista, la nobiltà nera e tutti i vari amici e personaggi con i quali è difficile tener distaccata una propria personalità e delle proprie idee… se ci sei dentro e ne hai usufruito per qualcosa sei fregato: devi obbedire o essere schivato.
      Riguardo Tosatti, a me sembra che abbia un’altra personalità, matura e diplomatica e con stile sappia mantenere stabilmente le amicizie e le sue idee in modo separato; così rimane equidistante e indipendente da tutti e non tropppo legato ma neanche contrapposto alle varie lobbies. A me piace il suo stile perchè credo che sia davvero un buon amico disponibile per tutto e tutti, senza però perdere in autonomia o in decisionalità, e poi, per etá ha un altro modo, non solo distaccato, di vedere le cose.
      Insomma questo Blog ha molti motivi per essere il primo fra tanti nel settore.
      Ho finito la sviolinata: Marco se sbaglio correggimi!

  3. Simone Torreggiani

    Procedere con tali consacrazioni sarebbe un errore e un peccato, da qualunque prospettiva si osservi la questione:
    – per chi crede che Papa Leone XIV sia legittimo (la posizione ufficiale della FSSPX) è una palese disobbedienza all’autorità legittima
    – per chi crede che Papa Leone XIV sia illegittimo e che la Santa Sede sia rimasta vacante dalla morte di Papa Benedetto XVI è una palese violazione del Can. 335
    – per chi crede che Papa Leone XIV sia illegittimo ma riconosciuto comunque come vicario (o “prevosto”) dal (e del) Papa legittimo (“l’abate” Francesco, con la Santa Sede quindi ‘parzialmente impedita’ dal necessario mantenimento del sigillo del segreto pontificio, che impone un’ampia delega — di fatto — del ministerium al ‘Papa’ visibile):
    https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
    è una disobbedienza all’autorità ‘legittimata’ (ancorché, di per sé, illegittima): quindi una disobbedienza (sia pur indiretta) all’autorità legittima.

    Per chi mira a creare scandalo e acuire divisioni nel tentativo di sovvertire la Chiesa Cattolica Romana, queste ‘consacrazioni ribelli’ potrebbero servire, in qualche misura, il loro perverso scopo. Questo mudus operandi (originato da un disprezzo — più o meno politicizzato — per il Sacro Concilio Vaticano II) è coerente con un sedevacantismo strisciante: solo un’implicita aderenza a tale eresia (che nega la promessa di Cristo [v. Matteo 16, 18] affermando falsamente decenni di ‘oscuramento della Chiesa’, quindi di un lunghissimo e irrealistico ‘prevalere delle porte degli inferi’) potrebbe infatti giustificare questa palese deriva.
    Dunque una riaffermazione ‘a sorpresa’ del sedevacantismo potrebbe essere l’obiettivo finale di questa iniziativa scismatica.
    La speranza è che la Fraternità riconosca la verità, desista dal proposito ribelle e trovi la pazienza e la saggezza di rimandare una piena riconciliazione con la Chiesa Cattolica Romana a dopo che il Papa vero avrà assunto il pieno ministerium di Vescovo di Roma. Sarebbe iniquo e dannoso continuare a fingere di volersi riappacificare con l’attuale gerarchia ‘diversamente legittima’ al solo fine di trovare occasioni per disprezzare l’autorità visibile.
    Sarebbe molto meglio, piuttosto, tacere, pregare e attendere il momento propizio.

  4. la signora di tutti i popoli

    Marco grazie!
    Est modus in rebus: dopo 3 articoli di fila, Mascarucci interessa ancora?
    Vuole ingraziarsi Prevost e sfrutta il Blog per lo scopo; neanche Bianchi o Grillo sono meritevoli di attenzione: l’uno per le sue amicizie e l’altro per l’infedeltá a B.XVI. Tutti pensano a sè e alla loro cerchia! Ma il nostro Dio non è esempio di altruismo e generosità?
    Il blog é più per i lettori! I lettori con la loro ragione e fede di fronte al falso problema Roma/FSSPX e relativa azione mediatica di gatekeeping, mentre Prevost affossa la Chiesa. Ma mi sono già espressa su come la chiesa di Prevost e FSSPX siano due realtà scismatiche, quanto ci piacciono?
    Escludiamo “i so tutto” che non hanno mai letto il C.V.II, eppure ci vedono eresie ovunque. Io ho letto qualcosa, anche la ipercriticata L. G.: non vedo il motivo di alcuna condanna se non la libertá che certi interpreti in malafede e interessi contrapposti, si sono presi senza essere stati ripresi e puniti dalla Chiesa.
    Passiamo a don PP. che per ordine superiore deve dire sempre l’ultima parola e far vedere che ha azzittito i blogger su interventi di una qualche ratio (e anche di una certa fede).
    Le sue pretese solite sono infarcite di dottrina vera ma non applicabile:
    -il papa, ma solo quello che tutti (i fessi) vedono;
    -la chiesa che tutti (idem) accettano;
    -la comunione ecclesiale (che non vale un fico secco se é Una Cum Papa Falso).
    …e le chiacchiere su come la tradizione esageri o il modernismo debba calmarsi:
    “Entrambi appartengono alla Chiesa …la Fraternità deve riconoscere la legittimità del Concilio, del Novus Ordo e del magistero pontificio”. Bla, bla!
    E poi anche un colpo alla botte in stile “volemose bene, io prete prevostiano vi capisco (e voi capite me: la carriera é tutto)”:
    “Roma non deve chiedere ai tradizionalisti di rinnegare la tradizione liturgica”.
    Si dice a Roma quello che deve fare?? Le chiese sono vuote e per passare il tempo usate il P.C. e la I.A. pagati dai fedeli ma tutti vedono che la fede non la si trova nel digitale, né la carità! Anni di preghiera e di studio buttati nel cesso, don PP!

    Né modernisti né tradizionalisti sono Chiesa. I fedeli all’ultimo vero papa sanno cosa é la Comunione Ecclesiale: oggi sono Chiesa perchè rifiutano scismi e papocchi americani ma voi cari PP. se fate parte della chiesa passata al Nemico è chiaro che dovete portare anime alla Geenna, ma come vi spiazzate quando si nomina Cristo!! Se un fedele cita Dio ecco che il don PP. va in tilt:
    “Non è che sfugge l’Essenziale?..in questa baraonda Cristo dove sta?”
    Nel “il Nuovo Popolo di Dio” di Benedetto, risponde un vero papa alla questione “Liturgia” mentre tanti senza fede danno troppa importanza a tutto ciò che ruota intorno, dimenticando l’unica Verità: Gesú.
    Caro don PP., Gesù è in alto e, se pur leggesse Ratizinger, non troverebbe Dio neanche meditando quel suo morire dicendo: “Signore Ti amo!”. Lei, cultore degli Inferi, non ha dato una risposta al sig. Nippo, cultore dell’oriente, lui sì che ha centrato il problema fra ROMA e FSSPX, come lei non ha saputo capire che B.XVI andò oltre quello che sembra ai vari Mascarucci del “Summorum Pontificum”.

    Ecco le sue parole ingiuste: “suggestioni spiritualiste buone per dissolvere tutto nel vago … aforismi zen o intuizioni interiori sparse nel vento”.
    E invece -di lei- cosa ci dicono i suoi frequenti interventi che offendono un uomo, che potrebbe essere suo padre e, per cultura, è già una persona più saggia e istruita di
    lei?
    Ben venga Nippo e la sua passione per l’oriente se ci ricorda del nostro Gesú, sebbene dimostri che lo dimentichiamo con le nostre contese!
    La sua chiesa ora insegna disprezzo ai preti per una persona, un cultore del bello?
    Non cercarono il Bello anche i Magi che vennero da oriente? Il nostro cuore innamorato di Dio non si volge forse ad un est ideale? O il Sole che sorge non é piú nostro Signore, a Colui che lei, don PP. non ha mai donato una parola d’amore nella sua presenza asfissiante sul Blog?
    Misero amico: Cristo è la Liturgia, Cristo è la lingua da parlare, Cristo è lo “stato di necessità” da restaurare, Cristo è l’Ordo da celebrare e l’amore più grande da coltivare e dunque fra noi, in questo amore che Gli dichiariamo, non può esserci discordia!
    Questa è la risposta da dare a Roma e FSSPX, ci pensi lei a riferire che su quell’amore saremo giudicati.

    1. Don Pietro Paolo

      Signora dal mondo molto basso,

      il suo intervento è interessante non per ciò che dimostra, ma per ciò che rivela.

      Lei parla continuamente di Cristo, di amore, di comunione, di “ultimo vero Papa”, ma poi costruisce tutto su una premessa devastante: la Chiesa visibile sarebbe ormai passata al Nemico, il Papa sarebbe falso, la comunione ecclesiale non varrebbe “un fico secco” e chi non accetta la sua lettura sarebbe complice della Geenna.

      Mi permetta: questo non è amore per Cristo. È una teologia della dissoluzione rivestita di parole devote.

      Lei accusa me di usare dottrina “vera ma non applicabile”. In realtà è proprio qui il punto: la dottrina cattolica, quando diventa scomoda, per voi diventa improvvisamente “non applicabile”. Il Papa visibile? Non vale. La Chiesa visibile? Non vale. La comunione ecclesiale? Non vale. Il magistero? Vale solo quando conferma ciò che avete già deciso.

      Così non si difende la fede: si costruisce una setta mentale.

      Quanto agli attacchi personali, li lascio volentieri cadere. “Prete prevostiano”, “cultore degli Inferi”, “carriera”, “anime alla Geenna”: sono espressioni che dicono molto più di chi le pronuncia che di chi le riceve.

      Lei pretende di insegnarmi Cristo contrapponendolo alla Chiesa. Ma Cristo non è venuto a fondare un sentimento religioso fluttuante, né un cenacolo di puri contro la Chiesa concreta. Ha fondato la Chiesa su Pietro, ha affidato agli Apostoli il mandato, ha dato sacramenti, autorità, comunione visibile.

      Dire “Cristo” contro la Chiesa è un vecchio trucco spiritualista. Suona devoto, ma porta fuori dal cattolicesimo.

      Quanto a Nippo, se la sua passione per l’Oriente aiuta qualcuno a ricordare il bello, benissimo. Ma quando il Vangelo viene diluito in suggestioni orientali, aforismi interiori e vaga spiritualità senza Chiesa, senza dogma e senza sacramenti, allora non siamo davanti ai Magi che cercano Cristo: siamo davanti a un cristianesimo evaporato.

      I Magi vennero dall’Oriente, sì. Ma non rimasero a contemplare l’Oriente: si prostrarono davanti al Bambino. E quel Bambino è lo stesso Cristo che ha voluto una Chiesa, non una somma di sensibilità religiose individuali.

      Lei scrive che Cristo è la Liturgia, Cristo è l’Ordo, Cristo è lo stato di necessità, Cristo è tutto. Verissimo. Ma proprio perché Cristo è tutto, non può essere usato come clava contro la Chiesa che Egli stesso ha voluto.

      L’amore di Cristo non abolisce la verità. La carità non cancella la comunione. E la comunione non si inventa contro il Papa visibile, scegliendosi un “ultimo vero Papa” a proprio uso e consumo.

      Il dramma è tutto qui: voi parlate moltissimo di Cristo, ma appena Cristo vi chiede di restare nella sua Chiesa visibile, gerarchica e sacramentale, cominciate a spiegargli che ormai la Chiesa è falsa.

      Mi permetta una conclusione semplice: non sono io ad andare in tilt quando si nomina Cristo. Siete voi ad andare in tilt quando si ricorda che Cristo e la Chiesa non si separano e non potrebbero mai separarsi

      1. Amico di don P.P.

        Ma perché sta sempre a difendere se stesso da questo o quel commentatore, quando ha già detto abbondantemente la “sua” sull’argomento in questione?
        Non si accorge che il suo atteggiamento ottiene l’effetto contrario di quello che lei dice di voler ottenere, ovvero convertire i supposti erranti alla verità, di cui lei sarebbe l’unico depositario e rappresentante, l’unico che deve avere l’ultima e definitiva parola?
        Caro don Pietro Paolo (Floridia della Diocesi di Ragusa, se non erro), si dia una calmata, per amor di Dio. Non ha capito che i suoi “commenti” suonano prolissi, ripetitivi, accademici e che vengono letti solo da quei due o tre che hanno ancora la pazienza di contro-commentare? E che tutti gli altri li saltano a piè pari?
        Un prete dovrebbe avere cose ben più urgenti da fare: dire Messa, confessare (su questo siete tutti più o meno latitanti), portare la comunione ai malati (che spesso hanno bisogno anche di confessarsi), fare il catechismo eccetera eccetera. I preti social hanno l’illusione di condurre una azione pastorale e missionaria di successo, ma quando si troveranno di fronte a Gesù Cristo si accorgeranno di avere solamente un pugno di mosche in mano…

        1. Don Pietro Paolo

          “amico” di don P.P.,

          vedo che oltre a leggere i miei commenti — evidentemente più di quanto voglia far credere — si è preso pure la briga di informarsi sulla mia diocesi.

          La ringrazio dell’attenzione.

          Quanto al resto, lei cade nel solito argomento piuttosto debole:
          siccome un sacerdote celebra, confessa, visita i malati e fa catechesi, allora non dovrebbe anche difendere pubblicamente la fede quando vede circolare errori, confusioni o derive ecclesiali?

          Curiosa idea di sacerdozio.

          San Paolo scriveva lettere durissime alle comunità cristiane.
          I Padri della Chiesa polemizzavano eccome.
          I santi vescovi intervenivano pubblicamente contro errori e scismi.
          Ma oggi, a quanto pare, il prete dovrebbe limitarsi a stare zitto per non disturbare la sensibilità dei commentatori.

          Lei poi dice che nessuno leggerebbe i miei interventi.
          Benissimo.
          Allora non si capisce perché certi ambienti sentano continuamente il bisogno di replicare, polemizzare e lamentarsi della loro esistenza.

          Quanto al fatto che io mi creda “unico depositario della verità”, è il solito espediente polemico:
          mai detto.
          La verità non è mia.
          È della Chiesa.

          Ed è precisamente questo che irrita molti:
          che esista ancora qualcuno disposto a ricordare che il cattolicesimo non è una libera federazione di opinioni personali.

          Ma c’è anche un altro aspetto piuttosto spiacevole nel suo commento.

          Lei lascia intendere — senza sapere assolutamente nulla della mia vita sacerdotale concreta — che io sarei “latitante” nella confessione, nella visita agli ammalati, nella cura pastorale.

          E questo cosa sarebbe?
          Un’argomentazione?
          O piuttosto un’insinuazione gratuita?

          Perché vede, lei non sa nulla del mio ministero quotidiano.
          Non sa se confesso.
          Non sa se porto i sacramenti ai malati.
          Non sa quante persone incontro pastoralmente.
          Non sa nulla.

          Eppure si permette tranquillamente di suggerire pubblicamente che un sacerdote trascuri i propri doveri.

          Curioso modo di dare lezioni di carità cristiana.

          E le dirò sinceramente un’altra cosa:
          ho piuttosto l’impressione che dietro la sua “amicizia” si nasconda invece un certo fastidio.

          Perché un conto è il confronto.
          Altro è cercare di delegittimare una persona insinuando che trascuri il proprio ministero solo perché osa intervenire pubblicamente su questioni ecclesiali.

          Del resto è un vecchio schema:
          non si risponde davvero agli argomenti, ma si prova a screditare chi li espone, dipingendolo come prolisso, ossessionato o pastoralmente inutile.

          Ma vede, il problema non è che io scriva.

          Il problema è che certe cose dette chiaramente danno fastidio.

          Infine, sulla “calmata”:
          stia tranquillo.
          Non sono agitato.

          Semplicemente non condivido quell’idea molto moderna secondo cui un sacerdote dovrebbe parlare solo di cose innocue, evitando accuratamente i punti controversi per non urtare nessuno.

          Perché il giorno del giudizio, mi permetta, Cristo non mi domanderà se ero simpatico ai commentatori dei blog.

          Ma se ho custodito la fede e difeso la verità senza vergognarmene.

          1. la signora di tutti i popoli

            La vergogna è una cosa positiva: sta a significare che la coscienza un po’ rimorde. Ma quando la vergogna manca vuol dire che la coscienza è stata messa da parte… dunque nessuna speranza di pentimento e la Geena ben calda sostituirà il rossore che manca sul viso. Morire impenitenti e a muso duro custodendo lo scisma e la falsa verità!

  5. Ha proprio ragione, Mascarucci: pretendere che la FSSPX riconosca il Concilio è (grazie a Dio!) folle.
    Significherebbe che una delle ultime (pur piccole) fortezze fondate sulla roccia si arrende al demonio.
    Non sia mai!
    La strepitosa lectio magistralis di don Pagliarani, del resto, non ammette repliche.
    …Per chi vuole ragionare, s’intende!

  6. 😭 Posso sapere perché questo blog “cattolico” banna questo mio commento? ⬇️

    “Ma che c’entra l’opinione di Grillo, Bianchi o Melloni?
    Come ribadito da papa S. Pio X nel suo Catechismo della Dottrina Cristiana al n. 105:
    “La Chiesa di Cristo é costituita dai “veri” cristiani che obbediscono al papa da Lui stabilito”.
    (Vale a dire a papa BXVI che mai ha abdicato invalidando le elezioni dei due antipapi eretici stabiliti illegittimamente dalla Mafia s Gallo in due conclavi invalidi)
    (Can. 332 §2 – 126- 412 e art. 76-77-37-33-9 UDG)

    Di conseguenza, se la FSSPX vuole veramente essere reintegrata nella Chiesa Unam et Sanctam di Gesù Cristo, deve prima accettare la validità del CVII e riconoscere il magistero infallibile di tutti i legittimi papi post conciliari” come richiestoLe da Cristo stesso, nella persona del Suo legittimo Ultimo Vicario in terra Benedetto XVI nell’atto di remissione della scomunica del 2009 e poi ancora nel 2012:
    https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090310_remissione-scomunica.html

    Ma soprattutto, la FSSPX deve dare l’esempio coraggioso di USCIRE dalla chiesa massonica prolgbt degli antipapi JMB e Prevost, che da 13 anni porta avanti l’evidente obiettivo di distruggere Cristo e la Sua Chiesa.
    Perché, per la Dottrina di Cristo, rei di SCISMA sono tutti quei pastori (e non solo la FSSPX) che si ostinano a rimanere nella falsa chiesa dell’antipapa Prevost, a grave danno delle anime abbandonate e private della S. Eucaristia “valida” (Eccl. de Eucharistia n 39 S.GPII) celebrata in comunione con il “legittimo” successore di Pietro BXVI che, a tre anni della sua morte, ancora non è stato eletto!!!
    Ma senza il legittimo successore di BXVI anche la Chiesa di Cristo non può nominare nuovi vescovi.

    Cari lettori, permettetemi, in questa settimana che precede la Domenica di Pentecoste, di esortarvi a recitare spesso con la Madonna, la preghiera da Lei tanto raccomandata ai fedeli e ai Sacerdoti Suoi figli prediletti, come rimedio sicuro per uscire dalla grande apostasia in atto:
    “Vieni Santo Spirito, vieni per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Tua Sposa amatissima!”

    Vieni Spirito Santo, vieni ad illuminare la nostra mente ed infiammare il nostro povero cuore, in particolare quello dei Cardinali di Santa Romana Chiesa, affinché abbiano il coraggio di uscire da Babilonia e assolvere il loro primo “dovere” di dichiarare ufficialmente:
    “VERE PAPA BXVI MORTUUS EST” !!!
    AMEN!

  7. Mi riferisco alla asserzione : “Cristo è nella Chiesa”. Ne siamo sicuri ?? se parafrasando Padre Livio quando afferma che alle Veggenti è stato detto che al Serpente basta un piccolissimo orifizio – i Testi CVII in ogni Costituzione o Dichiarazione, ne presentano uno. Se me ne accorgo io, ignorante in materia, perchè non lo vedono i Teologi, provvedendo ad avvisarne il Santo Padre ???

  8. .”..se i lefrebvriani tireranno dritto con le consacrazioni, allora la responsabilità sarà soltanto loro”?… Dio lo volesse, ma sostituiamo il termine “responsabilità” con “merito” e abbiamo il vero quadro della situazione; quanto a riconsiderare il giudizio sul nefasto CV II e le sue condeguenze, esiziali per il clero e il gregge di Cristo, sarebbe una scelta suicida, illogica e antistorica. Ormai la FSSPX si identifica col piccolo resto di evangelica memoria, e non può quindi, né deve assolutamente, tornare indietri con la condanna del concilio, della sinodalita’, del modernismo in tutte le sue varianti e sfaccettature. “Indietro non si torna!” hanno tuonato per decenni i ribelli modernisti, come fa ogni buon rivoluzionario, e allora anche noi, anche la Fraternità faccia proprio questo slogan, da bravi controrivoluzionri, e vedranno che la Provvidenza non li ( non ci) abbandonerà. A noi la battaglia, a Dio la vittoria, diceva Santa Giovanna f’ Arco

  9. Don Pietro Paolo

    Caro Mascarucci,

    il dibattito nato tra Bianchi, Grillo e Melloni sulla questione FSSPX mostra in realtà una frattura ben più profonda: non tanto sul latino o sul Vetus Ordo, quanto sul modo stesso di intendere il Concilio Vaticano II.

    Perché una cosa appare sempre più evidente: quando il Concilio viene trattato come una sorta di “anno zero” della Chiesa, ogni richiamo alla Tradizione precedente diventa automaticamente sospetto. Ed è precisamente qui che certe posizioni finiscono paradossalmente per alimentare ciò che dicono di voler combattere.

    Infatti, se il messaggio che passa è:
    “o accetti una certa interpretazione ideologica del postconcilio oppure sei fuori”,
    si finisce inevitabilmente per rafforzare la narrativa lefebvriana della “Roma che ha tradito”.

    E questo sarebbe un errore gravissimo.

    Perché la Chiesa non è nata nel 1965.
    E il Vaticano II non può essere separato dalla continuità della fede cattolica precedente, come invece sembrano suggerire certi ambienti progressisti.

    Ma attenzione: questo non significa affatto giustificare eventuali consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.

    Su questo il punto cattolico resta chiarissimo:
    nessuna Tradizione autentica può fondarsi su una ferita inferta deliberatamente alla comunione ecclesiale.

    Ed è qui che entrambe le rigidità mostrano il loro limite.

    Da una parte chi, come Grillo, sembra considerare la liturgia tradizionale quasi una sopravvivenza da estirpare; dall’altra chi rischia di trasformare la Tradizione in una posizione ecclesiale permanentemente antagonista verso Roma.

    In realtà, né il Concilio appartiene ai progressisti, né la Tradizione appartiene alla FSSPX.

    Entrambi appartengono alla Chiesa.

    la Fraternità deve riconoscere la legittimità del Concilio Vaticano II, del Novus Ordo e del magistero pontificio;

    Roma, però, non deve chiedere ai tradizionalisti di rinnegare la tradizione liturgica come se fosse un residuo vergognoso del passato;

    il Vetus Ordo non può diventare bandiera di opposizione ecclesiale , come purtroppo è diventato, ma nemmeno può essere trattato come una colpa.

    Per cui forse il punto decisivo è questo:

    il Papa non può e deve svendere il Concilio, ma nemmeno consegnarlo ai suoi interpreti più settari. Deve semplicemente ricordare che il Concilio appartiene alla Chiesa, non ai progressisti; e che la Tradizione appartiene alla Chiesa, non alla FSSPX.
    Non sarà facile e spero che lo Spirito Santo lo illumini: il Pontefice deve cercare una soluzione pastorale intelligente per evitare una nuova rottura, ma senza lasciarsi ricattare da consacrazioni illegittime; allo stesso tempo, però, sarebbe altrettanto sbagliato trasformare il Vaticano II in una specie di dogma ideologico usato come arma contro tutto ciò che precede il Concilio.

    Perché quando il Concilio viene opposto alla Tradizione, non si difende il Vaticano II:
    lo si consegna alle sue interpretazioni più settarie.

    Don Pietro Paolo

  10. Non esiste un modo più obiettivo e imparziale per condurre un’analisi dei testi del Concilio Vaticano II. È necessaria una correzione, altrimenti dovremo aspettare cento anni per dimenticare questo famigerato concilio.

  11. Non vorrei sembrare un facilone:
    ma in tutto questa baraonda … Cristo dove sta?
    Mi convinco sempre più che Egli non è venuto a fondare una “religione”,
    tanto meno una religione fra le altre,
    tantomeno la religione vera mentre le altre sono false.
    Insomma, cos’è venuto ad insegnare veramente?
    Non è che ancora sfugge l’Essenziale?
    Parole e pagine a profusione non sono il mezzo più sicuro
    per alimentare la baraonda?

    1. Don Pietro Paolo

      Caro Nippo,

      lei continua a tirare fuori il solito trucco: appena la questione diventa concreta — Chiesa, Papa, dottrina, comunione ecclesiale — allora si rifugia nel nebuloso “Cristo dov’è?”.

      Cristo dov’è?

      È nella Chiesa che ha fondato.Non nelle suggestioni spiritualiste buone per dissolvere tutto nel vago.

      Perché Cristo non ha lasciato aforismi zen o intuizioni interiori sparse nel vento:ha lasciato apostoli, sacramenti, dottrina e una Chiesa visibile.

      E sa qual è il punto curioso?

      Che quelli che parlano continuamente di “Essenziale” finiscono quasi sempre per svuotare proprio ciò che Cristo ha voluto di concreto e storico.

      Lei domanda:“Cristo è venuto a fondare una religione?”

      No. È venuto a fondare la sua Chiesa.Che però — purtroppo per i teorici del “Cristo sì, Chiesa no” — è anche una realtà religiosa concreta, visibile, sacramentale e gerarchica.

      Il resto è il vecchio spiritualismo riciclato:molto evocativo, molto “profondo”, ma tremendamente inconcludente.

      E quanto alle “parole e pagine a profusione”:anche San Paolo ne scriveva parecchie quando nelle comunità cristiane cominciavano confusione, ribellione e dottrine personali.

      Segno che la baraonda non la crea chi chiarisce.La crea chi dissolve tutto nell’ambiguo e poi si atteggia a cercatore dell’“Essenziale”.

      Che tradotto, quasi sempre, significa:“via la Chiesa concreta, restano le mie impressioni spirituali”.

      1. Cristo non può essere nella baraonda.
        Qual è la Chiesa che ha fondato? Ma veramente ha “fondato un Chiesa”?
        Non c’è solo lei tra gli ecclesiastici.
        Vuol dirmi che solo lei possiede la verità?
        Vuol dirmi che solo lei è fedele a Cristo?
        E tutti gli altri ecclesiastici che non la cedono come lei sono tutti “fuori della Chiesa”?
        E poi sono i laici che non la vedono come lei. Sono tutti fessi?
        Di quale “solito trucco” va parlando?
        Ma la vede la situazione a dir poco grottesca?

        1. Don Pietro Paolo

          Caro Nippo,

          lei continua a fare domande come se fossero profonde intuizioni, quando in realtà stanno diventando sempre più chiaramente domande contro il cattolicesimo stesso.

          “Cristo ha davvero fondato una Chiesa?”Ma sul serio un uomo che si dice cattolico arriva a questo punto?

          Cristo non ha lasciato un vago movimento spirituale per anime in ricerca.Ha fondato la sua Chiesa.Visibile.Apostolica.Gerarchica.Sacramentale.

          Lo dice il Vangelo, lo insegna la Tradizione, lo professa il Credo da duemila anni.

          Eppure lei continua a parlare come se tutto questo fosse secondario rispetto alle sue inquietudini interiori.

          No, io non possiedo la verità.Ma nemmeno lei possiede il diritto di relativizzare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e poi presentarsi come custode dell’“Essenziale”.

          Perché il suo “Essenziale”, guarda caso, coincide sempre con una religione senza autorità, senza dogma, senza obbedienza e senza Chiesa concreta.

          Cioè esattamente il contrario del cattolicesimo.

          Lei domanda:“Qual è la Chiesa?”

          La stessa che da duemila anni custodisce il Vangelo, i sacramenti e la successione apostolica.Non il circolo delle impressioni spirituali personali.Non il club di chi decide da sé quale Papa sia vero e quale no.Non il rifugio nebuloso di chi usa Cristo contro la Chiesa.

          E no, non tutti quelli che dissentono da me sono fuori dalla Chiesa.Ma certamente chi passa il tempo a insinuare che la Chiesa sia una “baraonda” incompatibile con Cristo, mentre lui si erge a interprete superiore del vero cristianesimo, qualche domanda dovrebbe farsela.

          Perché alla fine il problema è sempre lo stesso:lei parla moltissimo di Cristo, ma appena Cristo si manifesta nella concretezza della Chiesa, dell’autorità e della comunione ecclesiale, improvvisamente tutto diventa corrotto, ambiguo o inautentico.

          È il vecchio spiritualismo:Cristo sì, Chiesa no.

          Molto evocativo.Molto suggestivo.Molto moderno.

          Ma non cattolico.

          1. Esimio don,
            io campo di domande, al contrario di lei che ha una risposta per tutto.
            Le domande mi fanno sentire vivo, lei non so quanto sia vivo.
            Ora chi non ha dubbi, chi ha una risposta per tutto,
            chi non fa che ripetere a macchinetta la “dottrina”, come lo definirebbe.
            Una dottrina, peraltro, sconfessata dalla lobby woke
            che lei si ostina a difendere malgrado di Cristo non abbia nemmeno l’ombra.

          2. “Cristo …. Ha fondato la sua Chiesa.Visibile.Apostolica.Gerarchica.Sacramentale.
            “Lo dice il Vangelo, lo insegna la Tradizione, lo professa il Credo da duemila anni.”
            “…, ma appena Cristo si manifesta nella concretezza della Chiesa, dell’autorità e della comunione ecclesiale, …”
            Domandina da parte di un super ignorante: “Ma se è così perchè Gesù ha detto ” “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa …” e non: “Tu Pietro sarai la Mia Chiesa?”
            Infatti con la frase realmente detta, Gesù fa chiaramene capire che vi è una netta distinzione fra la chiesa visibile che sarà il risultato delle opere di Pietro e dei suoi successori e la Sua Chiesa che rimane invisibile (sebbene uno, ed io sono uno di loro, se la possa immaginare come l´insieme dei Suoi insegnamenti). Se invece avesse detto la seconda frase “Tu Pietro sarai …” allora sarebbe indiscutibile, così mi pare, che tutto ciò che farebbe Pietro sarebbe sempre avallato da Gesù.
            Ora … poichè, come dice lei, Cristo si “manifesta nella concretezza della Chiesa …,” cosa o chi garantisce che l´errore umano ma anche la volontà umana non renda in qualche momento storico la chiesa visibile tanto corrotta, ambigua o inautentica fino ad aver superato il punto di non ritorno (e io credo che il momento che stiamo attualmente vivendo stia appunto manifestando una conscia volontà umana all`interno della Chiesa di volersi allontanare definitivamente da Gesù-Dio)?

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