Democrazia. Ingegneria del Consenso, per un Governo Invisibile. Agostino Nobile.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla forma di governo a cui siamo assoggettati. E che permette molte cose…Buona lettura e diffusione.

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Democrazia, propaganda e miseria

Tucidide, ammiratore di Pericle, sosteneva che Atene era “di nome una democrazia ma, di fatto, governata dal suo primo cittadino.” Platone rifiutava la glorificazione di Pericle, dichiarando: “Pericle rese gli Ateniesi pigri, loquaci e avidi, avviando il sistema delle tasse pubbliche”. L’età classica di Pericle è considerato il periodo d’oro della democrazia ateniese, si stima, tuttavia, che su 30/40mila maschi adulti con pieni diritti c’erano circa 100mila schiavi.

La democrazia viene definita “un sistema di governo basato sulla sovranità popolare, dove il potere è esercitato dal popolo, direttamente o attraverso rappresentanti eletti. Fondata su principi di uguaglianza, libertà (stampa, associazione) e partecipazione, la democrazia moderna garantisce i diritti fondamentali e si realizza tramite elezioni libere e periodiche.” Bisogna aggiungere un particolare non da poco: per realizzare questi concetti, sono necessari l’assoluta onestà intellettuale degli eletti e la consapevolezza degli elettori.

Questa incongruenza è stata in parte risolta dalla psicologia delle folle che, a partire dall’invenzione della stampa, si è sviluppata fino a trasformarsi con l’informazione mediatica. Un vero e proprio lavaggio del cervello di massa.

Su questo argomento ho già scritto più volte, ma vale la pena parlarne nuovamente, riprendendo dai due principali teorici che hanno fatto scuola alla propaganda iper-tecnologica presente.

Nei primi anni del 1900 Edward Bernays e Walter Lippmann, di origini ebraiche, ricevettero istruzioni dai Rothschild e dalla City di Londra, stabilendo che il popolo dev’essere “malleabile e male informato”. Lippmann aveva già scritto che le persone in una democrazia erano semplicemente “una mandria sconcertata” di “estranei ignoranti e invadenti” che dovevano essere mantenuti solo come “spettatori interessati”, per essere controllati dal governo “segreto.”

Hanno concluso che in un sistema elettorale multipartitico, l’opinione pubblica doveva essere “creata da un’intelligenza organizzata” e “progettata da un governo invisibile”, con la popolazione relegata allo status di osservatori disinformati. Una situazione che, in occidente e non solo, dura ininterrottamente da oltre 90 anni. Lippmann, continua “La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate delle masse è un elemento importante nella società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo invisibile della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro Paese” (Stati Uniti).

Il sistema elettorale multipartitico, dunque, non è stato progettato e attuato perché era la forma di governo più democratica, ma piuttosto perché offriva maggiori opportunità corruttive attraverso il potere del denaro e la manipolazione dell’opinione pubblica. Nel suo libro L’ingegneria del consenso, Bernays afferma senza mezzi termini che “L’ingegneria del consenso è l’essenza stessa del processo democratico”. In altre parole, l’essenza di una democrazia è che poche “persone invisibili” manipolano la mandria sconcertata facendole credere di avere il controllo di un sistema di governo trasparente, scegliendo uno dei due candidati preselezionati che sono già comprati e pagati dalle stesse persone invisibili.

Allineandosi a questa teoria, il politologo Harold Lasswell (presbiteriano-calvinista) era dell’opinione che la democrazia non potesse sostenersi senza un’élite accreditata che modellasse, e controllasse l’opinione pubblica attraverso la propaganda. Affermò che se le élite non avevano la forza necessaria per costringere le masse all’obbedienza, allora i ‘responsabili sociali’ devono rivolgersi a “una tecnica di controllo completamente nuova, in gran parte attraverso la propaganda”, a causa “dell’ignoranza e superstizione delle masse”. […] “i giudici migliori sono le élite, alle quali bisogna quindi garantire i mezzi per imporre la propria volontà, per il bene comune”. Il bene comune solo a parole, perché, in realtà, le guerre cruenti e le malvessazioni dal ‘900 ad oggi superano la crudeltà degli ultimi duemila anni.

Una volta stabilito che parliamo di lobby e non di etnie, è necessario fare un passo indietro nella storia e porci una domanda: come si è arrivati a considerare la democrazia santa e irrinunciabile, nonostante si sia dimostrata una impostura?

Per generazioni le lobby ebraiche si sono lamentate per le loro espulsioni da varie nazioni europee per motivi di antisemitismo nato – secondo loro – nel cristianesimo. Innanzitutto, queste lobby non erano costituite da ebrei, bensí da kazari ebraicizzati, espulsi per i loro crimini e la loro avidità basata su una presunta superiorità morale sui popoli che li ospitavano. Per smontare le loro accuse contro i cristiani, basterebbe ricordare che i kazari-britannici (legati alla famigerata Compagnia delle Indie Orientali) furono i principali responsabili del traffico dell’oppio che devastò la Cina, danneggiando il popolo cinese più di una lunga guerra.

Montagu Norman, un servitore dei Rothschild e il Governatore della Banca d’Inghilterra di proprietà di Rothschild per diversi decenni, in un discorso alla US Bankers’ Association a New York City nel 1924, affermò quanto segue: “Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo convincerli a spendere le loro energie nella lotta per questioni di nessuna importanza. È così che, attraverso un’azione discreta, possiamo garantire a noi stessi ciò che è stato così ben pianificato e realizzato con così tanto successo. Queste verità sono ben note tra i nostri uomini principali, che ora sono impegnati a formare un imperialismo per governare il mondo.”

Grazie alle loro ricchezze, da secoli impiegano decine di strateghi per organizzare forme di controllo, politico e sociale attraverso la propaganda, la decadenza dei costumi e la povertà indotta. Poco prima della Rivoluzione francese il popolo non aveva letteralmente pane da mangiare. Da qui la spinta decisiva che portò alla Rivoluzione già programmata dell’élite massonica–kazara.

Si accusavano i nobili e il Re di accumulare deliberatamente grano per far lievitare i prezzi e affamare la popolazione contadina a scopo di lucro. Per sostenere questa menzogna diffusero il commento che avrebbe detto la cinica regina Maria Antonietta: “Se non hanno pane, che mangino brioche.”

Oggi non esiste uno storico degno di questo nome che sostenga questa menzogna dura a morire. La regina Maria Antonietta non ha mai pronunciato queste parole. È una bufala scritta dal filosofo ginevrino J. J. Rousseau nel 1782, arricchendo così i tanti falsi storici sulla Rivoluzione francese. In realtà, sembra che la carestia sia stata creata dalla cupola finanziaria, che acquistò il grano mettendo in depositi l’intero raccolto rifiutandossi di immetterlo sul mercato a qualsiasi prezzo.

Il depauperamento dell’Europa e l’immigrazione irregolare che oggi sta decostruendo il tessuto sociale, non sono dovute alla stoltezza dei politici. È un programma studiato nei minimi dettagli, in cui si utilizzano tutti i mezzi disponibili per annichilire e impoverire l’intera Europa, esattamente come successe nella Rivoluzione francese. Basti ricordare il conflitto in Ucraina, dove gli Stati europei sono costretti a sborsare continuamente miliardi per una causa in cui abbiamo tutto da perdere. Senza contare gli aumenti dei costi energetici e alle leggi pensate per espropriare o accaparrarsi le terre degli agricoltori. A questo aggiungono i virus e i vaccini che terrorizzano i meno informati.

Buttiamo la spugna? Assolutamente no. Al contrario della popolazione francese ed europea della fine del XVIII secolo, oggi disponiamo di una tecnologia che rende molto più difficili i piani della cupola. Una buona percentuale di persone possiede ormai la capacità di riconoscere e interpretare gli accadimenti politico-sociali e, se c’è una cosa di cui la cupola ha terrore, è proprio la consapevolezza del popolo e della loro reazione.

Agostino Nobile

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5 commenti su “Democrazia. Ingegneria del Consenso, per un Governo Invisibile. Agostino Nobile.”

  1. Davide Scarano

    Condivido molte delle argomentazioni dei lettori che qui hanno scritto, così come l’articolo di Agostino Nobile, che ho apprezzato fino all’ultimo capoverso. Di seguito ecco le mie obiezioni alla tesi dell’Autore di questo articolo:
    1) a mio parere Internet è una scatola in cui ciascuno può cercare ciò che vuole, quindi non sempre -eufemismo-, l’utente cerca ciò che dovrebbe cercare,
    2) Internet favorisce la solitudine e l’isolamento. Credo che al giorno d’oggi molti ragionino così: “non serve chiedere tanto c’è la rete”. A tal proposito
    Tra i vari esempi possibili rilevo che la gran parte dei turisti che quotidianamente incontro utilizzano smartphone ed internet piuttosto che chiedere “al primo che passa”: ai “miei tempi” non era così.
    3) Internet è asincrono, pertanto consolida le proprie certezze che spesso provengono dall’opinione dominante. Mentre i membri di un partito o di un’associazione o di una parrocchia si incontrano fisicamente i lettori questo blog si conoscono solo per nome o pseudonimo. Evidentemente una “comunità virtuale” è più debole di una “comunità reale”.
    4) Internet è trasparente come un acquario. Per quanto sia grande Internet “chi può” possiede i mezzi per conoscere e monitorare cosa pensano “gli altri”. Ex post è possibile immaginare che è anche per questo che sono nati i social network. E’ come se in una partita a carte qualcuno dovesse giocare a carte scoperte. Evidentemente per costoro la probabilità di vincere sono inferiori rispetto a chi da le carte e ne conosce in tempo reale il valore.

    PS Se quello che ho scritto finora non risultasse convincente pensate a quanto accaduto durante la “pandemia Covid 19”.

  2. Sembra una ferocissima ed invincibile tigre la dittatura plutocratica, eppure potremmo farcela con l’ aiuto Divino, senza il Suo diretto intervento, se articoli come questo penetrano nelle coscienze elevandone la consapevolezza del pericolo mortale per corpo e anima. La liberazione richiederà però il solito tributo che passati imperi hanno richiesto prima di sparire.

  3. Torquemada e basta

    Articolo da conservare.
    Una piccola aggiunta.
    Maria Antonietta non solo non ha mai pronunciato quella stupida frase, ma si era adoperata in una specie di volontariato (per allora…) verso il popolo.
    Quella schifosa rivoluzione è stata solo una rivoluzione contro il CATTOLICESIMO.
    E se non vado errato è stato lo stesso Paolo Mieli – sulle colonne del Corriere di qualche anno fa – a confermarlo.
    Quello che mi fa terribilmente inc…… è che quegli ipocriti della Corte Penale Internazionale non abbiano, ancora, messo sotto accusa lo stato francese per crimini contro l’umanità, visto che tutti i valori della loro rivoluzione sono stati riscritti nella costituzione della Francia.
    O forse ho capito il perchè…

  4. La democrazia oggi è una parola imboccata, precotta, esattamente con lo sono scienza, pace, amore o patria.
    Sono parole potenzialmente gravide di bellezza, di diritto, di civiltà e di giustizia, ma in pratica degli involucri vuoti, svuotati da dentro.
    Tra le parole addomesticate dai padroni del discorso possono finire anche fede, speranza, chiesa…
    Il padrone del mondo infatti non esita, mentendo, ad ingannare l’incauto appropriandosi anche di Dio.

    L’interessante spunto di Agostino Nobile mi ha ricordato il saggio di Jean de Viguerie, sulle “due patrie”.
    Ai padroni del discorso interessa che la massa abbia in mente un patriottismo general-generico, tipo bandierina e strombazzamenti vari.
    Mano sul petto per una patria che chiama, pronti a morire… dietro a un pallone, mentre calpesti e derisi ti fregano il presente e il futuro.

    Nel saggio del francese De Viguerie viene illustrata bene la differenza esistente tra due patrie, per non parlare a caso della patria.
    Una è la patria classica, l’altra è la sua negazione: una dà identità, l’altra ne postula il superamento.

    La prima è culla, terra dei padri, casa per nascita e per educazione, un’entità morale che tramanda virtù. Sentirsi a casa non deriva da obblighi legali, ma semplicemente dal sentirsi cresciuti su quella radice ed esservi legato con la pietas tipica dell’attaccamento viscerale che collega l’amor patrio a quello della cultura che vi si respira (quindi alla famiglia e a Dio).

    Poi le è subentrata una patria artificiale, rivoluzionaria, sancita democraticamente decapitando la precedente. La patria dei liberali e dei libertini, dove vivere significava affrancarsi da troppi vincoli paterni. La patria dei figlioli che se ne vanno di casa chiedendo la propria parte di eredità e che non si sono mai pentiti, né sono mai tornati. Anzi: il fratello maggiore li ha seguiti e li ha superati per nefandezza verso il padre.
    La patria utopica è diventata la bandiera cui sacrificare ora il sangue, ora il buon senso, spesso il futuro nelle sorti magnifiche e progressive.
    Un luogo di odio per chi non è cittadino che sta nella regola comune: come se i fratelli di una famiglia dovessero essere tutti uguali.
    Infatti la fraternité è progressivamente degenerata, di strage in strage, in un terrore inizialmente plateale e poi sempre più sofisticato.
    L’utopia si fonda sul mito, l’affabulazione, la propaganda, la mistificazione: negare ciò che è per affermare ciò che non è.

    Anche la Chiesa ha finito per rivolgersi a questa idea di patria, equivocando il perchè siamo tutti esuli e quale sia la nostra vera patria.
    Così chiede l’otto per mille per accreditarsi come erogatrice di servizi o chiude serenamente le chiese se un DPCM appena ne evoca l’ipotesi.
    Nelle scuole un tempo cattoliche si insegna l’evoluzionismo e non di rado si rinuncia al presepe per non turbare la laicità dominante…
    La patria è divenuta il mondo, in una falsa tolleranza di uguali in cui il diverso è un fastidio ogni volta che non si diversifica a comando…

    Ecco perchè i padroni del discorso detengono i mezzi per influenzare le masse, facendole votare compatte, salvo distinguo secondari.
    Ti fanno credere a una patria più grande, a una democrazia più grande, per farti diventare globale, globalista, disumano e transumano…
    Sradicato da una morale e una nazione sovrana, senza più tramandare tra i vivi la virtù, disintegrati nei loro simulacri e carrozzoni.
    Un incubo burocratico, finanziario, amministrativo e fiscale, manipolato dall’ideologia e tracciato da QRCode e microchip. Polli d’allevamento.

    Eppure l’anima vive ancor, cantano sopravvissuti che conservano e difendono il seme, certi di una svolta sconosciuta agli assatanati.
    La patria classica era una famiglia che consegnava l’eredità ai figli dopo averli cresciuti ed educati.
    La sua degradazione rivoluzionaria e manipolata dai grandi interessi è un idolo che divora i propri figli per un’illusione universale e astratta.

    Tante parole vuote, come “democrazia”, possono essere morte: sepolcri imbiancati. Serve un’anima viva per pronunciarle vive.

  5. A proposito di fame creata stanno abbattendo molti bovini sani per ordine europeo accettato dalla cosca di stato sovranista senza battere ciglio. Inoltre stanno vaccinando pollame con vaccini genici non mai sperimentati: siccome la suddetta cosca sa che sono pericolosi ha vietato l’esportazione della carne, va bene solo per le cavie del popolo più coglione della terra, naturalmente senza etichettatura, il popolaccio deve sapere quanti sono i peli di Sempio ma non che lo stanno avvelenando

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