Pena di Morte. Giustizia, o Vendetta? Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione questa riflessione sulla pena capitale. Buona lettura e meditazione.

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PENA DI MORTE : GIUSTIZIA O VENDETTA ?

La pena di morte viene spesso presentata come una forma di giustizia. Ma una domanda resta inevitabile: può davvero esistere giustizia quando si risponde alla morte con altra morte?

Vedere esalare l’ultimo respiro di un condannato nei tormenti e nella sofferenza, provando soddisfazione o pensando che quella morte possa cancellare il male commesso, è davvero umano, è cristiano?

È civile assistere legalmente all’uccisione di una persona indifesa? È cristiano gioire della morte di qualcuno, anche se colpevole?

Molto spesso la pena capitale nasce da un sentimento umano comprensibile: il desiderio di vendetta. Tuttavia il Vangelo invita il cristiano a superare proprio questa logica. Non basta evitare l’omicidio illegittimo: Cristo chiede di rifiutare la violenza e di coltivare misericordia, perdono e riconciliazione.

Nell’Antico Testamento troviamo la legge del taglione:

“Occhio per occhio, dente per dente.”

Una legge che, nel suo tempo, cercava almeno di limitare la vendetta senza misura. Ma Gesù porta a compimento la Legge aprendoci a una giustizia più alta, fondata sull’amore e sulla misericordia.

Anche nel racconto di Caino e Abele troviamo un messaggio molto forte contro la vendetta e l’uccisione del colpevole. Caino commette il primo omicidio della storia umana uccidendo suo fratello Abele. Eppure Dio, pur condannando il suo peccato, non permette che venga ucciso.

Nel libro della Genesi leggiamo:

“Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.”
(Genesi 4,15)

Dio punisce Caino, ma non autorizza la sua eliminazione. Anzi, lo protegge dalla vendetta degli uomini. Persino il primo assassino della storia non viene condannato a morte da Dio.

La giustizia divina non coincide con la vendetta umana. Dio non approva il male compiuto da Caino, ma continua a vedere in lui un essere umano. Molti teologi vedono in questo episodio un grande insegnamento biblico sulla misericordia: anche il colpevole conserva la propria dignità e non perde completamente la possibilità di redenzione.

Nel Vangelo secondo Matteo, quando Pietro usa la spada per difendere Gesù durante l’arresto, Cristo lo ferma immediatamente:

“Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno.”
(Matteo 26,52)

Gesù rifiuta la logica della violenza persino nel momento in cui sarebbe umano reagire. Non chiama alla vendetta, ma alla conversione del cuore.

Nel Vangelo di Giovanni troviamo uno degli episodi più profondi sulla misericordia. Una donna adultera viene trascinata davanti a Gesù: secondo la legge avrebbe dovuto essere lapidata.

Cristo allora pronuncia parole che attraversano i secoli:

“Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.”
(Giovanni 8,7)

Uno dopo l’altro, gli accusatori se ne vanno.

Gesù non nega il peccato, ma impedisce l’esecuzione. Mostra che nessun uomo può ergersi a giudice assoluto della vita di un altro dimenticando la propria fragilità e il proprio peccato.

La pena di morte colpisce anche Cristo stesso. Gesù viene arrestato, processato ingiustamente, torturato e condannato a morte. Eppure, mentre viene crocifisso, non invoca vendetta:

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.”
(Luca 23,34)

Queste parole sono il cuore del cristianesimo. La misericordia vince sull’odio. Il perdono spezza la catena della violenza.

Gesù stesso fu vittima di una condanna ingiusta. Il Figlio di Dio viene condannato da uomini che si credono giusti. Subisce un processo segnato dalla paura, dalla pressione politica e dall’ingiustizia.

Per questo il cristiano dovrebbe riflettere profondamente ogni volta che uno Stato decide di togliere la vita a un uomo in nome della giustizia. Anche i giudici possono sbagliare. La storia dimostra che molti innocenti sono stati messi a morte.

L’atteggiamento vendicativo rischia di allontanare il condannato dalla misericordia di Dio invece di avvicinarlo alla conversione. Un uomo circondato soltanto da odio e desiderio di punizione può morire nella disperazione, nella rabbia o nel rancore.

E quell’odio spesso continua anche dopo la sua morte: nel dolore della sua famiglia, nella sofferenza di una madre che vede morire il proprio figlio, nella rabbia dei figli o dei parenti. La violenza rischia così di perpetuarsi nel cuore di altri esseri umani.

Il Vangelo propone una strada diversa: non alimentare il male, ma interrompere il ciclo dell’odio attraverso la misericordia.

Gesù non insegna la vendetta, ma il perdono.

“Io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua condotta e viva.”
(Ezechiele 33,11)

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.”
(Matteo 5,44)

La posizione della Chiesa cattolica oggi è molto chiara. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 2267, afferma:

“La pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona.”

La società deve essere difesa, ma senza togliere la vita al colpevole, perché oggi esistono altri mezzi per proteggere i cittadini. La pena di morte e l’eutanasia, pur essendo realtà diverse, si possono comprendere sullo stesso piano: la prima è subita, la seconda è voluta, ma in entrambi i casi nessun uomo può mettersi al posto di Dio togliendo la vita. “Io do la vita e la riprendo” dice il Signore. La vita non appartiene all’uomo in modo assoluto. La Chiesa invita quindi a una giustizia che non sia vendetta, ma che lasci sempre aperta la possibilità del pentimento, della conversione e della redenzione.

La maggior parte dei teologi cattolici contemporanei considera la pena di morte incompatibile con il cuore del Vangelo. Gesù supera la legge dell’“occhio per occhio” e invita al perdono. Per molti teologi, una pena che elimina definitivamente il colpevole contraddice questo insegnamento evangelico.

Finché una persona vive, può pentirsi, cambiare e incontrare Dio. La pena di morte interrompe definitivamente questa possibilità.

Anche chi ha commesso delitti terribili resta creatura di Dio. La dignità umana non dipende dall’innocenza morale della persona.

I giudici possono sbagliare. Per questo molti teologi ritengono pericoloso attribuire allo Stato un potere assoluto sulla vita umana.

Diversi teologi sostengono inoltre che la pena capitale alimenti una cultura della vendetta invece della riconciliazione.

Anche molti Padri della Chiesa hanno sottolineato l’importanza della misericordia. Sant’Ambrogio invitava alla clemenza e al perdono. San Giovanni Crisostomo insegnava che il male non si vince con altro male. Sant’Agostino chiedeva spesso che ai colpevoli fosse risparmiata la morte affinché avessero il tempo di pentirsi e convertirsi.

Per i primi cristiani era impossibile dimenticare che Gesù stesso fu vittima di una condanna a morte ingiusta.

Anche molte organizzazioni per i diritti umani si oppongono alla pena capitale. Amnesty International la considera una pratica crudele, irreversibile e incompatibile con la dignità umana.

Secondo Amnesty International, la pena di morte viola il diritto alla vita riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, costituisce una punizione crudele e disumana, non ha mai dimostrato un reale effetto deterrente e rischia di colpire soprattutto poveri, minoranze e persone fragili.

Uno Stato che uccide risponde alla violenza con altra violenza. Gli errori giudiziari possono portare all’uccisione di innocenti. La pena capitale provoca sofferenza anche nelle famiglie dei condannati ed elimina ogni possibilità di riabilitazione e redenzione.

Pena di morte ed eutanasia sono realtà diverse, ma entrambe pongono l’uomo davanti al mistero della vita e della morte. Nel primo caso la morte è imposta. Nel secondo è richiesta o accettata.

Ma il cristiano ricorda che la vita appartiene a Dio:

“Io do la morte e faccio vivere.”
(Deuteronomio 32,39)

E Gesù afferma:

“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.”
(Giovanni 10,10)

Gesù invita al perdono invece che alla vendetta. Rifiuta la violenza. Salva persone destinate alla lapidazione. Perdona i suoi stessi carnefici. Egli stesso muore vittima di una condanna ingiusta.

Persino Caino, il primo assassino della Bibbia, viene protetto da Dio dalla vendetta degli uomini.

Per questo molti cristiani ritengono che la pena di morte sia incompatibile con il Vangelo della misericordia.

La vera giustizia non consiste nell’eliminare chi ha sbagliato, ma nel difendere la vita senza rinunciare alla speranza della conversione.

Perché nessun uomo è soltanto il suo peccato. E finché vive, può ancora incontrare Dio.

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4 commenti su “Pena di Morte. Giustizia, o Vendetta? Cinzia Notaro.”

  1. Vi sono stati, vi sono e vi saranno crimini terribili, indegni della condizione umana di chi se ne macchia. Purtuttavia , Dio si e’ espresso negativamente e a Lui dobbiamo ubbidire avendo Egli una visione perfetta del peccato e del peccatore. Bisogna tenere ben presente pero’ che coloro macchiatisi di simili nefandezze possono ricadere in tali abominevoli, demoniache pratiche. Non tutti si redimeranno dal peccato pertanto bisogna adottare tutte le misure per evitare che abbiano la possibilita’ di recidivare. Nessun innocente deve incorrere nel rischio di essere eliminato in ragione di politiche indulgenti verso coloro che hanno mancato. Non si adduca quale scusante la ” difficolta” di poter controllare i rei in ragione della mastodontica produzione di leggi che, in buona sostanza, riducendone l’applicazione ad un vergognoso mercato delle vacche, premiano solo il colpevole. Dio ha lasciato all’uomo questo compito e guai a coloro che permettono all’assassino di uccidere , ne riceveranno le conseguenze.

  2. No, la pena di morte è misericordiosa. Chi si è macchiato di crimini disumani contro i propri fratelli deve soffrire ogni secondo nel ricordo delle atrocità che ha compiuto. Ricordiamoci quello che ha detto Benedetto XVI nella Spe Salvi: “I malvagi, alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato. ” La giustizia divina è inesorabile.

  3. Antonio de Felip

    Ricordo che la pena di morte è sempre stata ammessa come legittima dalla Chiesa, prima della sua condanna da parte di Bergoglio, con la decisione assai criticabile di modificare un Catechismo approvato dai suoi predecessori. Non solo teologi disapprovarono questa innovazione. Anche illustri filosofi e giuristi cattolici, come Vittorio Mathieu (mi ricordo un suo articolato e profondo articolo su Studi Cattolici), si schierarono contro questa controversa presa di posizione che negava due millenni di dottrina giuridico-morale.

  4. al nr.2267 del CCC si legge : l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del Colpevole il ricorso alla pena di morte…..(..) oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti” Evengelium Vitae nr.56). Consiglio di non seguire la modernità apportata da Papa Bergoglio in quanto la Legge deve rimanere a monito: si combatta piuttosto la cultura (protestantesimo/paganesimo) che continua a eseguire sentenze capitali.

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