Netanyahu, il Finanziamento a Ha*mas via Qatar. Il Coinvolgimento nel 7 Ottobre. Umberto Pascali.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Umberto Pascali, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questo articolo sui rapporti fra il Likud – e Benjamin Netanyahu – e Hamas. Un articolo da mettere da parre, perché ricco di fonti e documentazione su come Israele ha programmato con cinismo la crisi che avrebbe aperto le porte al genocidio a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania e in Libano. Buona lettura e diffusione.

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Benjamin Netanyahu & la strategia del finanziamento a Hamas via Qatar. Il coinvolgimento nel 7 Ottobre.

Nel marzo 2019, durante una riunione della fazione Likud alla Knesset, Netanyahu ha difeso esplicitamente la politica di permettere il trasferimento di fondi dal Qatar a Gaza (controllata da Hamas). Ecco la citazione diretta e contestualizzata:

> “Chiunque voglia ostacolare la creazione di uno Stato palestinese deve sostenere il rafforzamento di Hamas e il trasferimento di denaro a Hamas. Questa è parte della nostra strategia: isolare i palestinesi di Gaza da quelli della Cisgiordania.”

Fonte:

https://www.jpost.com/arab-israeli-conflict/netanyahu-money-to-hamas-part-of-strategy-to-keep-palestinians-divided-583082 (Jerusalem Post, 12 marzo 2019)

Il messaggio chiaro era: mantenere Hamas al potere a Gaza serve a dividere i palestinesi e impedire uno Stato palestinese unito, aprendo la strada a una maggiore espansione israeliana (la cosiddetta “Greater Israel”, con annessione de facto o formale di territori).

### Il dettaglio dei 30 milioni di dollari al mese via Qatar

Dal 2018 (e fino al 2023) il Qatar ha inviato circa 30 milioni di dollari al mese a Gaza, con l’approvazione esplicita e la coordinazione del governo Netanyahu. Il denaro arrivava in valigette di contanti attraverso i valichi controllati da Israele (meccanismo iniziato nel 2018 dopo accordi mediati da Egitto e ONU).

– 10 milioni per il carburante (acquistato da Israele per la centrale elettrica di Gaza).

– 10 milioni per gli stipendi dei dipendenti pubblici (molti legati a Hamas).

– 10 milioni come sussidi familiari (100 dollari a circa 100.000 famiglie).

In una lettera segreta del 2018 Netanyahu chiese personalmente al Qatar di continuare e aumentare questi pagamenti per “preservare la stabilità regionale ed evitare un collasso umanitario”. Totale stimato: oltre 1 miliardo di dollari in sei anni. Israele non solo permise il passaggio, ma inviò il capo del Mossad e generali a Doha per “pregare” il Qatar di continuare quando i fondi rischiavano di fermarsi.

Fonti e link

https://www.nytimes.com/2023/12/10/world/middleeast/israel-qatar-money-prop-up-hamas.html (New York Times)

https://www.ynetnews.com/article/bk8mgcefr (Ynet, lettera del 2018)

https://www.timesofisrael.com/for-years-netanyahu-propped-up-hamas-now-its-blown-up-in-our-faces/ (Times of Israel)

### La strategia generale di Netanyahu: provocazioni continue e creazione di “fatti sul terreno” violenti

Secondo critici israeliani (ex ministri come Avigdor Lieberman e Naftali Bennett, ex capi dello Shin Bet e analisti) la politica di Netanyahu è stata deliberata:

– Mantenere Hamas forte ma controllabile a Gaza per dividere i palestinesi (Hamas vs Autorità Palestinese).

– Evitare qualsiasi avanzamento verso uno Stato palestinese (che Netanyahu ha sempre definito una minaccia esistenziale).

– Creare le condizioni per l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e, a lungo termine, per una “Greater Israel” (controllo su Gaza, Cisgiordania, e parti di altri territori storici).

Questa strategia implicava tollerare (o indirettamente incoraggiare) un livello di tensione costante: Hamas restava al potere, riceveva soldi per pagare stipendi e mantenere una parvenza di “quiete”, ma non doveva mai davvero smantellato. I critici parlano di “buying quiet” (comprare calma) con i soldi del Qatar mentre si proseguiva con l’espansione territoriale. Dopo il 7 ottobre 2023 molti in Israele hanno accusato questa linea di aver rafforzato Hamas militarmente, trasformando un gruppo in un’organizzazione quasi-statale capace di attaccare su larga scala.

Netanyahu ha sempre negato di aver voluto rafforzare Hamas a fini militari: dice che i fondi erano solo “umanitari”!

Tuttavia, le sue stesse parole del 2019 (“chi vuole impedire uno Stato palestinese deve sostenere il trasferimento di denaro a Hamas”) sono state usate come prova della logica politica sottostante.

In sintesi: la “provocazione costante” non era aperta guerra quotidiana, ma un equilibrio calcolato in cui Hamas veniva tenuto in vita finanziariamente per dividere i palestinesi e giustificare (agli occhi dell’opinione pubblica israeliana) la necessità di mantenere il controllo militare e l’espansione territoriale verso una Greater Israel. Questa politica è stata definita da avversari interni come “l’asset Hamas” (Hamas come risorsa strategica).

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L’attacco del 7 ottobre 2023.

Le accuse contro Netanyahu  (da parte di molti: opposizione israeliana, ex capi dello Shin Bet, famiglie delle vittime e media come Haaretz e +972 Magazine) si concentrano su una politica deliberata di lungo termine: permettere e incoraggiare i fondi qatarioti a Gaza (circa 30 milioni di dollari al mese dal 2018 al 2023, per un totale superiore a 1 miliardo di dollari) per “comprare calma” (“buying quiet”), dividere i palestinesi (Hamas a Gaza vs Autorità Palestinese in Cisgiordania) e bloccare qualsiasi prospettiva di Stato palestinese. Questa strategia è stata definita dai critici come un fattore che ha permesso a Hamas di rafforzarsi militarmente e preparare l’attacco.

Ecco i testi integrali o i passaggi chiave degli articoli più rilevanti e aggiornati (fonti mainstream israeliane e internazionali).

### 1. Articolo completo dal New York Times (10 dicembre 2023) – “How Israel Secretly Propped Up Hamas”

Link:

https://www.nytimes.com/2023/12/10/world/middleeast/israel-qatar-money-prop-up-hamas.html

Testo integrale dei passaggi principali:

“Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha scommesso che un Hamas forte (ma non troppo forte) avrebbe mantenuto la pace e ridotto la pressione per uno Stato palestinese.

Pochi giorni prima dell’attacco del 7 ottobre, il capo del Mossad David Barnea è arrivato a Doha per incontrare funzionari qatarioti. Netanyahu non solo ha tollerato quei pagamenti, ma li ha incoraggiati. Durante gli incontri di settembre, secondo fonti informate, Barnea è stato chiesto se Israele voleva che i pagamenti continuassero. Il governo Netanyahu aveva deciso di proseguire la politica… quindi Barnea ha risposto sì.

I critici di Netanyahu definiscono questa politica ‘buying quiet’. Dopo l’attacco del 7 ottobre, la politica è oggetto di una feroce rivalutazione.

L’articolo documenta come Netanyahu abbia autorizzato valigette di contanti dal Qatar per stipendi, carburante e aiuti umanitari, con l’obiettivo esplicito di dividere i palestinesi.

### 2. Report Haaretz (2 gennaio 2026) – “Israel asked Qatar to increase funds for Hamas in Gaza a month before Oct. 7”

Link:

https://www.haaretz.com/israel-news/2026-01-02/ty-article/report-israel-asked-qatar-to-increase-funds-for-hamas-in-gaza-a-month-before-oct-7/0000019b-7db7-dd73-abff-7fff6f510000

Testo integrale dei passaggi chiave:

Circa un mese prima dell’attacco del 7 ottobre, Israele ha chiesto al Qatar di aumentare i fondi destinati a Hamas a Gaza.

L’indagine dello Shin Bet (pubblicata a marzo 2025) ha concluso che i fondi qatarioti hanno aiutato Hamas a rafforzare il suo braccio militare. ‘Hamas ha sfruttato quegli anni per costruire la sua forza militare, in larga misura grazie al sostegno strategico dell’Iran e all’uso dei fondi provenienti dall’Iran e dal Qatar’, afferma il rapporto.

### 3. Shin Bet probe e aggiornamenti 2025-2026 (Haaretz e Times of Israel)

Link:

– Shin Bet probe su Qatari cash (Haaretz, 4 marzo 2025): https://www.haaretz.com/israel-news/2025-03-04/ty-article/.premium/qatari-cash-to-hamas-key-to-oct-7-attack-preparation-shin-bet-probe-finds/00000195-61fa-d73d-a5f7-e7ff04c40000

– Netanyahu answers to State Comptroller (Times of Israel, 6 febbraio 2026): https://www.timesofisrael.com/placing-blame-elsewhere-netanyahu-shares-his-answers-to-state-comptrollers-oct-7-investigation/

Riassunto aggiornato al maggio 2026 (da fonti israeliane):

L’indagine interna dello Shin Bet (conclusa nel 2025) ha identificato la politica di “buying quiet” con i fondi qatarioti come uno dei fattori chiave che hanno permesso, e quindi spinto, Hamas a prepararsi all’attacco.

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E qui sotto trovate un articolo pubblicato da Stilum Curiae, due anni fa. Importante rileggerlo, perché la narrazione – fasulla – sulle atrocità del 7 ottobre continua a essere usata, anche negli USA, dove Donald Trump l’ha rilanciata nei primi giorni dell’attacco all’Iran, e nei giorni scorsi l’ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee che ha rilanciato le stesse falsità, più volte smentite, anche ufficialmente. Questo articolo mi provocò all’epoca la reazione indignata di alcuni conoscenti ebrei. Spero che nel frattempo la realtà dei fatti li abbia condotti a una sincera teshuvà. Sperare fa sempre bene. 
 

Alla fine di ottobre, Middle East Monitor, citando un’inchiesta di The Grayzone e vari articoli della stampa israeliana, ha evidenziato la cruda reazione di panico delle forze di sicurezza israeliane all’assalto di Hamas del 7 ottobre, che ha portato a numerosi “incidenti di fuoco amico” e “danni collaterali” che hanno causato molte vittime civili israeliane (cfr.: “Alluvione di al-Aqsa”: le testimonianze infliggono un duro colpo ai conti israeliani).

Più recentemente, Max Blumenthal, caporedattore di The Grayzone, ha accusato Israele e i media occidentali di aver inventato numerose storie (atrocità, stupri, bambini decapitati o gettati nei forni, ecc.) per giustificare la risposta pesante contro la Striscia di Gaza: “Siamo di fronte a uno dei più grandi scandali mediatici del nostro tempo… giornalista dopo giornalista di illuminate pubblicazioni liberali è stato ingannato nel pubblicare un’invenzione dopo l’altra da un governo che ha selezionato i testimoni per presentare una storia”, per giustificare la distruzione totale della Striscia di Gaza e impedire qualsiasi ritorno della popolazione palestinese.

Ora è una ONG israeliana ad essere accusata di aver abusato della sua missione dopo il 7 ottobre, “trasmettendo resoconti di atrocità che non hanno mai avuto luogo e pubblicando foto sensibili e grafiche” per incrementare la sua raccolta di fondi… La ONG Zaka è stata addirittura elogiata dai media francesi, tra cui Le Parisien, France 24, FranceTVInfo, 20 Minutes, TV5 Monde, Le Point ed Euronews, con elogi, encomi e compassione per “la missione particolarmente provante per i suoi volontari”, rendendo merito “ai soccorritori dell’organizzazione israeliana, ancora sotto shock per le atrocità che hanno scoperto”. Attendiamo ora le inchieste dei nostri media per informare l’opinione pubblica francese sulle azioni più che ciniche e sospette dell’ONG…

I morti come oggetti di scena“: una ONG israeliana accusata di aver abusato della sua missione dopo il 7 ottobre

L’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz sul lavoro svolto dopo l’attentato del 7 ottobre dalla sezione di Gerusalemme di Zaka, un’organizzazione privata ultraortodossa israeliana che si occupa di raccogliere resti umani dopo attentati e disastri, ha rivelato casi di “negligenza, disinformazione e una campagna di raccolta fondi che ha usato i morti come oggetti di scena”.

Nel bel mezzo della guerra e del caos causato dall’attacco di Hamas a Israele, Zaka ha organizzato tour con i donatori, interviste con i media e ha abusato della sua missione per raccogliere fondi, secondo il giornale israeliano, che sottolinea come ciò sia stato reso possibile dai legami tra un funzionario dell’organizzazione e l’esercito. Queste tecniche gli hanno permesso di raccogliere decine di milioni di shekel dal 7 ottobre.

“Eventi inscenati

All’inizio della sua inchiesta, Haaretz ha pubblicato una foto che mostra i membri di questa organizzazione mentre si rilassano al telefono, seduti attorno a un tavolo pieghevole. Dietro di loro, a terra, c’è un cadavere avvolto in un sacco di plastica bianco. La foto è stata apparentemente scattata a Kfar Aza, un kibbutz al confine con la Striscia di Gaza, durante la seconda settimana di guerra. Un’indagine sulla scena ha rivelato che i volontari presenti stavano “facendo videochiamate e video a scopo di raccolta fondi”. Un osservatore esterno a Zaka Gerusalemme ha affermato che “il corpo faceva parte di una messinscena ideata per attirare i donatori”.

I debiti

Secondo Haaretz, l’organizzazione era “impantanata in debiti per diversi milioni di shekel” e rischiava “l’insolvenza” alla vigilia della guerra. Tuttavia, secondo una fonte di Zaka Jerusalem, l’organizzazione ha raccolto più di 50 milioni di shekel (13,7 milioni di dollari) dal 7 ottobre. Il giornale afferma che mentre “raccogliere fondi per un’organizzazione è un atto perfettamente legittimo”, “i tempi e i modi in cui è stato fatto sollevano preoccupazioni”. “Queste preoccupazioni non sono certo attenuate dal fatto che la Zaka Jerusalem ha assunto i servizi di una società di pubbliche relazioni che, fin dalle prime settimane di guerra, ha accompagnato e fotografato i volontari” nelle loro missioni.

L’invio su larga scala dell’ONG sul luogo dell’attacco di Hamas, a scapito di altre organizzazioni che svolgevano lo stesso lavoro, in particolare all’interno dell’esercito stesso, è stato facilitato dalla relazione tra l’ONG e il Comando del Fronte Interno israeliano. Il capo delle “Forze speciali” di Zaka Jerusalem, Haim Outmezgine, era un riservista dell’unità di soccorso del Comando del fronte interno.

Nei primi giorni di guerra, “l’esercito israeliano ha deciso di non dispiegare centinaia di soldati appositamente addestrati per identificare e raccogliere resti umani da incidenti di massa”. Invece, il comando del fronte interno ha scelto di mobilitare Zaka Jerusalem, insieme ai soldati dell’unità di ricerca del rabbinato militare.

Questa presenza quasi esclusiva dell’organizzazione ha permesso, tra l’altro, di organizzare “visite” per i donatori, anche se le aree in cui si svolgevano erano normalmente chiuse al pubblico, ma anche di mettere in evidenza il lavoro dei loro volontari. I corpi già coperti da un sacco per cadaveri con il logo dell’esercito venivano messi in un secondo sacco, questa volta con il logo dell’ONG.

“Atrocità mai avvenute”.

Haaretz ha anche accusato l’organizzazione di “trasmettere resoconti di atrocità mai avvenute, di pubblicare foto sensibili e grafiche e di agire in modo non professionale sul campo”.

Tra le accuse di scarsa professionalità, un ufficiale dell’esercito israeliano ha dichiarato ad Haaretz: “Abbiamo ricevuto sacchi (contenenti resti, ndr) senza documentazione, e a volte con parti del corpo non correlate”. Zaka ha anche affermato che i corpi erano stati completamente evacuati da alcuni luoghi “quando non era così”, secondo fonti militari intervistate dal quotidiano.

Haaretz sostiene inoltre che i volontari di Zaka hanno fatto circolare “diverse storie prive di fondamento”, come quella secondo cui uno di loro avrebbe trovato “i corpi bruciati e mutilati di 20 bambini” in una località vicino a Gaza.

 

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2 commenti su “Netanyahu, il Finanziamento a Ha*mas via Qatar. Il Coinvolgimento nel 7 Ottobre. Umberto Pascali.”

  1. Creare e finanziare il ” problema ”, portarlo a ” maturazione ” per poi usarlo quale paravento per raggiungere i propri scopi : il grande israele.

  2. giorgio rapanelli

    ERA ORA: pian piano viene fuori la verità.
    Un carissimo amico, oggi purtroppo defunto, Tullio Moneta, già maggiore dei 5 Commando mercenario anglosassone in Congo che combatté per due anni i Simba foraggiati dai Paesi comunisti e dalla Cina comunista, presente pure Che Guevara. Poi comandante in seconda insieme al col. Mike Hoare nel fallito golpe alle Seychelles. Poi nell'”intelligence” occidentale anticomunista, e con la copertura di “attore”. Tullio mi magnificava l’organizzazione ad altissimo livello tecnico del Mossad, a cui nulla sfuggiva… Ma quando ci fu attacco e l’invasione, con uccisioni e rapimenti da parte di Hamas, oltre la barriera che Israele aveva costruito, mi è crollato un mito… Ma subito dopo ho capito che l’atto terroristico era avvenuto in pieno accordo con le forze israeliane, arrivate sul posto con un ritardo “incomprensibile” di ore. Tutto per poi fare intervenire Israele su Gaza, per gli obiettivi programmati.
    Già che ci sono, vorrei ricordare quella perfetta definizione della legge del karma di Cristo Gesù: “se semini vento raccogli tempesta”. E nessun “Dio” può annullare questa legge. Per cui i responsabili pagheranno. Di Israele, di Hamas, dell’Iran, e degli Stati Uniti, eccetera.In questa vita, O nelle prossime vite.

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