Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Antonello Cannarozzo, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste pensose riflessioni sull’opera di una nome famoso del cattolicesimo del secolo scorso, e le sue conseguenze. Buona lettura e diffusione.
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Padre Pierre Teilhard de Chardin e il suo Cristo cosmico
Leggere oggi il gesuita francese è comprendere come si sono avverate tutte le deviazioni di cui soffre oggi la Chiesa, alla continua ricerca del nuovo che avanza e nella rincorsa folle della Materia sullo Spirito
Antonello Cannarozzo
Si dice che un uomo valga per le proprie idee le quali possono cambiare, nel bene o nel male, anche il corso degli avvenimenti, ma quando manipolano la realtà secondo una propria visione, allora il problema diventa serio e la storia, come ben sappiamo, è piena di queste idee, come il concetto legato all’Evoluzionismo, una teoria ancora da confermare come scientifica, ma non per il gesuita francese Pierre Teilhard de Chardin che nello scorso secolo, durante la sua vita di studi, ha cercato di inserirlo addirittura nella dottrina cattolica.
Prima di inoltrarci sul caso de Chardin con tutte le sue polemiche, tracciamo brevemente alcuni spunti fondamentali per un suo connubio tra l’Evoluzionismo e la figura di Gesù.
La materia originaria – è questa la sua intuizione – si svilupperebbe attraverso lunghi processi di condensazione arrivando fino ai livelli organici e poi alla vita per generazione spontanea in una continua nascita del cosmo, della vita e, infine, dell’uomo. Non un atto accidentale, ma voluto da Dio per una ascesa spirituale verso di Lui, in un disegno provvidenziale dove l’evoluzione non si ferma solo con la “nascita” dell’uomo sulla Terra, ma con tutta l’umanità che avanza verso il divino, rendendo solidale l’intero destino del cosmo e giungendo finalmente al punto Omega, cioè Cristo come il Principio e il Fine, meta finale che orienta tutta la sua visione evolutiva.
Un pensiero che possiamo sintetizzare anche in un breve stralcio ripreso dal suo libro ‘In che modo credo’ del 1934: “Credo che l’Universo – affermava – sia un’evoluzione. Credo che l’Evoluzione vada verso lo Spirito. Credo che lo Spirito si compia in qualcosa di personale. Credo che il Personale supremo sia il Cristo Universale”.
L’utopia del modernismo
Ciò che turba di questa visione è che ormai viene considerata proprio in alcuni ambienti cattolici, e lo diciamo con profonda amarezza, un principio di verità con l’aggravante di essere diventata negli anni una bandiera ideologica della attuale Chiesa, mentre prima del mai abbastanza deprecato Concilio Vaticano II, queste utopie erano messe al bando e solo in seguito, grazie a papi condiscendenti, furono riesumate dal buio dell’eresia e, come nel caso del gesuita francese, posto tra i grandi teologi del modernismo, ma non certo della Chiesa di Cristo (Nostra considerazione. Ndr). Riscoperto grazie al nuovo vento conciliare, anni dopo, nel 1981, in occasione del centenario della sua nascita, il cardinale Agostino Casaroli, allora segretario di Stato di papa Giovanni Paolo II, scriveva sull’Osservatore Romano nei suoi riguadi:” Una potente intuizione poetica del valore profondo della natura. Una percezione sottile del dinamismo della creazione, una vasta visione del divenire del mondo si congiunge in lui con innegabile fervore religioso” – e non contento aggiunse – “un uomo ripieno del Cristo sin dalle profondità del suo essere, rispondendo quasi anticipatamente all’appello di papa Giovanni Paolo II con il suo grido di speranza “Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo” e, infatti, sarà soprattutto sotto il suo pontificato che il gesuita francese sarà posto tra le figure fondanti nella nuova escatologia.
Teilhard de Chardin era nato il primo maggio del 1881 nel castello di Sarcenat in Alvernia, nel cuore della Francia, da una antica famiglia che tra i suoi antenati, da parte di madre, aveva il filosofo francese ‘mangiapreti’ François Marie Arout, più conosciuto con il suo pseudonimo di Voltaire.
Fin da bambino era versato verso gli studi e giovanissimo entrò in un collegio retto dai padri gesuiti dove, con il trascorrere degli anni, prese la decisione di entrare nella Compagnia fondata da sant’Ignazio.
A causa delle leggi liberticide della Francia dell’epoca e con lo scioglimento dei Compagnia di Gesù, il giovane Pierre continuò il suo noviziato all’estero.
Fu in questi anni che cominciò ad avvicinarsi alle nuove scoperte della geologia e della paleontologia, un campo quest’ultimo che lo portò a perfezionarsi presso la Sorbona di Parigi e alla ancora nuova teoria dell’Evoluzionismo.
La materia equiparata a Dio
È in questo periodo che scriverà il suo ‘Inno alla Materia’ con frasi del tipo: “Benedetta sii Tu, universale Materia, durata senza fine, Etere senza sponde, triplice abisso delle stelle, degli atomi e delle generazioni, Tu che eccedendo e dissolvendo le nostre anguste misure ci riveli le dimensioni di Dio.” E ancora “Dio è entrato talmente nella materia e nel mondo che non può separarsene… l’incarnazione acquieta così il suo vero significato, non è l’improvvisa inserzione del divino nell’umano, ma piuttosto una nascita totalmente neutrale che anticipa il compimento finale, soprannaturale”.
Una sua visione in contrasto con la fede cattolica e nel tentativo di conciliare la teoria Evoluzionista con la dottrina del peccato originale, inviò ad alcuni teologi di Lovanio, in Belgio, un documento dove espresse le proprie opinioni scientifiche-teologiche, ma non fu certo una buona idea per lui.
Il documento non fu ritenuto conforme alla Chiesa e lo pose in una situazione ben presto in contrasto con le gerarchie ecclesiali.
I suoi stessi superiori gesuiti, con un provvedimento disciplinare, gli imposero di dimettersi dall’insegnamento di materie filosofico-teologiche e lo invitarono a non pubblicare più nulla su questi temi, ma, vista la sua riottosità nell’accettare le critiche, lo fecero trasferire ben lontano, in Cina, dove si era già recato negli anni ’20, per conto del “Museo di Storia naturale di Parigi”.
Qui si stabilì nella regione del Tientsin, allora ancora colonia italiana, partecipando a spedizioni di ricerca nella valle del Sang-Kan-Ho e della Mongolia orientale, poi, nel 1929, venne nominato consigliere del “Servizio geologico della Cina” per il quale si trasferì a Pechino dove rimase fino al 1946.
Proprio in questi anni partecipò a spedizioni scientifiche con risultati importanti per la paleontologia; come la scoperta del cosiddetto ‘Uomo di Pechino’, un umanoide fossile antico tra i 200 e i 700 mila anni. Seguiranno altri viaggi e altre scoperte; a Giava, in India, in Sud Africa e infine negli Stati Uniti, che lo faranno conoscere e apprezzare, pur con vari distinguo, nel mondo scientifico.
Nel 1950, si trasferì definitivamente a New York, dove solo pochi anni dopo, morì il giorno di Pasqua del 1955 per un attacco di cuore, un male di cui era già sofferente da tempo. Questa, in breve, la sua vita di scienziato, ma altro è quella di sacerdote.
Abbiamo indicato come la Chiesa preconciliare non vedesse di buon occhio le tesi del de Chardin e in più riprese ancora nel 1957 anche la Sacra Congregazione del sant’Uffizio decretava che non si potevano vendere i suoi libri nelle librerie religiose e ne vietò anche le traduzioni.
Il 30 giugno del 1962 ancora il sant’Uffizio esortava i dirigenti delle scuole cattoliche a proteggere le coscienze dei giovani contro i danni che presentavano le opere del Teilhard de Chardin e dei suoi seguaci.
La sua teologia, secondo l’accusa, confondeva l’ordine naturale e soprannaturale e non indicava la trascendenza di Dio, riducendone il suo ruolo ad un puro termine del progresso evolutivo.
Questo monito fu emanato anche dal successo editoriale che avevano ottenuto i suoi libri, nonostante le evidenti ambiguità e gravi errori non solo in materia filosofica e teologica, ma in antitesi con la stessa dottrina cattolica tanto che ancora nel 1962 ne venne interdetta la lettura anche nei seminari.
L’anima nasce dall’evoluzione
Azioni che determinarono in de Chardin una specie d nuovo martire del sapere, ma in questo contesto sono importanti le osservazioni che eminenti cattolici hanno rivolto alle tesi del gesuita tra cui Jacques Maritain, uno tra i più grandi pensatori cattolici del Novecento e uno dei massimi esponenti del neotomismo che richiamandosi allo studio del filosofo della scienza, Claude Tresmontant dal titolo “Padre Teilhard de Chardin e la sua teologia” insieme ad alcuni scritti del cardinal Charles Journet, così argomentava: “(Egli) estrapola dal linguaggio scientifico una pseudo filosofia e una pseudo teologia” inoltre “Non accetta pienamente il concetto di creazione, fa nascere l’anima dall’evoluzione, a opera della materia. Il gesuita definisce erroneamente l’Incarnazione come una “immersione nel molteplice” e unisce in un vincolo necessario, negando la gratuità della salvezza, accantona l’idea tradizionale di peccato, stravolge l’idea di redenzione – al che un Cristo che si lascia crocifiggere in un mondo che procede esso stesso verso il punto Omega? ciò spinge i cristiani all’idolatria del progresso, a “inginocchiarsi davanti al mondo” dimenticando l’esistenza del male e il ruolo di Satana nella storia…”
Nonostante queste critiche, oltre quelle espresse del sant’ Uffizio, per molti ambienti ecclesiastici, già in odore di modernismo, non dimentichiamo che sono gli anni in cui il Concilio stava dando i suoi primi frutti avvelenati per la Chiesa e il contributo postumo del filosofo fu assai importante tanto che molti padri conciliari devono a lui la definizione ‘Chiesa-mondo’, e per altri si può ben affermare che fu spiritualmente un padre del Concilio, portando con sé i suoi errori fondamentali che hanno trovato colpevolmente spazio negli anni a seguire.
In questo ambito riportiamo alcuni stralci da “Lettere inedite, 1926-1952”, edito il Saggiatore, dove scrivendo a vari amici, Teilhard rivendica una “visione moderna di Dio” che si opponeva a una “enciclica abbastanza fondamentalista” come la “Humani generis” di Pio XII così come al dogma dell’Assunzione di Maria.
Certamente questo Pancristismo (orrido neologismo da lui formato. Ndr) ha tutti i prodromi per una nuova religione dove Nostro Signore Gesù Cristo, il quale, nonostante per la dottrina sia la seconda persona della SS. Trinità, diventa per lui improvvisamente un cristo cosmico che come disse bene il card. Alfredo Ottaviani “Un panteista che identifica Gesù con il cosmo e lo identifica con il cosmo, mescolando panteismo, evoluzionismo in salsa metafisica e tematiche hegeliane come dire: “Senza il mondo Dio non è Dio”.
Riprendendo i punti accennati all’inizio, la teologia del nostro nasce da un impari sforzo di sintesi di unire l’inconciliabile come Cielo e Terra, Spirito e Materia e, per alcuni aspetti, Fede e Scienza. Scriveva il sacerdote e vero filosofo, padre Antonio Livi, che Teilhard parla di Cristo, non considerandolo più come il Verbo Incarnato, ossia il Figlio di Dio che nel tempo ha assunto la natura umana (questa è la verità rivelata, che la Chiesa ha definito in termini validi per ogni tempo e per ogni cultura), bensì come qualcosa di astratto e di impersonale nel quale confluiscono tutte le imprese umane che portano al progresso materiale.
A conferma leggiamo cosa scrive lo stesso gesuita; “Il Cristo è universale […] l’azione umana può riferirsi al Cristo, concorrere al compimento del Cristo. Ogni progresso, sia nella vita organica, sia nella conoscenza scientifica, sia nelle facoltà estetiche, sia nella coscienza sociale, è dunque cristianizzabile fin nel suo oggetto [perché ogni progresso, in sé, si integra organicamente nello spirito che è sospeso al Cristo]. Questa semplicissima prospettiva fa cadere la barriera funesta che sussiste nonostante tutto, nelle nostre attuali teorie, tra lo Sforzo cristiano e lo Sforzo umano. Se lo Sforzo umano diventa divinizzabile in opere […], il Mondo, per il cristiano, diventa interamente divino” (Science et Christ, Seuil, Paris 1965, p. 19).
Un super Cristo per una nuova religione
Più tardi Teilhard dirà che questo “Cristo Universale”, il “punto Omega dell’evoluzione cosmica”, si configurerà alla fine come un Super-Cristo.
In una lettera a Leontine Zanta, filosofa e attivista dei primi movimenti femministi, afferma: “Ciò che sta dominando i miei interessi e le mie preoccupazioni interiori, lei lo sa già, è lo sforzo di stabilire in me, e diffondere intorno a me, una religione nuova (chiamiamola pure un migliore cristianesimo), in cui il Dio personale cessi di essere il gran padrone neolitico di un tempo per divenire l’anima del Mondo che il nostro stadio religioso e culturale invoca”. “Religione nuova”, “anima del Mondo” (La modestia certo non gli apparteneva, Ndr), ma prosegue: “Quest’ultima dovrà essere intesa su basi evoluzionistiche, insomma non si deve più guardare l’evoluzione come qualcosa di estraneo, di inaccettabile per un cristiano anzi deve vedere in essa una possibilità per intendere al meglio il messaggio di Cristo”.
Insomma la fede va vista sub specie evolutionismi e non esita a presentarsi come l’uomo che Roma dovrebbe ascoltare per capire davvero, per giungere finalmente al “Metacristianesimo”.
In una sintesi, secondo lui, ciò diverrà possibile e il mondo apparirà come un universo, che nello sforzo dell’evoluzione, tende ad un punto finale, come già menzionato, e il cristianesimo rivelerà che gli attributi di questo punto Omega non sono diversi da quelli di Cristo (?) e, non contento di queste teorie, non suffragate da alcun dato accertato, afferma che Cristo si mostrerà come il punto finale verso cui l’evoluzione del mondo tende.
Scrive ancora Teilhard nel 1953: “Ciò che fa vivere il Cristianesimo non è il senso della Contingenza del creato, bensì quello del mutuo completarsi del mondo e di Dio”.
Difficile, alla luce di questa e di mille altre dichiarazioni dal sapore evidentemente panteista, non concordare ancora una volta con il cardinal Alfredo Ottaviani, secondo il quale il gesuita identifica Gesù Cristo con il cosmo, mescolando panteismo, evoluzionismo in salsa metafisica e tematiche hegeliane (del tipo: “Senza il mondo Dio non è Dio”). Aggiungiamo ancora alcune delle tante e argomentate critiche che il teologo domenicano padre Garrigou Lagrange poneva” …Così il mondo dello spirito evolverebbe naturalmente verso la pienezza del Cristo. Tale l’incarnazione del Verbo e la redenzione non sarebbe che un momento dell’evoluzione. E se questa evoluzione fosse spiegata nel senso metafisico hegeliano, già condannato nel Concilio Vaticano I, sarebbe allora un’eresia propriamente detta ed anche più che un’eresia; sarebbe l’apostasia completa poiché l’evoluzionismo assoluto e panteistico di Hegel non lascia sussistere nessuno dei dogmi cristiani, negando il vero Dio realmente ed essenzialmente distinto dal mondo nega tutti i misteri rivelati di cui conserva soltanto il nome”.
Infine, per concludere usiamo le stesse parole di Teilhard de Chardin quando, nonostante la proibizione di diffondere i suoi scritti, rispose con la loro diffusione clandestina e al Padre Generale dei gesuiti nel 1951 così scriveva: “Io non posso cambiarmi, come non posso cambiare il numero dei miei anni o il coloro e dei miei occhi, non posso far marcia indietro, arrestarmi senza fallire… in faccia a Dio e in faccia agli uomini… e so bene che tutti gli ertici hanno detto così”.
Egli si considerava l’espressione della maturazione definitiva del cosmo. “Sono solo ad aver visto la meravigliosa diafana che mediante il mio sguardo ha tutto trasfigurato? In realtà mi sarebbe impossibile di citare una sola autorità religiosa o laica in cui io mi riconosca fino in fondo. Ma in compenso, come non sentir fremere intorno a me la folla di tutti quelli che la pensano esattamente come me”.
In poche righe troviamo tutta la sua mancanza d’obbedienza e di umiltà che formano il cardine spirituale della vita sacerdotale, ma oggi sono certamente questi elementi che fanno del gesuita francese un nuovo santo per la Chiesa modernista.
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5 commenti su “Padre Pierre Teilhard de Chardin, il Pancristismo e le Conseguenze sulla Chiesa. Antonello Cannarozzo.”
De Chardin è stato un eretico simbolo del gesuitismo che ha generato infine Bergoglio e di tutta una lunga folla di modernisti.
L’ultima condanna l’ha pronunciata Benedetto XVI.
Va fatta però una precisazione sull’evoluzionismo.
Chi crede nell’evoluzione come ad un processo avvenuto per caso secondo una bizzarria auto-creativa cade in un profondo errore e peccato contro l’opera creatrice di Dio.
Ma se ritengo che i cambiamenti di tutta la natura risiedono nella mente di Dio e nel suo Pensiero creativo allora nell’evoluzione non c’è assolutamente nulla di errore.
La stessa GENESI racconta che Dio ha creato TUTTO l’universo con un FIAT. Solo volendolo. Ed è impressionante accorgersi che come nel BIG BANG l’inzio è cominciato con un semplicissimo LUX FIAT.
Ma per l’uomo si è servito di un fango plasmato. Penso meravigliato che DIO non aveva bisogno di niente per creare il cielo e le stelle, il sole, la luna e la Terra. Ha creato l’acqua fonte di vita per tutte le creature: tutte le piante meravigliose e pure gli apparenti insignificanti fili d’erba, nutrimento per tante altre creature di Dio. Gli animali: quelli aggressivi, ma anche i dolci cagnolini che fanno compagnia agli uomini, gli usignoli che ci meraviglia sentirli cantare…
TUTTO, per il vero credente, disegnato e voluto dalla mente di Dio.
E allora la meraviglia più straordinaria è entrare e contemplare quella mente DIO, Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili.
Attenzione allora alla deriva di De Chardin.
Credere che nel mondo tutto avvenga semplicemente perchè PUO’ avvenire e tutto è determinato dal caso o da una mente perversa che vuole divertirsi a creare Frankenstein è una bestemmia e basta.
Concludo con Maritain.
C’è ancora chi lo ritiene un filosofo cattolico.
È invece una delle figure più brutte e deleterie dell’occidente cristiano. Il padre di quell’umanesimo estremo che ci ha portato alla negazione della Trascendenza di DIO, ridotto ormai ad un solo uomo capace – lui – di diventare Dio
Teilhard De Chardin ennesima vittima dell’ hibris umana che molte addusse anime perse ad una tremolante Chiesa. Il mito prometeico continua, la polvere tenta di ergersi al di sopra del Creatore. Noto l’ ispiratore.
https://gloria.tv/share/AxfkjgvVTReS2qqqwiLqqLL4S : bene, bravissimi, evviva i sedevacantisti! Lotta dura, senza paura, contro i modernisti, eretici ed apostati, traditori e ingannatori falsi e bugiardi. Deus Vult!
Pancristianesimo… pan-acea per ogni demone!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
https://gloria.tv/post/bcHWhPbQaFcQ4wfMN6iXhjiET : verissimo, il vero, legittimo successore di Pio XII fu il Cardinal Siri, che assunse il nome di Gregorio XVII, Roncalli fu imposto con minacce, ricatti e scenari apocalittici in caso di mancata rinuncia di Siri ( persecuzione dei preti in URSS, minacce alla vita di dei familiari di Giuseppe Siri, addirittura una bomba sporca sul Vaticano). La successione apostolica si è interrotta con Roncalli, che volle dare un segnale subliminale della sua irregolarità adottando il nome dell’ultimo antipapa della storia della Chiesa ( all’epoca), cioè Giovanni XXIII…con buona pace di coloro che si stracciano le vesti e gridano ” dagli al sedevacantista” al solo udire o leggere simili notizie.
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