Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione l’omelia pronunciata da mons. Carlo Maria Viganò domenica scordsa. Buona lettura e condivisione.
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OBEDIENS USQUE AD MORTEM
Omelia nell’Invenzione della Santa Croce,
Domenica IV dopo Pasqua
Qui salutem humani generis in ligno Crucis constituisti:
ut unde morte oriebatur, inde vita resurgeret,
et qui in ligno vincebat, in ligno quoque vinceretur.
Præfatio de Sancta Cruce
Celebriamo oggi la festa dell’Invenzione della Santa Croce, particolarmente cara a Familia Christi perché in questo giorno ricorre l’anniversario dell’Ordinazione sacerdotale del Servo di Dio mons. Giuseppe Canovai nel 1931 e quello del nostro caro Don Riccardo Petroni. L’Invenzione — ossia il ritrovamento — della Santa Croce, commemora un fatto storico accaduto nell’anno 326, quando l’Imperatrice Elena, madre di Costantino il Grande, riuscì a scoprire il luogo nei pressi del Calvario, dove era sepolta la Vera Croce. Secondo la narrazione patristica e liturgica consolidata (presente in autori come sant’Ambrogio, Rufino e nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine), dopo la Passione del Signore la Croce fu gettata in una fossa o sepolta nel terreno del Calvario per impedire che divenisse oggetto di venerazione da parte dei primi Cristiani.
Il luogo esatto della sepoltura della Croce sul Golgota, noto solo ad una ristretta cerchia familiare ebraica, animata da ostilità religiosa, era trasmesso di generazione in generazione come un segreto gelosamente custodito, nel timore che la scoperta potesse confermare la verità della Fede cristiana. Sant’Elena convocò i principali esponenti della comunità ebraica e chiese esplicitamente informazioni su tale luogo. Tutti negarono o finsero di non sapere, tranne un rabbino di nome Giuda (indicato come discendente o nipote di Zaccheo, il pubblicano del Vangelo), che conosceva il segreto perché la sua famiglia lo aveva tramandato. I suoi antenati avevano assistito o saputo della decisione di seppellire le croci dopo la Passione per impedirne la venerazione. Giuda, tuttavia, si rifiutò di rivelare quanto sapeva. Così l’Imperatrice lo fece calare in una cisterna vuota situata nei pressi del Golgota, privandolo di cibo e acqua. Dopo una settimana il rabbino pregò il Signore, ne fu illuminato e riconobbe interiormente la verità di Cristo; promise quindi di indicare il luogo esatto della Crocifissione e venne liberato. Battezzato col nome di Ciriaco dal Vescovo di Gerusalemme Macario, fu eletto Vescovo alla morte di quest’ultimo e ricevette il titolo di Inventor Crucis. Fu martirizzato il 1° Maggio 363 sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata e le sue spoglie riposano nella Cattedrale di Ancona, città di cui Ciriaco è Santo Patrono.
Sant’Elena ordinò la demolizione del tempio pagano dedicato a Venere (o a Giove) che l’Imperatore Adriano aveva fatto erigere sul Golgota per profanare il luogo sacro ai Cristiani e cancellarne la memoria. Furono effettuati scavi nel punto che Ciriaco aveva indicato, che portarono alla luce una cisterna in cui erano state gettate le croci (quella di Gesù e quelle dei due ladroni), insieme ai Chiodi della Crocifissione, alla Corona di spine e al titulus Crucis (l’iscrizione Jesus Nazarenus Rex Judæorum). Per identificare la Vera Croce, Elena si fece condurre un malato grave, il quale guarì all’istante al solo contatto con la Croce di Nostro Signore, e questo attestò l’autenticità della preziosa Reliquia.
Tre secoli dopo, nel 614, durante la guerra contro i Persiani sassanidi, la Basilica del Santo Sepolcro che Costantino e Sant’Elena avevano edificato venne incendiata e devastata. Le reliquie della Vera Croce furono portate come bottino nella capitale Ctesifonte e profanate, incorporandole alla destra del trono di Cosroe, mentre alla sinistra fu collocata una colonna sormontata da un gallo (simbolo, nella parodia, dello Spirito Santo). Cosroe stesso sedeva al centro, facendosi adorare come “Dio Padre”, con la Croce a rappresentare il Figlio alla sua destra e il gallo a simboleggiare lo Spirito Santo. Questa empia bestemmia contro la Santissima Trinità non rimase impunita: nel 628 l’imperatore Eraclio, dopo una campagna eroica, sconfisse i Persiani nella battaglia di Ninive. Cosroe II fu deposto dal figlio Siroe e decapitato. Tra le condizioni di pace, i Bizantini ottennero la restituzione della Vera Croce. Eraclio la riportò personalmente a Gerusalemme il 14 Settembre 629, entrando nella Basilica scalzo e in abiti di penitente, per celebrare solennemente il Prezioso Legno nel suo luogo d’origine. Questo evento storico è commemorato nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce.
Ma perché — possiamo chiederci — tanto accanimento contro la Croce su cui il Redentore venne inchiodato e morì? Perché tre giorni dopo Egli è veramente risorto dai morti. Nostro Signore ha vinto la morte e il peccato affrontando il più infamante patibolo riservato agli schiavi, trasformando uno strumento di morte in mezzo di salvezza: Tu hai posto la salvezza del genere umano nel legno della Croce, affinché da dove era sorta la morte, da lì risorgesse la vita; e colui che sul legno aveva vinto, sul legno pure fosse vinto. Le parole del Prefazio della Santa Croce richiamano l’Introito: Nos autem gloriari oportet in cruce Domini nostri Jesu Christi: in quo est salus, vita, et resurrectio nostra: per quem salvati, et liberati sumus. Noi dobbiamo gloriarci — oportet, dobbiamo! — nella croce di Nostro Signore Gesù Cristo: nel Quale è la salvezza, la vita e la nostra resurrezione; per Lui siamo salvati e liberati. Come il legno dell’albero dell’Eden aveva portato la morte ad Adamo e ai suoi discendenti, così sul legno della Croce il nuovo Adamo ha vinto Satana e gli ha strappato quanti in Cristo si rivestono dell’uomo nuovo, creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità della verità (Ef 4, 24).
Eppure, la testimonianza di quanti avevano visto, ascoltato e toccato Nostro Signore dopo la Resurrezione non è bastata a smuovere i cuori induriti di quanti rifiutavano di riconoscerLo come Dio, Re e Messia, i quali hanno tenuto nascosto il luogo in cui era stata sepolta la Santa Croce. Quei pezzi di legno erano intrisi del Sangue dell’Agnello, consacrati dall’Eterno Sacerdote come altare del Sacrificio perfetto. Potevano diventare — come poi diventarono — oggetto di culto, preziosa Reliquia che sana i malati, resuscita i morti, scaccia i demoni. Ed era il trono sul quale Si era assiso in maestà il Re divino: regnavit a ligno Deus. Un trono di tormenti, la Corona di spine, il manto scarlatto dei pazzi, lo scettro di una canna di giunco, la Croce che riassume in sé la follia della Passione, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani (1Cor 1, 23), ma nella quale risplende la magnificenza della divina Carità, di Dio stesso che giunge a farSi carne e ad immolarSi per redimerci, e che chiama tutti a imitare Nostro Signore, a seguirLo sulla via del Golgota, a dare la vita per gli amici (Gv 15, 13).
La Croce è l’antitesi di quanto ci propone il mondo. I primi Martiri abbracciarono quella Croce nel sangue, moltiplicando le messi nel campo del Signore: Sanguis Martyrum semen Christianorum. Per questo la Croce doveva essere sepolta, dimenticata, rimossa: perché essa è all’origine della Chiesa, che nella Santa Messa perpetua il Sacrificio del Golgota per la salvezza delle anime. La Croce è all’origine dell’eroismo dei Martiri, della fortezza dei Confessori, della castità delle Vergini, della saggezza dei Re e dei Principi, dell’equità dei Magistrati, della fedeltà degli sposi, dell’onestà e della rettitudine dei Cristiani. Senza la Croce, senza l’esempio di Nostro Signore di obbedienza al Padre fino all’immolazione di Sé nessun sacrificio, nessuna pena, nessuna prova avrebbe alcun senso, e regnerebbero la ribellione e il caos.
Ma non è esattamente quanto avviene anche oggi? Non vi sono ancora quanti, sapendo dove si trova la Croce, la occultano, la negano, a iniziare dai vertici della chiesa conciliare e sinodale? La costante opposizione del mondo al mistero della Redenzione, e in particolare alla Croce, è il marchio distintivo dell’opera di Satana, è il grido di ribellione al Verbo Incarnato: Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui (Mt 27, 42).
Il mondo continua ad occultare la Croce, non più materialmente, ma simbolicamente, culturalmente, giuridicamente. La Croce viene sistematicamente rimossa dagli spazi pubblici: scuole, ospedali, tribunali, piazze. Viene esclusa dal discorso mediatico, ridotta nel migliore dei casi a mero oggetto artistico; è spesso derisa come simbolo di oscurantismo o di oppressione, quando non profanata da mani sacrileghe. Le leggi sulla blasfema laicità dello Stato, le campagne di “de-cristianizzazione” del calendario e dell’educazione, la cancellazione del riferimento cristiano nelle Costituzioni delle Nazioni e nelle Carte dei diritti fondamentali costituiscono altrettanti “templi di Venere” eretti sul Calvario della Storia. Si profana il luogo della Redenzione per impedire che la Croce continui a sanare i malati nell’anima, a dare un senso al dolore, a tenere lontano il Nemico, a additare una meta eterna.
Eppure vi è chi conosce dove si trova la Croce — istituzioni, intellettuali, educatori, opinionisti — ma che troppo spesso si astengono dal rivelarla o la occultano deliberatamente, esattamente come il rabbino Giuda. Questo tentativo di nascondere la realtà della Croce è motivato da una mentalità totalmente secolarizzata, dal conformismo sociale, dal timore di essere emarginati o da una vera e propria apostasia interiore. Il motivo è essenzialmente teologico e trova la sua radice nel Vangelo stesso: La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie (Gv 3, 19). La Croce rappresenta lo scandalo della Redenzione attraverso la sofferenza: essa contrasta radicalmente con l’edonismo, con il culto dell’ego e delle sue passioni, con l’illusione di un’esistenza senza Dio e senza croce. La Croce Rappresenta l’obbedienza e l’umiltà di Cristo: si oppone al titanismo contemporaneo, alla chimera dell’autodeterminazione assoluta e alla pretesa dell’uomo di farsi dio. La Croce rappresenta la necessità della conversione e del sacrificio: smaschera quindi il relativismo morale e la pretesa di una salvezza senza Redenzione, senza pentimento e senza Grazia. La Croce rappresenta infine la Signoria di Cristo sulla storia: essa ricorda che ogni potere terreno è provvisorio e sottoposto al giudizio della Croce, cosa intollerabile per un mondo che ha divinizzato se stesso.
Non stupiamoci allora se, coerentemente con questa avversione viscerale alla Croce, anche la liturgia riformata ha cancellato o messo in ombra l’indole sacrificale della Messa, giungendo a confinare proprio la Croce in un lato del presbiterio, o a mostrare l’effigie del Risorto schiodato da essa – pensiamo alla ferula di Leone….
Per questo il Novus Ordo si definisce “celebrazione eucaristica” e “cena”, mentre aborrisce la definizione cattolica di “Santo Sacrificio della Messa”, dove tutto ruota intorno alla Croce: Stat Crux dum volvitur orbis.
La Croce risplende ora anche sulla fronte di Giovanni, confermato miles Christi con il Sacro Crisma. Il carattere sacramentale — sigillo indelebile della filiazione adottiva — ti rende, caro Giovanni, proprietà della Santissima Trinità, e allo stesso tempo conferma in te lo Spirito Santo quale pegno e caparra (2Cor 1, 22; 2Cor 5, 5; Ef 1, 13-14), ossia non come un dono parziale o provvisorio, ma come anticipo reale della piena eredità escatologica: la vita eterna, la risurrezione del corpo e la definitiva comunione con Dio. Sia questa caparra di Grazie e di Doni soprannaturali motivo di fiduciosa obbedienza alla santa Volontà di Dio, sull’esempio del divin Maestro e della Sua augustissima Madre, la Regina Crucis, ieri sofferente nella Co-passione, oggi trionfante nella gloria eterna del Cielo cui siamo tutti chiamati. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 3 Maggio MMXXVI
In Inventione S.ctæ Crucis,
Dominica IV post Pascha
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9 commenti su “Il Mondo Continua ad Occultare la Croce. E la Chiesa Nasconde il Sacrificio. Mons. Carlo Maria Viganò.”
Fortissima filippica, more solito.
Grande, monsignor Viganò! Unico emulo, oggi, di S. Atanasio d’Alessandria.
Che il Signore gli doni lunga vita!
Ogni volta che leggo certi testi di mons. Viganò mi chiedo, sinceramente, che razza di Nunzio sia stato un uomo che ha giurato fedeltà al Papa e alla Chiesa, e che oggi parla della Chiesa cattolica come se fosse una setta concorrente.
Anzitutto una precisazione: nella liturgia romana attuale la festa della Santa Croce è il 14 settembre, Esaltazione della Santa Croce. La festa dell’“Invenzione della Santa Croce”, il 3 maggio, apparteneva ad antichi calendari ed è stata poi soppressa nella riforma del calendario già prima del Messale di Paolo VI. Dunque anche qui bisognerebbe distinguere, invece di usare tutto come clava polemica.
«Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici come l’obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti. Poiché la ribellione è come il peccato di divinazione, e l’ostinazione è come il delitto di idolatria. Perché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re». (1Sam 15,22-23)
Ma il punto più grave è l’affermazione secondo cui il Novus Ordo avrebbe oscurato o cancellato il carattere sacrificale della Messa. Questa non è teologia: è falsificazione.
E ora mi si accusi pure di pedanteria,
Basterebbe aprire il Messale.
Preghiere sulle offerte (super oblata)
Qui il linguaggio sacrificale diventa molto esplicito:
* «Accogli, Signore, questo sacrificio…»
* «…perché diventi per noi fonte di redenzione»
* «…memoriale del sacrificio del tuo Figlio»
Il sacerdote dice ogni giorno:
“Pregate, fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente.”
E il popolo risponde:
“Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio…”
Dov’è la cancellazione del sacrificio?
Nel Canone Romano si parla di:
“sacrificium laudis”, “hanc igitur oblationem”, “hostiam puram, hostiam sanctam, hostiam immaculatam”.
Nella Preghiera eucaristica II:
* «Ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie questo sacrificio vivo e santo»
* «Guarda con amore e riconosci nell’offerta della tua Chiesa la vittima immolata per la nostra redenzione»
Nella Preghiera eucaristica III:
*
* «Ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie questo sacrificio vivo e santo»
* «Guarda con amore e riconosci nell’offerta della tua Chiesa la vittima immolata per la nostra redenzione»
Nella Preghiera eucaristica IV:
“ti offriamo il suo Corpo e il suo Sangue, sacrificio a te gradito”.
Anamnesi (memoriale)
Dopo la consacrazione:
* «Annunciamo la tua morte, Signore…»
* «celebrando il memoriale della morte e risurrezione del tuo Figlio»
Chi dice che nel Novus Ordo non c’è il sacrificio o non ha mai celebrato davvero quel Messale, o non lo ha mai letto, o — peggio — lo ha letto e mente. Chi ha orecchi per intendere, intenda.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica è ancora più chiaro:
“L’Eucaristia è dunque un sacrificio perché ripresenta il sacrificio della croce” (CCC 1366).
E ancora:
“Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio” (CCC 1367).
E il Concilio Vaticano II, nella Sacrosanctum Concilium, afferma che Cristo istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue “per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce” (SC 47).
Sintesi teologica
Nel Novus Ordo:
* il sacrificio non è eliminato
* non è nemmeno ridotto
* ma è espresso in modo:
* più biblico
* più distribuito nelle varie parti
* meno concentrato in formule ripetute
Il centro rimane lo stesso:
Cristo che offre sé stesso al Padre e la Chiesa che si unisce a questa offerta.
Dunque il problema non è il Novus Ordo. Il problema è chi semina sospetto e disprezzo verso la liturgia della Chiesa, facendo credere ai più sprovveduti che la Messa celebrata da milioni di sacerdoti cattolici nel mondo sia una specie di cena protestante.
Questo non è amore alla Croce. È usare la Croce come arma contro la Chiesa.
E qui il punto diventa serio: si può preferire una forma liturgica, si può discutere di abusi, sciatterie, banalizzazioni. Ma dire che il Messale romano riformato neghi il Sacrificio eucaristico significa dire una cosa falsa.
E le falsità, anche quando sono dette in latino, restano falsità.
“Una setta controcorrente”.
Meglio precisare per gli struzzi: La lobby sovversiva sanpietrina bergoglian-prevostiana.
Ancora: non la Chiesa, ma la lobby che s’è insediata al suo posto.
Mons. Viganò afferma:
“Non vi sono ancora quanti, sapendo dove si trova la Croce, la occultano, la negano, a iniziare dai vertici della chiesa conciliare e sinodale?”
Domanda: la Chiesa definita spregiativamente come ‘conciliare’ (ossia la Chiesa Cattolica Romana illuminata dalla saggezza del Sacro Concilio Vaticano II) e la chiesa cosiddetta ‘sinodale’ (secondo i nuovi crismi introdotti da Bergoglio & Co.) sono la stessa cosa?
No, in verità non lo sono affatto!
Mons. Viganò purtroppo continua a fingere che lo siano per ‘ragioni politiche’, che nulla hanno a che fare con la salvezza delle anime…
Pure i ‘vertici’ della Chiesa Cattolica Romana e della della ‘chiesa sinodale’ sono ben distinti tra loro e non ‘sovrapponibili’:
1) quelli della Chiesa Cattolica Romana — dal Sacro Concilio Vaticano II in poi — sono Papa Giovanni XXIII, Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo I, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e il suo legittimo successore: il vero Papa Francesco (non Bergoglio)
https://sfero.me/article/-scherzo-prete-benedetto-xvi-nome
2) quelli della chiesa cosiddetta ‘sinodale’ sono invece ‘Papa’ Francesco/Bergoglio e ‘Papa’ Leone XIV/Prevost (antipapi)
Chi nega la verità ma al contempo glorifica la croce passa dalla parte dei carnefici — o dei ‘lupi in veste di agnelli’. L’empio che partecipa alla crocifissione dell’Agnello negando Cristo/Verità nel tentativo di dividere la Sua Santa Chiesa non fa che aggiungere una dolorosa spina alla crudele corona che gravò sul capo di nostro Signore Gesù Cristo. Si guardi bene dal perseverare su questo cammino di perdizione!
Altra domanda: è vero o no che il Sacro Concilio Vaticano II occulterebbe o negherebbe la croce?
Mettiamo alla prova questa affermazione ricercando direttamente i documenti ufficiali (fonte: https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm ), tra cui cito:
da UNITATIS REDINTEGRATIO:
Ed egli, prima di offrirsi vittima immacolata sull’altare della croce, pregò il Padre per i credenti, dicendo: « che tutti siano una sola cosa, come tu, o Padre, sei in me ed io in te; anch’essi siano uno in noi, cosicché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv 17,21), e istituì nella sua Chiesa il mirabile sacramento dell’eucaristia, dal quale l’unità della Chiesa è significata ed attuata.
Innalzato poi sulla croce e glorificato, il Signore Gesù effuse lo Spirito promesso, per mezzo del quale chiamò e riunì nell’unità della fede, della speranza e della carità il popolo della Nuova Alleanza, che è la Chiesa, come insegna l’Apostolo: « Un solo corpo e un solo Spirito, come anche con la vostra vocazione siete stati chiamati a una sola speranza. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo » (Ef 4,4-5)
da PERFECTAE CARITATIS:
In tanta varietà di doni, tutti coloro che, chiamati da Dio alla pratica dei consigli evangelici, ne fanno fedelmente professione, si consacrano in modo speciale al Signore, seguendo Cristo che, casto e povero (cfr. Mt 8,20; Lc 9,58), redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza spinta fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,8)
Tutti i religiosi perciò, animati da fede integra, da carità verso Dio e il prossimo, dall’amore alla croce e dalla speranza nella futura gloria, diffondano in tutto il mondo la buona novella di Cristo, in modo che la loro testimonianza sia visibile a tutti e sia glorificato il Padre nostro che è nei cieli (cfr. Mt 5,16)
da OPTATAM TOTIUS:
Con fiducia filiale amino e venerino la beatissima vergine Maria, che fu data come madre da Gesù Cristo morente in croce al suo discepolo.
da APOSTOLICAM ACTUOSITATEM:
Quanti hanno tale fede vivono nella speranza della rivelazione dei figli di Dio, nel ricordo della croce e della risurrezione del Signore.
Seguendo Gesù povero, non si deprimono nella mancanza dei beni temporali, né si inorgogliscono nella abbondanza di essi; imitando Gesù umile, non diventano avidi di una gloria vana (cfr. Gal 5,26), ma cercano di piacere più a Dio che agli uomini, sempre pronti a lasciare tutto per Cristo (cfr. Lc 14,26) e a soffrire persecuzione per la giustizia (cfr. Mt 5,10), memori delle parole del Signore: « Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24)
da PRESBYTERORUM ORDINIS (nota 106) :
“Ogni Messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale, nel sacrificio che offre, ha imparato ad offrire se medesima come sacrificio universale, applicando per la salute del mondo intero l’unica e infinita virtù redentrice del Sacrificio della Croce. Poiché ogni Messa celebrata viene offerta non solo per la salvezza di alcuni, ma anche per la salvezza di tutto il mondo. (…) Ci raccomandiamo dunque con paterna insistenza ai Sacerdoti, in modo particolare Nostro gaudio e Nostra corona nel Signore, affinché…celebrino la Messa ogni giorno degnamente e con devozione”: PAOLO VI
da AD GENTES:
Pertanto questo santo Sinodo, nel rendere grazie a Dio per il lavoro meraviglioso svolto da tutta la Chiesa con zelo e generosità, desidera esporre i principi dell’attività missionaria e raccogliere le forze di tutti i fedeli, perché il popolo di Dio, attraverso la via stretta della croce possa dovunque diffondere il regno di Cristo Signore che abbraccia i secoli col suo sguardo (5), e preparare la strada alla sua venuta.
Annunziando il Vangelo ai pagani, deve far conoscere con fiducia il mistero del Cristo, del quale è ambasciatore: è in suo nome che deve avere il coraggio di parlare come è necessario (121), senza arrossire dello scandalo della croce.
da DIGNITATIS HUMANAE:
Finalmente ha ultimato la sua rivelazione compiendo nella croce l’opera della redenzione, con cui ha acquistato agli esseri umani la salvezza e la vera libertà. Infatti rese testimonianza alla verità (20), però non volle imporla con la forza a coloro che la respingevano. Il suo regno non si erige con la spada (21) ma si costituisce ascoltando la verità e rendendo ad essa testimonianza, e cresce in virtù dell’amore con il quale Cristo esaltato in croce trae a sé gli esseri umani (22).
da NOSTRA AETATE:
La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso (8).
Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell’amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia.
da GAUDIUM ET SPES:
Il mondo che esso ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l’intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi dell’uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che i cristiani credono creato e conservato in esistenza dall’amore del Creatore: esso è caduto, certo, sotto la schiavitù del peccato, ma il Cristo, con la croce e la risurrezione ha spezzato il potere del Maligno e l’ha liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi e a giungere al suo compimento.
Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, che son messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall’amore disordinato di se stessi, devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo.
Accettando di morire per noi tutti peccatori (68), egli ci insegna con il suo esempio che è necessario anche portare quella croce che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia.
Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo l’unità di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne (166) l’odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.
da SACROSANCTUM CONCILIUM:
Quest’opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione, mistero col quale « morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha restaurato la vita» [12]. Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa [13].
Per realizzare un’opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, « offertosi una volta sulla croce [20], offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche.
Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità [36], convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura [37].
da LUMEN GENTIUM:
Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso (cfr. Gv 19,34), e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: « Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me » (Gv 12,32). Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione.
Ma innanzi tutto il regno si manifesta nella stessa persona di Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo, il quale è venuto « a servire, e a dare la sua vita in riscatto per i molti » (Mc 10,45). Quando poi Gesù, dopo aver sofferto la morte in croce per gli uomini, risorse, apparve quale Signore e messia e sacerdote in eterno (cfr. At 2,36; Eb 5,6; 7,17-21), ed effuse sui suoi discepoli lo Spirito promesso dal Padre (cfr. At 2,33).
Dio ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesù, autore della salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la Chiesa, perché sia agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento visibile di questa unità salvifica [15]. Dovendosi essa estendere a tutta la terra, entra nella storia degli uomini, benché allo stesso tempo trascenda i tempi e i confini dei popoli, e nel suo cammino attraverso le tentazioni e le tribolazioni è sostenuta dalla forza della grazia di Dio che le è stata promessa dal Signore, affinché per la umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà ma permanga degna sposa del suo Signore, e non cessi, con l’aiuto dello Spirito Santo, di rinnovare se stessa, finché attraverso la croce giunga alla luce che non conosce tramonto.
Nei vari generi di vita e nei vari compiti una unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e verità Dio Padre, camminano al seguito del Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria.
Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa.
Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27)
La beata Vergine, predestinata fino dall’eternità, all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l’alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia. 62. E questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti.
Conclusione: il Sacro Concilio Vaticano II in verità esalta gli incommensurabili meriti della Santa Croce in più occasioni con chiarezza, coerenza e devozione. Quindi il problema vero della Chiesa Cattolica Romana non è affatto il Concilio Vaticano II, ma piuttosto i suoi ostinati negatori e la sua insufficiente o distorta implementazione pratica.
Per amor di verità, perchè l’implementazione pratica del Concilio sarebbe stata distorta? Cui prodest? Grazie
In verità non giova a nessuno; tuttavia i seguaci di satana infiltratisi nella Chiesa — oscurati dal loro padrone, che li accieca con l’egoismo e la superbia — si illudono di poter ricavare del bene per se stessi facendo del male a tutti. Così segano il ramo su cui sono seduti, accettando squallidi compromessi e traviamenti per un misero piatto di lenticchie, che poi (se e quando lo riceveranno…) gli andrà inevitabilmente di traverso, proprio come a Giuda Iscariota non giovarono quelle 30 monete d’argento fissategli per consegnare il Signore nelle mani dei suoi nemici (Matteo 27, 3-10).
Dunque da un lato gli infiltrati modernisti han distorto — e tuttora distorcono — le verità proclamate dal Sacro Concilio, sfruttando il salutare rinnovamento portato dal fisiologico procedere della Rivelazione (che gradualmente fa emergere le verità nascoste in armonia con la maturazione delle coscienze) per cercare di rivoluzionare la Chiesa in senso diametralmente opposto: la Rivelazione spiritualizza sempre di più la Chiesa, mentre la rivoluzione modernista vorrebbe confermarla a un ‘mondo moderno’ che da qualche decennio è invece sempre più preda del materialismo, dell’ateismo e delle relative agende sataniche (‘green’ per impoverire, ‘vaccinazioni’ per sterminare, ‘inclusività’ per normalizzare il peccato, ecc.).
Dall’altro lato i soci dei modernisti, che possiamo definire ‘falsi tradizionalisti’, approfittano dell’usurpazione modernista in corso per cercare di dividere la Chiesa, puntando il dito alle derive per screditare i Romani Pontefici legittimi degli ultimi decenni assimilandoli a quelli illegittimi e cercando quindi (con pretesti, menzogne, mezze verità strumentali ecc.) di gettare il bambino con l’acqua sporca. Una falsa opposizione, quindi, che il realtà è l’altro lato della stessa medaglia dei ‘senza Dio’.
La Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica visibile edificata su Pietro, ricordiamolo, è molto di più degli intrighi e dei giochi di potere che appestano di tanto in tanto il Vaticano… e sussiste anche durante temporanee situazioni di Sede vacante o impedita grazie alla fedeltà di decine di cardinali e vescovi, di migliaia di sacerdoti, frati, suore, monaci e monache e di milioni di fedeli che desiderano crescere nell’autentica Comunione con Cristo anche a prezzo di piccole o grandi rinunce personali, facendosi ‘piccoli di fronte a Dio’, praticando quindi quella Santa Umiltà che è l’inizio, il procedere e il compimento di ogni autentico cammino spirituale.
Sia i modernisti sia i falsi tradizionalisti predicano ed esigono l’umiltà dagli altri, per sete di potere e controllo… ma intimamente la disprezzano e la rinnegano, perché essere umili significa sacrificare il proprio ego, che invece essi desiderano glorificare ed esaltare. Così si ribellano a Dio e praticano le vie della menzogna e della superbia; le loro parole contengono verità, mezze verità e menzogne, ma le loro azioni, omissioni e incoerenze manifestano la loro intima lealtà al maligno… fino al giorno benedetto della loro Conversione — o al giorno maledetto della loro dannazione.
Non ho capito bene la sua spiegazione circa le cause della insufficiente o distorta applicazione del Concilio. Non importa. Ritengo inoltre che giudicare la Storia di un qualsiasi evento “solo” dai documenti ufficiali è come giudicare un partito dal programa elettorale. Lo scrivente invece preferisce attenersi al criterio evangelico di giudicare l’albero dai frutti. Credo che tale verifica, dopo quasi sessant’anni dalla modifica più rilevante del Concilio, cioè dalla messa vetus ordo, sia piuttosto semplice da compiere per chiunque, se solo armato di coscienza retta e buona volontà. Le statistiche sono chiare in proposito. Infine, a proposito di innovazioni “insufficienti” o “distorte”, mi chiedo inoltre cosa ne pensi della prassi di concedere il microfono a parenti ed amici del defunto durante la messa di Esequie affinchè gli stessi possano esprimere un ricordo personale ovvero quella di esporre in Chiesa oggetti cari al defunto, quali ad esempio la handbike appartenuta al povero Alex Zanardi.
Il ‘programma elettorale’ può essere buono, mediocre o pessimo; inoltre la sua implementazione pratica può essere più o meno coerente e fedele al programma stesso — ma sono due cose ben distinte.
La Legge data da Dio a Mosè era buona o cattiva? E la sua implementazione?
La Legge era (ed è) buona, ma l’umana pratica della Legge era (ed è) piuttosto carente. È colpa della Legge (quindi di Dio) o dell’uomo?
I modernisti vorrebbero cambiare la divina Legge perché giudicano che sia troppo ‘faticoso e sconveniente’ praticarla così come ci è stata rivelata. Similmente i falsi tradizionalisti attaccano il Concilio, volendo arbitrariamente imputargli la deriva modernista in corso, che invece ne ha ignorato e distorto contenuti e fini. Con pretesti, mezze verità e menzogne i falsi tradizionalisti vorrebbero scaricare la responsabilità della deriva modernista sulla presunta ‘mala gestione’ dei legittimi Papi degli ultimi decenni: un vero e proprio assalto al Papato camuffato da ‘zelo per la tradizione’.
Dunque quando il cammino aperto dal Concilio è stato seguito fedelmente l’albero ha prodotto frutti buoni, quando invece si è deviato da questo cammino inventandosi uno ‘spirito del concilio’ che in verità ne ha pesantemente distorto l’essenza l’albero ha prodotto frutti cattivi; pure chi usa un presunto ‘rispetto della tradizione’ come iniquo pretesto per screditare i Romani Pontefici semina discordia, tradisce la tradizione e produce frutti cattivi.
Novus e Vetus Ordo in realtà hanno convissuto e convivono (v. Summorum Pontificum) nella Chiesa Cattolica Romana anche dopo il Concilio; a mio modesto parere hanno entrambi prodotto buoni frutti; è assurdo voler mettere l’uno contro l’altro, come cercano di fare alcuni, per cercare di dividere la Chiesa in partiti.
Su quelle ‘licenze liturgiche contingenti’ per le esequie — così a spanna — non ne farei un motivo di scandalo, anche se durante le celebrazioni sacre sarebbe bene preservare sobrietà e solennità.
Buongiorno, perchè si meraviglia? State nascondendoo la Sede Impedita di Benedetto XVI !!!
Non ci si muove neanche di fronte aal’evidenza di un’indagine del Tribunale Vaticano?
Non si può esigere dagli altri quello che tu non vuoi fare.
Saluti cordiali e Viva la Santa Croce Benedetta, sempre!
Francesco
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