Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo commento di don Francesco D’Erasmo, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e meditazione.
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“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.”
Circa le vicende FSSPX e ordinazioni
Fermo restando quello che ho pubblicato recentemente, sulla piena validità dei sacramenti che sono amministrati nella Chiesa Cattolica fuori dalla FSSPX, e della piena efficacia di “segni efficaci della Grazia di Dio “, che continuano a esercitare, perché tale grazia viene da Dio e non dall’uomo, e, come definito infallibilmente dal Concilio di Trento, tale efficacia non dipende dalle disposizioni soggettive del ministro, e convinto della scorrettezza delle argomentazioni portate dalla FSSPX a favore del proprio potere di amministrare le Ordinazioni episcopali senza incorrere in pene canoniche previste dal diritto – vedo invece l’evidenza della pretesa ridicola di scomunicare la FSSPX da parte di un uomo che, essendo impenitente di abominevoli pubblicazioni, se fossimo in presenza di un governo cattolico della Chiesa universale, non potrebbe nemmeno esercitare il sacerdozio in pubblico, per il grave scandalo che produce, ovvero colui che si presenta a capo dell’ex-Sant’Uffizio.
Qui è il problema: non tanto presunte giustificazioni da dare a tali personaggi, ma riconoscere che è Dio quello che ci giudica, e il nostro agire deve essere corretto sempre, come di fronte al tribunale divino, indipendentemente che sul trono di Pietro sieda Giuda, o Pietro, o nessuno.
Non è il Papa il giudice ultimo dei nostri atti, ma Dio. Senza timor di Dio anche il giusto rispetto dell’Autorità pontificia diventa disordinato.
Non mi stanco di ripetere: la questione del momento presente è solo una: la fede!
Se si deve dire che Tucho non ha diritto di aprire bocca, lo dobbiamo dire senza giri di parole, e senza presentare argomenti che eventualmente possano essere da lui accolti.
Se riconosciamo che la Santa Sede deturpa il ruolo di Pietro accettando come valide le ordinazioni di vescovi decise dal Partito Comunista Cinese, dobbiamo farlo con semplicità e chiarezza, perché è vero. È pura simonia.
Se dobbiamo denunciare l’abominio della pagliacciata della ridicola inglese vestita da carnevale a fingere di impartire benedizioni in Vaticano, lo dobbiamo fare con fermezza e forza.
Non dobbiamo sentirci in dovere di giustificare la testimonianza della Verità.
Dobbiamo solo aderirvi e testimoniarla.
“Et iustificata est sapientia a filiis suis” (Mt 11, 19)
La Verità infatti è riconosciuta da coloro che le appartengono.
Don Francesco d’Erasmo,
Sacerdote Cattolico
29 aprile 2026
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15 commenti su “Circa le Vicende FSSPX e Ordinazioni. E sulla Figura dello Scomunicatore. Don Francesco D’Erasmo.”
Grazie, rev. don Erasmo.
Gesù, parlando dei lupi rapaci nel plurale, sicuramente aveva anche visto, in forza della Sua Ognisciencia, il papa “Leone ruggente che va in giro cercando chi possa divorare”.
Pienamente d’accordo con Enrico Nippo!
Don d’Erasmo ha un approccio sbagliato sulla questione FSSPX, perchè non rende affatto giustizia alla verità: non la intravede nella situazione che vive la Fraternitá e appena sfiora l’abominio delle azioni del papato, infatti si fa solo portavoce di questo malessere ma sbagliando dottrinalmente e teologicamente e per di piú viene ripreso da un pulpito che dovrebbe tacere (don P.P.).
Che Tucho Besame Mucho sia un pornografo di bassa lega ed un inetto totale nel mettere mano a questioni da “Santo Ufficio” è indubbio. Tuttavia d’Erasmo guarda il nome di chi fa la pratica ma non la carica da questo rivestita e dimentica che ció viene da un Ufficio della Santa Sede e, anche se svolto da un idiota, viene dal papa.
I nomi non contano, né contano le perversioni sessuali dei personaggi: conta la potestá dell’ufficio che porta a termine un atto amministrativo, per conto del papa peraltro.
La FSSPX: nessuno lo dice, perché metterebbe in questione la legittimitá del pontificato di Bergoglio e le sue decisioni invalide sulla FSSPX, ma ufficialmente la Fraternitá oggi NON É NIENTE. É tanto se é viva dopo che B.XVI ha levato la scomunica a Lefbvre e vescovi. Ma nessuno ricorda che la sospensione “a divinis” ancora grava sulla fraternità, che quindi i suoi vescovi sospesi nominano sacerdoti illeciti. La FSSPX NON HA OTTEMPERATO MAI ALLE RICHIESTE DI BENEDETTO di accettare papi e magistero conciliarI. In altre parole messe e sacramenti, ammesso che siano validi poichè celebrati cum antipapa, sono illecitamente amministrati dalla Fraternità e sono quindi da fuggire e non da frequentare. Sono peccaminosi perchè in odore di scisma e senza autorizzazione da parte della Chiesa. Il fatto che siano amministrati col Vetus Ordo non ha alcuna importanza, pura propaganda! A che serve il latino se i pastori sono “portoghesi”? Messe e sacramenti SONO ILLECITI e la disubbidienza al magistero di Benedetto equivale a scisma ed eresia. E i fedeli? Idem! Sono scismatici ed eretici se vanno alle Messe FSSPX. I sacramenti non nutrono e sono peccati mortali per chi li amministra e per chi li riceve!
Fatta questa doverosa premessa: la FSSPX vorrebbe nominare da sè vescovi, come fece Lefebvre, ben sapendo che questi devono invece essere scelti o almeno approvati e NOMINATI da Roma, anzi dal Papa. Lasciamo perdere la Cina che ha accordi col papa e che nessuno puó metter bocca sulla potestà papale di ratificarli.
Questa é la supremazia papale. Per chi non obbedisce é prevista la scomunica e Prevost la scomunica l’ha già pronta per darla e dimostrare la sua autorità.
Non basta: la FSSPX attualmente non ha alcun “status canonico” e non è inclusa negli istituti e congregazioni approvati dalla Chiesa. Inoltre la FSSPX sa bene che “per essere veramente reintegrata nella Chiesa occorre che veramente [e formalmente] accetti il Concilio Vaticano II e [tutto] il Magistero post-conciliare” (cit. Benedetto XVI- 2012). Ecco perchè sono falliti i tentativi di dialogo con la Santa Sede: alla Fraternità non conviene discutere né, neanche finanziariamente, cambiare “politica”. La FSSPX era e rimane una realtà scismatica, la sua gerarchia, ribelle al Conc. V.II, non ha diritti riconosciuti e la sua situazione irregolare è congelata fino a quando la Chiesa la vedrá rientrare nei ranghi. Sono 15 anni che la FSSPX fa orecchi da mercante e se ne frega.
Questa è la veritá e d’Erasmo deve dirla tutta e le prolusioni di questo articolo lo squalificano per violazione del dovere di obbedienza, oltre all’ignoranza dottrinale.
Allora dov’è che ha torto don P.P.? Né lui, né d’Erasmo e l’intera FSSPX non vogliono ammettere che Prevost sia un antipapa: non è papa, ma se lo fosse, a lui spetterebbe ogni iniziativa, neanche questa primazia vorrebbero ammettere se danno legittimo -a tavolino- Prevost!
Ma Prevost ha un potere illegittimo e nessun cattolico ha dovere di obbedienza che si deve invece al Vicario di Cristo. Quindi a ben poco servono le lezioni dottrinali di don P.P. che é uno dei servi dello scisma in atto a Roma. Né servono le richieste pretestuose di una Fraternitá scismatica dirette ad un’altra chiesa scismatica che vuole chiamarsi cattolica ma é diabolica. Né servono le mezze veritá di d.d’Erasmo che non ammette le evidenze storiche e canoniche che rivelano un papa impostore.
Siamo in Sede Vacante e, senza la nomina del legittimo successore di Benedetto, nulla può essere deciso nella Chiesa cattolica: Can. 335 – “Mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa Universale.”
Se i cardinali pre-2013 non attesterano che Benedetto, come ultimo vero papa é morto e non procederanno ad un vero conclave elettivo, ogni cosa che succede nella ex-chiesa cattolica é solo fiction ed inganno e ogni decisione di Prevost, anche la più favorevole oppure la scomunica della FSSPX, è nulla e invalida.
Ció avverrá? Dipende non solo dalla coscienza di quella gente che veste di rosso ma pure dalla nostra che ci deve far correggere questi traditori per spingerli a eleggere un vero papa. Ma a costoro piace di più l’avvento dell’anticristo.
, mi permetta, la questione è più semplice di quanto lei voglia far credere:
don P.P. non è il problema — è uno dei pochi che richiama al criterio cattolico autentico.
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1. Su don P.P.
Lei lo accusa di essere “servo dello scisma”.
È esattamente il contrario.
Don P.P. fa una cosa molto semplice e molto cattolica:
richiama alla comunione visibile con il Papa e con la Chiesa.
Questo non è servilismo.
È ecclesiologia di base.
Chi difende questo principio:
* non inventa una “chiesa parallela”
* non decide da sé chi è Papa e chi no
* non smonta l’autorità per poi usarla a piacimento
Dire che questo sarebbe “scisma” significa aver perso il senso stesso della parola.
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2. Il punto che lei evita
Lei costruisce tutto su un presupposto indimostrato:
che dopo Benedetto XVI la Sede sia vacante.
Ma:
* la Chiesa non lo ha mai dichiarato
* il collegio dei cardinali non lo ha mai affermato
* l’episcopato mondiale non lo ha mai riconosciuto
Quindi non è un dato ecclesiale.
È una sua convinzione.
E una convinzione personale non può sostituire il giudizio della Chiesa.
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3. Contraddizione evidente
Lei:
* nega il Papa
* ma usa la sua autorità quando le conviene (FSSPX, scomuniche, uffici romani…)
Così non si fa teologia: si fa selezione arbitraria.
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4. In breve su FSSPX
Sintesi chiara:
* situazione irregolare, sì
* ma non il quadro apocalittico che lei descrive
* e soprattutto non si può giudicare tutto fuori dalla comunione ecclesiale reale
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5. Il nodo vero
Don P.P. resta dentro un principio:
la Chiesa è visibile, non costruita sulle opinioni
Lei invece sostituisce questo con:
“la Chiesa è dove io riconosco che sia”
Capisce che sono due cose incompatibili?
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Conclusione
Può non piacere il tono di don P.P.
Può non condividere alcune valutazioni.
Ma su un punto è saldo:
la Chiesa non nasce dal sospetto, ma dalla comunione.
E finché si resta su questo terreno, si è nel cattolico.
Quando lo si abbandona — anche in nome della “tradizione” — si entra in altro.
Rev. Don Francesco d’Erasmo, concordo con Lei quando ribadisce con fermezza la piena Validità dei Sacramenti, come la SS. Eucaristia, celebrata in comunione con la S. Chiesa Cattolica (che però, dalla morte dell’ultimo vero papa BXVI, ancora manca del suo legittimo successore).
E che la SS. Eucaristia sia valida “solo” se celebrata in comunione con chi rappresenta Cristo e la Sua Chiesa è grande VERITÀ ribadita da Papa S. GPII in Ecclesia de Eucharistia n 39 e da Ratzinger in “Il Primato del Successore di Pietro nella Chiesa n. 11-15.
E pertanto i sacerdoti della Fraternità S. Pio X potranno celebrare “validamente” solo quando accetteranno umilmente di uscire dalla Babilonia degli antipapi JMB Prevost e rientrare nella vera Chiesa di Cristo, quella che riconosce BXVI Suo ultimo Vicario e gli obbedisce:
Papa Benedetto XVI – 2009:
… “Per precisarlo ancora una volta: finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite…. soprattutto l’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi…
_LA FRATERNITÀ NON HA ALCUNO STATO CANONICO NELLA CHIESA, E I SUOI MINISTRI – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – NON ESERCITANO IN MODO LEGITTIMO ALCUN MINISTERO NELLA CHIESA.
[…] Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive”.
http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090310_remissione-scomunica.html
◾Papa BXVI – 2012:
“Le confermo effettivamente che per essere veramente reintegrati nella Chiesa occorre veramente accettare il concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare”».
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2012/09/28/news/il-papa-ha-scritto-a-fellay-per-rientrare-accettate-il-concilio-1.36381422
E pertanto, se la vera Chiesa o la FSSPX desidera nuovi vescovi nominati validamente col consenso di un vero papa, così come stabilito dal Concilio di Trento e dai Sacri Canoni, ritengo sia cosa urgente e neccessaria esortare i Cardinali di S. Romana Chiesa a riconoscere BXVI ultimo papa legittimo e dichiarare la Sede Petrina LEGITTIMAMENTE Vacante (oltre che ILLEGITTIMAMETE USURPATA).
Così che, per i Can. 33-37 UDG, possano trovarsi assieme anche fuori della Sede Romana occupata dalla massoneria ecclesiastica (9 UDG) per indire un VALIDO CONCLAVE ed eleggere il Petrus Romanus suo successore, attraverso il quale Gesù possa tornare a governare VISIBILMENTE la Sua Chiesa e liberarla dalle mani dei nemici.
Ribadisco: Per la Costituzione Apostolica UDG solo i Cardinali di Santa Romana Chiesa hanno la “facoltà” oltre che il “dovere” di intervenire per condannare formalmente l’attuale IMPOSTURA RELIGIOSA ai vertici ed eleggere il legittimo successore di Pietro BXVI.
Cari sacerdoti della FSSPX di Silea TV, vi supplico, fate in modo che possa ricevere la SS. Eucaristia VALIDA nelle vostre messe non più una cum l’antipapa Prevost.
Sine Dominico non possumus!
Gabriela
FORZA E CORAGGIO, don Pagliarani!
Il Signore è con voi, e non vi farà mancare il Suo aiuto e la Sua Grazie (come già si è visto da Lefebvre in poi, con il seguito che ha avuto, mentre i seminari progressisti si svuotavano!).
E non date retta a quelli che vi vogliono SOMMERGERE CON FIUMI DI PAROLE. Invariabilmente usano fiumi di parole (L’AVETE NOTATO?) tutti quelli che NON hanno dalla loro la Verità.
La preghiera dei veri Cattolici non vi mancherà.
Curioso questo fastidio per i “fiumi di parole”.
Nella Chiesa la verità non si misura a slogan, ma nella fedeltà alla comunione visibile e all’autorità legittima.
Ridurre tutto a poche frasi rassicuranti serve solo a evitare il confronto sui punti che contano davvero.
E quanto ai richiami alla “vera fede”, la Scrittura è chiara:
verrà tempo in cui ci si circonderà di maestri secondo le proprie voglie (cfr. 2Tm 4,3).
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Quando ci si proclama “veri cattolici” contro la Chiesa visibile,
di solito non è la verità che manca agli altri —
ma l’umiltà a chi lo afferma.
E quando si preferiscono gli slogan agli argomenti,
non è la verità che si difende —
ma una posizione che non regge.
Caro don Pietro paolo
Come al solito finisco con il condividere le sue posizioni, ma…
Io la chiamo un bravo “prestigiatore con le parole”, un buon sacerdote con buone intenzioni.
Sinceramente l’ammiro e verrei volentieri ad ascoltarla parlare. Ma…
Lei dice:
Nella visione cattolica
la fede è trasmessa dalla Chiesa
* è custodita nella Chiesa
* è interpretata autenticamente dal Magistero
Mi viene in mente quello che ha detto colui che io considero l’eretico Bergoglio:
“Io non credo ad un Dio cattolico”.
Beh, se pensiamo a questa affermazione, non è convincente pensare che gli anni passati … Nella visione cattolica la fede è trasmessa dalla Chiesa.
Ma se la Chiesa perde il sale… con cosa le daremo il sapore?
Credo che sia fondamentale dichiararsi fedeli a Cristo, prima che fedeli alla Chiesa.
Cristo è Verità perpetua, incrollabile. La Chiesa no.
In passato la Chiesa ha accettato eresie che sono state poi condannate dopo secoli.
Ed oggi pensare che un individuo come Fernandez occupa il posto che fu di Ratzinger e Müller, fa cadere le braccia.
E non mi dica che è un dettaglio marginale: questa è la Chiesa del 2026.
Senza considerare i modestissimi Zuppi e tanta (troppa) compagnia bella.
Mi creda caro don Pietro Paolo: di questi mediocri ne potremmo fare benissimo a meno.
Conosco vescovi e piccoli sacerdoti di campagna che rispetto a quelli sono giganti.
Caro Torquemada,
la ringrazio davvero per il tono: critico, ma onesto.
Vengo al punto.
Non c’è un “prima Cristo e poi la Chiesa”, ma neppure un Cristo senza la Chiesa: c’è Cristo che vive e opera nella sua Chiesa.
Quanto alla frase di Papa Francesco, va compresa nel senso corretto: non un Dio “di parte”, ma il Dio di tutti. Io l’ho letta sempre non come una negazione della fede cattolica, ma un modo — forse discutibile nell’espressione — per dire che Dio non è proprietà di nessuno. Dio è Dio e basta.
Sui limiti degli uomini di Chiesa, nessuno li nega. Ma la Chiesa non si misura sulla bravura dei suoi ministri. Se così fosse, non sarebbe arrivata fino a noi.
Proprio per questo, quando un ministro — chiunque esso sia — non vive secondo il Vangelo o esprime linee pastorali discutibili, non è la Chiesa come tale che viene meno, ma la fragilità dell’uomo che emerge. La santità della Chiesa non coincide mai automaticamente con la coerenza dei suoi membri.
Detto questo, occorre però evitare un passaggio pericoloso: non spetta al singolo stabilire quando il Magistero venga meno, soprattutto nel caso del Papa nel suo ministero ordinario. Si possono avere difficoltà, si possono chiedere chiarimenti, si può anche soffrire per certe ambiguità percepite; ma sempre restando dentro la comunione ecclesiale, non ponendosi sopra di essa.
La via cattolica è più esigente e meno istintiva:
discernere senza rompere,
vedere i limiti senza negare l’istituzione,
custodire la fede senza trasformarsi in giudici della Chiesa.
E, ancora una volta, sostenere tutto questo nella preghiera. Perché è lì che si evita sia l’ingenuità cieca sia la contestazione sterile.
Cristo non abbandona la sua Chiesa.
E noi non la custodiamo mettendoci al suo posto, ma rimanendovi dentro con coscienza, anche quando costa
Considerazioni teologiche sulla falsa contrapposizione tra fede e Chiesa
1. Dio è il giudice ultimo, ma non senza mediazioni
Affermare che Dio è il giudice ultimo è verissimo.
Ma nel cristianesimo questa verità non è mai isolata: Dio ha voluto giudicare e guidare il suo popolo attraverso una mediazione visibile.
Cristo non ha lasciato i credenti a un rapporto immediato e individuale con il divino, ma ha istituito una Chiesa. E a San Pietro ha affidato un’autorità reale:
“Tu sei Pietro…”
Negare o relativizzare questa mediazione, appellandosi direttamente a Dio, non è un atto di fede più puro:
è un ritorno a una religiosità individuale che il cristianesimo ha superato.
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1. “Non è il Papa il giudice”: affermazione teologicamente scorretta
Dire che il Papa non è il giudice dei nostri atti è, in senso assoluto, falso.
Non è il giudice ultimo (che è Dio), ma è giudice reale nella Chiesa per ciò che riguarda:
* la comunione ecclesiale
* la disciplina sacramentale
* il discernimento pubblico della fede
Se si svuota questo ruolo, l’autorità petrina diventa puramente simbolica.
E allora ogni fedele, ogni sacerdote, ogni gruppo si arroga il diritto di decidere da sé.
Questo non è cattolicesimo: è dissoluzione dell’ordine ecclesiale.
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1. La fede non esiste contro la Chiesa
L’idea che “la questione è solo la fede” contrapposta alla gerarchia è una falsa alternativa.
Nella visione cattolica:
* la fede è trasmessa dalla Chiesa
* è custodita nella Chiesa
* è interpretata autenticamente dal Magistero
Separare fede e Chiesa significa, di fatto, trasformare la fede in opinione personale.
E qui si tocca il punto decisivo:
non esiste una “vera fede” posseduta contro la Chiesa visibile.
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1. FSSPX: il nodo non è la grazia, ma la comunione
È corretto dire che la grazia viene da Dio e non dall’uomo.
Ma questo non giustifica atti compiuti contro la struttura voluta da Cristo.
Le ordinazioni episcopali senza mandato pontificio:
* possono essere valide
* ma sono intrinsecamente illecite
* e feriscono l’unità della Chiesa
Per questo Giovanni Paolo II parlò di atto “di natura scismatica”.
Ridurre tutto alla validità sacramentale è un errore grave:
la Chiesa non è una somma di sacramenti validi, ma una comunione gerarchica.
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1. L’accusa di “simonia”: uso improprio e teologicamente scorretto
Definire “simonia” le questioni legate alla Cina è un abuso del linguaggio teologico.
La simonia, in senso proprio, è:
compravendita di realtà spirituali
Applicarla automaticamente a scelte complesse di governo ecclesiale significa:
* forzare la dottrina
* trasformare un giudizio prudenziale in una condanna morale assoluta
È un esempio tipico di come categorie teologiche vengano usate impropriamente per sostenere una tesi già decisa.
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1. Il vero problema: chi giudica la Verità?
Si afferma che bisogna dire la verità “senza compromessi”.
Ma resta inevasa la domanda fondamentale:
chi stabilisce cosa sia questa verità in concreto?
Se la risposta diventa:
* il singolo
* il gruppo
* la propria lettura degli eventi
allora il criterio ultimo non è più la Chiesa, ma il soggetto.
E questo è esattamente il principio da cui nascono tutte le fratture ecclesiali.
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1. Contraddizione interna: rivendicare la Chiesa e giudicarla dall’esterno
C’è infine una tensione evidente:
* ci si professa cattolici
* ma si giudica l’autorità ecclesiale come se fosse esterna o sospetta
Questo atteggiamento produce inevitabilmente una posizione ambigua:
non si esce formalmente dalla Chiesa,
ma la si svuota dall’interno del suo principio visibile di unità.
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Conclusione
Il punto non è negare che nella Chiesa possano esserci limiti, errori o peccati.
Il punto è come si reagisce a questi limiti.
Quando, in nome della purezza della fede, si:
* relativizza l’autorità di Pietro
* si assolutizza il giudizio personale
* si giustificano atti contro la comunione
si finisce per compromettere proprio ciò che si intende difendere.
Perché nella fede cattolica la verità non è affidata a coscienze isolate,
ma a una Chiesa visibile, concreta, storica.
E fuori da questa logica,
la “difesa della fede” diventa — inevitabilmente —
una sua deformazione.
E allora sì che la parola evangelica citata da don Francesco, Mt 7,15, diventa attuale:
i falsi profeti non sono solo quelli che negano apertamente la verità,
ma anche quelli che, con linguaggio apparentemente ortodosso,
insinuano la sfiducia nella Chiesa voluta da Cristo.
Caro donpietropaolo, un piccolo suggerimento : provi a stendere un trattato anziché dilungarsi pedantemente (come al solito) su queste pagine.
Quindi, cristianamente, queste pagine sono aperte a chiunque prenda di petto la Chiesa e fingendo zelo storpia le cose ma chi, come don Pietro richiama all’ ordine e a una seria riflessione per fare davvero il bene personale nell’ ottica di Cristo e della Chiesa non è gradito? Don Pietro fa il suo, e da un pastore non ci si dovrebbe aspettare condiscendenza ma guida in queste asperità. Quello che in queste pagine si nota sempre di più è una ostinazione luciferina a non ascoltare niente né nessuno che non collimi con il proprio punto di vista e un’assenza di rispetto verso chi richiama, come nel caso di don Pietro che non di rado viene preso di petto a male parole. E questo è un brutto segno,e fa vedere le crepe nel belletto che mostrate di cristiani tanto “devoti”.
Don P.P. mi è molto simpatico ed ha il carattere sanguigno siciliano, che trapela quando la pedanteria sfuma e lascia posto all’invettiva. E quando si lascia andare all’invettiva mi diventa ancora più simpatico, perché è proprio allora che i suoi interventi diventano un boomerang. Infatti non sono quasi mai d’accordo con lui e con la sua sicumera su qualunque questione dello scibile teologico. Sicumera, anzi sembra che lo S.S. abbia molto da imparare da lui e vada da lui a ripetizione o per avere consigli. E chi siamo noi per contraddire don P.P.? Poveri illusi, a suo dire degli “eretici”, a cui non resta che sbellicarsi dalle risate quando il don si lascia andare e viene fuori la sua vera natura.
Cara “Sanguigna siciliana”,
la ringrazio per la simpatia: è ricambiata. Anche lei, per come si presenta, risulta gradevole nella sua sottile ironia, che almeno evita certi toni astiosi che purtroppo circolano altrove.
Mi permetta però una piccola correzione, non perché io sia infallibile – né tantomeno perché pensi di saperne più dello Spirito Santo, come ironicamente lascia intendere – ma per chiarezza.
Io, quando scrivo, non porto “dottrine mie”. Sono un sacerdote, e tra i compiti propri del ministero c’è anche quello di insegnare. E insegno ciò che ho ricevuto: negli studi teologici, nei corsi che tengo, nella catechesi, nella predicazione. Nulla di originale, dunque. Semmai – e questo sì – il tentativo di rendere organico, comprensibile e pastoralmente applicabile ciò che la Chiesa insegna.
Perché vede, la verità non è un’arma da brandire, ma nemmeno un’opinione da negoziare. Va annunciata per intero, ma anche calata nella vita concreta con verità, gradualità e prudenza. Dire tutto subito, senza misura, può essere tanto dannoso quanto tacere ciò che si deve dire. Ed è qui che entra il discernimento pastorale.
Per questo invito sempre a fare una verifica molto semplice: confrontare quanto scrivo con il Catechismo della Chiesa Cattolica. Se trova discrepanze, sarò il primo a correggermi. Ma se invece la linea è quella, allora il problema non è la “sicumera” del sottoscritto.
Il tono perentorio, quando c’è, non nasce da prosopopea personale, ma dal fatto che la dottrina non è un’opinione tra le tante. Non è “la mia posizione”: è ciò che la Chiesa insegna.
Quanto poi ai “maestri” che affollano certi ambienti – e che qui vengono spesso applauditi – il punto è semplice: anche quando dicono qualcosa di vero, lo inseriscono in un contesto che genera divisione, sospetto, contrapposizione continua. E questo non viene da Dio. La verità, quando è tale, edifica la comunione; non crea fazioni contrapposte che si scomunicano a vicenda.
Perciò, più che sbellicarsi dalle risate (che pure ogni tanto fa bene), forse varrebbe la pena chiedersi: ciò che ascolto e condivido, mi tiene dentro la Chiesa… o mi ci mette contro?
Con cordialità,
Don Pietro Paolo
Spero in uno scisma…..vorrei che le parrocchie facessero un censimento per vedere chi sta di qui e chi di là’:da Bergoglio antipapa a ora ho resistito,perso amici con cui ero cresciuto dicendo questo…..spero arrivi finalmente la giustizia divina!io non sto con gli apostati,anche se non sono lefebvriano,ma fra le altre cose guai a chi impedisce la messa antica:ecco chi e’ apostata!e pachamama,e amoris laetitia e…..Dio,intervieni presto!!!!
“La Verità infatti è riconosciuta da coloro che le appartengono”.
Frase altisonante ma che, come al solito fra gli uomini, può essere impugnata da chiunque.
“Verità”: parola meravigliosa e terrificante.
Da come si esprime, don Francesco sembra sicuro di essere tra quelli che “appartengono alla Verità”.
Sennonché egli è uno dei tanti singoli o dislocati nelle varie fazioni, compresa la FSSPX,
che sono convinti di “appartenere alla Verità”.
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