Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Facebook da Andrea Zhok, a cui va il nostro grazie. E proprio ieri il nostro Paese, rappresentato dalla donna, madre e cristiana, insieme alla Germania, (ancora una volta insieme, come ai bei tempi…) ha posto il veto alla proposta di interrompere l’accordo fra Unione Europea e Israele, dimostrando così che l’Italia è complice attiva (oltre che nelle forniture di armi) con Tel Aviv nel genocidio di Gaza, nella guerra insensata contro l’Iran e nella pulizia etnica e nella distruzione del sud del Libano. Ma i catto-sionisti, oggi, parlano di condanne a morte in Iran, a voler giustificare nuovi bombardamenti. Riflettete, gente, riflettete e guardate da che compagnia “tutta ingrata, tutta matta ed empia” siamo circondati. Buona lettura e diffusione.
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Quattro giorni fa Haaretz, unico giornale d’opposizione in Israele, ha pubblicato un articolo dal titolo “I Felt I Was a Monster” (17/04/2026). L’articolo parte dalla presentazione di un soldato israeliano psicologicamente tormentato e che afferma di temere più di tutto la vendetta. Nel corso dell’articolo vengono ricordati attraverso testimonianze o documenti alcuni fatti avvenuti durante la demolizione della striscia di Gaza (una goccia nel mare di quelli noti, ma comunque).
Si parla di soldati che urinano su un detenuto legato e bendato, ridendo e scherzando. Si parla di interrogatori dove i detenuti vengono torturati stringendo fascette di plastica intorno ai loro genitali. Si parla di un ufficiale che giustizia un palestinese disarmato che si era arreso con le mani alzate, per poi insabbiare l’episodio facendo credere fosse un “terrorista armato”. Si parla di un carro armato che spara e uccide cinque civili palestinesi che attraversano una linea, seguito da un bulldozer D9 che seppellisce i corpi nella sabbia. Si parla di innumerevoli casi di soldati dell’IDF che aprono il fuoco su civili disarmati, compresi coloro che cercano cibo durante la carestia causata dal blocco imposto dal governo israeliano. Si parla del saccheggio di case palestinesi, di interni bruciati, piscio sugli oggetti personali delle famiglie sfrattate, per il divertimento collettivo.
La tesi di fondo che sostiene l’articolo è che i soldati israeliani stiano soffrendo di gravi traumi per ciò che hanno fatto o che hanno visto fare ai propri commilitoni.
Due osservazioni mi paiono opportune.
La prima deve partire dalla constatazione che le atrocità ricordate nell’articolo sono solo una piccola parte, e non la più ributtante, di quanto fatto dall’esercito israeliano. (Non mi risulta ci siano precedenti altrove nel mondo di stupri e sevizie sui prigionieri, accertati con filmati giunti al pubblico internazionale, e seguiti da un’assoluzione in tribunale dei torturatori.) Detto questo, comunque, gli eventi ricordati su Haaretz, sono parte di un repertorio che ricalca in maniera impressionante alcuni dei momenti più abietti del nazifascismo.
E l’unico modo che Haaretz ha per presentare questi eventi al pubblico israeliano (all’esigua minoranza critica) è di presentarlo invocando la pietà umana per i soldati traumatizzati dallo schifo cui hanno partecipato. Ecco, già questo impianto narrativo ci dice come nella società israeliana si sia introiettata senza resti l’idea che l’unico soggetto umano del cui sguardo val la pena curarsi è un ebreo israeliano. Se tortura e uccide innocenti, la vittima resta fuori scena, mentre chiediamo compassione per le ripercussioni psicologiche sul carnefice. Questo, temo, sia il problema di fondo, da cui tutto il resto discende.
La seconda osservazione deriva dallo scandalo suscitato recentemente dall’immagine di un soldato dell’IDF, nel sud del Libano, che distrugge a colpi di mazza una statua di Gesù Cristo in croce. L’immagine ha fatto il giro del mondo, ha suscitato reazioni politiche e ha persino costretto, credo per la prima volta, il primo ministro israeliano Netanyahu a prendere le distanze e a promettere un intervento sanzionatorio nei confronti del soldato.
Ora, per chiunque abbia un’idea, anche limitata, del messaggio cristiano, non può che risultare incredibile che nessuna cancelleria europea si muova per migliaia di crimini di guerra documentati, stupri, torture, assassini a sangue freddo di cittadini inermi, fucilate sui bambini, bombardamenti incendiari sui campi profughi, ecc. (di cui molti ammessi e ripresi dai media israeliani), per poi sollevare rimostranze di fronte alla dissacrazione di un’immagine.
Infatti, se c’è una cosa per cui il messaggio cristiano si erge in contrasto polemico fortissimo verso la precedente tradizione ebraica è proprio il rigetto del formalismo, del legalismo, del culto dell’apparenza esteriore rispetto alla pietà umana.
4 commenti su “Il Gesso e la Carne. Ci Indigna un Crocifisso, non le Stragi a G@z@, Libano, Iran. Andrea Zhok.”
L’ipocrisia è qualcosa di devastante.
Il silenzio sugli orrori dei sionisti è vergognoso. E lo è tanto di più se si pensa a quanto l’Europa sta distruggendo per il suo appoggio incondizionato all’Ucraina.
Quello che fa Israele è sacrosanto. Quello che fa la Russia è criminale.
Eppure basta rileggere i fatti che giungevano dall’Ucraina prima dell’invasione…
Quello che fa Hamas è terrorismo. Quello che hanno fatto i partigiani italiani è eroismo. Italia fondata sulla resistenza.
Eppure se c’è una realtà che è uno scandalo è la creazione dello stato di Israele.
Uno stato non si compra (a meno che non si compra un deserto) e soprattutto non si vende un territorio occupato da altri civili.
Ricordo che il simbolo è elemento fondante di una civiltà, colpendo il simbolo, evidentemente si colpisce anche la comunità che vi si identifica. Poichè la politica è “arte dell’inganno e del disinganno” il potente di turno deve valutare attentamente i pro ed i contro nel colpire un simbolo, il tutto all’interno di una strategia da perseguire con costanza nel tempo. Detto ciò, le violenze citate da Andrea Zhok non sono certo meno gravi. Mostrano il degrado dell’umano, sia in chi lo compie ed in chi lo subisce. Certo con responsabilità diverse, però manifestando un’unica offesa all’Uomo “creato ad immagine e somiglianza di Dio”. Come spiega Gesù nei dettati a Maria Valtorta e come intuibile dalla lettura attenta dei Vangeli se l’essere in guerra per il soldato è un obbligo, certo non è necessaria la violenza gratuita verso inermi. Esso rappresenta la violazione del comandamento “ama il prossimo come te stesso”. Anche un nemico, può, anzi deve evitare la crudeltà inutile. A tal proposito ricordo che in dette rivelazioni è spiegato che Longino, il soldato romano presente alla crocefissione di Gesù, attende che la Madonna sia girata altrove, prima di colpire il costato di Gesù, allo scopo di non infliggerle un inutile dolore.
Infine mi permetto di ricordare ad Andrea Zhok che il totalitarismo non ha un solo colore: per convincersene è sufficiente leggere, ex multis, le opere di Solgenitsin oppure “Ho creduto nei Khmer Rossi”.
Il professore ha un intelletto eccellente e un argomentare efficace ed affilato. Per questo, negli anni, la mia stima per il suo lavoro cresce sempre.
Tuttavia, ritengo lo sdegno per all’atto compiuto da quel soldato non solo normale, ma sacrosanto. Quel crocifisso non è, purtroppo, solo un oggetto. Il soldato non era allergico al gesso, bensì pieno di odio nei confronti della figura che la statua tentava di rappresentare.
Se poi vogliamo parlare dell’ipocrisia pelosa delle vispe terese nostrane.. Sono la prima a criticarla ma, ripeto, non prendiamo alla leggera quell’episodio. È strettamente legato ai massacri, più di quello che si potrebbe pensare. Grazie del prezioso lavoro
Simboli sempre hanno più valore di sostanza!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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