Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione, grazie alla cortesia dell’Autore, questo articolo apparso su La Verità del 19 aprile 2026. Buona lettura e diffusione.
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Temo sia molto complesso e problematico poter tornare agli Stati post globalismo. Ci sarebbero gli uomini-governanti che saprebbero farlo e poi gestirli ?
Papa Benedetto XVI fece chiaramente intendere, profeticamente, nelle premesse dell’Enciclica sulla Globalizzazione ,Caritas in Veritate , che in un mondo impregnato di cultura nichilista il vero grande rischio sta nel fatto che gli strumenti sofisticati creati dal genio umano, gli possano sfuggire di mano e prendere autonomia morale. La globalizzazione è un esempio di strumento sfuggito di mano . Fa poi intendere nelle conclusioni della stessa Enciclica che, quando detti strumenti, sfuggiti di mano all’uomo, creano disordini ingestibili, non sono tanto gli strumenti che vanno cambiati, quanto il “cuore “dell’uomo. E chi lo saprebbe cambiare oggi il “cuore” dell’uomo ? Non ho detto “ chi dovrebbe”, ho detto “chi saprebbe”. Anche uno strumento perfettamente adeguato al suo utilizzo (sempreché possa esistere) gestito da una persona incapace e inadeguato o peggio, da un reprobo, non potrà altro che portare a risultati sempre peggiori.
Claudio Risè ,in uno stimolante e provocatorio articolo su questo giornale (la Verità del 17-aprile), titolato “Basta globalismo, servono gli Stati”, lancia una necessaria provocazione che va raccolta e, se possibile, integrata. Chi saprebbe gestire oggi questi Stati dopo 50anni di mortificazione del loro ruolo e responsabilità, di idee e di capacità di fare progetti politici..? Forse, come avrebbe potuto aggiungere Benedetto XVI, <dovrebbe essere cambiato il “cuore” dei governanti e non solo il modello di governo>.
Forse, dico forse, è un pochettino troppo tardi per tornare agli Stati dopo questo insostenibile ed utopistico modello di Globalizzazione avviato in Usa da Kissinger negli anni ’70. Utopistico e innaturale persino. Oggi neppure più si può parlare di nuovi modelli di globalizzazione alternativi. Soprattutto sembrerebbe difficilissimo poter ritornare a Stati sovrani. Ciò perché il processo cosiddetto di globalizzazione che ha interessato tutti i paesi mondiali , ha anche creato una “interconnessione “, economico finanziaria anzitutto, globale ove nessun paese può avere autonomia, sovranità ed indipendenza, dovendo dipendere dal rapporto con altri paesi, diciamo tra un 25 % e un 50% della propria economia.
Per non parlare poi della concentrazione della disponibilità di Materie Prime, commodity (energia, grano…) o prodotti speciality (chips, farma..) di cui nessuna economia può più fare a meno. Ciò rende piuttosto complesso e rischioso tornare ad una forma di Stato Nazionale che rifiuta tutti gli effetti della globalizzazione senza poterli gestire. Questo lo hanno capito molti, ma la soluzione potrebbe essere solo nelle parole usate piuttosto che nei contenuti.
Quando il genio umano non sa risolvere un problema di un sistema complesso, quale l’economia, la politica, ne cambia il nome. Ciò vale in politica, per esempio, per il comunismo il cui nome è stato cambiato, ma un po’ meno lo spirito e gli uomini. Ciò vale per l’economia che può definirsi più o meno statalista, più o meno colbertista, più o meno liberista, secondo il ciclo di mercato e le problematiche di immagine.
Per fare un esempio mi riferisco a San Giovanni Paolo II, che aveva definito il Capitalismo “segno di contraddizione” perché permette progresso, ma può confondere. Oggi si ridefinisce il modello di capitalismo fallito in “sostenibile e inclusivo”, che promette molto ma si direbbe che sia solo il nome del “capitalismo globalizzato” che è cambiato .
Lo stesso potrebbe valere per il Governo globale o statale. Spiegherò perché. Da almeno 20 anni, all’incirca dopo la crisi finanziaria del 2007, la globalizzazione ha smesso di funzionare con i criteri tradizionali. Non c’è stata più la globalizzazione promessa, ci son stati i molteplici continui Reset (cioè correzioni) che hanno persino resettato più volte se stessi. Ed ora siamo alla vigilia di un nuovo superReset globale che sta mettendo a confronto USA e CINA con partecipazione dei Brics e con focus sulla gestione delle materie prime energetiche soprattutto. Che rivoluzionerà ancora una volta tutto il mondo. Ma noi lo abbiamo ben inteso cosa ci dobbiamo aspettare ?.
Quanto alla nostra Europa, Trump ha “detto male” qualcosa di corretto sull’Europa che ormai non è più l’ Europa, non è più fatta più tanto da europei e in prospettiva lo sarà sempre meno, ma consapevolmente, volutamente. In pratica tornare agli Stati significa fare i conti con la popolazione di detti Stati, capacità dei governanti e ruolo misterioso delle opposizioni, con l’interdipendenza dei mercati, la concentrazione di risorse energetiche soprattutto. Poi c’è il problema di disponibilità di capitali, vincolata da una entità senza strategie quale è Bruxelles e il dover riconoscere che questi capitali sono quasi solo disponibili in mano a quattro o cinque super Global Asset Managers che gestisco fondi talmente importanti da influenzare la politica economica degli stati stessi. Posso aggiungere per finire che dobbiamo constatare la quasi scomparsa dei valori morali che creano l’identità di uno stato. Quindi più nulla da fare? Proprio per niente, ma ne parleremo successivamente.
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4 commenti su “Tornare agli Stati nella post-Globalizzazione? E Quali Governanti Saprebbero Farlo? Gotti Tedeschi.”
Che dire? Non credo sia possibile la modifica dell’attuale scenario salvo enormi scossoni che probabilmente ci saranno, quando Dio vorrà. Nel frattempo le istituzioni nazionali e globali, salvo sparute eccezioni, promuovono pervasivamente il modello T.I.N.A. (There Is No Alternative). A tal proposito vale anzitutto la pena ricordare il trattato istitutivo dell’Euro che non prevede l’abbandono della valuta unica e quanto accaduto col Covid-19. Attendo però con curiosità il prossimo articolo di Gotti Tedeschi circa i possibili nuovi scenari.
Nel globalismo attuale non c’è spazio per l’Italia, se non come espressione geografica.
Nel panorama politico italiano attuale nessuno si mostra capace di credere all’uscita da questo globalismo (City-Davos-UE).
Se l’Italia si salverà dall’essere ridotta a parco giochi e colonia dei globalisti, avverrà perché da fuori qualcuno avrà interesse a restituire agli italiani una dignità di Stato.
Perciò diffido da chi sta facendo il gioco dei globalisti, raccontando scenari ideali, mentre in concreto noi abbiamo Macron che cerca di salvare i suoi fallimenti con i nostri risparmi.
Non dipendiamo più da noi, e’ vero. Dipendiamo da chi si oppone alla discarica nella quale ci siamo consegnati.
Caro Tosatti . Io so chi potrebbe gestire il ritorno agli Stati preRisorgimento italiano .
Il primo è Mario Monti che nel 2011 2012 ha distrutto definitivamente l’economia italiana . Si vedano le analisi OCSE in proposito .
Il secondo è Romano Prodi che dal 1993 ha distrutto il sistema industriale italiano con le sue privatizzazioni assurde.
Il terzo è Conte con il suo reddito di cittadinanza e sussidi vari che mantiene il 23% di disoccupazione totale giovanile , 43% nel Sud Italia .
Il resto dei candidati non li conosco
Egregio Gualberto, oltre ai tre ”eroi ” che cita, vi e’ anche una massa di ” furbacchioni ” ( da oltre mezzo secolo almeno ) dediti ad ogni mercanteggio, non nominabile, utile pero’ a perpetuare rendite di posizione e nepotismo. Occorre anche dire che costoro non si reggono e non si sono mai retti sul nulla, ma poggiavano e poggiano su un sistema che trae forza da una grossa fetta di popolazione manipolata e invitata ad ogni vizio al quale, ad onor del vero, si dedica molto volentieri. Un tempo vi era almeno la Chiesa, segno di contraddizione……..attualmente solo segno.
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