Basta con l’Idolatria di Sé e del Denaro. E Preghiamo per la Chiesa in Cina…Bernardino Montejano.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il prof. Bernardino Montejano, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulle parole pronunciate da papa Leone XIV  nei giorni scorsi. Buona lettura e condivisione.

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BASTA CON L’IDOLATRIA DI SÉ E DEL DENARO

 

Nell’edizione odierna de ” La Nación ” leggiamo una nota intitolata “Leone XIV denuncia l’illusione di onnipotenza che alimenta le guerre”, in cui il Sommo Pontefice fa riferimento all’idolatria di sé stessi e del denaro.

Ma prima parla della preghiera, dell’elevare la nostra mente a Dio, spiegandone il significato: «La preghiera non è un rifugio per sfuggire alle nostre responsabilità, non è un antidolorifico per evitare il dolore causato da tanta ingiustizia. È, invece, la risposta più libera, universale e dirompente alla morte… perché la vita continua a essere crocifissa e annientata, senza diritto e senza misericordia».

E la vita viene distrutta non solo dalla guerra, ma anche dall’aborto e dall’eutanasia.

Ha poi sostenuto che persino “il Santo Nome di Dio viene trascinato in discorsi di morte” e ha proseguito: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’ostentazione di forza! Basta con la guerra!”, ha esclamato.

Ha rivelato di ricevere molte lettere da bambini che vivono in zone di conflitto e che, leggendole, percepisce “con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di cui alcuni si vantano” con arroganza.

Queste parole sul culto empio, che l’uomo contemporaneo spesso si offre in modo idolatrico, ci spingono a riflettere sul culto dell’uomo e a fare delle distinzioni per chiarire la questione, perché questo culto di rispetto è diverso da quello di latria , di adorazione, che è dovuto solo a Dio.

E lo faremo partendo da un testo di Jean Madiran: «Il culto dell’uomo è sempre esistito. Era il culto dei morti. Era il culto eretto dalla pietà filiale. Era il culto reso a coloro ai quali dobbiamo la vita fisica, la vita morale, la vita religiosa; a coloro che ci hanno trasmesso e insegnato la legge naturale, la fede cristiana e gli umili onori delle case dei nostri padri; un fondamento solido; un fondamento insostituibile in ogni edificio abitato in comune. Era il culto degli eroi e dei santi. Era il culto reso a coloro che sono più grandi di noi. Oggi è l’empio culto che l’uomo anonimo esige per sé e solo per sé».

Questa devozione religiosa si ritrova anche in altre civiltà, come quella cinese. Ne ha dato conferma il grande missionario padre Matteo Ricci, S.J.

Questo è un momento opportuno per affrontare il tema dei riti cinesi usati per onorare gli antenati defunti, che suscitarono notevoli controversie tra i missionari. Nel mezzo di questo dibattito, l’imperatore Kangxi intervenne su richiesta dei gesuiti per chiarire che questi omaggi erano cerimonie puramente civili, prive di qualsiasi significato religioso.

Tuttavia, furono condannati da Papa Clemente XI nel 1704; la sentenza fu rivista da Pio XII nel 1939, che disputò definitivamente la questione dichiarando la legalità di questi riti, i quali oggi “conservano solo un civile senso di pietà per gli antenati, di amore per la patria o di cortesia verso gli altri”, senza alcuna mescolanza di superstizione.

Dopo più di due secoli, la Chiesa cattolica, che è Madre e Maestra, esperta di umanità, rimette ogni cosa al suo posto.

In questo modo i cinesi rendono omaggio alla loro grande figura, Confucio, senza mai trasformarlo in una divinità.

E visto che stiamo parlando della Cina, vale la pena ricordare ai cattolici cinesi, alla loro Chiesa clandestina, che dopo gli accordi segreti e rinnovati, la loro situazione è peggiore di prima, mentre uno dei due responsabili, il cardinale Parolin, continua a muoversi furtivamente intorno al Vaticano. Prima dell’accordo, la Chiesa cattolica era perseguitata ma libera; ora, ha in gran parte perso la sua libertà, pur continuando a essere perseguitata.

Riguardo all’accordo, George Weigel scrive che “è disastroso dal punto di vista evangelico, mal concepito strategicamente e contrario al diritto canonico”, che afferma nel canone 377.5: “Nessun diritto o privilegio di elezione, nomina, presentazione e designazione dei vescovi sarà concesso alle autorità civili” (Codice di Diritto Canonico, EUNSA, Pamplona, ​​1984, p. 283).

L’accordo fu stipulato a spese della Chiesa clandestina, fedele a Roma, e in realtà la sinizzazione non significa inculturazione bensì comunistizzazione.

Wine Shea è l’autore di un libro intitolato: “Dieci vescovi perseguitati in Cina”, quasi tutti arrestati o scomparsi, con un caso singolare: quello di Monsignor Melchor Shi Hongzlen, 95 anni, di cui 25 trascorsi agli arresti domiciliari, reintegrato come vescovo per facilitare il rinnovo di un particolare accordo.

È tutto incredibile ma vero, e in omaggio ai nostri fratelli perseguitati in Cina, dobbiamo denunciarlo e pregare per loro, per la Chiesa clandestina, tradita e sofferente.

Buenos Aires, 12 aprile 2026.

Bernardino Montejano

 

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1 commento su “Basta con l’Idolatria di Sé e del Denaro. E Preghiamo per la Chiesa in Cina…Bernardino Montejano.”

  1. Marcelo Fernando Gersner

    Incomprensible omisión de un nombre propio o mejor del apellido del gran desgraciado protagonista de la jornada en el artículo y una también muy lamentable falta de sentido del “kairos” o “timing” o de oportunidad para ponerse a hablar precisamente HOY de China.
    Mañana y en todos los días subsiguientes que elija hacerlo el autor, por supuesto que estará bien y si es en profundidad, tanto mejor.

I commenti sono chiusi.

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