Commemorare Kung? Siamo Sicuri? Non Aveva più Nulla di Cattolico…Americo Mascarucci.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su Hans Kung, e chi ne ha fatto oggetto di venerazione. Buona lettura e diffusione.

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Incredibile ma vero, c’è chi ha sentito il bisogno di commemorare Hans Kung a cinque anni dalla morte (6 aprile 2021), il teologo svizzero che più di tutti ha contribuito a diffondere gli errori conciliari , contestatore supremo della fede cattolica e dell’autorità papale, sostenitore della luteranizzazione del cattolicesimo, promotore della maggiori polemiche interne alla Chiesa.

Un teologo che ha nociuto alla fede cattolica, e le cui idee purtroppo sono oggi sostenute e difese anche da molti episcopati, in testa a tutti quello tedesco.

Con la scusa di attuare il rinnovamento conciliare, Kung ha di fatto sostenuto la necessità di spogliare la Chiesa cattolica di tutto ciò che, in qualche misura, contraddiceva lo spirito ecumenista.

Per lui l’unità dei cristiani doveva essere un obiettivo da raggiungere ad ogni costo, cancellando  tutto ciò che di cattolico era da ostacolo alla riconciliazione con i fratelli separati ad iniziare dall’infallibilità papale e dal culto mariano di cui contestava ogni fondamento. Sosteneva poi  l’esigenza di una Chiesa decentrata, non più “monarchia assoluta” governata dal papa, ma una Chiesa sinodale, parlamentare, un’unione di chiese nazionali libere di autodeterminarsi sulla pastorale, il catechismo, la dottrina, libere di decidere se accogliere preti sposati, donne diacono, celebrare nozze gay, ammettere aborto ed euitanasia ecc.

Fu uno strenuo oppositore del pontificato di Giovanni Paolo II, accusava Wojtyla di aver tradito lo spirito del Concilio, di aver impedito le riforme conciliari, di aver soffocato la collegialità episcopale, di aver sistematicamente ostacolato il ritorno all’unità dei cristiani, di aver perseguitato i teologi progressisti non allineati, con il supporto dell’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger che definiva “il più grande inquisitore dei nostri tempi”.

Per lui la Chiesa doveva camminare sulle gambe e le tesi di teologi come Edward Schillebeeckx, Leonardo Boff, Matthew Fox, Charles Curran, Eugen Drewermann e naturalmente lui, che invece Wojtyla e Ratzinger si ostinavano a combattere e censurare definendo le loro posizioni in contrasto con la dottrina cattolica. Kung va ricordato soltanto come esempio di teologo che ha contribuito e deformare la dottrina cattolica e a contaminare il Vangelo di ideologie moderniste, libertarie, laiciste, radicali, secolarizzatrici in perfetto spirito rahneriano. Un vero luterano che per sbaglio si è ritrovato nella Chiesa cattolica dove ha lavorato per demolirla dall’interno, per favorire la colonizzazione protestante di Roma e del papato.

C’è  stato anche chi ha sentito il bisogno di ricordare la vicinanza con papa Francesco per il tramite del cardinale Walter Kasper, l’unico che quando Kung è morto ha voluto sminuire la fama di eretico e ribadire comunque la sua appartenenza alla Chiesa, pur non potendo difenderlo totalmente o riabilitare la sua disastrosa ideologia.

E purtroppo certe posizioni care al teologo svizzero nel pontificato bergogliano hanno trovato accoglienza, ad iniziare da quel percorso sinodale che tanta confusione e disorientamento ha generato e sta generando tuttora negli episcopati e nel mondo cattolico, e che adesso Leone XIV dovrà essere molto bravo a governare, evitando che la situazione gli sfugga di mano come avvenuto al suo predecessore; con il concreto rischio di lacerare irrimediabilmente il corpo unico della Chiesa attraverso la tanto auspicata autonomia delle conferenze episcopali che Kung propugnava come massima espressione della collegialità episcopale propria del Concilio Vaticano II.

Il teologo Hans Urs von Balthasar che fu ultra progressista alla vigilia del Concilio Vaticano II, per poi come Ratzinger opporsi alle derive post conciliari che rischiavano di sottomettere la Chiesa al  mondo, in una storica intervista rilasciata al compianto Vittorio Messori in cui metteva in guardia dai rischi connessi all’errata ermeneutica della discontinuità del Concilio, dichiarò che Kung non poteva più essere definito cattolico perché non c’era più in lui alcuna posizione che potesse avere un minimo fondamento cattolico. Kung la prese molto male e scatenò contro  Hans Urs von Balthasar, una dura campagna mediatica che costrinse addirittura lo stesso teologo a smentire Messori dicendo che aveva male interpretato il suo pensiero.

Ma purtroppo per lui Messori rese pubblica la registrazione che invece confermava esattamente ciò che era stato scritto. Non per evidenziare quanto poco coerente con se stesso fosse von Balthasar, ma quanto timore potesse incutere Kung, capace anche di provocare l’isolamento di un teologo che a differenza sua, pur fautore del rinnovamento conciliare, non riteneva che le svolte conciliari dovessero portare alla demolizione della Chiesa cattolica.

Forse il modo migliore per rendere omaggio a Kung da parte dei suoi autorevoli estimatori è proprio quello di non ricordarlo, evitando così di mettere in evidenza la grande contraddizione di un teologo che fino all’ultimo ha inteso rivendicare la sua appartenenza alla Chiesa cattolica non avendo più nulla, ma proprio nulla, da condividere con essa.

Se ne rese conto lo stesso Ratzinger, che diventato papa ricevette Kung in udienza cercando forse una riconciliazione con lui o una tregua con gli avversari progressisti, considerando l’opposizione che la “mafia di San Gallo” conduceva contro di lui. Forse sperava in un dialogo che, pur nelle divergenze di vedute, attenuasse le tensioni e placasse i timori di quanti avevano visto nell’elezione di Ratzinger il pericolo di una restaurazione anti-conciliare. Incontro che fu definito costruttivo e cordiale, ma che non produsse alcun effetto, se è vero che Kung ha continuato la sua azione di disturbo contro il pontificato di Benedetto XVI come aveva fatto con Giovanni Paolo II, contribuendo a ravvivare con le sue idee quei “circoli modernisti” e quel “vociare assassino” che alla fine hanno condotto Ratzinger alle dimissioni. Kung consegniamolo definitivamente ai luterani, loro sì che hanno tutto il diritto di celebrarlo e di annoverarlo nella schiera dei migliori eredi del Martin ribelle.

Americo Mascarucci 

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3 commenti su “Commemorare Kung? Siamo Sicuri? Non Aveva più Nulla di Cattolico…Americo Mascarucci.”

  1. Torquemada e basta

    Attenzione c’è stato di peggio. Molto di peggio: carlo maria martini.
    Una bruttissima persona

  2. Come caxxo si fa ad aver permesso la luteranizzazione della CHIESA CATTOLICA? VOLEVANO L’UNIONE DEI CATTOLICI? BEH,SONO GLI ERETICI A DOVER RITORNARE DALLA VERA CHIESA,NON IL CONTRARIO.
    ERETICI ERANO E SARANNO SEMPRE!
    COSI’ COME I ‘PERFIDI’ CHE VENIVANO CITATI AFFINCHE’ SI PENTISSERO NELLA MESSA PRE CONCILIO.

    PUR TUTTAVIA, AD OGGI PAPA LEONE MI DA’ IDEA DI NON ESSERLO NEI FATTI…

  3. Meno male che qualcuno ancora considera Pontefici GPII e BXVI, al contrario di Don Curzio, che in questo blog continua a buttare via il bambino con l’acqua sporca….
    Tobia

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