Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul trapianto di organi. Buona lettura e meditazione.
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Boia: la professione più antica rivisitata
Una riflessione critica e controversa sul ruolo della chirurgia del prelievo di organi, tra etica, potere e responsabilità, del Prof. Dott. Rocco Maruotti, esponente del Comitato Medico della Lega Nazionale Antipredazione, già Direttore di Unità Operativa di Chirurgia e direttore di riviste scientifiche internazionali come International Surgery, Endosurgery e Chirurgia.
“Uccidere il prossimo è un potere esorbitante.
Si ottiene un incredibile senso di potere: solo Dio può farlo.”
— Fernand Meyssonnier, boia francese
La natura e la psicologia degli individui che uccidono, per qualsiasi motivo, o che svolgono il ruolo di boia statale, sono state ampiamente studiate.
Alcuni uccidono per puro brivido.
Altri per vendetta.
Altri ancora per guadagno economico.
C’è chi lo fa sotto l’effetto di droghe.
E poi c’è chi uccide perché è lo Stato a impiegarlo per farlo.
Dalla fine degli anni Sessanta è emerso un nuovo e numeroso gruppo: coloro che uccidono per conto di pazienti, nell’ambito del prelievo di organi. Tuttavia, non esiste una letteratura significativa che analizzi come e perché si scelga di intraprendere questa attività, a tempo pieno o parziale.
Solo raramente alcuni chirurghi hanno espresso, con una certa franchezza, un parallelo tra il proprio ruolo e quello del boia. Un eminente cardiochirurgo del Texas ha descritto come “inquietante” il momento dell’escissione del cuore durante un prelievo, paragonandolo all’atto finale di un’esecuzione: inizialmente sconvolgente, ma via via sempre più “facile” con l’abitudine.
I chirurghi addetti al prelievo di organi rappresentano, senza dubbio, una figura particolare all’interno della professione medica.
La descrizione del loro lavoro è spesso mantenuta riservata. La loro attività rimane poco visibile non solo al pubblico, ma anche a colleghi, studenti e specializzandi. Raramente compaiono nei contesti ufficiali: siti accademici, eventi celebrativi o programmi congressuali.
Allo stesso modo, manca quasi del tutto un’indagine aperta sulla loro psicologia, sulle motivazioni personali o sul vissuto professionale.
Secondo questa visione critica, tale figura sarebbe protetta da un sistema composto da istituzioni sanitarie, apparati etici e informativi, che ne eviterebbe una piena esposizione pubblica.
In questa prospettiva, la figura del chirurgo del prelievo di organi viene accostata a quella del boia: non come evoluzione tecnologica della medicina, ma come trasformazione di un ruolo antico. Cambiano gli strumenti — dal cappuccio alla sala operatoria — ma, secondo questa tesi, la sostanza resterebbe simile.
Con una differenza fondamentale: le vittime. Da un lato i criminali, dall’altro individui considerati innocenti.
Storicamente, i boia sono stati emarginati dalla società. Diversamente, questi professionisti opererebbero in una condizione di anonimato più che di esclusione, anche per evitare conseguenze sociali o personali.
Essi vengono generalmente formati come chirurghi e successivamente coinvolti nei programmi di trapianto. In molti casi, accettano il ruolo senza metterne in discussione i presupposti, continuando a operare con distacco emotivo.
Alcune interpretazioni critiche suggeriscono che questo ambito possa attrarre personalità particolari o offrire un contesto privo di responsabilità percepita, dove operare su corpi ancora vitali.
Il paragone tra chirurgia del prelievo di organi ed esecuzione capitale viene quindi proposto come tema di riflessione etica e scientifica.
Secondo questa visione, mentre nelle esecuzioni capitali esistono margini di errore, nella sala operatoria l’esito sarebbe inevitabile.
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1 commento su “Boia: la Professione più Antica Rivisitata. Rocco Maruotti, Lega Anti-Predazione. Cinzia Notaro.”
La procedura di espianto degli organi segue una rigida e rigorosa metodica atta a confermare l’effettiva morte cerebrale del paziente. Morte cerebrale che a livello legale è equiparabile alla morte di fatto. Una condizione da cui non si torna indietro, mai. E sottolineo mai.
Solo quando il tronco encefalico è danneggiato e il corpo quindi viene tenuto in vita dalle macchine si può procedere all’espianto. Mi sono trovato di fronte a un caso così, con mia madre. Parlo con cognizione di causa e con intento di verità.
L’unica mancanza di etica è quella di coloro che, per ignoranza, si rifiutano di donare gli organi o criticano la donazione.
L’attaccamento morboso al corpo anche quando è di fatto solo “un bronzo che rimbomba” (1 Corinzi) senza alcuna coscienza e sensibilità è quanto di più riprovevole possa immaginare.
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