Fonte CIA: Razzi e Aerei per Diffondere Sostanze Chimiche in Cielo. Antonietta Gatti a Cinzia Notaro.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Cinzia Notaro, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questa intervista con la dott.ssa Gatti. Buona lettura e diffusione.

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Lancio di razzi e utilizzo di aerei per diffondere sostanze chimiche nell’atmosfera: avvelenamento del cielo?

 

Secondo documenti top-secret della CIA resi pubblici nel 2003, l’America avrebbe elaborato piani dettagliati per controllare il mondo manipolando il clima e il tempo atmosferico. È quanto riportato dal quotidiano britannico “Daily Mail”  (https://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/dal-daily-mail-cia-accusata-di-avvelenare-il-cielo/)

Per fare chiarezza su questo tema di fondamentale importanza, abbiamo chiesto alla dott.ssa Antonietta Morena Gatti, laureata in Fisica e specializzata in Tecnologie Biomediche (bioingegneria), prima borsista e poi ricercatrice confermata, professoressa aggregata presso le Università di Ferrara, Bologna e Modena fino al 2012, tra i 36 scienziati più famosi al mondo, e vincitrice nel 2023 del Premio Internazionale “Caterina da Siena Humanity Award” per il suo impegno nelle Nanopatologie, di fornirci il suo punto di vista.

Dott.ssa Gatti, quando nasce l’idea di intervenire intenzionalmente sul clima e sul tempo atmosferico, e in che modo i test nucleari atmosferici possono essere considerati i primi grandi esperimenti sull’atmosfera?

La risposta è molto articolata. Già alla fine del 1800 furono condotti dei test per modificare il tempo atmosferico, far piovere essenzialmente.

Si racconta, e ci sono ancora testi che lo documentano, che citano tale mister Hothfield, detto anche mister Rayman, il quale voleva modificare il tempo atmosferico facendo piovere. Nel 1902 aveva elaborato una miscela di sostanze che disperdeva nell’atmosfera tramite piccoli missili che inducevano la pioggia.

Nel 1916 il governatore George Hunt dell’Arizona lo contattò perché la siccità durava già da qualche anno, promettendogli un compenso. Riuscì nell’intento di far piovere, ma sbagliando le miscele produsse alluvioni importanti che fecero circa 20 morti. Il governatore Hunt gli negò il compenso dovuto in quanto il danno provocato superava il beneficio.

Tuttavia, già nel 1927-1928 aveva riempito un invaso, il Big Bear Lake, con acqua piovana e, nel 1929, aveva spento un grosso incendio favorendo la pioggia in Honduras.

Questa pratica è quindi ben documentata, nel bene e nel male. Ricordo che i contadini italiani negli anni ’50-’60, quando in estate vedevano il cielo oscurarsi, temendo che la grandine potesse rovinare le colture, sparavano missili artigianali contenenti ioduro d’argento, disperdendolo nell’atmosfera e provocando la pioggia.

Oggi questa pratica è vietata. Test nucleari (sperando che non se ne ripetano) e solo certi aerei possono effettuare questa operazione. È noto che quando esplose la bomba atomica a Hiroshima nel 1945, poco dopo cadde sulle rovine della città una pioggia nera. Ne ho la certezza perché nel museo di Hiroshima dedicato alla guerra atomica ho visto delle righe nere di colate di pioggia su un muro bianco e, analizzandole, ho constatato che anche in quel caso ci furono emissioni nell’ambiente che causarono precipitazioni.

È possibile manipolare il tempo e il clima perché il meccanismo è molto semplice. La dispersione di polveri molto sottili nell’atmosfera può agire come agente nucleante sulle molecole d’acqua presenti nell’aria umida. L’aggregazione produce gocce che, diventando pesanti, cadono al suolo. La manipolazione del clima è quindi reale.

Quanto è concretamente possibile influenzare fenomeni complessi come precipitazioni, siccità o circolazioni atmosferiche?

Per quanto concerne le precipitazioni, alcune particelle inducono l’aggregazione delle molecole d’acqua, mentre altre possono disperdere l’umidità e impedire la pioggia. Si racconta che, in un G8 a San Pietroburgo del 2006, giorni prima aerei rilasciarono polveri per garantire bel tempo. Ciò è stato replicato anche per le Olimpiadi di Pechino nel 2008.

Variando la chimica e la dimensione delle particelle, è possibile influenzare il clima, mettendo in difficoltà i meteorologi che, non sapendo quando vengono disperse tali sostanze, non possono prevedere certe piogge … protocolli, statistiche e software per la previsione del tempo vengono così alterati.

Progetti come HAARP sono spesso citati come strumenti di controllo climatico: qual è la loro funzione reale rispetto alla fisica dell’atmosfera e quanto sono estranei alla geoingegneria climatica?

È un argomento delicato e controverso. In Alaska, nel paese di Gakona, a circa 60 km da Anchorage,c’è la base HAARP . È in luogo desertico dove ci sono solo antenne e qualche edificio per il personale che gestisce attivitá  non ben definite e la cui potenzialitá reale è ignota.

HAARP significa High Frequency Active Auroral Research Program. La base ha molte antenne, circa 48, che emettono onde elettromagnetiche. Entrata in funzione nel 1993, ora non è più militare, ma dovrebbe essere passata all’Università dell’Alaska Fairbanks e precisamente all’istituto di geofisica. Il mantenimento della base costava 300.000 dollari al mese, quindi fu trasferita a un istituto accademico per fini di ricerca. L’anno scorso ci fu un bando per studenti interessati a visitarla.

Le antenne trasmettono onde corte da 10 a 28 MHz con potenza di 960 kW, riscaldando la ionosfera e creando fenomeni meteorologici come venti o spostamenti di masse d’aria. Alcuni sostengono che  possano generare palle di fuoco, come quella osservata sul Mar Nero dopo il terremoto del 1999 a Istanbul. Fenomeni difficili da verificare, ma possibili effetti sulla ionosfera e sul clima esistono. In Canada, ad esempio, nel 2018 si è creato un “buco caldo” sopra il suolo, fino a 45 °C: correlazione incerta, ma il fenomeno esiste. Questi cambiamenti poi sono soggetti alle leggi fisiche.

Quali sono oggi le principali linee di ricerca nella geoingegneria climatica?

Le ricerche spaziano dalla gestione della radiazione solare alla rimozione della CO₂. Se queste ricerche vengono condotte dalle università, seguono dei report ufficiali; se militari, non ci sono affatto rapporti sui risultati . La CO₂ rappresenta un problema, ma forse sarebbe meglio limitarne la produzione a priori.

Gli effetti collaterali di questi cambiamenti artificiali includono squilibri regionali delle piogge e impatti sulla biodiversità: nanoparticelle che inducono pioggia in un’area, riducono l’umidità nelle zone circostanti, causando siccità e danni alla fauna e flora locali.

Questi cambiamenti sono stati studiati negli Emirati Arabi Uniti  e in Marocco per cambiare il deserto in un giardino, dove lo Stato ha regolamentato tipologia, quantità e modalità delle polveri immesse (CO₂, NaCl, SiO₂, TiO₂, bario) con leggi specifiche. Se l’immissione di polveri in atmosfera non è calibrata correttamente, possono verificarsi disastri come quelli di mister Ray Mann a Hatfield nel 1916 a San Diego, California.

La geoingegneria può essere positiva se ben regolata, ma manca ancora una legge internazionale. In Europa si nega spesso che le scie bianche degli aerei comportino la dispersione di polveri.

Alcuni progetti, come quelli finanziati dalla Fondazione Bill e Melinda Gates tramite l’Università di Harvard, mirano a disperdere nanoparticelle di ossido di titanio per schermare i raggi solari e raffreddare la Terra. Queste tecniche sono rischiose, perché le particelle disperse in aria seguono la rotazione terrestre e la legge di Coriolis (l’effetto Coriolis, descritto dal matematico francese Gaspard-Gustave de Coriolis, 1792-1843, nella fisica meccanica: nell’emisfero nord le correnti deviano verso destra e nel sud verso sinistra), inquinando i ghiacci polari. Anche in questi casi, quando si formano concentrazioni anomale di polveri, si possono verificare fenomeni che provocano squilibri ambientali. Lo scioglimento dei ghiacciai è correlato alle polveri che finiscono in quei luoghi.

Il grande fungo di polveri derivato dall’esplosione della bomba atomica a Hiroshima e Nagasaki è arrivato fino al Polo Nord. Viviamo in una specie di boccia di vetro, simile a quella dei pesci rossi: tutto quello che accade rimane qui dentro. Se continuiamo ad inquinare, l’aria per respirare viene meno, e ricordiamoci che non esiste un’opzione B, perché non abbiamo un pianeta B alternativoGli scienziati che fanno questi esperimenti dimenticano che vivono anch’essi su questa Terra? Possiamo costruire una stazione spaziale o una base lunare, ma non esiste una condizione di vita per l’uomo lontano dalla Terra. Pertanto, sono contraria anche agli esperimenti, se non confinati in un laboratorio: non abbiamo bisogno di queste modifiche, lasciamo fare alla natura, che sa come gestire le cose.L’uomo sta interferendo pesantemente con la natura e le sue leggi  (basta guardare i nuovi “uragani” nel Mediterraneo) rovinando la Terra a proprio discapito.

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