Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo articolo di Investigatore Biblico, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e diffusione.
§§§
“LA MIA ULTIMA DOMANDA ALLA CEI:
Carissimi Vescovi, perché ci avete consegnato un Nuovo Testamento con un testo greco di base protestante? Perché non lo spiegate una volta per tutte ai fedeli cattolici?” di IB
Pochi fedeli sanno che la CEI 2008, per il Nuovo Testamento, ha adottato come testo greco di base il Nestle-Aland, cioè un’edizione critica PROTESTANTE. Negli ambienti accademici questo dato è noto; lo riporto anch’io, seppur in modo narrativo anche nel mio libro “La Bibbia come Dio comanda”. Resta però una domanda più scomoda: perché una scelta così decisiva non viene detta e soprattutto spiegata e motivata con chiarezza al popolo cattolico?
Link Per acquistare il libro: https://amzn.eu/d/09KICYhG
Talvolta una scelta apparentemente tecnica rivela invece un mutamento più profondo, quasi un piccolo spostamento d’asse, che nel tempo finisce per incidere sulla coscienza ecclesiale più di molte dichiarazioni solenni. La questione del testo-base adottato dalla Bibbia CEI 2008 per il Nuovo Testamento appartiene, a mio giudizio, a questa specie di eventi silenziosi. Non si tratta di una disputa per specialisti chiusi nelle loro collazioni manoscritte, né di una pedanteria d’apparato. Si tratta di domandarsi quale Nuovo Testamento sia stato consegnato alla Chiesa italiana nel suo uso ordinario, e da quale tradizione critica esso derivi.
La documentazione ufficiale è chiara. Nei criteri della revisione si legge esplicitamente: «Per il Nuovo Testamento, l’aver adottato come edizione critica di base il testo del Nestle-Aland…» (leggete a pagina 36 Layout 1). La medesima impostazione è confermata anche dalla documentazione vaticana, dove si afferma che per il Nuovo Testamento il riferimento della revisione è il Nestle-Aland. Non siamo dunque nel campo delle impressioni o delle ricostruzioni polemiche; siamo davanti a una dichiarazione programmatica della stessa autorità che ha curato la nuova edizione.
Che cos’è, allora, il Nestle-Aland? È l’edizione critica del Nuovo Testamento greco divenuta, nel mondo contemporaneo, la più influente e la più diffusa negli studi accademici. La sua origine e la sua genealogia scientifica appartengono alla grande filologia tedesca moderna, nata e sviluppata in ambiente protestante. Ripeto: PROTESTANTE. Dire questo non significa ridurre il Nestle-Aland a un oggetto di propaganda confessionale, né negarne il valore scientifico. Sarebbe sciocco. Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorarne la matrice storica, metodologica e culturale. Il Nestle-Aland è, storicamente e accademicamente, un prodotto della critica testuale protestante moderna, non della tradizione cattolica come tale.
Qui conviene subito introdurre il confronto con il Merk. Il testo di Augustinus Merk, gesuita, è una classica edizione critica cattolica del Nuovo Testamento greco-latino. Anch’esso è un testo scientifico, anch’esso conosce limiti, opzioni, punti discutibili; non va assolutizzato né mitizzato. E tuttavia esso appartiene alla grande impresa della filologia neotestamentaria cattolica, cioè a quel tentativo di esercitare la critica del testo senza recidere il legame con la ricezione ecclesiale, con la tradizione latina, con l’orizzonte patristico e con la sensibilità propria della Chiesa cattolica. Il Merk, insomma, può essere carente in diversi punti, ma resta un testo nato in casa cattolica.
La differenza, allora, non è banale. Da una parte abbiamo un’edizione critica cattolica, il Merk, con i suoi limiti ma con una precisa collocazione ecclesiale; dall’altra abbiamo il Nestle-Aland, scientificamente prestigioso, ma nato nell’alveo della critica protestante. Quando la CEI 2008 decide di assumere come base il Nestle-Aland, essa non compie soltanto una scelta neutra di laboratorio. Compie una scelta di orientamento. Decide che il testo normativo di riferimento per il Nuovo Testamento, nella grande traduzione ecclesiale italiana, sarà un testo formatosi fuori dalla tradizione cattolica e dentro una genealogia critica protestante. Questo è il dato di fondo, e proprio questo dato autorizza una domanda seria, persino inquieta: che cosa accade a una Chiesa quando smette di tradurre il Nuovo Testamento a partire da un testo cattolico e assume come base un testo di origine protestante?
Naturalmente, una formulazione scientificamente rigorosa deve evitare slogan troppo facili. Ma si può dire qualcosa di molto serio e molto grave: il Nuovo Testamento CEI 2008 è costruito su una base testuale di matrice protestante, non più su una base cattolica come il Merk. E questo mutamento non è accessorio; è strutturale. In tal senso, l’affermazione polemica secondo cui “ci hanno consegnato un Nuovo Testamento protestante” contiene un nucleo reale, che non può essere liquidato con superficialità. Perché qui non è in gioco un dettaglio marginale, ma il fondamento testuale stesso da cui scaturisce la traduzione.
Si dirà: ma il Nestle-Aland è oggi usato anche da studiosi cattolici, e perfino da documenti o strumenti ecclesiali. È vero. Ma proprio questo rende la questione più delicata, non meno. Il problema non è la spendibilità accademica del Nestle-Aland, che nessuno nega, bensì il fatto che una Chiesa abbia accettato di lasciarsi determinare, nel suo testo-base, da una linea critica non nata in se stessa. La ricezione può essere larga, la fortuna editoriale indiscutibile, la competenza dei curatori alta; ma la genealogia resta quella. E quando una genealogia cambia, cambia anche il modo di ascoltare e di capire. Non sempre subito, non sempre in modo clamoroso, ma realmente.
Per questo il ricorso precedente a un testo come il Merk aveva un significato che oggi appare sottovalutato. Non garantiva la perfezione. Non immunizzava da errori. Non rendeva automaticamente cattolica ogni opzione esegetica. Ma custodiva almeno un principio di continuità simbolica e metodologica: il Nuovo Testamento della Chiesa cattolica veniva letto, stabilito e offerto a partire da un’edizione critica cattolica. Oggi questo non avviene più. E dire che la questione sarebbe irrilevante significa non comprendere che, nella vita della Chiesa, anche le mediazioni filologiche hanno un peso spirituale. La Scrittura non arriva mai “nuda”; arriva sempre attraverso una forma di trasmissione. E la forma conta.
Da qui derivano anche conseguenze traduttive concrete. Lo stesso documento CEI mostra che l’adozione del Nestle-Aland ha comportato cambiamenti significativi in punti non secondari. Non si tratta dunque di una scelta senza effetti. Anzi, proprio il fatto che il nuovo testo-base produca nuove traduzioni dimostra che il passaggio non è ornamentale ma sostanziale. È precisamente per questo che la critica alle rese della CEI 2008 non può essere trattata come nostalgia o come fastidio marginale: essa tocca il rapporto tra il testo critico assunto e la lingua concreta consegnata ai fedeli.
A questo punto il giudizio deve restare fermo e sobrio insieme. Il Merk è anch’esso, come si è detto, un testo non privo di limiti; nessun serio studioso dovrebbe idealizzarlo. Ma il suo limite non cancella il suo statuto ecclesiale. Era almeno un testo cattolico. Il Nestle-Aland, invece, per quanto imponente e spesso utile, non lo è per origine. Perciò la decisione della CEI 2008 segna davvero una soglia: da un Nuovo Testamento fondato, almeno in linea di principio, su un’edizione critica cattolica, si è passati a un Nuovo Testamento fondato su un’edizione critica protestante. Questo è il punto essenziale. E questo è il dato che rende legittima una critica radicale alla nuova impostazione.
Che poi a tale mutamento si accompagni, in non pochi casi, una traduzione debole, opaca o discutibile, è una questione che merita di essere esaminata con pazienza e rigore, luogo per luogo, versetto per versetto. Non basta lamentarlo: bisogna provarlo. Ed è precisamente questa l’utilità di un lavoro sistematico che affronti gli errori di resa della CEI 2008 non sul piano dell’impressione, ma dell’argomentazione documentata. In questa prospettiva si comprende l’importanza del volume La Bibbia come Dio comanda, che si propone di mostrare, con analisi puntuali, quanto e come la CEI 2008 presenti problemi di traduzione che non possono essere minimizzati. Se il testo-base è mutato e se molte scelte traduttive risultano infelici, allora diventa necessario offrire ai lettori uno strumento critico capace di orientare il giudizio.
Quanto al silenzio della CEI davanti a domande rivolte su questi temi, sarebbe improprio trasformarlo senz’altro in prova di una colpa o di una intenzione. Ma è lecito osservare che, quando le questioni sollevate toccano il fondamento stesso delle scelte testuali e traduttive, il silenzio istituzionale non aiuta la chiarezza ecclesiale. In materie così gravi, una risposta franca gioverebbe a tutti: a chi critica, a chi difende, e soprattutto ai fedeli, che hanno diritto di sapere quale testo del Nuovo Testamento venga loro consegnato e per quali ragioni.
Alla fine, la questione torna alla sua semplicità austera. Non si tratta di nostalgia per un passato idealizzato, né di polemica confessionale fine a se stessa. Si tratta di fedeltà. Se la CEI 2008 ha adottato come base il Nestle-Aland, allora la Chiesa italiana ha ricevuto un Nuovo Testamento il cui fondamento critico non è più cattolico, ma protestante per origine e per scuola. Questa non è un’invettiva: è un fatto storico-editoriale. Le conseguenze di quel fatto possono essere discusse; ma il fatto resta. E proprio perché resta, esso chiede di essere guardato senza infingimenti. A volte le svolte più profonde si annunciano con parole apparentemente innocue in una pagina di criteri editoriali. Poi, col tempo, ci si accorge che in quelle parole era già contenuto un cambio di respiro. E la Chiesa, quando cambia il suo respiro nell’ascolto della Scrittura, non cambia mai in una cosa piccola.
Link Per acquistare il libro: https://amzn.eu/d/09KICYhG
§§§
Aiutate Stilum Curiae
IBAN: IT79N0200805319000400690898
BIC/SWIFT: UNCRITM1E35
***
Stilum Curiae lo trovate anche qui:
https://www.instagram.com/sanpietrotos/
https://www.facebook.com/marco.tosatti/
https://www.facebook.com/profile.php?id=100063593462822
www.linkedin.com/in/marco-tosatti-77b42a21
Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X
***



10 commenti su “Investigatore Biblico ai Vescovi: perché la Bibbia CEI 2008 si Basa su un Testo Greco Protestante?”
“L’apparato del Novum Testamentum Graece [Nestlè-Aland] riassume le prove, provenienti da manoscritti e versioni differenti, sia a favore che (talvolta) contro una selezione delle più importanti varianti per lo studio del testo del Nuovo Testamento. Pur non perseguendo la completezza nella selezione delle varianti e nella citazione delle testimonianze, questa edizione fornisce a lettori esperti una base con la quale giudicare da soli quali lezioni riflettano meglio gli originali.”
[Da Wikipedia]
Come tutte le “edizioni critiche”, la Nestlè-Aland è uno strumento utile per gli studiosi.
Non esiste infatti una sola versione originale della Bibbia ma tanti manoscritti, più o meno antichi. Questo fatto è sconosciuto al grande pubblico, che ignora che qualunque versione della Bibbia, compresa la Vulgata di San Gerolamo, è frutto di scelte che il traduttore deve compiere tra le varie opzioni presenti. Tali scelte possono essere più o meno in linea con lo spirito del testo, a seconda dell’onestà intellettuale di chi traduce.
Io lavoro sui testi biblici da molti anni e non disprezzerei la Vulgata di San Gerolamo, sia per l’antichità, sia per l’impegno profuso dal santo, sia per la sua precisione, una cosa quest’ultima che nelle versioni moderne manca del tutto o almeno in parte.
La Nestlè-Aland rimane comunque uno strumento fondamentale per chi lavora con la Bibbia e sulla Bibbia.
Io possiedo la Nestle-Aland e spesso ho confrontato il testo Cei 2008 con essa e non corrispondono. Avendo in libreria e in archivio computerizzato una cinquantina di altre traduzioni bibliche, antiche e moderne, caro investigatore biblico le posso assicurare che, a prescindere da quanto dichiarato dalla Cei, la sua versione 2008 non discende dalla Nestle-Aland (magari…) ma è una becera traduzione quasi pari pari dalla inglese New Jerusalem Bible, che a sua volta non è la traduzione della famosa Bibbia di Gerusalemme ma una sua volgarizzazione e adattamento in lingua corrente. Le note invece sono quelle originali, come nella nostra Bibbia di Gerusalemme EDB.
Il vero problema della versione Cei 2008 non è la derivazione, ma l’ideologia che la informa e per la quale sono stati praticati tagli e riscritture all’occorrenza. Assomiglia insomma nello spirito a quella dei Testimoni di Geova.
Per quanto riguarda infine il lavoro scientifico compiuto sulla Bibbia da esperti protestanti, non è necessariamente da buttare via, così come parimenti non tutti i lavori compiuti da cattolici sono validi e affidabili.
Ma chi è esperto, sa valutare autonomamente e criticamente quello che altri hanno scritto, senza lasciarsi influenzare da pregiudizi confessionali.
Potrebbe mai un protestante fare qualsiasi cosa meglio di un cattolico?
Quanto tempo, cura e attenzione dedica — in media — un protestante allo studio della Bibbia rispetto a un cattolico?
È giusto che Chiesa cattolica (quindi ‘universale’ per definizione) rigetti delle importanti verità scritturali solo perché loro origine non è ‘cattolicamente tracciata e certificata’?
Se il campanilismo e il settarismo fossero virtù, ognuno dovrebbe restare nel suo ghetto, amando i cristiani della propria setta e respingendo con sdegno i ‘nemici’ dell’altra setta, assieme ai frutti del loro lavoro, anche a costo di negarne o minimizzarne la bontà [con Gesù che, in realtà, ci esorta ad amare pure i nostri (veri!) nemici…].
Secondo la stessa anticristiana logica peccatori, samaritani, pagani ecc. sarebbero stati tutti da marginalizzare ed escludere per ‘fare spazio e preservare i giusti’: ecco la trappola dell’orgoglio pseudo-tradizionalista cristiano — ‘pseudo’ perché cerca pretesti per rifiutare l’inclusività dell’Amore di Cristo e della Sua Chiesa nel riconoscimento della Verità (anche se di questo termine viene fatto un grande abuso al giorno d’oggi, davvero Cristo/Amore/Verità è autenticamente e sommamente inclusivo!)
Il Concilio Vaticano II ha promosso (non a caso) la via dell’ecumenismo proprio in ossequio alla Volontà Divina secondo le Sacre Scritture (v. ad esempio Giovanni 10, 16). Questo è l’elefante in soggiorno che molti pseudo-tradizionalisti si ostinano a non voler vedere, negando così, in un colpo solo, sia i capisaldi del Nuovo Testamento sia il Magistero degli ultimi legittimi Romani Pontefici, entrambi fondamenti della Tradizione Cattolica.
Si afferma che la CEI 2008 avrebbe consegnato ai fedeli un “Nuovo Testamento protestante” perché fondato sul Nestle-Aland.
Occorre chiarezza.
È vero: la CEI ha adottato come testo critico di base il Nestle-Aland.
È anche vero: tale edizione nasce storicamente in ambiente protestante.
Ma da qui a concludere che si tratti di un “Nuovo Testamento protestante” ce ne corre.
Il Nestle-Aland non è un testo confessionale, ma un’edizione critica accademica, oggi utilizzata da studiosi di ogni provenienza, anche cattolica. Ridurlo alla sua origine storica per delegittimarlo significa non comprendere la natura stessa della critica testuale.
Il confronto con il Merk, poi, è mal posto: non esistono testi “cattolici” e “protestanti” nel senso polemico suggerito, ma edizioni critiche con opzioni scientifiche discutibili e migliorabili, come ogni lavoro umano.
Semmai, si può osservare che la CEI avrebbe potuto spiegare meglio ai fedeli i criteri adottati. Ma questo è un problema di comunicazione, non di “protestantizzazione” della Scrittura.
Dire che ai cattolici sarebbe stato consegnato un Nuovo Testamento protestante non è un giudizio rigoroso: è una semplificazione polemica che rischia di confondere i fedeli più che aiutarli.
Uscito Ruini ha cominciato a piovere sul Bagnasco ed essendo un po’ Bassetti ci siamo trovati tutti Zuppi.
Il testo del Merk, che io ho, si basa sull’ apparato critico del Von Soden. che era luterano. Inoltre al comitato di redazione del Novum Testamentum Graece partecipava anche P. C.M. Martini sj Gesuita, arcivescovo e cardinale.
Caro Gabriele (alias Ruggero),
La tua osservazione contiene elementi storicamente fondati, ma la conclusione che ne deriva non tiene conto della natura propria del lavoro esegetico e della critica testuale. Occorre infatti distinguere con chiarezza tra l’origine confessionale degli studiosi e il metodo con cui essi operano.
Augustinus Merk era un gesuita cattolico, formatosi nel rigore della tradizione filologica del Pontificio Istituto Biblico. La sua edizione del Nuovo Testamento non nasce come recezione passiva di scuole altrui, ma come esercizio critico autonomo, radicato in un contesto ecclesiale preciso e insieme aperto al confronto scientifico. Attribuirle un carattere “luterano” sulla base dell’uso di strumenti elaborati da altri studiosi significa fraintendere la natura stessa della ricerca.
È vero che Merk si avvale, tra le altre fonti, del lavoro di Hermann von Soden. Ma nella critica testuale i dati non sono mai accolti in modo ideologico: essi vengono vagliati, confrontati, talvolta corretti. I manoscritti non appartengono a una confessione, e neppure i criteri con cui vengono esaminati dipendono da un’appartenenza ecclesiale. Ciò che guida il lavoro è piuttosto una paziente fedeltà al testo, una ricerca umile e rigorosa di ciò che più probabilmente risale alla sua forma originaria.
In questo senso, la collaborazione tra studiosi di diversa provenienza non indebolisce, ma rafforza il risultato. Essa obbliga ciascuno a uscire da prospettive ristrette, a verificare continuamente le proprie ipotesi, a riconoscere che la verità del testo precede e supera le nostre appartenenze. Il fatto che contributi diversi confluiscano in un apparato critico non introduce confusione, ma manifesta una convergenza nella disciplina e nel metodo.
Per questo motivo, non è corretto dedurre una qualificazione confessionale del testo a partire dalle fonti utilizzate. Sarebbe come ritenere che la verità di una lezione manoscritta cambi a seconda di chi per primo l’ha catalogata. In realtà, ciò che conta è il lavoro critico complessivo, la coerenza dei criteri adottati, la trasparenza delle scelte. E sotto questo profilo l’opera di Merk si colloca pienamente in una tradizione scientifica seria, che non si lascia determinare da appartenenze, ma si lascia guidare dall’esigenza di servire il testo con onestà intellettuale.
Appunto: il Novum Testamentum Graece fu allestito da un comitato di redazione che comprendeva due luterani, un presbiteriano, un ortodosso e un cattolico. Dunque offre le massime garanzie di imparzialità filologica.
Appunto: Due luterani, un presbiteriano, un ortodosso e solo un cattolico. Gabriele la risposta te la sei data da solo.
Chiamasi… malafede.
Anche la “cena dell’Agnello” invece delle “nozze dell’Agnello”: cambiare le parole della Messa per metterne di inadeguate, ma dall’eco “giusta”.
Anche i farisei dicevano a Nicodemo di studiare, perchè il Messia non poteva venire dalla Galilea (Gv 7,52).
Peccato che Gesù è di Betlemme.
Si può studiare tanto e non capire un … acca.
Così il sacrificio della nostra redenzione diventa una … cena.
Pecca, pecca sempre di più, che va bene! Più pecchi e meglio è.
I commenti sono chiusi.