25 Marzo: Festa dell’Annunciazione, Esperienza di Grazia. Tristemente Sottovalutata…R.S.

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, un amico fedele del nosro blog. R.S., a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su una data fondamentale nella memoria cristiana. Buona lettura e condivisione.

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25 marzo: festa dell’Annunciazione, esperienza di Grazia

Nell’umile casa di Nazaret, oggi in parte visitabile nel santuario di Loreto, la giovanissima Maria ricevette l’annuncio angelico che lei, piena di Grazia, sarebbe diventata la Madre della Grazia. Pur sorpresa lei palesò il suo sì a Dio, qualificandosi semplicemente come l’ancella del Signore. La preghiera dice: “fiat mihi secundum Verbum tuum” ad identificare solidamente il Verbo con Gesù e la Grazia con Dio.   

Oggi questa festa è tristemente sottovalutata o addirittura dimenticata, a volte persino negli avvisi parrocchiali, ma ci soccorre sempre il santo Rosario contemplando il primo mistero della gioia, scrigno della pietà mariana popolare.

Il tema della Grazia (l’agire e la volontà di Dio, in cui la potenza e l’atto coincidono) nella nostra vita merita un’attenta contemplazione e la beata vergine Maria, piena di Grazia, ci illustra stupendamente il tesoro tanto disponibile quanto trascurato, se non disprezzato da una fede che ha smarrito la centralità di Cristo, luce del mondo. La luce è proprio la Grazia tramite la quale qualsiasi persona può comunicare direttamente con Dio e conoscerLo davvero, almeno un po’.

Non chiediamoci tutti i perché e accontentiamoci come Maria del come. La Grazia di Dio è onnipresente, in qualsiasi luogo e circostanza. Se non sempre lo vediamo dipende dal difetto della nostra capacità passiva, cioè dalla disponibilità a farci recipienti della Grazia. Questa riempibilità (Maria è la piena di Grazia) è direttamente proporzionale all’umiltà e inversamente proporzionale alla presunzione (l’essenza del peccato originale). La luce-Grazia di Dio non è la luce del sole o di candele o lampadine: è la luce increata! La Grazia divina è … Dio. Nel mistero Lei è “figlia del suo figlio”.

La Grazia più bella di chi è pieno di Grazia è la piena comunione con Dio. Nulla è impossibile a Dio e Gesù dice che chi fa la volontà di Dio è per lui fratello, sorella e madre! Noi siamo chiamati a santificarci, giustificarci, cristificarci e divinizzarci: quattro volti dell’unica partecipazione offerta alla creatura mediante la Grazia.  

I sacramenti sono segni efficaci della Grazia che consola gli affanni dell’esistenza, dandole il gusto di Cielo. Il partecipare della divinità rende divina la creatura che si riempie di Grazia: non è un “altro dio”, ma è in Dio e con Dio.

L’unico centro, l’Uni-verso, è il Cuore di Cristo, creatore di tutte le creature che tutte sussistono in Lui.

La pienezza di Grazia di Maria sa stare -pur generosamente- al suo posto, senza farsi lei il centro. Purtroppo non pregandola e non imparando da lei, spesso non la imitiamo, finendo con il mettere noi e il nostro agire davanti ai meriti di Cristo.  L’imparare a scegliere la parte migliore è peculiare di chi  si riempie di Grazia, se no il cristianesimo sbanda per finire tra anfratti psicologici e socio-politici che accampano meriti perdendo di vista l’adorazione e il mistero di Dio.    

Maria è mediatrice di tutte le grazie, nel senso che la Grazia è Dio e lei è tutta Sua, senza metterglisi davanti e senza dimenticarlo mai: a Cana le sue ultime parole sono: “fate tutto quello che (Gesù) vi dice!”

Maria è preceduta dalla Grazia e tramite lei procede la Grazia incarnata, il suo Gesù. Lei è in mezzo, ci sta dentro.

C’è rimasta anche sotto la croce, soffrendo come può solo una madre vedendo il figlio trattato in quel modo e sapendo il perché: il Redentore degli uomini ha associato sua Madre che gli ha dato carne umana all’opera della salvezza. Il sì di Maria a Dio comprende anche il Golgotha dove Gesù, vero uomo e vero Dio, redime l’umanità; perciò Maria può dirsi anche corredentrice. Ovviamente subordinata, ma lì lei c’è e ci sta  a tal punto che Le sarebbe sembrato infinitamente preferibile prendere su di sé tutti i tormenti del Figlio, se fosse stato possibile” (così san Bonaventura).

Il giorno dell’Annunciazione, prima che lei dica il suo sì, l’Angelo dice alla Vergine altre due cose valide anche per noi: “Rallegrati” e “Non temere”.

Chaire (la radice di Charis, cioè la Grazia, la carità divina, Dio ) significa letteralmente “gioisci”. Sorprende un po’, perchè il saluto in uso tra gli Ebrei era “Shalom” (pace), mentre il saluto greco era “Chaire”, cioè “rallegrati”. L’Angelo, entrando nella casa di Maria, saluta con il saluto delle genti: quel chaire dà avvio al Nuovo Testamento dell’apertura all’universo dei popoli, all’universalità cattolica (kata-holos, secondo l’Intero) del Popolo di Dio. Maria è sì la figlia di Sion del saluto di Sofonia, chiamata a diventare la dimora di Dio (il paradiso di Dio in terra…), non fatta di pietre, ma di carne viva, di un cuore che Dio intende prendere come Suo tempio, la Vergine della profezia di Isaia.

Nell’Ave Maria pronunciata in greco al Chaire (Ave) segue Kecharitomene, cioè “piena di Grazia”.

E’ talmente grande il compito che l’Angelo aggiunge “non temere”. C’era infatti di che temere, perché essere la madre del Re universale, essere la madre del Figlio di Dio, è roba davvero grossa! Un peso al di sopra delle forze finite di un essere umano! Così l’Angelo le dice: “Non temere!” Sì, tu porti Dio, ma Dio porta te. Non temere!

“Questo tuo figlio sarà un segno di contraddizione, una spada trafiggerà il tuo cuore”. Da subito avrebbero potuto lapidarla come adultera, ma San Giuseppe fu lui pure pieno di Grazia e la tenne con sé fidandosi di Dio, senza paura.

La festa dell’Annunciazione è bellissima e propizia per preparare la Settimana Santa. Sarebbe triste perderne la Grazia.

R.S.

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3 commenti su “25 Marzo: Festa dell’Annunciazione, Esperienza di Grazia. Tristemente Sottovalutata…R.S.”

  1. Gabriela Danieli

    Maria, in questo giorno in cui sei diventata la SS. Madre di Dio, Ti supplichiamo di farci la grazia di poter festeggiare la S. Pasqua del Tuo figlio Gesù attraverso un sacerdote che celebri l’Eucaristia “valida” in comunione con la Santa Romana Chiesa, che, a tre anni della morte dell’ultimo vero papa BXVI, ancora manca del suo legittimo successore.

    https://youtu.be/DuZG0-dRjfs?is=mj4n7g2CXoNSfa4z

  2. La Signora di tutti i popoli

    Ave Maria…
    … tanti sono attratti dalle parole degli uomini di questa terra! Ma noi oggi ripensiamo ad alcune parole che vennero dal cielo e le riscopriamo ogni volta che teniamo in mano una Corona di rose, per finire attratti da un amore celeste e così stringiamo forte nel palmo un piccolo Crocifisso, perchè non scappi dal nostro povero amore! E, con un pensiero gioioso, sfioriamo ogni grano con una lode: “Ave o Maria!”. 
    Non si può godere di questa gioia se non amiamo Gesù e Maria, e non si può amarli se non ci accorgiamo del prezioso amore per noi di un Dio fatto uomo e di Sua Madre! Cerchiamolo dunque questo tesoro: non abbiamo forse brama di ricchezza eterna?
    ———–
    Ma ecco Gabriele: è chino dinanzi a una anima che non conosce peccato:  “Ave Maria!”
    Chiudiamo gli occhi ed ascoltiamo attoniti il Suo saluto angelico dalle vibrazioni spirituali per noi altissime.
    E c’è Lei! Una Fanciulla, Maria, è davanti a Gabriele col suo “sì” verecondo. Per santa intuizione vediamo che non è in ginocchio davanti a quell’Angelo sfavillante. No! Di Lei solo gli occhi azzurri sono pudìchi e bassi ma il capo è eretto e il corpo pieno di grazia.
    È invece Gabriele sgomento, un Angelo possente mai vinto in battaglia! Incredibile a dirsi: si smarrisce davanti ad una creatura, in una inaspettata visione di una giovane donna. É turbato, e non per il viso bello che nessun angelo ebbe o per le grazie perfette: è soggiogato da una Grazia più che umana che avvolge Maria. É una piccola creatura, ma in ordine di Grazia Lei lo supera in grandezza: l’Angelo è davanti alla Santità perfetta e Lui si inchina a Dio riflesso da Lei!
       
    A stento sostiene lo splendore divino, Gabriele, e piega le ginocchia del Suo spirito avvinto d’amore per una Luce vista soltanto nel più alto dei Cieli.  Egli adora prostrato l’Immenso che trabocca da Lei, mentre le palpebre angeliche lo riparano appena da uno sguardo di Grazia purissima.
    E noi uomini di umile materia? Solo a mirare con gli occhi del cuore siffatta visione, a noi la mente s’inebria e l’anima è d’amore ammalata: la purezza perfettissima di Maria in quale donna la abbiamo mai incontrata?
    Non ci sfugge certo la Sua bellezza sotto quei biondi capelli raccolti, nè la perfezione delle forme velata da pudìchi abiti verginali: ma Ella é molto di più. È la dolcezza di un Dio fatta carne, fatta donna: in Lei c’è la rara essenza dell’Amore divino che la sua umanitá cristallina fa percepire agli occhi dell’anima e che la preghiera trasfigura in beatitudine. Lei ama come nessuno potrebbe mai e sì, è così dolce nell’amore, che prese il cuore di un Dio che fu implacabile con intere città e geloso persino di idoli di pietra senza anima.
    Lei, col suo sguardo da sogno, piega l’ira di un Dio offeso dall’orgoglio umano, Colui la cui potenza acceca chi alza gli occhi e il cui Nome fa tremare, ed è proibito solo sussurrare!
    Ma Maria, che è Regina del Cielo, sulla terra ci chiama suoi figli e col Suo sorriso ci vince in amore, tanto che ritorniamo bambini e puri di cuore.
    ———–
    Che bello recitare il Rosario e vederTi con in braccio il Bambino, sempre attenta alle mie parole e al mio dolore. Ascolti i miei Ave innamorati che non riescono a stare dietro ai battiti del mio cuore felice, che vola a Te, che adora il Bimbo: “quanto sei bella Maria” ti dice, e a Te, piccolo Gesù: “Ti voglio bene!”
    Tante piú sono le Ave Maria, quanto più il mio cuore si infiamma: non dieci, nè cinquanta: neanche mille bastano le Ave d’Amore! È vero, non bastano mai e ogni giorno aspetto con una corona in mano che venga l’ora di entrare nel Tuo giardino di rose. Il Rosario è la scusa per rivedere Te e, mentre impaziente il mio Angelo è giá in ginocchio, io Ti venero innamorato di Te e del Tuo Bambino! Ma è poco: perchè se adoro te o Croce che porti alla morte, allora io devo adorare Te o Maria che porti in seno la Vita!

    Non dalle labbra ma dall’anima le mie Ave Ti cercano e il cuore arde nella lode a Dio: le ginocchia poggiano su una nuvola, le mani si incrociano fondendosi con la Corona… mentre le lacrime scorrono lievi in un’estasi dolce e segreta!

    Maria, Maria!…
    …se il Tuo nome incanta il cuore piú arido e scioglie di gioia il granito piú duro, solo Tu puoi addolcire lo sguardo severo del Padre e far gioire il Figlio che, prima e per Te, uscì dal sepolcro! Il Verbo che disse parole di vita innanzi a te canta inni d’amore. Persino lo Spirito, che Ti conobbe o Maria, e in Te fu Tuo Figlio, Ti abbraccia nella Sua brezza leggera dalla Tua Grazia invaghito, scambiando i Tuoi occhi profondi per l’azzurro del Cielo infinito.
    Oh che Figlio hai donato, Maria: la Tua bellezza e la Tua purezza hai trasfuso in Lui. È un Dio di carne, eppure è di amore infinito che l’universo immenso Ti invidia, perchè nè le galassie nè gli abissi profondi potranno mai contenere. Invece eccoLo: è tutto lí, nel Tuo seno dolcissimo di vergine santa. Tu sola Lo meritasti, Tu sola Lo avesti perchè Tu sola potevi arginarne la potenza e contenerne la gloria!
    Ave o Maria!

  3. Aggiungo che qui al Sud si fanno i falo’ della Annunziata proprio 6 giorni dopo quelli per San Giuseppe.

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