Gesù, e l’Attualità delle Conseguenze della Resurrezione di Lazzaro, oggi. R.S.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, un amico fedele del nostro blog. R.S. che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul brano del Vangelo che abbiamo ascoltato ieri. Buona lettura e diffusione.
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GESU’ E L’ATTUALITA’ DELLE CONSEGUENZE DELLA RISURREZIONE DI LAZZARO   

Gesù fu condannato a morte con l’accusa di essere un bestemmiatore. Non “bestemmiava” Dio, ma gli fu rivolta l’accusa di aver bestemmiato l’interpretazione di Dio religiosamente e politicamente corretta del suo tempo: quella condanna è un segno dei tempi, potremmo dire “sinedrialmente”.

Il sinedrio vuole condannare legalmente Gesù e per farlo coinvolge dei falsi testimoni che però si contraddicono tra loro. Allora Caifa, sommo sacerdote, chiede direttamente a Gesù se è lui il Cristo, che gli cita la profezia (Dn 7,13):

“Ti scongiuro per il Dio vivo di rispondere, diccelo: sei tu il Cristo, Figlio di Dio benedetto?” (Mt 26,63; Mc 14,61).

“Sì, lo sono; e vedrete il Figlio dell’uomo assiso alla destra della potenza di Dio venire sulle nubi del cielo”.

“Ecco: Ha bestemmiato! Non servono testimoni. Avete sentito? È reo di morte!”.

Vi echeggia anche Es 3,14: “Io sono colui che sono” e anche “Tu l’hai detto; anzi io vi dico…” (Mt 26,64). Gesù non contraddice Caifa e la realtà delle cose la fa dire proprio a lui!

In San Luca c’è questo botta e risposta: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?” “Voi stessi dite che Io sono”. (Lc 22,70)

La risposta di Gesù è compresa teologicamente da Caifa in tutta la sua portata. L’umanità di Gesù, rivelatrice del Dio invisibile, esplicita anche la vera divinità di Gesù. E’ molto attuale questa commistione tossica tra politica e religione: su base religiosa si condanna e su base politica si trasforma la condanna morale in esecuzione legale.         

Sacerdoti e  dottori della Legge hanno bisogno di …Cesare. Pilato, rappresentante dell’imperatore, tergiversa in diversi modi, dai più diplomatici (liberare un prigioniero per la Pasqua o coinvolgere Erode quale re della Galilea) ai più cruenti (flagellazione), ma si ingarbuglia: il problema rischia di diventare proprio la fedeltà di Pilato a Cesare:

”Se rimetti costui non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re si mette contro Cesare”.

“Devo crocifiggere il vostro re?”. Risposta: “Non abbiamo altro re che Cesare”.

Non sfugga questo passaggio delicatissimo:  la “fede” dei Giudei ha abdicato, perchè il re è Cesare e lo scettro e il trono non sono più di Giuda. A questo conduce il calcolo, quando prende il posto della fede chiamata ad accorgersi che Gesù è veramente il Messia atteso. La risurrezione di Lazzaro diventa la circostanza di questa tragica svolta.   

Non è solo una questione politica, ma teologica. Anche Marta (anche l’ebraismo) infatti credeva alla risurrezione della carne alla fine dei tempi. Il Cristo però introduce la novità: la risurrezione dello spirito, ancora da vivi. E per dimostrare che Lui può (“Io sono la risurrezione”), Gesù risuscita l’amico Lazzaro -per il quale umanamente Gesù si commuove e piange.  Se Gesù (vero uomo e vero Dio) può anticipare quello che avviene alla fine dei tempi per la carne, tanto più è vera -fin da subito- la risurrezione che restituisce la vita spirituale a chi vive nella carne, ma è morto dentro. 

Se non si sa andare al di là delle ragioni dei corpi, si resta veterotestamentari, come Marta, mentre la parte migliore la intende Maria: non si può morire o restar morti nello spirito per soddisfare semplicemente la carne.  Anche facendo camminare il paralitico Gesù opera il miracolo per dire che Lui può rimettere i peccati, che è solo di Dio ed è molto più difficile (impossibile all’uomo) che compiere prodigi a beneficio della carne… Ma perché gli increduli credano, Gesù li stupisce con il miracolo carnale, effimero e fine a sé stesso se restasse solo al soddisfacimento dei bisogni materiali.

Gesù che pubblicamente risuscita Lazzaro nel sepolcro da quattro giorni è incompreso nella sua novità teologica e perciò diventa un problema politico per una religione compromessa con il mondo. ”Verranno i Romani e ci toglieranno “il luogo” (cioè il tempio) e la nazione” (Gv 11,48). Il sommo sacerdote vuole difendere la legge e il tempio come religione, insieme al propro potere e al quieto vivere del popolo. C’è di mezzo qualcosa di nuovo: il vecchio culto del tempio di pietra è giunto al termine. È giunta l’ora della vera adorazione di Dio “in spirito e verità”, ma Caifa non è pronto: ”Non capite nulla; non capite che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo e non vada in rovina la nazione intera” (Gv 11,50). Parole che Caifa misteriosamente pronuncia ispirato dalla sua carica di sommo sacerdote e non da se stesso. Dio a quanto pare parla tramite i sacerdoti anche quando sbagliano. L’indegno interprete della carica compie le Scritture: “Sulla cattedra di Mose si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere!” (Mt 23,2).

Caifa è “profeta” pur agendo politicamente, ragionando secondo il mondo e il pragmatismo della concretezza. Infatti la morte di un singolo (in croce) opera davvero la salvezza di un popolo che supera le ristrettezze di un’esclusiva.

ll “male minore” mondanamente apprezzato da chi ragiona da terra, rimpicciolisce davanti alla sapienza di Dio che la osserva dal Cielo. Gesù redime tutta l’umanità in una “funzione vicaria” che eccede i confini di chi si è impadronito di YHWH. I figli di Dio dispersi sono tutti i figli di Abramo nel significato inteso da San Paolo.

L’iscrizione “re dei Giudei” del titulus crucis fatto redigere da Pilato (con l’acronimo ebraico YHWH !) diventa scandalosamente rivelatrice del mistero. Un sommo sacerdote compromesso con il mondo, capofila di un sinedrio che incita il popolo ad indicare per unico Re l’imperatore pagano (diminuendo l’alleanza con Dio), dice la verità, profeticamente sul Servo Sofferente del sacrificio di croce. Un potere religioso inadeguato a servire Dio, fa crocefiggere ai poteri mondani il Messia, ricalcando tutto quello che riporta la Parola di Dio (es. Salmo 22).

Oggi anche la Chiesa-Sposa vive le stesse svendite mercanteggiate al compromesso politico, sinedriale e sinodale.  

Si possono usare anche gli abiti religiosi per torturare la fede in Dio. O vestire panni politici per manipolare le leggi.

Il Messia delle Scritture può essere conteso, preteso, disatteso, frainteso, malinteso, inatteso… Usato e non adorato.

Nel breve volgere della storia i giochetti falliscono e la città dell’uomo, divenuta Babilonia, è distrutta con il suo tempio rimasto vuoto. Invece la Gerusalemme celeste scende dal Cielo, Sposa del Cristo risorto, abitata dal suo Corpo mistico. 
R.S.
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