Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla vera carità. Buona lettura e diffusione.
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SOLIDARIETA’ : NUTRIAMO I CORPI, MA DIMENTICHIAMO LE ANIME ?
La carità sembra avere un solo volto: quello dell’aiuto materiale. I mass media parlano continuamente di sostegno ai poveri, accoglienza dei migranti, interventi umanitari e aiuti economici. Tutto questo è giusto e necessario. Ma manca qualcosa di essenziale.
Quasi mai si parla delle opere di misericordia spirituale e, in particolare, dell’evangelizzazione. Eppure, nella visione cristiana, questa non è un’aggiunta secondaria, ma il cuore stesso della carità.
La Scrittura è molto chiara. Gesù stesso afferma: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4).
E ancora, rivolgendosi alla folla, ammonisce: “Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (Gv 6,26). È un richiamo forte: non basta sfamare il corpo, bisogna nutrire anche l’anima.
Il mandato di Cristo è esplicito: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19) e “proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15).
Anche san Paolo lo ribadisce con forza: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1Cor 9,16) e “la fede viene dall’ascolto” (Rm 10,17). L’annuncio, quindi, non è facoltativo: è essenziale.
Già i Padri della Chiesa avevano compreso questa verità.
Sant’Agostino insegnava che la carità più grande consiste nel condurre qualcuno alla verità.
San Gregorio Magno distingueva tra chi nutre il corpo e chi nutre l’anima, ricordando che l’annuncio di Dio è un dono superiore.
Anche San Giovanni Crisostomo e San Basilio Magno sottolineavano che l’aiuto materiale è importante, ma non può sostituire la guida spirituale verso la salvezza.
Certo, il Vangelo afferma: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Ma questo amore non si limita all’assistenza materiale.
San Paolo avverte: “Se anche dessi in cibo tutti i miei beni […] ma non avessi la carità, a nulla mi gioverebbe” (1Cor 13,3). La vera carità include anche il desiderio che l’altro incontri Dio.
Il rischio oggi è evidente: ridurre la carità a semplice solidarietà sociale. Dare sempre pane senza annunciare il Vangelo significa fermarsi a metà strada. Si aiuta il corpo, ma si dimentica l’anima. Eppure Gesù ricorda: “Quale vantaggio ha un uomo se guadagna il mondo intero, ma perde la propria anima?” (Mc 8,36).
Un ulteriore rischio emerge quando la carità viene ridotta solo alle opere materiali: si finisce per trasmettere implicitamente l’idea che bastino le buone azioni per salvarsi. È una visione che ricorda quella di chi pensa di potersi salvare senza una vera conversione, confidando soltanto nelle proprie opere. Ma il Vangelo invita a qualcosa di più profondo: non solo fare il bene, ma entrare in una relazione viva con Dio. Senza questo passaggio, si rischia di costruire una religione “a misura d’uomo”, un Dio adattato alle proprie idee, invece di accogliere la verità che salva. La carità cristiana, invece, non si limita all’azione esterna, ma nasce da una fede autentica e conduce alla salvezza.
Le opere di misericordia corporale e spirituale non sono in opposizione: devono camminare insieme. Tuttavia, senza l’annuncio, la carità perde il suo centro. Perché, come insegna la Scrittura, Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4). E questa salvezza passa anche attraverso l’annuncio del Vangelo.
La carità più grande, dunque, non è solo aiutare a vivere meglio, ma aiutare a vivere per sempre.
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1 commento su “Solidarietà. Nutriamo i Corpi, ma Dimentichiamo le Anime? Cinzia Notaro.”
Appello ai sacerdoti:
Se davvero la vostra prima legge è la salvezza delle anime, uscite da quel covo di demoni che è la Babilonia in vaticano, e venite a celebrare la s Eucaristia valida nelle nostre case almeno a Pasqua, in obbedienza all’ultimo vero papa Benedetto XVI, che mai ha abdicato.
Certo è, che di fronte alle foto e ai video documentali del 1995 che mostrano Robert Prevost in adorazione alla Pachamama, NOMINA IL NOME di CRISTO-DIO INVANO chiunque si ostina a riconoscerlo Suo vicario e capo della Sua Chiesa.
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