Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo artciolo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e diffusione.
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Mons. Viganò: «scisma, eresia e negazione dell’Incarnazione sono elementi distintivi dell’Anticristo»


Recensione
al saggio di Investigatore Biblico e Saverio Gaeta, «La Bibbia come Dio comanda. Le Sacre Scritture tradotte o tradite?» Piemme Editore
Dinanzi alla crisi che da decenni affligge la Chiesa Cattolica, è con profonda gratitudine che accolgo l’invito a redigere una recensione al saggio La Bibbia come Dio comanda. Le Sacre Scritture tradotte o tradite? Una domanda che non è mera provocazione accademica, ma un grido di allarme contro l’assalto subdolo che minaccia l’integrità della Parola di Dio, affidata alla Chiesa per la salvezza delle anime.
L’autore, l’Investigatore Biblico, in collaborazione con Saverio Gaeta, ha intrapreso un’indagine rigorosa e coraggiosa, smascherando le distorsioni introdotte nelle traduzioni ufficiali della Sacra Scrittura approvate dalla Conferenza Episcopale Italiana, in particolare quelle del 1974 e del 2008. Queste versioni, influenzate da un distorto concetto di ecumenismo e da una teologia di matrice protestante che tace o adultera la Verità cattolica, costituiscono la prova di un piano deliberato per oscurare la divinità di Cristo, sminuire il peccato originale, spersonalizzare il demonio e ridurre il ruolo salvifico della Beatissima Vergine Maria.
Ed è questa, a ben vedere, l’essenza stessa del Modernismo, l’eresia che applica all’esegesi biblica il metodo storico-critico figlio dell’Illuminismo e del Razionalismo moderno.
Tale approccio contraddice il Magistero Cattolico in diversi aspetti fondamentali.
Innanzitutto, esso nega la divina Rivelazione tramandata attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione, sostituendovi una fede che deriva da un’esperienza soggettiva interiore, il che mina l’autorità oggettiva del Magistero ecclesiastico. In secondo luogo, tratta i dogmi come interpretazioni umane mutevoli nel tempo, anziché come verità immutabili discendenti da Dio, contrastando l’insegnamento della Chiesa sull’ispirazione divina e sull’inerranza della Bibbia.
Infine, incorpora elementi di agnosticismo, relativismo e immanentismo, che riducono il soprannaturale a fenomeni storici o psicologici, configurandosi come una «sintesi di tutte le eresie» secondo la condanna espressa da San Pio X nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis (1907) e nel decreto Lamentabili (1907). È significativo rilevare che Vladimir Soloviev, nel suo Il racconto dell’Anticristo presenta l’uomo della perdizione come un esegeta esperto, un erudito che utilizza l’interpretazione della Sacra Scrittura in modo volutamente ambivalente per promuovere le sue idee ingannevoli. In questo, i neo-modernisti della chiesa sinodale non hanno inventato nulla di nuovo.
Non dimentichiamo che gli elementi distintivi dell’Anticristo sono lo scisma, l’eresia e la negazione dell’Incarnazione e con essa la negazione della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana, Corpo Mistico di Gesù Cristo. Negando il Verbo Incarnato, egli nega anche l’opera redentrice del divino Messia e la Sua suprema e universale Regalità, nel tentativo infernale di usurparGli quella Signoria che Nostro Signore restaurerà alla fine dei tempi con il Suo totale trionfo su Satana.
Così facendo, il nemico del genere umano cerca di legittimare il regno tirannico che instaurerà sulla terra presentandosi come falso messia e pretendendo di farsi adorare al posto di Dio. E questo è lo scopo precipuo della Massoneria, di quella Sinagoga di Satana (Ap 2, 9 e 3, 9) che ormai pubblicamente rivendica di essere la principale fautrice dell’avvento dell’Anticristo: secondo il messianismo sionista, ne sarà triste presagio l’edificazione del Terzo Tempio in Gerusalemme.
Non possiamo ignorare che le manipolazioni dei testi biblici da parte della Conferenza Episcopale Italiana non sono casuali. Esse fanno parte di un più vasto disegno, orchestrato da quella deep church che, in alleanza con poteri secolari del deep state e più in generale con il pensiero relativista, cerca di trasformare la Fede in un vago umanesimo, privo della sua forza soprannaturale e soprattutto incentrato sull’uomo che si fa dio in opposizione al Dio Incarnato.
Le traduzioni moderne, con il loro linguaggio orizzontale e «inclusivo», manomettono il testo sacro per adattarsi alla sensibilità contemporanea, eliminando versetti scomodi e alterando significati teologici fondamentali. È un tradimento che riecheggia l’antico serpente, il quale distorce la Parola per condurre l’uomo alla rovina. Manomettere il testo sacro significa manometterne il divino Autore, considerando meramente umana la Parola di Dio; estromettendoLo dall’opera della Rivelazione, anzi facendo blasfemamente di Lui, Verbo eterno del Padre, l’autore della menzogna, quando è proprio Satana ad essere omicida e mentitore sin dal principio (Gv 8, 44), l’odiatore implacabile della Verità, che è attributo coessenziale di Dio.
Non è un caso che la chiesa conciliare-sinodale si distingua dalla vera Chiesa di Cristo per la sua deliberata volontà di evitare la chiarezza propria al lessico teologico e alla lingua latina: è sull’equivoco, sul plausibile, sull’apparente che si gioca la partita truccata del nemico. E lo sentiamo quasi dire, parafrasando le parole di Nostro Signore: Sia il vostro parlare «Quasi, forse, circa, in un certo modo», perché la chiarezza del linguaggio viene da Dio.
Esorto Vescovi, sacerdoti e laici a meditare queste pagine con spirito soprannaturale e vigilante. Solo tornando alla purezza della Scrittura, libera da contaminazioni moderniste, potremo resistere all’apostasia dilagante e preparare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, come promesso a Fatima. Che il Signore illumini quanti, come l’Autore, hanno il coraggio di difendere la Verità immutabile contro le potenze delle tenebre.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
10 Marzo 2026
Ss. Quadraginta Martyrum
Feria III Hebd. III Qadragesimæ
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13 commenti su “Viganò: le Manipolazioni dei Testi Biblici da parte della CEI non Sono Casuali. Deep Church all’Opera.”
Cara Crio,
la ringrazio davvero per il suo intervento: è evidente che nasce da un amore sincero per la Chiesa, e questo è il punto più importante, che condivido pienamente.
Capisco bene la sua preoccupazione: il rischio di confusione, soprattutto in un tempo di formazione debole e diffusa superficialità, è reale. Non va negato né sottovalutato. Anche la storia della Chiesa, come lei ricorda, conosce momenti di crisi, tensioni interne, errori e perfino tradimenti. I “Giuda” non mancano, e non mancheranno.
Proprio per questo, però, è necessario tenere insieme due verità, senza sacrificarne una a favore dell’altra.
La prima:
è vero che alcune traduzioni possono creare difficoltà e che, pastoralmente, sarebbe sempre auspicabile accompagnarle con una solida catechesi. Su questo sono pienamente d’accordo con lei: oggi questa esigenza è spesso disattesa.
La seconda, però, è altrettanto importante:
una traduzione non è immutabile per il solo fatto di essere stata usata a lungo. La Chiesa, lungo i secoli, ha sempre ritradotto, precisato, corretto, non per cambiare la fede, ma per esprimerla con maggiore chiarezza. È accaduto con la Vulgata, con le lingue moderne, e continua ad accadere.
Quanto al Padre nostro, le confesso con semplicità che anche a me la nuova formulazione non convince del tutto sul piano espressivo e spero che presto si possa recitare anche nella liturgia come lo recito nel privato. Tuttavia, sono convinto che essa non nasce per insinuare che Dio “abbandoni”, ma per evitare una possibile ambiguità della forma precedente. Si può discutere se la scelta sia riuscita o meno; ma l’intenzione resta linguistica e pastorale, non dottrinale.
Il punto decisivo, però, è questo:
non possiamo dedurre automaticamente da una difficoltà traduttiva l’esistenza di un disegno di deviazione della fede. Questo passaggio è molto delicato, perché rischia di generare una sfiducia generalizzata verso la Chiesa visibile.
Lei richiama giustamente il fatto che il Maligno opera e che esistono tentativi di infiltrazione: la tradizione spirituale lo riconosce. Ma proprio per questo la Chiesa non ci invita a vivere nella sospettosità permanente, bensì in una vigilanza unita alla fiducia.
E qui entra la promessa di Cristo:
la Chiesa può attraversare crisi anche gravi, può essere ferita, può essere purificata — ma non può essere, nel suo insieme, ingannata fino a perdere il deposito della fede. Su questo dobbiamo restare saldi.
Perciò, mi permetta una breve sintesi:
• sì, serve più formazione (e su questo lei ha perfettamente ragione)
• sì, alcune scelte possono essere legittimamente discusse
• sì, il tempo che viviamo è complesso
ma allo stesso tempo:
• non ogni cambiamento è un tradimento
• non ogni difficoltà è segno di deviazione
• e non possiamo leggere la vita della Chiesa solo con la chiave del sospetto
La vera fedeltà, oggi come sempre, non consiste nel diffidare sistematicamente, ma nel rimanere ancorati a Cristo, alla Tradizione viva e alla Chiesa, anche quando non tutto è chiaro o perfetto.
E, come lei dice bene, la scelta decisiva è personale: restare fedeli. Ma la fedeltà cristiana non si costruisce contro la Chiesa, bensì dentro la Chiesa, anche nelle sue fatiche.
Con stima sincera.
Che dalla Chiesa che Gesù affido’ a Pietro, vengano cacciati gli impostori ed i demoni come Gesù caccio’ i mercanti dal Tempio. Che lo Spirito Santo illumini e dia coraggio e parola a quegli uomini in Talare che ancora pavidi non gridano alla difesa della Verità Una ed Una Sola. Che Dio protegga chi dentro e fuori la Chiesa si opera per ripristinarLa. Guai a chi crede di poter offendere impunemente la SS MARIA nel suo Ruolo di Corredentrice ed unica nostra Via di salvezza. Guai a chi crede di poter commettere impunemente blasfemie !
L’Arcivescovo Viganò — scomunicato latae sententiae per la sua ostinazione nell’attribuire pretestuosamente al Sacro Concilio Vaticano II tutti i mali della Chiesa di oggi, con tale demonizzazione che si traduce in un rigetto (di fatto) del Magistero dei legittimi Romani Pontefici degli ultimi 70 anni — ora si straccia le vesti perché la Conferenza Episcopale Italiana avrebbe — udite udite! — ‘distorto e manipolato’ la Bibbia.
Per quanto alcune traduzioni possano (fisiologicamente…) risultare migliorabili e aperte a un’attenta disamina per non deviare dallo spirito e dal senso originale delle Sacre Scritture, da qui a fare di queste (eventuali) imperfezioni una ‘pietra dello scandalo’ per fare tabula rasa della storia della Chiesa dagli anni ’60 in poi ce ne passa! O ce ne dovrebbe passare…
Sarebbe come portare a rottamare un’auto per uno specchietto piegato o un segnino nel paraurti…
Ribadisco: rispetto all’enorme iniquità nell’attribuire l’infondata accusa di ‘eresia modernista’ a un concilio ecumenico pienamente legittimo (e quanto mai necessario per guidare la Chiesa attraverso le tante insidie del mondo di oggi), tali lievi sfumature di significato nella resa di alcuni passaggi biblici sono francamente quisquilie insignificanti.
Il Vangelo (ben tradotto! v. Luca 6, 41) ammonisce chi ha una trave nell’occhio a non guardare alla pagliuzza nell’occhio del vicino.
Qui invece, per dirla con un detto popolare, è il caso del bue che dà del cornuto all’asino…
La recensione di mons. Viganò al volume La Bibbia come Dio comanda di Investigatore Biblico e Saverio Gaeta presenta un’impostazione retoricamente suggestiva ma teologicamente fragile. L’argomentazione segue infatti uno schema ricorrente: si individuano alcune scelte traduttive discutibili nelle versioni bibliche della CEI e da esse si deduce l’esistenza di un vasto progetto ecclesiale volto a adulterare la Parola di Dio.
Il problema è che tra il primo e il secondo passaggio non esiste alcuna dimostrazione logica.
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1. Una premessa già incompatibile con la fede cattolica
La tesi di fondo della recensione è che la cosiddetta “chiesa conciliare” avrebbe deliberatamente alterato la Scrittura per piegarla a un progetto teologico modernista.
Ma questa tesi implica una conseguenza gravissima:
che la Chiesa visibile — vescovi, conferenze episcopali, autorità dottrinali — sia diventata nel suo insieme veicolo di corruzione dottrinale.
Ciò equivale a negare l’indefettibilità della Chiesa promessa da Cristo:
«Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18).
Se l’intera struttura ecclesiale potesse organizzare un piano sistematico di adulterazione della Scrittura, allora la promessa di Cristo sarebbe fallita.
È questo il vero nodo della questione.
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2. La Chiesa non ha mai sacralizzato una traduzione
Uno dei presupposti impliciti dell’argomentazione è che la fedeltà alla Bibbia consista nella conservazione di una determinata traduzione tradizionale.
Ma la storia della Chiesa dimostra l’opposto.
San Girolamo tradusse la Bibbia in latino proprio perché le traduzioni precedenti erano imperfette.
La Vulgata fu essa stessa una revisione critica delle versioni precedenti.
Se si applicasse il criterio implicito di Viganò, si dovrebbe accusare anche Girolamo di “tradire la Scrittura”.
La tradizione cattolica ha sempre distinto tra:
• testo rivelato
• traduzione storica
Confondere le due cose significa cadere in una forma di fondamentalismo biblico estranea alla tradizione cattolica.
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3. I versetti citati non dimostrano alcuna manipolazione dottrinale
Gli esempi addotti dall’Investigatore Biblico mostrano in realtà quanto sia complesso tradurre testi antichi.
Giovanni 10,38
CEI:
«perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre».
Alcuni manoscritti riportano invece:
«sappiate e crediate».
Ma entrambe le lezioni affermano la stessa realtà teologica: l’unità tra il Padre e il Figlio.
È quindi impossibile sostenere che la divinità di Cristo sia stata oscurata.
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Matteo 1,20
CEI:
«il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo».
Questo testo afferma esplicitamente l’origine soprannaturale del concepimento di Gesù.
Non vi è alcuna attenuazione dell’Incarnazione.
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Luca 1,49
«Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».
La discussione riguarda la resa di una preposizione.
Ma nessuna traduzione cattolica riduce il ruolo della Vergine Maria né nega la sua maternità divina.
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Isaia 14,12
CEI:
«astro del mattino».
La Vulgata traduceva “Lucifer”.
Il testo ebraico originale indica un astro luminoso.
La tradizione cristiana ha applicato questo passo a Satana in senso tipologico.
La CEI privilegia il senso letterale storico.
Non cancella affatto il demonio.
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Matteo 6,13
«non abbandonarci alla tentazione».
Si tratta di una scelta pastorale – molto discutibile e per me inutile – per evitare l’equivoco che Dio tenti al male.
Anche qui non cambia la dottrina.
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4. Il salto retorico
Da queste differenze traduttive Viganò deduce:
• infiltrazione massonica
• progetto anticristico
• apostasia universale
Ma tale conclusione non è dimostrata.
È semplicemente un’interpretazione ideologica dei dati.
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5. Il paradosso della polemica
Paradossalmente, nel tentativo di difendere la Bibbia, la posizione di Viganò finisce per assumere tratti tipici del fondamentalismo protestante:
• sospetto verso la ricerca esegetica
• identificazione della fede con una traduzione
• contrapposizione tra Scrittura e autorità ecclesiale.
La tradizione cattolica ha sempre insegnato invece che la Scrittura vive nella Chiesa.
Come afferma Sant’Agostino:
«Io non crederei al Vangelo se non mi muovesse l’autorità della Chiesa cattolica».
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Conclusione
È legittimo discutere singole scelte traduttive.
È legittimo anche criticare alcune opzioni della CEI.
Ma trasformare tali discussioni in prova di una gigantesca apostasia ecclesiale significa abbandonare il terreno della teologia per entrare in quello della polemica ideologica.
La Parola di Dio non è stata affidata a investigatori solitari né a teorie di infiltrazione, ma alla Chiesa fondata da Cristo.
E difendere la Scrittura contro la Chiesa che l’ha custodita, canonizzata e trasmessa per duemila anni non significa proteggere la Rivelazione: significa minarne il fondamento stesso.
Carissimo confratello,
che ne dice di questo?
https://investigatorebiblico.wordpress.com/2025/09/01/indizio-335-la-bibbia-cei-2008-ha-censurato-definitivamente-la-divinita-di-cristo-lo-scandaloso-caso-di-filippesi-26a-di-ib/
https://investigatorebiblico.wordpress.com/2025/04/09/clamoroso-domenica-delle-palme-con-eresia-ariana-e-luterana-la-cei-2008-e-il-tradimento-di-filippesi-26-di-ib/
E se legge tutto il libro ce ne sono tanti altri…
Cordialità!
Caro confratello,
grazie per i materiali che mi hai inviato: li ho letti con attenzione. Proprio per questo mi permetto una risposta franca, ma fraterna, anche se per certi aspetti preferisco la versione precedente.
Il punto centrale – Filippesi 2,6 – è tra i testi più studiati di tutto il Nuovo Testamento, e non certo da oggi. Il greco originale dice:
«ἐν μορφῇ θεοῦ ὑπάρχων… τὸ εἶναι ἴσα θεῷ»
cioè: “essendo in forma di Dio… l’essere uguale a Dio”.
Ora, due osservazioni decisive:
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1. La divinità di Cristo non è in discussione nel testo
Anzi, è proprio questo passo a fondarla.
La tradizione esegetica – cattolica ma anche largamente accademica – riconosce che qui Paolo attribuisce a Cristo una condizione divina:
• “in forma di Dio”
• “uguale a Dio”
Quindi l’accusa di “censura della divinità” è, oggettivamente, infondata: il testo greco la afferma chiaramente.
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2. Il problema non è “censura”, ma traduzione possibile
Il nodo è la parola ἁρπαγμός (harpagmós), difficilissima da rendere.
Può significare:
• “qualcosa da afferrare”
• oppure “qualcosa da trattenere gelosamente”
Per questo esistono diverse traduzioni legittime. Tradurre implica sempre una scelta tra più significati possibili.
Dunque:
non siamo davanti a una manipolazione
ma a una scelta traduttiva tra opzioni filologicamente ammesse
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3. La CEI 2008 non nega la divinità di Cristo
Il senso del testo resta identico:
Cristo:
• è in condizione divina
• ma non vive questa uguaglianza come possesso da esibire
• bensì si “svuota” (kenosi)
Questa è esattamente la fede della Chiesa:
non perdita della divinità, ma abbassamento volontario.
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4. Errore metodologico dell’“Investigatore”
Qui sta il vero problema.
Si prende:
• una variante traduttiva
e la si trasforma in:
• prova di eresia sistematica
Ma così si ignora:
• la complessità del greco
• la storia dell’esegesi
• il consenso degli studiosi
• e soprattutto l’insieme della Scrittura
È un approccio ideologico, non scientifico.
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5. Conclusione chiara
Filippesi 2,6:
• non è stato “censurato”
• non è stato “tradito”
• non è stato “arianizzato”
È semplicemente uno dei testi più profondi e complessi del Nuovo Testamento, che richiede serietà esegetica, non slogan.
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Se posso permettermi una parola finale, da confratello:
la difesa della divinità di Cristo è troppo importante per essere affidata a tesi fragili.
Si difende meglio con la solidità della Tradizione e della buona esegesi, non con accuse sensazionalistiche.
Con stima sincera
Caro don…
lei scrive: “Quindi l’accusa di “censura della divinità” è, oggettivamente, infondata: il testo greco la afferma chiaramente.”
Appunto il testo greco la afferma chiaramente. Ma la traduzione CEI 2008 NO.
Scusi Don Pietro: ma non è che usa l’intelligenza artificiale? Perchè ciò che ha scritto mi pare non corrisponda a logica umana…
Con stima sincerissima…
Caro Investigatore,
la ringrazio per la replica, che leggo con attenzione e rispetto. Proprio per questo mi permetto di chiarire meglio il punto, evitando equivoci.
Lei afferma: “il testo greco afferma chiaramente la divinità, ma la CEI 2008 no”.
Ecco, qui sta il nodo.
La CEI 2008 traduce:
“pur essendo nella condizione di Dio”
Ora, mi permetta: questa espressione non nega affatto la divinità, ma traduce “ἐν μορφῇ θεοῦ ὑπάρχων”, che indica appunto una condizione reale, non apparente, partecipazione alla natura divina.
Il problema non è se Cristo sia o no dichiarato Dio (su questo siamo pienamente d’accordo), ma come rendere in italiano un testo densissimo e tecnicamente complesso.
Sul termine ἁρπαγμός, lei sa bene che:
• non ha un equivalente univoco
• è discusso da decenni (anzi, da secoli)
• ammette più rese possibili, tutte presenti nella letteratura esegetica
Dire quindi che una scelta traduttiva tra opzioni legittime equivalga a “censura” o “tradimento” è, mi permetta, un salto logico che non regge sul piano filologico.
Inoltre, una traduzione non si giudica isolando una parola, ma:
• nel contesto del versetto
• nel contesto dell’inno cristologico
• e nell’insieme della fede della Chiesa
Ora, in Filippesi 2 il movimento è chiarissimo:
• Cristo è in forma di Dio
• è uguale a Dio
• e tuttavia si svuota
La CEI 2008 questo lo conserva pienamente. Non c’è alcuna “arianizzazione”, perché non viene mai negata né attenuata la condizione divina, ma si mette in luce la kenosi.
Quanto all’osservazione sull’intelligenza artificiale (“logica umana”?), la prendo con serenità: non è la provenienza dello strumento che conta, ma la solidità degli argomenti. E su questo piano, credo che il confronto debba restare.
Mi permetta allora una considerazione finale, altrettanto franca:
la difesa della verità della Scrittura è cosa troppo seria per essere condotta trasformando ogni scelta traduttiva in un caso di manipolazione. Così si rischia non di rafforzare la fede, ma di indebolire la credibilità del discorso.
Resto comunque disponibile al dialogo, che considero sempre un bene, se resta ancorato alla serietà del testo e della Tradizione.
Con stima sincera.
„Confratello? Ma allora „don Pietro e Paolo“ ha finalmente dimostrato in SC di essere un umano e per di più un sacerdote?
Questo fatto mi deve essere sfuggito. Qualcuno mi aggiorna?
Nota: questo lo scrivo perchè se così non fosse qui si corre il rischio di ammettere nella cerchia dei, „confratelli“ (e degli umani) non solo le intelligenze artificiali che fra gli umani nulla hanno da cercare in quanto sprovviste di anima, ma anche coloro le usano abilmente ed estensivamente in maniera tale da rendersi indistinguibili dagli umani e che probabilmente nulla hanno da cercare in SC perché potrebbe venire da pensare che il loro obiettivo non sia quello di salvare le anime. Cosa che in entrambi i casi io non gradirei (non so gli tutti gli altri).
Pensieri di un „non confratello“.
Caro unaopinione,
la questione sulla “umanità” dello scrivente è curiosa, ma del tutto irrilevante rispetto a ciò di cui si sta discutendo.
Non ho nulla da aggiungere su questo piano.
Il resto, francamente, non merita oltre.
Cordiali saluti.
Da moltissimo tempo volevo farle una domanda …. sa com´è … io di guide spirituali non ne ho e cerco di orientarmi da solo. Ma questo non vuol dire che non abbia bisogno di persone competenti che ogni tanto mi chiariscano i vari dubbi che man mano incontro. E sapendo che lei è sempre ben disposto a rispodere, mi permetto di chiederle:
„Ma lei, sapendo che una persona è un satanista affermato, conclamato, sicuramente orgoglioso della propria condizione, gli darebbe mai udienza privata per discutere delle di lui e delle sue faccende e su come poterle coordinare fra di loro nel futuro?“
Ecco … una risposta a questa domanda mi aiuterebbe a meglio comprendere il suo livello di umanità non solo riguardo a questa questione particolare ma anche per quanto riguarda tutto il resto.
D`altronde …. papa Leone mi sembra che l´abbia fatto (tutti gli indizi al riguardo mi portano a pensarlo senza dubbio di errore).
E lei?
Nota: la domanda rimane valida anche se lei è convinto che papa Leone non sapeva delle qualità spirituali del sig. Escardó.
Buongiorno don Pietro, in parte condivido ma in parte no. Se le modifiche non cambiano la dottrina allora perché apportarle? La traduzione si è stabilizzata e non da ieri; e su quella traduzione i Santi non hanno incontrato problemi, e non erano già Santi. Quando ne hanno incontrati, se così vogliamo dire, si sono messi all’ opera , hanno studiato, compreso e poi spiegato a sé e agli altri. L esempio più noto di queste modifiche recenti è quello del Pater. Va spiegata, non cambiata la traduzione, di questa preghiera. Anche con la modifica non si ottiene una comprensione immediata e buona, anzi di prima impressione si ottiene il pensiero che ci sia la possibilità che Dio ci abbandoni. Ed è una tremenda assurdità , visto che siamo noi ad abbandonare Lui, mai il contrario. Fare queste modiche in un momento storico in cui la maggior parte del popolo cattolico non ha formazione o la ha misera e scadente e mai approfondita , e che molto coltiva il cristianesimo fai da te e quindi ognuno ritiene di potersi muovere alla come gli sembra di aver capito (molto protestante come approccio) ,e tristemente vale anche nel caso di tanti tanti troppi consacrati, non è la mossa ottimale a beneficio della Chiesa. E non serve che tutta la gerarchia sia per prati compromessa, basta che lo sia una buona fetta e al momento, per quanto in buona fede, questo è già. Se non va bene l impianto di Viganò, non è nemmeno buono l impianto che non tiene conto di alcune realtà e di alcuni piani che il Maligno ha verso e contro la Chiesa. La massoneria esiste e nel suo piano c’era di infiltrarsi all’ interno della Chiesa, di essere preti migliori degli stessi preti così da avere la fiducia del gregge e pian piano farlo deragliare, se non tutto almeno una gran parte. Tante eresie sono venute fuori all’ interno della Chiesa stessa, da suoi componenti che sono stati avversati da altri componenti e poi sbattuti fuori dalla Chiesa. È una mossa che è già stata usata, e che ha provocato ferite. Una battaglia già vista e che si ripresenta.
E per quanto sia che il fedele, laico o consacrato che sia, non ha l obbligo di dare credito alle rivelazioni private, quelle rivelazioni ci sono e quella di una enorme apostasia all interno della Chiesa gira da un bel po’ e ne hanno parlato anche santi sacerdoti, e santi in generale. Dio non dà le informazioni senza che ci sia motivo. Certo, le tenebre non prevarranno e questa è la promessa di Cristo, ma non ha detto che non ci sarebbero stati Giuda all’ interno della Chiesa. Ci ha confermato e promesso che indipendentemente dalla quantità di Giuda che sorgessero , non avranno la meglio sulla Sua sposa. Ma alla sposa toccherà la stessa sorte dello Sposo , non solo da fuori ma anche da dentro. Questo non va dimenticato e va tenuto in conto anche il periodo in cui accade una determinata cosa. Una traduzione che viene messa in campo in un momento storico di profonda formazione laica e consacrata ha un peso (ammesso che trovi luce e venga accettata); la stessa traduzione in un periodo storico di scarsa formazione laica e consacrata ne ha un altro e può traviare facilmente proprio per la mancanza di formazione e studio, e grazie a queste mancanze può magari facilmente vedere la luce ed essere accettata. Nemmeno questo va preso sottogamba. È rischioso non tenere a mente che Satana opera di continuo , con ogni mezzo, e con tanti che in “buona fede” finiscono a dargli man forte.
È solo la mia opinione, ma da quello che sta vedendo , pur non spalleggiando Viganò, non è da prendere sottogamba un problema che viene ad essere soprattutto grazie alle circostanze, che da come sono utili e ben combinate dubito non siano state accuratamente preparate. La Chiesa resisterà, ma c’è da vedere di essere tra quelli che sono rimasti fedeli, ed è una scelta che devono fare anche i consacrati , ma quella consacrazione non significa -purtroppo- che le scelte di tutti e ciò che scelgono di seguire e insegnare sia il deposito della Fede che la Chiesa ha e mantiene e che cerca di dare.
Crio
Investigatore Biblico, qual è il nome e quale il cognome ?
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