Due Volti dell’Amore: quello di Dio e quello del Mondo. Cinzia Notaro.  

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, Cinzia Notaro, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sui due amori che si combatttono sulla terra. Buona lettura e condivisione.

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Due volti dell’amore: quello di Dio e quello del mondo

Oggi la parola “amore” è usata ovunque, ma raramente ci si chiede che cosa significhi davvero. Esistono due modi opposti di intendere l’amore: quello secondo Dio e quello secondo il mondo. Il primo è puro, gratuito e incondizionato; il secondo è fragile, interessato e spesso egoista.

La Bibbia ci offre una descrizione chiara del vero amore:

“L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio… tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine.” (1 Corinzi 13,4-8)

Questo è l’amore secondo Dio: un amore che sa aspettare, che sa perdonare, che non cerca il proprio interesse ma il bene dell’altro. Non è un sentimento passeggero, ma una scelta quotidiana. Gesù stesso ci ha mostrato la misura dell’amore vero:

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici.” (Giovanni 15,13)

L’amore secondo Dio è dono totale, sacrificio, fedeltà. È un amore che costruisce, che dà pace, che riempie il cuore in modo profondo e duraturo. Infatti, come dice la Scrittura:

“Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.” (1 Giovanni 4,16)

L’amore secondo il mondo, invece, è spesso legato al piacere, al possesso e all’interesse personale. È un amore fragile, perché si basa sulle emozioni del momento e sulle cose materiali. Il mondo promette felicità attraverso il successo, il denaro, il piacere e l’apparenza. Ma queste sono felicità effimere, illusioni che non riempiono il cuore. Gesù ci avverte:

“Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Marco 8,36)

Le cose materiali non possono dare una pace vera e duratura. Basta poco perché chi fonda la propria gioia su di esse ritorni nella tristezza e nel vuoto. Per questo la Bibbia ammonisce:

“Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui.” (1 Giovanni 2,15)

Oggi si parla spesso di amore “libero”. Ma libero di fare cosa? Spesso si intende libertà come assenza di responsabilità: non sacrificarsi, non saper aspettare, non assumersi impegni duraturi. Si insegna ai giovani che l’importante è seguire l’istinto e soddisfare i propri desideri. Ma la Parola di Dio ricorda che

“La carne ha desideri contrari allo Spirito.” (Galati 5,17)

Il vero amore non è egoismo, non è usare l’altro per il proprio piacere. È rispetto, responsabilità e dono reciproco.

Anche nella famiglia si dovrebbe imparare cosa significa amare davvero. La Bibbia afferma:

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne.” (Genesi 2,24)
e ancora:
“Mariti, amate le vostre mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.” (Efesini 5,25)

Questo è l’amore che costruisce famiglie solide: un amore fedele, sacrificato, capace di perdono e di pazienza.

In conclusione, il mondo propone un amore facile e immediato, ma fragile e passeggero. Dio propone un amore più esigente, ma vero e duraturo. È un amore che non cerca di possedere, ma di donarsi. Un amore che non consuma l’altro, ma lo custodisce. Come dice san Paolo:

“Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che è il vincolo della perfezione.” (Colossesi 3,14)

Sta a ciascuno scegliere quale strada seguire: quella delle illusioni che lasciano il cuore vuoto, o quella dell’amore autentico che riempie e dà senso alla vita.

   Il Figlio dell’uomo troverà ancora la fede sulla terra?

 

Spesso si sente dire: “Una volta si era più felici.” Non perché il passato fosse un paradiso in terra, ma perché nella povertà e nella semplicità c’era qualcosa che oggi sembra smarrito. Nella civiltà contadina, nella vita nei campi, tra prodotti della natura e lavoro condiviso, si respiravano solidarietà, fraternità e fede. La terra non era solo fatica, ma benedizione. Come dice la Scrittura:

“Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.” (Genesi 2,15)

L’uomo era chiamato a custodire la terra, non a dominarla con avidità. I ritmi erano quelli delle stagioni:

“Finché durerà la terra, semina e raccolto, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno.” (Genesi 8,22)

C’era povertà, sì, ma spesso accompagnata dal timore di Dio e dalla fiducia nella Provvidenza. E infatti la Bibbia afferma:

“Meglio poco con il timore del Signore che un grande tesoro con inquietudine.” (Proverbi 15,16)

Le famiglie vivevano unite. I vestiti si passavano da un fratello all’altro, ci si accontentava di ciò che si aveva. Non c’era abbondanza di cose, ma abbondanza di relazioni.

“Quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!” (Salmo 133,1)

La solidarietà era concreta:

“Portate i pesi gli uni degli altri.” (Galati 6,2)

I bambini crescevano con giochi semplici, che sviluppavano abilità e fantasia. Erano custoditi nella loro innocenza. Gesù stesso ha detto:

“Lasciate che i bambini vengano a me… perché di essi è il regno dei cieli.” (Matteo 19,14)

Oggi, invece, la corsa allo sviluppo, il consumismo e la crescita delle città hanno cambiato profondamente la società. Le città sono diventate immense, ma le persone sempre più sole. Si vive fianco a fianco, ma senza conoscersi. Si corre sempre, senza tempo per se stessi e per gli altri. I rapporti diventano freddi, superficiali, talvolta ipocriti.

La ricchezza e il benessere materiale sono diventati idoli. Ma Gesù avverte chiaramente:

“Non potete servire Dio e la ricchezza.” (Matteo 6,24)
e ancora:
“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.” (Matteo 6,21)

Quando il cuore si attacca solo alle cose materiali, l’amore si raffredda. E questo è ciò che vediamo:

“Si è moltiplicata l’iniquità e l’amore di molti si raffredderà.” (Matteo 24,12)

Anche i bambini oggi sono sommersi da stimoli continui, tecnologia, immagini e informazioni che li fanno crescere troppo in fretta. Si pretende maturità senza educare al rispetto e al sacrificio. Si viziano, ma non si formano. E così si perde quella purezza che Gesù indicava come modello:

“Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Matteo 18,3)

La società moderna rischia di allontanarsi sempre più da Dio. Si parla di progresso, ma spesso si dimenticano i comandamenti. Si moltiplicano le parole, ma i cuori si svuotano. È l’immagine descritta dall’apostolo Paolo:

“Negli ultimi giorni verranno tempi difficili: gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro… senza amore.” (2 Timoteo 3,1-2)

Senza Dio, l’uomo si chiude, diffida, vive come estraneo tra estranei. Si crea un anticipo dell’inferno sulla terra: un luogo dove ognuno è sconosciuto all’altro, dove manca la fiducia e regna la solitudine. Perché Gesù ha detto chiaramente:

“Senza di me non potete far nulla.” (Giovanni 15,5)

E allora risuona una domanda inquietante e profonda:

“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18,8)

Non si tratta di idealizzare il passato, perché anche allora il peccato era in agguato. Ma c’era un fondamento più solido: la fede, la semplicità, il senso del limite, il timore di Dio. Oggi l’uomo ha conquistato il mondo, ma rischia di perdere l’anima.

Se continuiamo a costruire città senza Dio, relazioni senza verità, progresso senza coscienza, il risultato sarà un’umanità sempre più ricca di cose e sempre più povera di amore.

La vera rinascita non verrà da nuove tecnologie o da nuove ricchezze, ma da un ritorno a Dio. Solo rimettendo Dio al centro, nelle famiglie, nelle scuole e nei cuori, potrà rinascere quella gioia semplice che non dipende dal possesso ma dalla comunione.

Perché senza Dio c’è solo solitudine.
Con Dio, anche nella povertà, può fiorire la vera felicità.

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