L’Iran Aggredito Colpisce e Ferisce Centri Vitali Digitali nel Golfo. Sconvolge l’Internet Globale.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione su quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran, e sulla guerra ingiustificata – checché ne dicano Mieli e gli altri pappagalli della propaganda di Bibi Netanyahu nei vergognosi talkshow messi in piedi dalle varie televisioni – lanciata da un Trump probabilmente ricattato dai milioni di files di Epstein in mano a Israele, per cui Epstein lavorava. Una guerra dagli sviluppi che appaiono di giorno in giorno sempre meno prevedibili e scontati. Forse davvero come si dice in inglese Trump e suoi pupari hanno morso un boccone più grosso di quello che sono in grado di masticare. Buona lettura e diffusione.

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Impressionante la potenza di fuoco che l’Iran è riuscito a mettere in campo contro Israele, le installazioni statunitensi e i paesi del Golfo: si parla di circa 2000 droni e 1000 missili, tra cui almeno una dozzina ipersonici. Il dato assume ancora più rilevanza se si considera che da quasi sette giorni Stati Uniti e Israele conducono una sistematica caccia ai lanciatori e ai siti missilistici iraniani. Nonostante questa pressione continua, Teheran ha dimostrato di mantenere una capacità di saturazione e resilienza operativa che pochi analisti mainstream occidentali avevano previsto. Chi presta attenzione da anni a questi scenari era già consapevole di quello che sarebbe successo.

Le valutazioni più ottimistiche provenienti dall’area statunitense suggeriscono che nel giro di 2–3 giorni Washington e i suoi alleati potrebbero esaurire anche le scorte di intercettori PAC-2 dei sistemi MIM-104 Patriot, dopo che gli intercettori PAC-3 risultano già consumati. A questo si aggiunge il progressivo esaurimento degli intercettori del sistema THAAD. Non a caso si discute della possibilità di trasferire una batteria dalla Corea del Sud, mentre l’Italia starebbe valutando l’invio del sistema SAMP/T, il cui contributo operativo, in uno scenario di saturazione di questa scala, appare inutile.

Per compensare la riduzione delle capacità di difesa aerea terrestre, gli Stati Uniti sarebbero costretti ad avvicinare le unità navali alle coste del Golfo per garantire copertura tramite il sistema Aegis, basato sugli intercettori SM-3 Block I e SM-3 Block II. Una scelta di questo tipo, tuttavia, comporterebbe rischi significativi: operare più vicino al litorale iraniano esporrebbe queste unità agli attacchi asimmetrici delle fast boat e dei droni navali di Teheran, strumenti che fanno parte integrante della dottrina di negazione marittima iraniana. Inoltre, anche le scorte di intercettori navali non sono illimitate.

Se questa dinamica dovesse proseguire, entro 5–7 giorni gli Stati Uniti potrebbero trovarsi con capacità drasticamente ridotte di intercettazione contro missili e droni iraniani. È a quel punto che si potrà misurare con maggiore chiarezza l’equilibrio reale del conflitto: se l’Iran manterrà ancora una capacità offensiva significativa, le conseguenze per Israele, per le basi statunitensi e per le infrastrutture strategiche dei paesi del Golfo diverrebbero insostenibili.

A quel punto Washington e i suoi alleati avrebbero due opzioni principali: un’ulteriore escalation oppure più verosimilmente un rapido tentativo di de-escalation diplomatica, sul modello di quanto avvenne durante la Guerra dei Dodici Giorni del 2025.

Sul piano strategico, finora i risultati ottenuti dagli Stati Uniti appaiono limitati. Al di là dell’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei — un martirio pubblico intenzionale della guida spirituale — e del pesante bilancio umano tra civili, inclusi 180 bambini e oltre 1500 civili, i guadagni operativi concreti sembrano azzerati.

Al contrario, due effetti politici rilevanti sembrano emergere con chiarezza. Il primo è il rafforzamento di un potente riflesso nazionalista. La storia recente dimostra che l’assassinio di una figura religiosa o politica centrale e la morte massiccia di civili tendono a produrre una coesione nazionale molto forte — dinamica osservata in teatri come Iraq, Afghanistan, Serbia, Libia o Siria.

Il secondo effetto riguarda la dimensione strategica di lungo periodo. Con la morte di Khamenei, è praticamente venuta meno la fatwa che vietava la produzione di armi nucleari. Se la Repubblica Islamica dovesse sopravvivere come entità statale — scenario scontato, considerando che un cambio di potere tramite sola potenza aerea è storicamente quasi impossibile — è plausibile che Teheran riconsideri la propria postura strategica e punti, nel medio periodo, alla dotazione di capacità nucleari. In altre parole, l’esito paradossale di questa guerra potrebbe essere esattamente l’opposto dell’obiettivo che Washington e i suoi alleati dichiarano di perseguire.

(di Federico Pieraccini)

(4) Facebook

‼ L’Iran sta sconvolgendo Internet globale: per il terzo giorno, i data center di Amazon vengono deliberatamente distrutti.

▪️ In serata, c’è stato un attacco al server in Bahrain-questo è già il quarto attacco in 3 giorni;

▪️ A Dubai, un data center è stato deliberatamente raso al suolo;

▪️ A causa di ciò, c’è un collasso completo in Medio Oriente: le banche non funzionano, molte informazioni sono state perse e persino la consegna dei prodotti viene interrotta;

▪️ Amazon è nel panico nel trasferire risorse ad altri server, ma questo non aiuta: il carico aumenta e la velocità diminuisce.

▪️ VPN e soluzioni alternative hanno già iniziato a funzionare male e i tempi di ping sono in aumento in tutto il mondo.

▪️ Il più allarmante: questo ha stabilito un precedente: per chiudere l’intera Internet globale, è sufficiente semplicemente distruggere fisicamente i data center chiave, piuttosto che lanciare attacchi hacker.

– RVvoenkor

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ULTIMA ORA: L’Iran ha appena colpito i data center Microsoft nel Golfo. Non Amazon. Non un generico fornitore di servizi cloud. Microsoft, la cui piattaforma Azure gestisce la struttura operativa della NATO, del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e di tutte le principali istituzioni finanziarie occidentali che si sono espanse nel Golfo negli ultimi cinque anni.

Questo è categoricamente diverso dagli attacchi ad AWS all’inizio della guerra.

Microsoft Azure non è semplicemente un prodotto cloud commerciale.

È una piattaforma infrastrutturale di livello militare che opera con autorizzazioni FedRAMP High e DoD Impact Level 5 e 6, le più alte classificazioni di sicurezza disponibili per un fornitore commerciale. Azure GovCloud gestisce carichi di lavoro classificati del governo statunitense.

Azure for Operators gestisce l’infrastruttura di comunicazioni militari 5G. Le zone di disponibilità Azure del Golfo, costruite nell’ambito di miliardi di dollari di impegni cloud sovrani con Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, si trovano all’intersezione tra imprese commerciali e operazioni militari adiacenti in un modo che nessun’altra piattaforma cloud fa.

Quando l’Iran lancia missili contro i data center Microsoft nel Golfo, non sta attaccando un impianto di storage commerciale.

Sta attaccando il tessuto connettivo digitale tra l’architettura di difesa americana e le ambizioni di intelligenza artificiale sovrana del Golfo. Il meccanismo che l’Iran sta applicando in ogni ambito di questa guerra sta ora operando a livello infrastrutturale dell’economia digitale globale. Hormuz per l’assicurazione marittima. BAPCO e Ras Tanura per l’assicurazione delle infrastrutture petrolifere. Gli hotel di Manama per l’assicurazione sulla presenza aziendale. AWS per l’assicurabilità cloud di base. Microsoft per il livello di infrastruttura cloud che trasporta carichi di lavoro adiacenti alla difesa e governativi. Ogni obiettivo successivo si è spostato di un livello più in profondità nello stack delle infrastrutture critiche.

Microsoft non ha ancora confermato l’entità del danno o l’impatto sulla continuità del servizio.

Quel silenzio è di per sé un dato. Quando le strutture di AWS sono state colpite all’inizio della guerra, l’azienda ha pubblicato aggiornamenti sullo stato nel giro di poche ore. La situazione di Microsoft viene gestita con un diverso approccio comunicativo, coerente con le strutture che hanno obblighi contrattuali sovrani e adiacenti alla difesa che limitano ciò che può essere reso pubblico sullo stato operativo.

Il Golfo avrebbe dovuto essere il banco di prova per la tesi dell’intelligenza artificiale sovrana.

Tutti i principali hyperscaler hanno fatto la stessa scommessa simultaneamente: i governi del Golfo vogliono i propri dati onshore, sotto i propri quadri normativi, vicini alla propria popolazione, contribuendo allo sviluppo delle proprie capacità di intelligenza artificiale. Microsoft, Google, AWS, Oracle, hanno tutte impegnato investimenti multimiliardari in questa tesi negli ultimi tre anni. La tesi presupponeva la sicurezza fisica. La tesi presupponeva che il Golfo fosse un ambiente operativo stabile per infrastrutture digitali a lungo termine.

Tale presupposto è sempre stato geopoliticamente condizionato. Ora è empiricamente falsificato. Ogni CTO e ogni responsabile degli acquisti che gestisce una negoziazione per un cloud sovrano in qualsiasi parte del mondo sta guardando le riprese dell’attacco di Microsoft in questo momento ed esegue lo stesso calcolo: se il Golfo è un poligono di tiro per missili balistici, dove si dirige invece lo sviluppo di un’intelligenza artificiale sovrana?

L’Iran non può vincere questa guerra militarmente. Ma sta metodicamente modificando ogni presupposto che l’ordine economico allineato agli americani ha formulato sul Golfo come giurisdizione sicura per infrastrutture permanenti.

I missili che colpiscono oggi i data center Microsoft non stanno attaccando l’archiviazione cloud. Stanno attaccando l’intervallo di fiducia su un decennio di investimenti in infrastrutture digitali.

https://open.substack.com/pub/shanakaanslemperera/p/the-invisible-siege-how-insurance?r=6p7b5o&utm_medium=ios

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miliardario golfo a trump

 

Il famoso miliardario degli Emirati Arabi Uniti Khalaf Ahmad Al Habtoor ha appena pubblicato una lettera aperta a Trump.

È brutale.

“Chi vi ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra con l’Iran? Chi vi ha dato il permesso di trasformare la nostra regione in un campo di battaglia?”.

Al Habtoor è una figura di spicco: miliardario, ex diplomatico, voce politica schietta nel Golfo.

Quando parla, la leadership degli Emirati Arabi Uniti lo ascolta.

Le sue domande: * È stata una tua decisione o una pressione di Netanyahu? * Hai calcolato i danni collaterali prima di sparare? * Hai messo i paesi del CCG al centro di un pericolo che non hanno scelto * Le vostre iniziative “Board of Peace” sono state finanziate dagli stati del Golfo. Ora siamo sotto attacco. Dove sono finiti quei soldi? * Avete promesso che non ci sarebbero state guerre. Avete condotto operazioni in 7 paesi: Somalia, Iraq, Yemen, Nigeria, Siria, Iran, Venezuela. * 658 attacchi aerei nel tuo primo anno di mandato = l’intero mandato di Biden (che hai criticato) * La guerra costa dai 40 ai 65 miliardi di dollari per le operazioni, forse 210 miliardi in totale * Il tuo indice di gradimento è sceso del 9% in 400 giorni * Agli americani è stata promessa la pace. Stanno ottenendo la guerra finanziata dalle loro tasse. La frase più incisiva: “Prima che l’inchiostro si sia asciugato sulla vostra iniziativa del Board of Peace, ci troviamo di fronte a un’escalation militare che mette in pericolo l’intera regione. Quindi, dove sono finite quelle iniziative?” Al Habtoor non è un critico qualunque. È un esponente dell’establishment. Con una solida base. Quando le élite degli Emirati Arabi Uniti iniziano a mettere pubblicamente in discussione le decisioni di Trump, è come se i più stretti alleati arabi degli Stati Uniti affermassero: “Non ci siamo arresi”. La lettera si conclude così: “La vera leadership non si misura in base alle decisioni prese in guerra, ma in base alla saggezza, al rispetto per gli altri e alla spinta verso il raggiungimento della pace”.

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Poi c’è questo commento di  Andrea Zhok   

C’è una cosa che impressiona chi guarda i filmati provenienti dall’Iran in questi giorni. Accanto alla distruzione, ai bombardamenti talora apocalittici, si vedono quotidiane manifestazioni popolari in sfregio agli aggressori.
Letteralmente ogni giorno, in varie città iraniane si vedono enormi folle, in piazze e in luoghi pubblici, all’aperto, che manifestano a sostegno della propria indipendenza nazionale e della Repubblica islamica.
Non so se o cosa passi di tutto ciò sui media mainstream, che mi rifiuto di guardare da anni essendo una pura e semplice fucina di propaganda, ma queste manifestazioni sono testimoniate da un’infinità di filmati, spesso dall’interno della folla stessa.
Manifestano sotto ogni condizione, anche sotto le bombe, con alcune scene incredibili (missili e droni che attraversano il cielo e vengono maledetti dalla folla sottostante.)
Chiunque pensi che una roba del genere possa essere inscenata sotto coercizione è un cretino.
Naturalmente niente di tutto ciò significa che tutti siano, siano stati o saranno schierati con il governo nella politica ordinaria. Diversamente dai vari staterelli del Golfo e dall’Arabia Saudita, in Iran esiste una scena democratica, un dibattito pubblico interno, esistono libere elezioni, ed esistono gruppi di opposizione organizzati e riconosciuti, anche gruppi radicalmente in opposizione. E certamente in quella folla ci sono molte persone critiche delle politiche governative. Ma, per quanto sia difficile per noi capire, non è questo il punto.
Io non so come finirà quest’oscena storia di guerra e sterminio, ma due cose si possono capire fin da ora.
La prima è che da una prova durissima come la presente il governo teocratico e le componenti militari più intransigenti escono rafforzati. Ne escono rafforzati anche laddove venissero assassinati uno a uno, come Israele è solito fare. Ne escono rafforzati non come individui di potere ma come visione egemone all’interno del paese. Quest’aggressione sta operando, presso la popolazione iraniana, come una potente argomentazione a favore dell’idea che ogni propensione a fidarsi dell’Occidente è una pericolosa illusione e che i valori occidentali sono spazzatura senza dignità né onore.
Se volessimo, per assurdo, dare credito all’idea che questa guerra è stata promossa per favorire la democratizzazione e l’apertura dell’Iran, dovremmo dire che non si poteva immaginare un fallimento più spettacolare.
Anche se domani l’Iran fosse costretto alla capitolazione, il paese ne uscirebbe radicalizzato e indomabile.
La seconda cosa è che vedere quella folla manifestare sotto le bombe mi fa vergognare come europeo, mi imbarazza di fronte allo spettacolo di una dimensione di orgoglio collettivo e di forza d’animo popolare che noi non siamo più in grado non di mettere in campo, ma neanche di immaginare.
Ciò che siamo in grado di fare nel migliore dei casi è meditare su una forma di vita che conoscevamo e che abbiamo perduto, nel peggiore dei casi possiamo esibirci in risatine sprezzanti a colpi di emoji, fingendo una furba superiorità che è solo confessione di meschinità.
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2 commenti su “L’Iran Aggredito Colpisce e Ferisce Centri Vitali Digitali nel Golfo. Sconvolge l’Internet Globale.”

  1. Sia Zhok che AlHabtoor parlano di qualità elevate nobilitanti l’ uomo che, da queste parti, è diventata merce rarissima.

  2. giorgio rapanelli

    Non capisco, alla mia età, un bel nulla di quella tecnologia così avanzata. Capisco invece ciò che dice Khalaf Ahmad Al Habtoor e il nostro Andrea Zhoc…
    I Musulmani Sciti sono solo il 15 per cento in confronto ai Musulmani Sunniti… Ma sono Persiani: con una storia imperiale antica, e una religione di Dio; e ciò non è da sottovalutare. La guerra lampo (Blitzkrieg di Hitler), di storica memoria aveva successo con la caduta immediata del nemico (leggi Polonia). Ma quando è iniziata una guerra di posizione, allora era il numero dei combattenti sul terreno, da sacrificare, a determinare i ritmi della guerra. E chi combatteva sul proprio territorio e con le masse umane disposte, con le armi individuali leggere, a combattere e a morire, allora le sorti della guerra diventavano negative per l’aggressore. Il sacrificio di milioni di Russi, che difendevano la loro Madre Russia, pur sotto Stalin, come era avvenuto pure sotto ,gli Zar, ha dato quel colpo che, senza questo, gli Stati uniti avrebbero avuto più difficoltà a vincere. Insomma i Russi hanno impedito ad Hitler di avere le armi segrete, tipo la loro bomba atomica.
    Ora gli Iraniani assomigliano ai Russi. Con la medesima situazione di amore patrio.
    Se Trump e Netanyahu non chiudono la partita presto – e in presenza degli alleati del Golfo, titubanti e senza voglia di morire per il Grande Satana (che è lo stesso nemico di Dio per loro, dato che Dio è lo stesso per Sciti e Sunniti), e devono quindi fare scendere i loro soldati americani e israeliani sul terreno a combattere, allora si mette male per il duo Trump-Netanyahu… L’unica cosa che possiamo fare, prima di tutto, è di metterci nelle mani di Dio, di fronte al quale, per le Religioni del Libro, siamo tutti uguali. E se non proprio “fratelli”, almeno “cugini”… (Non conosco l’Ebraismo. Ma ho studiato, con le conoscenze esoteriche, il Corano e i 99 Bellissimi Nomi di Dio – così come ho fatto per il Cattolicesimo (e per questo motivo sono ritornato “cattolico”), trovando che l’Islam è una Grande Religione positiva, che domani, insieme a noi e all’Ebraismo, potrà partecipare alla guerra di “resistenza” di Dio, in una Europa scristianizzata, e in un mondo in cui vogliono – i senza-dio – “abolire Dio” per poter poi rendere schiava della “materia” l’intera umanità.
    In attesa dell’intervento definitivo delle potenze metafisiche del Cristo (che già stanno operando) – pur nella nostra debole immagine di Lazzari – portiamo avanti la nostra lotta, costi quel che costi, nel nome del Cristo, poiché di penserà Lui – il Cristo – a sistemare le cose con i ricchi Epuloni del pianeta.
    Come da nota parabola del Vangelo…

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