Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Matteo castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione questi chiarimenti sulla riforma della Giustizia che è in questi giorni al centro del dibattito. Buona lettura e diffusione.
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Vuoi vedere che per gli antifascisti di professione il Duce ha fatto almeno una cosa buona? Per come i vari Scanzi, Travaglio, Schlein, Fratoianni, Conte, l’ANM, Gratteri, Di Matteo e la cordata rossa di La7 sostengono a spada tratta e, spesso, con isterica narrativa, la legge vigente sulla Giustizia, arringando, con ogni argomento possibile e immaginabile, a favore del fronte del NO al referendum confermativo del 22 e 23 Marzo prossimi, sembrerebbe proprio così.
La riforma dell’ordinamento giudiziario del 1941, nota come “Ordinamento Dino Grandi” (R.D. n. 12/1941), ha unificato le carriere dei magistrati italiani, fondendo giudici e pubblici ministeri in un’unica magistratura, al servizio dello Stato. L’Italia era in guerra, quindi il contesto storico non poteva permettersi un sistema giudiziario non allineato alle scelte dell’Italia. Però, il secondo conflitto mondiale è terminato nel 1945, si sarebbe potuti tornare al periodo in cui il nostro Paese aveva le carriere dei magistrati divise e distinte da quelle dei pubblici ministeri.
80 anni prima, nel 1895, il PM era un dipendente del governo. Era definito il “rappresentante del potere esecutivo presso l’autorità giudiziaria”. Le carriere di pubblico ministero e di giudice erano considerate “parallele e distinte”, ma con la possibilità, “eccezionale”, di passare dall’una all’altra funzione. Anche l’icona dello strano antifascismo contemporaneo, Giacomo Matteotti, nel 1911 considerava necessaria la separazione delle funzioni o anche delle carriere in magistratura.
80 anni dopo la caduta del fascismo, il primo governo, la cui premier è erede politica della lunga tradizione del Movimento Sociale Italiano e di tutte le sue fasi successive ha approvato la riforma Nordio, che separa la magistratura requirente da quella giudicante, per garantire maggior terzietà nel processo penale, andando a colpire, col sorteggio, il cosiddetto “correntismo”, che dalle intercettazioni dell’ex magistrato Luca Palamara, sembrerebbe dominare nomine, decisioni ed intrecci scandalosi e clamorosi col mondo politico e finanziario. La maggior corrente è Magistratura democratica, i cui componenti sono storicamente di sinistra.
Nel luglio 2025 il presidente dell’ANM Cesare Parodi ha dichiarato su L’Espresso.it: «in tutti i Paesi in cui c’è stata la separazione delle carriere si è verificata, in forme diverse, una sottoposizione del pubblico ministero all’esecutivo. […] La riforma va accantonata, perché non renderà la giustizia migliore». Ma come? Era così durante l’Italia fascista in guerra, con la riforma Grandi, mentre nei Paesi maggiormente sviluppati d’Europa e del mondo è in vigore la divisione delle carriere come forma di indipendenza e di maggior imparzialità, che sono le più giuste garanzie per qualsiasi imputato!
E’ curioso che l’antifascismo militante sia paladino di una riforma fascista, peraltro mantenuta come altre, ad esempio il Codice Rocco, durante tutta la storia repubblicana e democratica sin qui vissuta. Chiunque sostenga che con la distinzione delle carriere sarebbe messa in discussione l’indipendenza della Magistratura, non ha letto l’art. 104 della Costituzione, che, a fasi alterne, ritiene “la più bella del mondo”.
Questa disposizione non viene assolutamente toccata, dimostrando che questa riforma non è contro i magistrati, ma a loro favore, perché consente a tutti lo stesso peso e lo stesso valore, a parità di curriculum, premiando il merito, non l’appartenenza ad una corrente e a logiche di spartizione.
La riforma si basa su un approccio garantista, che è naturale avere, in un Paese che vede ancora il predominio dei global/progressisti nei posti più importanti dell’apparato istituzionale italiano, ereditato dal più grande sistema burocratico d’Europa, costruito dalla scuola politica del PCI, col placet democristiano.
L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano fornisce i dati per cui, In Italia, si contano circa 7.180 giudici togati in attività, quindi circa 12,2 magistrati ogni 100.000 abitanti. Si tratta di una delle magistrature meglio retribuite d’ Europa, con stipendi lordi annuali iniziali, intorno ai 56.000 euro, superando Germania e Spagna. Con l’esperienza le cifre aumentano significativamente.
I magistrati ordinari (civilisti e penalisti) percepiscono circa 22.766 euro lordi nei primi 18 mesi di tirocinio, con cifre che superano i 100.000 euro per chi ha elevata anzianità. Secondo il Rapporto CEPEJ 2024 sui sistemi giudiziari europei, pubblicato dal Consiglio d’Europa, la giustizia italiana costa 5,9 miliardi l’anno, sopra la media. Per una sentenza ci vogliono circa 2.356 giorni. Per capirci: in sei anni e mezzo può nascere un figlio, imparare a camminare e a leggere, iniziare la scuola primaria e arrivare fino alla seconda elementare. Ovvero lo stesso tempo che in Italia serve, in media, per chiudere una causa civile o commerciale: 2.356 giorni. Per la precisione ci vogliono 540 giorni per il primo grado, 753 giorni per il secondo grado, 1.063 invece per il terzo grado.
C’è una differenza evidente tra i numeri riportati dal Rapporto del Consiglio d’Europa e quelli diffusi dall’Associazione nazionale magistrati, legata ai diversi criteri statistici adottati e alla distinzione tra le funzioni della magistratura. L’Anm è l’organismo di diritto privato dei magistrati ordinari italiani: non è un organo istituzionale, ma un’associazione che ne rappresenta le posizioni nel dibattito pubblico. Se si considerano i dati dell’Associazione, gli iscritti sono 9.149 su un totale di 9.657 magistrati nel ruolo organico (adesione superiore al 95%).
Potremmo dire, senza timore di smentita, che si tratta di una vera e propria Casta. L’unica, che non è mai stata oggetto delle attenzioni populistiche del Movimento 5 Stelle. Eppure, una riforma della Giustizia, che oltre alla divisione delle carriere come apripista, possa in futuro ottenere leggi ordinarie ad hoc, farebbe risparmiare allo Stato un bel po’ di quattrini da destinare al welfare ed alle pensioni, senza dover incidere sui servizi, determinando le consuete proteste dei cittadini.
Ruben Razzante, in un articolo del 5/02/2026, su “La nuova Bussola Quotidiana” scrive: “con 6.485 persone ingiustamente detenute, l’errore giudiziario non è l’eccezione ma la regola. E l’impunità è quasi totale: solo 9 magistrati sanzionati e 1 trasferito di sede. Un sistema insostenibile.
“Dal 2017 a ottobre 2025, secondo i numeri diffusi dal deputato di Forza Italia Enrico Costa, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, sono state 6.485 le persone risarcite per ingiusta detenzione, per un esborso complessivo di 278,6 milioni di euro. Una cifra enorme, che racconta meglio di qualunque slogan quanto il sistema penale italiano sia capace di produrre danni profondi e duraturi”.
Quanto ai provvedimenti disciplinari, sempre Costa ha riferito che “gli esiti fotografano un sistema che tende a proteggere se stesso: 49 procedimenti archiviati con un non doversi procedere, 29 conclusi con un’assoluzione, cinque ancora in corso e soltanto dieci sanzioni disciplinari effettivamente irrogate. Dieci sanzioni a fronte di 6.485 persone ingiustamente detenute. Nove censure e un solo trasferimento di sede. Tradotto in percentuale – come sottolinea lo stesso Costa – significa lo 0,015%. Una sproporzione che alimenta una percezione diffusa di impunità e che mina alla base la fiducia dei cittadini nella giustizia, dando l’idea di un potere enorme esercitato senza un reale contrappeso di responsabilità.
Per limitare questo impressionante dato, la riforma Nordio istituisce un organo autonomo dai Consigli Superiori per valutare le responsabilità dei magistrati con terzietà, basato su sorteggio e nomine presidenziali. Non sarebbe obiettivamente dire che dal 24 marzo, qualora vincesse il Sì, la malagiustizia scomparirebbe e il sistema muterebbe a 360 gradi. E’ un primo passo, fondamentale, verso una giustizia più giusta, che, così com’è, viene pagata anche con le tasse di chi non sente, sbagliando, questa riforma come degna di interesse.
Si noti, infine, che la divisione delle carriere, in Europa, non è presente solo in Italia e Grecia, come del resto, in Iran e Nigeria…
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1 commento su “La Riforma della Giustizia Spiegata all’Uomo Qualunque. Matteo Castagna.”
Lavoro nell’ambito della giustizia; purtroppo. Posso attestare che un letamaio è meno disgustoso. Attualmente il sistema giudiziario è una facciata di legalità alle peggiori violazioni delle leggi e della Costituzione. L’abbiamo visto alla grande durante gli abusi COVID. Tutto è stato permesso, avvallato e sostenuto da questa categoria che mentre non lavorava continuava a percepire stipendi scandalosi. Inoltre i magistrati applicavano abusivamente, selvaggiamente ed in spregio della Costituzione DPCM privi di qualunque valore normativo ed in danno dei cittadini. Al contempo garantivano i governi Conte e Draghi da qualunque indagine sulle porcherie che non hanno avuto eguali nella storia del paese. Una vera e propria associazione sovversiva ammantata di toghe e finta legalità. E nessuno di costoro ha pagato per gli immensi danni ed abusi che ha compiuto. Ora hanno la faccia di bronzo di lamentarsi del rischio di essere considerati responsabili al pari di tutti gli altri esseri umani. Non parliamo dell’assassinio di David Rossi, per coprire uno dei più grandi furti (miliardi di euro) perpetrati dal PD a danno della più antica banca d’Italia. Furto ripianato da noi cittadini e indagini per omicidio archiviate in modo scandaloso per ben due volte. E non parliamo delle indagini di Falcone, Borsellino, Mani pulite, bloccate non dai politici ma daI giudici del CSM (parole di Di Pietro). Votare SI al referendum non è ovviamente la soluzione a tutti i problemi ma di certo è un dovere per noi, i nostri cari ed il nostro paese.
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