La Forza ProLife ha Fermato l’Erasmus Europeo dell’Aborto. La Battaglia è lunga…Matteo Castagna.

Marco Tosatti

 

Carissimi StilumCuriali, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sull’aborto legale, e il suo impatto sul presente e sul futuro della nostra civiltà.  Vedete anche questo articolo. Buona lettura e diffusione.

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di Matteo Castagna

Da sinistra a destra, la stampa britannica sembra unanime: se negli ultimi anni il numero degli aborti in Inghilterra e Galles ha superato picchi storici, ciò dipende dalla crisi del costo della vita. Convergono nella diagnosi, fidandosi delle valutazioni del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists e del British Pregnancy Advisory Service (Bpas), il Daily Telegraph, il Times, il Guardian, ecc.

La rivista Tempi ricorda che in Italia, il picco storico è stato toccato poco dopo la legalizzazione del 1979, con i 234.801 aborti del 1981 che poi sono costantemente diminuiti (con un solo paio di modesti rimbalzi) fino ai 65.491 del 2023.

In Inghilterra e Galles, due anni dopo la legalizzazione erano 49.829, nel 1981 erano già 128.581, nel 2018 hanno superato i 200 mila all’anno e nel 2023 hanno raggiunto il già citato massimo storico di 277.790. Solo nella prima metà degli anni Novanta le interruzioni di gravidanza conobbero una leggera discesa, poi ripresero ad aumentare. Si tenga presente che le due popolazioni, quella anglo-gallese e quella italiana, sono perfettamente comparabili: la prima è composta da 61,8 milioni di persone, la seconda da 58,9 milioni. Se si toglie la Russia, il Regno Unito anche senza calcolare Scozia e Irlanda del Nord è il paese europeo col maggior numero di aborti.

Mentre la scusa da sempre dominante è la mancanza di denaro sufficiente a metter su famiglia, la giornalista kara Kennedy ha scritto sull’americana Free Press: «È interessante notare che nessuna delle donne con cui ho parlato ha dichiarato di aver subito pressioni da parte di partner, amici o familiari per interrompere la gravidanza. La pressione, invece, era interna e incessante. Non si sentivano abbastanza brave per essere madri».

Un senso di inadeguatezza, dunque, che andrebbe analizzato, magari dai soloni del politicamente corretto, che si riempiono la bocca della desueta parola “patriarcato”. Un dato negativo innegabile, come “effetto avverso” al Covid-19 è che durante i lockdown, le normative del Regno Unito sono state modificate, temporaneamente, per consentire alle donne di avere una breve consulenza online o telefonica e poi ricevere la pillola abortiva per posta. Ma nel 2022, il parlamento del Regno Unito ha votato a favore della possibilità permanente per le donne di indurre l’aborto a casa: non c’è più bisogno di recarsi in ambulatorio o in ospedale. Tutta la procedura può essere effettuata fra le mura di casa propria, senza controllo medico.

Accanto alla grande competenza e comfort delle strutture di accompagnamento all’interruzione volontaria di gravidanza, dichiarato da molte donne inglesi, troviamo un altro fatto preoccupante: nel 2024, il tasso di fertilità di Inghilterra e Galles ha toccato il minimo storico di 1,41 figli per donna.
La denatalità influisce in maniera decisa sull’immigrazione da Paesi lontani, solitamente africani, ove, al contrario, le donne partoriscono molto di più, andando a favorire quella sostituzione etnica, che non è un’invenzione complottista, ma un dato di fatto visibile per le vie di Londra e confermato dalle statistiche.

Dall’Unione Europea, di cui l’Inghilterra non fa parte, occorre segnalare una notizia particolarmente positiva, di questi tempi. “Abbiamo impedito un disastro di dimensioni catastrofiche” – scrive Toni Brandi, Presidente dell’Associazione Pro-Vita e Famiglia. “Ho appena seguito in diretta la conferenza stampa in cui la Commissione Europea ha comunicato ufficialmente che non darà seguito alla folle richiesta di istituire un “Erasmus dell’Aborto”.

Questa è una vittoria storica, a cui abbiamo contribuito anche noi con la petizione che abbiamo lanciato la settimana scorsa, firmata da 30.000 cittadini, compreso chi scrive, e che abbiamo consegnato alla Commissione Europea.

“I promotori dell’iniziativa – racconta Toni Brandi – avevano raccolto più di 1 milione di firme in tutta Europa per chiedere l’apertura di un formale processo legislativo, con uno scopo ben preciso. Chiedevano l’istituzione di un nuovo meccanismo giuridico, con un nuovo fondo pubblico dedicato, per finanziare i viaggi di donne per abortire nei Paesi UE con leggi più favorevoli.

Non solo, chiedevano anche di inserire l’aborto nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali e di prevedere misure di contrasto all’attività delle associaizioni Pro Vita come noi.

Niente di tutto questo! La Commissione ha detto che non sarà avviato nessun iter legislativo, non sarà creato nessun nuovo istituto giuridico né alcun nuovo meccanismo finanziario. Hanno perso, il dossier “My Voice My Choice” è chiuso. Abbiamo fermato l’Erasmus dell’Aborto”.

Poiché mala tempora currunt, registriamo comunque un grave colpo di coda.

“Le forze più ideologiche e progressiste della Commissione Europea dovevano, comunque, concedere qualcosa ai promotori dell’iniziativa, che rappresentano la loro base elettorale più estremista e radicalizzata” – chiosa Brandi.

“La Commissione Europea ha detto che, in base alle normative già vigenti, gli Stati possono scegliere se usufruire del Fondo Sociale Europeo già esistente per finanziare programmi sanitari che includano anche l’aborto. Fa male al cuore pensare che la Commissione Europea consideri la promozione dell’aborto come una “misura di sostegno sociale”.

Ci aspetteremmo che il 100% di quel fondo fosse usato per contrastare la povertà e il disagio socio-economico, soprattutto di donne incinte o famiglie in difficoltà. E invece, secondo la Commissione, gli Stati possono usare una parte di quei soldi per pagare le spese sanitarie nazionali riferite all’aborto. Ripeto, è dieci volte meno grave di ciò che sarebbe successo se avessero dato il via libera alla richiesta di un vero e proprio nuovo meccanismo – l’Erasmus dell’Aborto – con nuovi fondi esclusivi, dedicati alla promozione dell’aborto.

Ma è comunque l’ennesima conferma dell’indirizzo ideologico ostile al Bene Comune della élite burocratica che governa l’Unione Europea. Ciò significa che, anche se abbiamo arginato uno scenario devastante, questo non è il momento di adagiarsi sugli allori.

L’Unione Europea si conferma tra i più pericolosi fronti di combattimento per la difesa dei nostri valori. La nostra azione, come si dimostra, è quanto mai necessaria. Continuiamo a lavorare per ripristinare in Europa il rispetto integrale di ogni vita umana, dal concepimento alla morte naturale” confidando nel buon indirizzo che Giorgia Meloni ha dimostrato, con Salvini e Fontana, soprattutto al grande Congresso delle Famiglie di Verona nel 2019 ed in altrettante successive dichiarazioni pubbliche.

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