Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Agostino Nobile, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul rapporto fra i cristiani e quelli che Giovanni Paolo II definì “i nostri fratelli maggiori”. Buona lettura e diffusione.
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I “fratelli maggiori” rispettano i cristiani?
I giornalisti occidentali raramente se non mai rilevano le sofferenze dei cristiani in Palestina, in Nigeria, in Sudan e in altre parti del mondo. D’altro canto, non pochi sedicenti cristiani, soprattutto evangelici, giustificano le stragi di Netanyahu, senza rendersi conto di adottare un atteggiamento ideologico. Confondere i civili musulmani innocenti con i terroristi è un atto di razzismo. Minimizzare la distruzione delle chiese e l’uccisione di cristiani innocenti come un semplice “errore” è pura malafede.
Negli USA gli evangelici-sionisti rappresentano – con la loro politica pro israele e il sostegno economico e militare – la radice delle violenze in Palestina. Politici come Mike Huckabee e Ralph Reed hanno sposato il messianismo giudaico che considera l’espansione di Israele la via che porterà al ritorno del messia. In pratica, hanno trasformato la fede in geopolitica. Tucker Carlson è forse l’unico giornalista di rilievo che ha il coraggio di pubblicare interviste come quella che segue. Non manca di evidenziare la contraddizione degli evangelisti-sionisti, i quali finanziano un paese che perseguita i loro fratelli nella fede.
Di seguito alcuni stralci della lunga intervista al ministro anglicano Fares Abraham, palestinese nato a Betlemme, che attualmente vive negli Stati Uniti. È il fondatore della Levant Ministries e, prima di dedicarsi al ministero, ha lavorato come consulente e formatore senior per aziende Fortune 500 e agenzie governative statunitensi a Washington, D.C.
Tucker Carlson: «[…] Il dott Fares Abraham, guida un ministero qui negli Stati Uniti, ma è originario di un paese chiamato Beit Sahour, proprio fuori Betlemme, il luogo di nascita di Gesù. […] È un villaggio a maggioranza cristiana, circa l’80%. E sta scomparendo. I cristiani se ne stanno andando. E non c’è molto dibattito sul perché se ne vadano. Non se ne vanno principalmente a causa dei musulmani. Se ne vanno a causa dei coloni ebrei insediati nel villaggio dal governo israeliano, con finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti, tra l’altro da molti cristiani negli Stati Uniti. Non solo ebrei, ma anche cristiani americani che pagano per far venire questi coloni e che stanno cacciando la popolazione cristiana. Non c’è alcuna giustificazione razionale per questo. Non c’è alcuna giustificazione morale. È un’atrocità e quasi mai se ne parla in modo onesto e non fazioso. Questo uomo è venuto alla nostra attenzione alcuni mesi fa. Abbiamo parlato a lungo con lui. Pensiamo che sia una persona davvero perbene, senza odio nel cuore. Potete giudicare da soli. Ma, indipendentemente da che parte stiate in questa discussione, e in particolare se siete un cristiano sionista, e per inciso, continuate pure a esserlo se vi piace, ma dovreste sapere che le vostre opinioni e, in alcuni casi, i vostri soldi stanno finanziando lo sfollamento e l’uccisione della comunità cristiana più antica del mondo. Detto questo, ecco Farres Abraham, originario di Beit Sahur in Cisgiordania. Grazie per essere qui con noi. Quindi vieni da un villaggio cristiano fuori Betlemme, il luogo di nascita di Gesù, giusto?
Farres Abraham: Sì. Esatto. […] Innanzitutto, grazie per avermi invitato. Per essere sincero, vorrei non dover mai fare questa intervista, ma mi sento in dovere di farlo. Sento un senso di urgenza perché il piccolo paese da cui vengo è minacciato nella sua stessa esistenza. E lascia che dica che sono qui prima di tutto come cristiano, un cristiano molto orgoglioso, e sono un cristiano palestinese americano, e sono molto orgoglioso di questo paese e di ciò che rappresenta, e della grande opportunità che mi è stata data come palestinese. Questo è il mio nuovo paese. L’America mi ha dato un’istruzione, un lavoro, e poi ho incontrato la donna dei miei sogni qui, mia moglie viene da Gaza e ci siamo conosciuti qui negli Stati Uniti. Abbiamo formato una famiglia, abbiamo inseguito il sogno americano e sono grato e riconoscente. Ma sono qui perché sento che il piccolo paese di Beit Sahor è davvero in pericolo imminente: se non succede nulla, se non facciamo niente, non ci saranno più cristiani che vivono lì.
TC: Quindi è un paese a maggioranza cristiana ed è noto per i campi dei pastori. Nel capitolo 2 di Luca, quando l’angelo del Signore apparve ai pastori che custodivano i loro greggi, l’angelo apparve loro e annunciò l’evento più grande della storia, cioè la nascita del Messia nella città vicina, la piccola città. Quindi dicevano che erano proprio fuori città, ed è lì che erano.
F A: […] se vai a Beit Sahour oggi, il campo dei pastori è ancora lì. […] Dio ha scelto questo piccolo paese, il paese dei pastori, per annunciare la nascita di Gesù. Dio non ha scelto le élite spirituali e le istituzioni religiose di Gerusalemme. […] Quando i pastori andarono a Betlemme, videro il bambino Gesù e tornarono pieni di gioia. Furono i primi evangelisti che raccontarono al mondo della nascita di Gesù, Dio con noi. Fu in quei campi che pascolavano i loro greggi. Erano poveri, erano emarginati, erano persone comuni che si trovavano lì e Dio li scelse per questo. Quindi Beit Sahor ne va fiero, non perché siamo privilegiati o migliori di altri, ma perché questa è l’essenza della storia di Natale: Dio dà speranza per primo alle persone ai margini.
T C: Da quanto tempo è a maggioranza cristiana?
È sempre stato a maggioranza cristiana. Fin dai tempi di Gesù, il paese di Betsahor discende dai primi protagonisti della storia del Natale e hanno mantenuto una presenza continua e ininterrotta fin dal giorno dell’annuncio della nascita di Gesù.
T C: Da quanto tempo la tua famiglia vive lì?
F A: Da generazioni. Purtroppo non abbiamo un albero genealogico che possa risalire fino ai tempi di Gesù, ma la gente ha sempre vissuto lì. La gente ha sempre coltivato la propria terra. Non siamo nuovi arrivati. Non veniamo da paesi vicini. Non siamo convertiti. Siamo un popolo indigeno della terra, un popolo cristiano. I cristiani palestinesi hanno una storia unica da raccontare. Ciò che è interessante è che in durante 2000 anni, è successo molto. Molte persone diverse hanno governato quella zona. Ovviamente, all’inizio i Romani. Poi, c’è stata l’ascesa dall’Arabia, nasce l’Islam, poi ci sono state le Crociate che hanno ribaltato la situazione, poi è tornata come prima ed è diventata parte dell’Impero Ottomano, poi i musulmani governati dai Turchi di Istanbul, poi ci sono stati gli inglesi e ora ci sono gli israeliani. Quindi, durante tutto questo tempo, quel villaggio è rimasto cristiano,
T C: Stai dicendo che ora, sotto il dominio israeliano, è in pericolo di estinzione.
F A: Abbiamo sopravvissuto agli imperi. Gli eserciti sono venuti e se ne sono andati. I governanti sono venuti e se ne sono andati. Molti di loro. L’identità è cambiata, la lingua è cambiata, la cultura è stata plasmata da quegli imperi. Ma la gente è sempre rimasta lì. La chiesa è sempre stata aperta al culto, ha sempre mantenuto una testimonianza del Vangelo. E questa è la mia preoccupazione più profonda: se non succede nulla, se non facciamo niente, non ci saranno più cristiani in Terra Santa.
[…] Israele ha perseguito una strategia per decenni, che è quella di prendere quanta più terra palestinese possibile e tenere il minor numero possibile di palestinesi su quella terra. Questa è stata la loro strategia. Ha funzionato per loro perché hanno costantemente preso terra palestinese, stiamo parlando non dell’Israele propriamente detto, ma del 1967, quando hanno catturato la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza. Hanno preso la terra. Hanno costruito insediamenti lì e questo minaccia la popolazione locale, soprattutto a un prezzo molto alto. Quindi questa è stata la politica per decenni e ha funzionato per loro perché ora è quasi completata. Se guardi Betlemme, il governatorato di Betlemme, il distretto di Betlemme, è circondato da insediamenti israeliani. È un anello di insediamenti che circonda ogni città, ogni villaggio palestinese. E scelgono queste terre specifiche in modo strategico sulle alture, prendendo le risorse idriche, costruendo muri intorno a questi insediamenti, costruendo nuove barriere stradali, nuovi checkpoint, nuove misure di sicurezza, come chiamano loro, sensori di movimento, fili elettrici, e tutto questo avviene a spese profonde della popolazione locale.
T C: Quindi sei cresciuto lì?
F A: Sì, sono cresciuto nel paese di Beit Sahour.
T C: Com’era? Qual era la tua esperienza del governo israeliano crescendo lì come cristiano?
F A: Beh, ho vissuto la prima intifada e vivevamo vicino alla YMCA a Beit Sahor [Centro comunitario che fornisce molteplici e accessibili strutture sportive, il centro è anche impegnato in attività comunitarie e programmi per i giovani. Ospita tornei di nuoto in collaborazione con la comunità locale e offre anche una varietà di attività sportive e corsi come aerobica, karate, boxe, HIIT / cardio a corpo libero, ginnastica, calcio e basket – ndt]. C’è effettivamente una YMCA a Beit Sahour e poco lontano da noi c’era una strada di bypass israeliana riservata.
T C: Cosa significa?
F A: Significa che ogni volta che costruiscono insediamenti, costruiscono anche quelle strade accessibili solo ai coloni. Queste strade collegano tutti gli insediamenti tra loro e sono direttamente collegate al territorio israeliano propriamente detto. Così i coloni possono muoversi facilmente.
T C: Cosa intendi per “coloni”? Intendi che non siete ammessi su quelle strade?
F A: Alcune strade nell’area B della Cisgiordania sono accessibili ai palestinesi, come le strade tra Betlemme e Hebron o Betlemme e Gerico. […] Dobbiamo condividere le strade, ma in molte di queste strade i palestinesi non sono ammessi.
T C: Non sei ammesso, anche se sei nato lì?
F A: Assolutamente no. Ma dalla strada giù in fondo alla nostra casa, vedevamo i coloni andare e venire. Vedevamo i veicoli dell’esercito israeliano andare e venire. […] Lascia che te lo spieghi così. Immagina di essere a San Diego. E poi un gruppo di persone dal Messico arriva a San Diego e prende un pezzo di terra e ci costruisce una recinzione intorno. E poi, all’improvviso, pianta una bandiera messicana lì. Non che io non ami i messicani, ma è un esempio ipotetico.
[…] immagina che arrivino, costruiscano una recinzione intorno a questa proprietà e ora taglia la tua proprietà in due, a volte la frammenta. Quindi San Diego diventa frammentata e loro mettono questa recinzione intorno. Prendono le risorse idriche, costruiscono muri, torri di cecchini, e all’improvviso vedi l’esercito messicano arrivare per proteggere questi nuovi coloni. E questi coloni non sono vicini amichevoli. Non vengono a San Diego per essere vicini. Vengono per prendere la terra a San Diego. E ora, se sei una madre, una madre cristiana che manda i suoi figli a una scuola cristiana e vuoi portare i tuoi figli a scuola, ma la scuola ora si trova oltre quelle nuove strade costruite da questi coloni messicani. Hanno costruito una nuova strada che collega San Diego a Tijuana, oltre il confine. E tu sei una madre che vuole accompagnare i figli a una scuola che si trova oltre quella strada riservata. E questa non è teoria per noi. È realtà. Se vai a Beit Sahour, vedrai gli insediamenti che circondano il piccolo paese, soffocandolo. È come un soffocamento lento. Impedisce la sua crescita naturale. Questa storia che ti ho raccontato sulla madre è in realtà quella di mia cugina, che porta i suoi figli a scuola. Ha due gemelli e un bambino di sei anni alla scuola evangelica americana costruita a Beit Sahour. Con questo nuovo insediamento, hanno allestito un blocco stradale, un checkpoint dove i soldati israeliani vengono a presidiarlo per proteggere i coloni. Un giorno, mentre portava i bambini a scuola, l’esercito israeliano le ha puntato le armi contro. ordinandole di far attraversare i bambini a piedi il checkpoint per raggiungere la scuola dall’altra parte. Ora, questo non è un incidente isolato. Non è qualcosa che accade ogni tanto. L’esercito è sempre presente per proteggere i coloni. Quindi mia cugina ha detto a sua figlia di sei anni: “Sei forte. Puoi farcela. Possiamo attraversarlo. Dall’altra parte la maestra ti accoglierà.” Non appena ha attraversato, ha tenuto la testa alta. È passata davanti al soldato e è svenuta ai piedi del personale della scuola. Ora, questo provoca molti traumi psicologici. Provoca molti incubi. È quello che stanno vivendo le famiglie cristiane a Beit Sahour.
[..] Nel 1990, vedevamo i coloni andare e venire. C’era un veicolo dell’esercito israeliano che si è fermato e io avevo 10 anni. Ho visto un soldato israeliano scendere dal veicolo, puntarci un fucile e iniziare a spararci. Eravamo un gruppo di bambini che giocava. Intendo dire, i miei fratelli, mia madre era lì e alcuni dei miei cugini. Ha iniziato a spararci proiettili veri e poi mia madre ci ha spinti tutti dentro casa. È stata l’ultima a entrare. Ha preso un proiettile nella schiena. […] È crollata a terra, in una pozza di sangue. Sono corso alla porta sul retro. Ho chiamato mio padre, mio zio che era un medico, ha fatto pressione sulla ferita, l’ha portata in ospedale.
T C: Quindi avevi 10 anni. Hai visto tua madre essere colpita… Perché l’ha fatto? Lo sai? È stata una cosa casuale?
F A: Non lo fanno solo ai cristiani palestinesi. Questa è la politica. Lo fanno ai musulmani. Lo fanno a qualsiasi palestinese.
T C: Tua madre È sopravvissuta?
F A: Sì. È stato un miracolo. Il proiettile era a pochi millimetri dalla spina dorsale.
T C: Era un fucile americano, immagino.
F A: Chi lo sa?
T C: Quindi, tua madre non gli stava tirando pietre al soldato o gridando alla jihad o cose del genere.
F A: Stavamo solo giocando davanti a casa. Eravamo solo bambini che giocavano.
T C: Non è solo prendere terra cristiana. Non è solo acquisire e prendere con la forza le risorse della terra dei cristiani che vivono lì da generazioni. È invitare coloni violenti nel tuo quartiere. Vengono a prendere la terra. Vengono a stringere. Vengono a schiacciare. Vengono. Perché sono arrabbiati? Cosa hai fatto, essendo nato lì? Non capisco l’odio. […] Faccio interviste come questa, ma non capisco perché qualcuno dovrebbe sparare a una madre davanti ai suoi figli. Non lo capisco. Cos’è? Ho intervistato il vescovo Hassam e ha menzionato la storia, la storia recente di appena lo scorso mese. Sì. L’attacco a una vedova cristiana. È una vedova cristiana a cui un colono violento è arrivato nella sua proprietà, pascolando con il suo bestiame, e poi l’ha colpita con una pietra in testa, le ha frantumato il cranio. È quasi morta e quando suo figlio ha cercato di difenderla, il figlio è stato arrestato dall’esercito israeliano. E poi, un gruppo di coloni si è presentato a casa sua, con il pieno sostegno e la complicità dell’esercito israeliano. Hanno sfondato la porta. Sua figlia era dentro, Nariman. E ho parlato con lei. Ha fatto il segno della croce e quando hanno scoperto che era cristiana, sai cosa le ha detto il colono? Cosa ci fai qui? Questa non è la tua terra. Non appartieni a questo posto. Ha detto: “Vai in Francia o vai da un’altra parte. Non appartieni a questo posto. Dio ci ha dato questa terra.” […] Nel paese di Taibbeh, hanno bruciato una chiesa secolare, hanno bruciato i raccolti, vandalizzato proprietà, scritto graffiti, sputato addosso a chierici, pastori e leader. Tutte queste atrocità vengono commesse alla luce del sole. Vengono commesse senza alcuna responsabilità e nessuno viene ritenuto responsabile per queste atrocità.
F A: […] Lascia che ti parli del mio amico Salam. Salam era l’unico figlio e viveva proprio giù per la strada vicino alla mia. Il 18 febbraio 1991, un colono israeliano pieno d’odio ha parcheggiato il suo veicolo vicino a casa di Salam e gli ha sparato in testa attraverso la finestra mentre cenava con la sua famiglia. […]
T C: […] Chi era quel soldato? C’è stato un processo? Hai mai saputo cosa gli è successo? È stato – so che sembrano domande stupide, ma sono americano. Il soldato è stato punito? Cosa è successo dopo?
F A: Non ne abbiamo idea.
T C: Quindi, nessuno dell’autorità di occupazione, del presunto governo israeliano umano e occidentale, è mai venuto a casa tua a dire: “Abbiamo interrogato questo soldato” o anche solo per un seguito?
F A: Assolutamente no. Vedi, questo è il problema. Hanno sparato a mia madre come a un animale e poi niente. Il problema di fondo è che c’è una cultura dell’impunità. Molti di questi atti rimangono impuniti. È una cultura e non si tratta di incidenti isolati. E solo per darti dei numeri, il Centro Rosing a Gerusalemme, è un’organizzazione israeliana per i diritti umani. Quindi, nel caso in cui qualcuno metta in dubbio la testimonianza dei cristiani palestinesi, spesso veniamo screditati. […] E ci spezza il cuore quando anche i nostri fratelli e sorelle in Cristo lo fanno.
T C: Beh, voglio chiederti proprio di questo, perché è lì che faccio fatica a controllarmi. […]
F A: Puoi andare in qualsiasi organizzazione israeliana per i diritti umani. Ora stanno documentando ogni singolo incidente e troverai uno schema: questi attacchi non sono casuali. Non avvengono dal nulla. Sono sistematici. Israele ha creato un sistema pervasivo e noi lo chiamiamo una pressione strutturale che continuano ad applicare sulla popolazione cristiana per spingerla via dalla sua terra. Quando parlo con i cristiani palestinesi a Beit Sahour, ciò che temono di più è che hanno visto cosa sta accadendo a Gaza. Hanno parenti a Gaza e temono di essere i prossimi. È un pericolo reale che è rivolto proprio alla comunità di Beit Sahour in questo momento, con questo nuovo insediamento. E non è l’unico insediamento. È circondato da insediamenti e abbiamo una lunga storia di questi coloni che arrivano e prendono terre palestinesi, costruendo questi insediamenti lussuosi, ma molto brutti. Riempiono le loro piscine, mettono il loro prato verde, mentre i cristiani palestinesi aspettano due o tre settimane per un camion dell’acqua che riempia i loro serbatoi sul tetto, grandi cisterne di plastica nera, perché non ci è permesso avere nemmeno l’acqua corrente.
T C: Li ho visti. Posso chiedere, solo perché non voglio che sfugga nulla: il tuo amico che è stato ucciso mentre cenava da un colono. Cosa è successo a quel colono? […] Nessuno è stato arrestato per questo?
F A: No. Assolutamente no. Salam non è l’unico. C’era un altro ragazzo, Adm – Nei vecchi tempi, questa politica era molto più massiccia. La chiamavano “mappatura delle case”. Non so se ne sei a conoscenza.
T C: Sono americano. Non so nulla. Mi hanno mentito su questo per così tanto tempo.
F A: La “mappatura delle case” è quando l’esercito israeliano decide di entrare in una casa palestinese con il pretesto di “raccogliere informazioni”. E di solito quello che fanno è chiudere tutta la famiglia in una stanza per un giorno o due, a volte per settimane, e prendono possesso della casa. Questo di solito viene fatto per dare ai nuovi soldati un po’ di pratica e addestramento. Si chiama “mappatura delle case”. Quindi, quando sono cresciuto, e queste sono storie della mia infanzia, Adm stava camminando per strada quando un soldato israeliano, sul tetto di una casa palestinese, gli ha lasciato cadere addosso una pietra e lo ha ucciso all’istante. Un cristiano, un giovane cristiano, senza motivo. […] Anton Shomi, è stato catturato da un israeliano, sai, è scappato dall’esercito israeliano per qualche motivo, si è spaventato. L’hanno preso e gli hanno sparato a bruciapelo da vicino. E potrei raccontarti storie su storie. Questi cristiani non sono terroristi. Non sono persone che cercano violenza. Vogliono semplicemente restare nella loro terra, lavorare, vivere, avere un futuro, vivere in pace. E lascia che ti dica, sai, evidenziare la violenza dei coloni non significa che ignoriamo la violenza commessa da alcuni palestinesi. Voglio dire, come cristiani, riconosciamo che ci sono alcuni palestinesi che compiono attacchi e infliggono terrore su innocenti israeliani. E non chiuderemo gli occhi e diremo: “Oh, non esiste.” Sai, pugnalate, investimenti contro alcuni cittadini israeliani. E come cristiano palestinese americano, condanniamo qualsiasi attacco contro civili. Condanniamo qualsiasi forma di violenza per ottenere giustizia. Questo è il cuore stesso del messaggio cristiano. Respingiamo la violenza in tutte le sue forme. I cristiani palestinesi hanno sempre teso la mano per fare pace con i nostri vicini ebrei, con i nostri vicini musulmani, con tutti. Vogliamo solo vivere in pace. Quindi condanniamo la violenza a tutti i livelli.
[…] A ottobre, una bomba ha ucciso 17 cristiani. Una chiesa storica è stata bombardata. Una chiesa del V secolo è stata bombardata a Gaza e ha ucciso così tanti cristiani. C’era una signora che suonava il pianoforte nella Chiesa Battista di Gaza. Si chiamava Ilam Farah. Era un’icona, un’icona musicale a Gaza. Tutti la amavano. Aveva 84 anni. Era andata a casa sua per controllare se era ancora in piedi o no. È stata colpita da un cecchino israeliano a una gamba, lasciata a dissanguarsi per tre giorni di agonia. Era al telefono fino a quando la batteria non si è scaricata, con uno dei miei amici più cari. Era al telefono con lei. E poche settimane dopo, quando sono andati a seppellirla, hanno scoperto che un carro armato israeliano le era passato sopra il corpo. Ilam Farah suonava il pianoforte. Faceva parte del gruppo di lode della Chiesa Battista di Gaza.
T C: Quando è successo?
F A: Era novembre 2023.
T C: Ma perché una vendetta contro una pianista cristiana di 84 anni?» […]
Video originale: https://www.youtube.com/watch?v=M5kcYlyyMcc&t=4s
Qualcuno potrebbe obiettare che gli israeliani non siano veri ebrei, sostenendo che i veri ebrei seguono solo l’Antico Testamento e non il Talmud, dove, tra l’altro, troviamo scritto:
“E voi, mie pecore, pecore del mio pascolo, siete uomini [Adamo]” (Ezechiele 34:31), da cui si ricava che il popolo ebraico viene chiamato popolo di uomini, ma i gentili non si chiamano uomini. (Yebamot 61a). Detto terra-terra i gentili sono animali. Chissà se, negli ultimi anni, questa frase talmudica sia stata edulcorata per renderla meno diretta e abominevole.
Già il fatto che considerino il Creatore dell’universo come una proprietà esclusiva dei giudei lascia quantomeno perplessi. Ci si chiede: perché Dio avrebbe creato l’intera famiglia umana solo per sottometterla a una singola comunità? Immaginate un padre di una famiglia numerosa che ordini a uno o due figli di trattare i loro fratelli come animali?
Il problema nasce da una lettura letterale della Bibbia, simile a quella che fanno i musulmani con il Corano e gli Hadith. Non avendo riconosciuto Gesù Cristo come Messia, le comunità giudaiche considerano l’Antico Testamento e il Talmud come insegnamenti divini, riservati esclusivamente al popolo eletto.
Tuttavia, passaggi problematici non si trovano solo nel Talmud: anche nell’Antico Testamento si leggono affermazioni che possono risultare difficili da accettare.
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- Giosuè 6, 20-21: La conquista di Gerico, in cui viene ordinata la distruzione totale di ogni essere vivente nella città: uomini, donne, bambini e anziani.
1 Samuele 15, 3: L’ordine di sterminare completamente gli Amaleciti, inclusi bambini e lattanti.
Numeri 31, 7-18: Dopo una battaglia, viene ordinata l’uccisione di tutti i maschi madianiti, delle donne non vergini e la presa delle vergini come bottino.
Giudici 19: La storia della concubina del levita, stuprata fino alla morte e poi fatta a pezzi.
Genesi 34: Lo stupro di Dina e la successiva vendetta dei fratelli, che massacrano gli uomini di Sichem.
Salmo 137, 9: “Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la roccia”.
Levitico 26, 29: Dio minaccia il suo popolo che, a causa della disobbedienza, saranno costretti a mangiare la carne dei propri figli e figlie.
- Giosuè 6, 20-21: La conquista di Gerico, in cui viene ordinata la distruzione totale di ogni essere vivente nella città: uomini, donne, bambini e anziani.
Gli apologeti di turno possono sostenere che queste frasi particolarmente violente vadano interpretate alla luce del contesto storico. Ma le parole di Dio non sono contingenti, sono senza tempo. Sennò che Dio è? Fatto sta che i versi violenti della Torah, come del Corano, hanno creato secoli di sofferenze inaudite. Nei Vangeli non si trova una solo verso che inciti alla violenza, al contrario troviamo “ama il tuo nemico”. Non occorre essere un genio per comprendere che il Creatore ama tutta la Sua creazione, in particolare l’essere umano. Sarebbe l’ora che il popolo giudaico si mettesse l’animo in pace: Dio ha creato a Sua immagine l’intera umanità, non una comunità.
A cura di Agostino Nobile
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5 commenti su “I “Fratelli Maggiori” Rispettano i Cristiani? Agostino Nobile.”
L’articolo ha un punto di partenza condivisibile: ricordare che i cristiani di Terra Santa esistono, soffrono e non devono essere dimenticati. È giusto denunciare ogni violenza contro civili – israeliani o palestinesi – ed è altrettanto giusto rifiutare la trasformazione della fede in strumento geopolitico.
Tuttavia, nella parte finale del testo si introducono argomenti che meritano una seria correzione teologica.
Anzitutto, l’uso polemico di citazioni talmudiche per suggerire che l’ebraismo considererebbe i non ebrei “animali” non è un metodo serio. È un procedimento selettivo, che prende un passo isolato, lo traduce in modo letterale e lo trasforma in giudizio globale su un’intera tradizione religiosa. È lo stesso metodo che i nemici del cristianesimo usano quando estrapolano versetti biblici per accusare la Chiesa di violenza strutturale.
In secondo luogo, l’argomento secondo cui “le parole di Dio non sono contingenti, dunque i comandi violenti dell’Antico Testamento sono eterni” non corrisponde alla dottrina cattolica. La Chiesa non ha mai insegnato una lettura fondamentalista della Scrittura. La rivelazione è storica, progressiva, pedagogica. I testi veterotestamentari vanno letti alla luce del compimento in Cristo. Negare questa dimensione significa ridurre la Bibbia a codice rigido, non riconoscerne il dinamismo salvifico.
È vero che alcuni ambienti tradizionalisti guardano con sospetto al Vaticano II, e in particolare a Nostra aetate. Ma anche prescindendo da quel documento, la Tradizione precedente non autorizza l’odio religioso né la demonizzazione di un popolo. San Paolo parla di Israele come di un mistero dentro il disegno di Dio, non come di una realtà da disprezzare.
Un cattolico può affermare con chiarezza che Cristo è il compimento delle promesse e il Salvatore universale. Può anche criticare politiche concrete dello Stato d’Israele. Ma non può trasformare la legittima critica politica in una delegittimazione religiosa complessiva dell’ebraismo.
Infine, sostenere che i testi violenti della Torah (o del Corano) siano la causa diretta dei “secoli di sofferenza” è una semplificazione storica. Le guerre e le persecuzioni nascono dall’uso ideologico della religione, non dalla semplice esistenza di testi sacri antichi. Anche il cristianesimo è stato strumentalizzato nel corso della storia: ciò non significa che il Vangelo sia responsabile delle sue deformazioni.
Difendere i cristiani di Terra Santa è un dovere.
Condannare ogni violenza è un dovere.
Ma sostituire un’ideologia con un’altra non è evangelico.
La fedeltà cattolica chiede una cosa più difficile: verità senza odio, fermezza senza demonizzazione, annuncio di Cristo senza disprezzo.
Caro Nobile sappiamo che i cd ” fratelli maggiori ” hanno scarsa attenzione per il ” bestiame ” , particolarmente per quello seguace del Crocifisso. Ultimamente si sono distinti però anche nelle ” opere di misericordia ” verso i Gazawi.
Gentile Gillo Compagni,
le sono grato per la sua straordinaria capacità di dialogo. Mi permetta però di condividere con lei una notizia che, ne sono certo, apprezzerà: la tipologia umana a cui lei appartiene è così diffusa che, da decennei, l’industria farmaceutica ha prontamente risposto con la produzione di ansiolitici su larga scala.
Niente affatto… li macellano!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Non commento sull’articolo (le accuse al vecchio Testamento, però, lo devo dire, sono di una gravità inaudita. Neppure quella specie di pseudoprete neonazista di Nitoglia arriverebbe a tanto). A lei però rispondo: mi spiega che cazzo sigjificano i suoi commenti? E al moderatore che leggerà questo commento prima di cestinarlo vorrei chiedere perché cazzo non li cancella. Sproloqui senza né capo né coda con un link fisso a un blog demente che vorrebbe far ridere ma fa solo pena. Certe volte la coglioneria umana mi lascia di stucco. Che vi devo dire? Buenas noches
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