Marco Tosatti
Carissimi StilumCuriali, Americo Mascarucci, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sul referendum sulla Giustizia, viste dalla CEI. Buona lettura e diffusione.
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Nei giorni scorsi il collega Nico Spuntoni, dalle colonne del quotidiano “Il Giornale”, evidenziava come l’attivismo del vicepresidente Cei Francesco Savino a sostegno del No al referendum sulla Giustizia, fosse da collegare alle manovre in corso fra i vescovi italiani in previsione dell’ormai ravvicinato rinnovo della Conferenza episcopale italiana.
Di fronte alle precisazioni del presidente Matteo Zuppi e alla garanzia di una Cei neutrale, quindi non direttamente coinvolta in favore del No, l’ottimo Spuntoni scriveva che non c’era “gioco delle parti” fra il numero uno, cioè Zuppi, e il suo vice Savino, e che non stavano giocando al poliziotto buono e cattivo.
Scrive Spuntoni: “Nonostante conviva da anni con l’etichetta di ‘cappellano del Pd’ il cardinale romano (Zuppi) ha dimostrato in questa campagna referendaria di non voler assecondare le pressioni dei vescovi militanti. Ma ha dovuto far fronte alle continue invasioni di campo di Savino che negli anni ha abituato a fare aperta opposizione al governo su autonomia, Paragon, cittadinanza e ora anche sulla giustizia. Chi conosce da vicino le cose assicura che i due non stanno riproponendo il vecchio schema ‘poliziotto buono/poliziotto cattivo’. Sullo sfondo si gioca anche la partita per la successione alla presidenza della Cei. Il quinquennio di Zuppi scade nel 2027 e l’eccezione per i cardinali ammessa da Leone XIV ha aperto la possibilità di una riconferma nonostante il superamento dei 75 anni. Le grandi manovre sotterranee erano già partite soprattutto a supporto delle candidature del cardinale Roberto Repole e del vescovo Andrea Migliavacca. Non è da escludere che Savino, schierandosi sul referendum, stia pensando anche a quest’altra ‘campagna elettorale’”.
Un’analisi puntuale che tuttavia non mi trova concorde proprio su un punto. Sono convinto anche io che dietro all’attivismo di monsignor Savino al fianco di Magistratura Democratica e contro il Governo Meloni si nascondano le manovre per il rinnovo dei vertici Cei, ma non concordo sul fatto che fra Zuppi e il suo vice non sussista un gioco delle parti. Con il primo palesemente schierato contro il Governo e per far prevalere il No con l’obiettivo di indebolire la Meloni e il centrodestra a vantaggio del “campo largo” tanto caro ad Elly Schlein, e il secondo a fare da pompiere ma entrambi con lo stesso obiettivo: avere l’appoggio e il consenso del mondo progressista e soprattutto del “partito di Repubblica”, lo stesso che ha apertamente sostenuto la candidatura di Zuppi nell’ultimo conclave.
Menare separati dunque per colpire uniti. La Cei è un fortino bergogliano, guidato dal più bergogliano dei candidati alla successione di papa Francesco, sostenuto dal Partito democratico, dai cattolici progressisti modello sant’Egidio, da Repubblica e i giornali di sinistra, dalle comunità di base e finanche dalla galassia Lgbt, candidatura che però è tramontana di fronte all’esigenza di assicurare alla Chiesa un profilo meno bergogliano possibile. Che Zuppi e tutto il vasto schieramento a suo sostegno fossero rimasti delusi della mancata elezione, apparve evidente a giugno dell’anno scorso, quando proprio a Bologna durante la festa organizzata da Repubblica alla presenza dello stesso presidente Cei, Francesco Merlo dichiarò pubblicamente di rimpiangere papa Francesco sentendosi rispondere dall’illustre interlocutore “lo stiamo rimpiangendo tutti”.
Ovviamente nessuno ebbe il coraggio di dire che il motivo per cui si stava rimpiangendo il pontefice defunto, era legato al fatto che il successore appariva molto diverso da lui e poco allineato allo stile pastorale ed ideologico del predecessore, ma fu a tutti chiaro che in quella piazza traspirava delusione per non aver visto salire al Soglio di Pietro il suo cardinale di più stretta fiducia, quello che gli assomigliava di più e che, a sentire i bene informati, papa Francesco avrebbe sognato di vedere al suo posto. A pensar male si fa peccato, ma dietro l’attivismo di Savino in favore delle ragioni del No, e dietro le precisazioni assai poco convincenti del cardinal Zuppi (che a sua volta ha fatto capire, seppur con tutta la diplomazia del caso e le più intraprendenti acrobazie linguistiche di non condividere la separazione delle carriere), sembra nascondersi proprio il tentativo di ottenere l’appoggio ed il sostegno del fronte progressista e dei grandi quotidiani italiani vicini alla sinistra, per blindare il vertice Cei ed evitare futuri possibili colpi di mano da parte degli avversari interni anti bergogliani.
Ancora di più nel momento in cui, lo storico presidente Cei dell’era Wojtyla Camillo Ruini, oltre ad essersi schierato apertamente per il Sì al referendum, ha più volte elogiato Giorgia Meloni e il suo governo, in aperto contrasto con la politica filo dem del duo Zuppi/Savino, del resto sancita fra le altre cose, dalla candidatura nelle liste dem dell’ex direttore di Avvenire Marco Tarquinio alle ultime elezioni europee. Una Cei dove molti sperano un intervento di Leone capace di restituire credibilità ad un organismo depotenziato e screditato dalle scelte bergogliane, prima con la nomina a segretario del vescovo Nunzio Galantino e poi con la scelta di Zuppi al vertice: due profili giudicati deboli e poco incisivi nel dibattito pubblico su tematiche ritenute fondamentali come l’eutanasia, il fine vita, il suicidio assistito, la famiglia naturale, il matrimonio, troppo concentrate sulla difesa di tematiche prettamente bergogliane come l’ambiente, l’accoglienza dei migranti, il dialogo interreligioso, l’integrazione.
Ecco, in questo scenario appare evidente come la scelta di sostenere il No al referendum sulla Giustizia si configuri come il tentativo di ricercare consenso in quell’area, più laica che cattolica, che ha per dodici anni sostenuto il bergoglismo nella speranza di vedere una Chiesa finalmente piegata alle logiche mondialiste e alle priorità delle agende laiciste internazionali, sui temi della lotta al cambiamento climatico e alle politiche trumpiane sull’immigrazione. L’obiettivo di tanto attivismo referendario è in definitiva quello di blindare l’ultimo fortino bergogliano in Italia, in nome della lotta contro le pseudo derive autoritarie del Governo Meloni e in difesa dei valori della Costituzione. Operazione condotta dallo schieratissimo e sinistrissimo Savino in un perfetto gioco delle parti con il prudente, moderato e finto neutralista Zuppi.
Americo Mascarucci
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2 commenti su “L’Attivismo della CEI sul Referendum Giustizia. Che Cosa Significa, Quali i Giochi. Americo Mascarucci.”
uno dei frutti nefasti del Conciliarismo (non del Concilio, ma dell’..Ismo) sono le burocratiche, inutili, dannose Conferenze Episcopali Nazionali, e a noi ci tocca di sopportare codesta CEIP, patriottica, in perfetto stile cinese.
Pensa un po’ come siamo messi….questo articolo conferma il mio commento su IB riguardo i maneggi della versione Biblica CEI 2008. In esso metto a fuoco alcuni gruppi che, secondo il mio parere, non fanno il bene della Chiesa….. e nemmeno il proprio. L’ urgenza di riportarla in Fedeltà a Cristo ed alla Scrittura, unità e candore è condizione ormai sine qua non.
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