Tucho e l’Incontro con la FSSPX. Una Trappola Velenosa di Fernández. Mons. Carlo Maria Viganò.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione queste riflessioni di mons. Caro Maria Viganò in merito all’incontro frs Vaticano e Fraternità Sacerdotale San Pio X. Buona lettura e diffusione.

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Monsignor Viganò / Dopo l’incontro con la FSSPX. Una trappola velenosa di Fernández

 

Il comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede sull’incontro con la Fraternità San Pio X è un velenoso tranello intriso di ipocrisia modernista. Dietro un falso spirito di dialogo, esso mira esclusivamente a impedire le Consacrazioni episcopali.

 

1 – Si parla di “requisiti minimi per la piena comunione con la Chiesa cattolica”, come se vi fosse una sorta di minimo comun denominatore nella Fede integrale e immutabile. Non c’è nulla da discutere: la Fraternità è già in comunione con la Chiesa Cattolica di sempre. È piuttosto il Dicastero per la Dottrina della Fede, con il suo Prefetto Tucho Fernández, a dover essere messa in discussione e giudicata per aver calpestato quei requisiti, abbracciando errori conciliari e sinodali, sovversioni morali e idolatria.

 

2 – La pretesa di “delineare uno statuto canonico” per la Fraternità è assolutamente inaccettabile e da scongiurare. Qualsiasi configurazione canonica la consegnerebbe nei tentacoli del “sistema” vaticano attuale, allo scopo distruggere ogni resistenza tradizionale. Lo abbiamo visto con le comunità Ecclesia Dei, silenziate o sciolte: sarebbe un suicidio spirituale.

 

3 – Fernández cita la Costituzione Dogmatica Pastor Æternus del Concilio Vaticano I, ribadendo pretestuosamente la dottrina sulla potestà papale “ordinaria, suprema, piena, universale, immediata e diretta”. Quanta ipocrisia in chi promuove la “sinodalità”, considerando il Vaticano I obsoleto e ostacolo all’unità ecumenica con gli eretici e gli scismatici! Il doppio standard è sfrontato: da una parte Tucho sostiene che il Vaticano II non può essere oggetto di revisione né di modifica, perché esso è la “condicio sine qua non” dell’esistenza stessa della chiesa conciliare e sinodale; dall’altro il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, con il Documento “Il Vescovo di Roma”, teorizza una “rilettura” del Papato alla luce della sinodalità e dell’ecumenismo, contraddicendo sostanzialmente e revocando Pastor Æternus e tutto il Magistero sul Romano Pontefice.

 

4 – Il Diritto Canonico ne esce capovolto e sovvertito: esso non ha più come principio cardine la salvezza delle anime – “Salus animarum suprema lex” – ma diventa strumento per consolidare un potere autoreferenziale e un’arma per reprimere ogni voce di più che doveroso dissenso nei confronti degli eversori che usurpano l’autorità nella Chiesa Cattolica. Anche qui, il doppio standard è evidente: basti pensare alla connivenza della Santa Sede nei riguardi delle Ordinazioni episcopali dell’Associazione Patriottica cinese o alle scandalose iniziative scismatiche della Conferenza Episcopale Tedesca.

 

L’incontro tra Tucho Fernández e Don Davide Pagliarani rende evidente il paradosso di questi ultimi sessant’anni: chi è dichiarato fuori dalla Chiesa Cattolica ne conserva la Fede, e chi è considerato in comunione con la Sede Apostolica – al punto da ricoprirne le massime cariche – è di fatto eretico e apostata.

 

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

 

 

Viterbo,

14 Febbraio 2026

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(21) Marco Tosatti (@MarcoTosatti) / X

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8 commenti su “Tucho e l’Incontro con la FSSPX. Una Trappola Velenosa di Fernández. Mons. Carlo Maria Viganò.”

  1. Non bisogna dimenticare che i vescovi in Cina sono scelti dal P.C.C. e ratificati dalla Santa Sede, come i Sommi Sacerdoti del tempo di Gesù che dovevano essere graditi ai Romani…

  2. Gabriela Danieli

    🅿ersonali considerazioni e suggerimenti al Rev. Don Davide Pagliarani e alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (che ho frequentato in passato per alcuni anni).

    🔹A mio avviso, la Fraternità San Pio X non dovrebbe vedere il comunicato di Fernandez soltanto come un velenoso ricatto per costringerla a rimanere nella falsa chiesa sinodal-massonica prolgbt di JMB-PREVOST.
    Ma piuttosto come una grande occasione offertale da Cristo per tornare nella Sua Vera Chiesa, quella che riconosce BXVI Suo ultimo Vicario, il quale, già più volte in passato, le era venuto incontro, e con la revoca di certe scomuniche, e dando il permesso di celebrare la S. messa tradizionale senza il permesso di nessuno (Summorum Pontificum).
    MA…. a patto che avesse l’umiltà di riconoscere la sua Divina Autorità e quella degli altri papi conciliari.
    (ma con quale rispetto e gratitudine ha risposto la Fraternità di S. Pio X?)

    1. Si, perché, se obbedire al legittimo Papa stabilito da Cristo, fa parte di «requisiti minimi per la piena comunione con la Chiesa cattolica»
    … sia mons. Viganò che la Fraternità saranno in piena comunione con la Chiesa di Gesù Cristo solo quando riconosceranno BXVI Suo ultimo Vicario fino alla morte.
    Così, come non fa parte della vera Chiesa di Cristo chi, o per orgoglio o per vile interesse, si ostina a far parte della chiesa sinodal-massonica di JMB-Prevost, “Tucho” Fernández, Parolin etc…

    2. E dunque, se è vero che la proposta-ricatto della falsa chiesa di «delineare assieme uno statuto canonico» per la Fraternità è assolutamente da rigettare perché sarebbe un suicidio…

    3. D’altra parte, tutti i papi, in particolare S. Pio X nel Cat. al n. 105 e Pio IX nella Cost. DOGMATICA Pastor Æternus, ribadiscono l’assoluta necessità, per i “veri” cristiani, di riconoscere la «Divina Autorità del Papa da Lui stabilito: vale a dire dell’ultimo BXVI che mai ha abdicato ma che, a tre anni dalla sua morte, ancora manca del suo legittimo successore…
    Attraverso il quale, Gesù “vuole” tornare a governare VISIBILMENTE la Sua Chiesa e liberarla dalle mani degli astuti nemici.
    Dunque, che aspettano i sacerdoti, ma in particolare i tradizionalisti ad incoraggiare i Cardinali di S. R. Chiesa ad assolvere il loro primo “dovere” di dichiarare la “legittima” Sede Apostolica vacante, onde poter eleggere il legittimo successore dell’ultimo Pietro BXVI?

    Non si rendono conto che ostinarsi orgogliosamente a non voler riconoscere l’ultimo vero papa stabilito da Cristo e continuare a giustificare il proprio reato di SCISMA, mettendo sullo stesso piano la chiesa sinodale di lucifero con quella Divina del CVII, SIGNIFICA CONTINUARE A DARE A SATANA IL POTERE DEL GOVERNO IN SAN PIETRO, ANZICHÉ A GESÙ CRISTO ?

    4. Ma, uscire da Babilonia per rientrare nell’unica Chiesa Spirituale di Cristo e del Suo ultimo Vicario BXVI, è un dovere che assolveranno “solo” quei veri Pastori disposti a lasciarsi crocifiggere con Cristo, dimostrando che per loro vale davvero il principio cardine:
    «Salus animarum suprema lex»

    G. D.

  3. Premessa: questi “strani” pensieri mi sono venuti a seguito della lettura dell´articolo del mons. Eleganti “Eppure resta uno scisma …”, ma credo che siano adatti anche come commento a queste riflessioni del mons. Viganó riguardo alla Fraternitá di San Pio X.

    Ammettiamo che Dio creatore (e per il momento lascio da parte la Santissima Trinitá) invece di dare a Mosé le tavole delle leggi, gli avesse dato come tavola, le leggi della matematica con la promessa che chi le avrebbe rispettate, al termine della propria vita, sarebbe venuto al Suo cospetto; chi non fosse riuscito ad essere bravo in matematica … beh, immagini da solo.
    Ora, il primo comandamento era (ed é ancora tuttora) : 1+1=2; il secondo 1+2=3 e cosí via (esattamente come conosciamo l´aritmetica oggi). Quello era solo la base di partenza. Poi Dio ha detto: “Sviluppate tutto il resto secondo ció che vedete e secondo razionalitá … voi siete degli esseri a cui ho dato l´intelligenza per farlo”. E gli umani cosí hanno fatto per secoli. E man mano che si avanzava venivano sviluppati diversi costrutti matematici che prendevano sempre a presupposto e mai contraddicevano il primo comandamento (1+1=2), il secondo comandamento e cosí via.
    Ad un certo punto gli umani, al fine di meglio organizzarsi, decisero di eleggere un capo supremo (che io qui chiamo “papematico”) di quella che era ormai diventata una religione e che sovraintendeva e dirigeva il lavoro di tutti gli altri; alla morte di un papematico se ne eleggeva un altro.
    Nel corso del tempo ogni tanto sorgeva una disputa laddove non si era certi di alcuni importanti risultati e a causa della confusione che ne risultava, il papamatico convocava una riunione generale che si chiamava “Concilio” dove tutti si riunivano e alla fine ci si metteva d´accordo per rimediare agli errori precedenti.
    A forza di Concilii e con il “Concilio matematico I”, il tutto sembrava sistemato: 1+1 faceva ancora piú di prima 2; e 1+2 faceva ancora piú di prima tre; ed inoltre, come corollario, una mela piú una mela facevano due mele; un´arancia piú due arance facevano tre arance e cosí via.
    Questo fino a quando …
    venne convocato dal papematico del momento che si era fatto prendere dalla nuova mania imperante nel mondo che era il modernismo, il “Concilio matematico II” che si concluse con l´affermazione dell´indiscutibile dogma, e se non era un dogma era comunque attuato con la forza, che se lo affermava il papematico di turno, 1 + 1 faceva 3, e che 1+ 2 faceva 5 ma anche 6 o 7 o anche quel che gli entrava piú opportunamente nella testa. Insomma … la matematica da deterministica era diventata mobile o forse meglio … fluida: tutto quello che c´era prima e che era stata chiamata “Tradizione matematica” venne cosí buttata alle ortiche.
    Poi avvenne anche che con il passare del tempo, ma questo c´era da aspettarselo, un successivo papematico, volendo superare in modernitá quello precedente, proclamasse che una mela piú un´arancia facevano tre pere e cosí via.
    Ora … l´ultimo papematico di turno era uno che aveva non una ma tantissime mosche al naso: chi non prendeva per vero quanto affermava o non si comportava come si aspettava che si comportasse, veniva subito accusato di scisma e passava i suoi guai. Tutto sommato qui non si trattava di aritmetica ma di religione. Naturalmente lo scisma veniva negato da chi continuava a sostenere che 1+1 faceva due e che quindi non faceva altro che obbedire alle leggi di Dio. E qui scoppió la confusione piú totale su chi aveva ragione con posizioni arroccate sia da una parte che dall´altra: nessun accordo sembrava ormai piú raggiungibile.
    Forse un intervento diretto e risolutore di Dio si era reso necessario …
    Fine dei pensieri strani.
    E se tutto ció fosse vero mi viene subito la prima domanda: “Ma per un appartenente alla “religione matematica”, continuare ad intestardirsi ad affermare che 1 + 1 fa 2, ecc., perché ció rispondeva alla intrinseca natura delle cose (ma soprattutto perché questo erano insegnamenti di Dio riportati sulle tavole) e magari senza l´assenso del papematico, di osare di insegnare ad altri che avrebbero poi tramandato ad altri l´insegnamento ricevuto da Dio, che solo questi potevano essere i risultati e non quanto diversamente affermava il moderno papematico, poteva essere considerato uno “scisma”?
    “Certamente”rispondo io: “fra il moderno papematico e il suo subordinato si era consumato uno scisma: il subordinato era passibile di punizione papematica … solo che … anche con la punizione, 1+1 faceva sempre due e non tre come avrebbe voluto il moderno papematico.
    E allora qui richiamo una distinzione che feci giá una volta fra “scisma formale” (che ora io chiamo “apparente”) tra il subordinato ed il superiore e lo “scisma sostanziale” fra un subordinato ed il suo superiore: nel caso in questione il subordinato aveva commesso uno scisma apparente nei confronti delll´immediato superiore ma non si era macchiato di scisma sostanziale con Dio. L´immediato superiore invece aveva commesso scisma sostanziale con Dio.
    Prima conclusione per me certa: lo scismatico apparente che aveva fatto di tutto per dimostrare la fondatezza della propria posizione senza trovare alcun ascolto, si poteva beccare una punizione disciplinare da parte del suo diretto superiore, ma alla fine dei suoi giorni si sarebbe beato con una ricompensa divina da parte del Superiore supremo. Ed il papematico scismatico sostanziale che fine avrebbe fatto? Beh … poiché lui aveva distorto la matematica per i propri interessi e quelli dei suoi compari o forse perché si era venduto ad un Padrone diverso da Dio … necessariamente …
    Ora giá me lo immagino qualche “don” che interviene e mi dice tutto inorridito: “Ma … Unaopinione … il parallelo che stai proponendo é inaccettabile … discutere della fede cattolica servendosi dell´aritmetica … e poi i tuoi conti non tornano … l´obbedienza al papematico avrebbe garantito la sussistenza di quel sommo bene che é l´unitá della “chiesa matematica” … questa ha la precedenza su tutto … anche sulla volontá di Dio”.
    Bene … allora cerco di spiegare il mio punto di vista in maniera diversa servendomi della parabola del padrone della vigna che esce di casa per assumere dei braccianti per coltivarla (“Il regno dei cieli é simile a … ” Mt 20,1-16 – Ma potrei anche servirmi del processo che i membri del sinedrio fecero a Gesú, dove Questi, rifiutandosi di sottomettersi ai loro diktat, commise di fatto uno “scisma apparente” verso l´autoritá allora riconosciuta: e questo perché per Gesú l´obbedienza a Dio Padre veniva prima di ogni pretesa avanzata dai membri del sinedrio – a chi giá basta questo esempio puó ben saltare quanto segue e reiniziare a leggere dove incontra la scrittura in neretto).
    E riformulo la storia cosí:
    “Un padrone di casa, che aveva fatto sapere alcuni giorni prima a tutta la cittadinanza che nei giorni successivi avrebbe assunto della manodopera per i lavori stagionali di mautenzione e miglioramento della propria vigna (quindi tutti sapevano perché sarebbero stati assunti), mandó il suo fiduciario all´alba sulla piazza per prendere a giornata dei lavoratori per la sua vigna. Il fiduciario si accordó con ognuno di loro per una mercede adeguata alla competenza di ognuno e li mandó tutti nella vigna del padrone. Il fiduciario, sempre presente, organizzava il lavoro di ognuno ed ognuno eseguiva secondo le disposizioni ricevute. E tutto procedeva velocemente in quanto ognuno aveva imparato dai propri genitori come si dovesse svolgere con perizia il lavoro assegnatogli.
    Il tutto procedette cosí fino al primo pomeriggio, quando un altro amministratore del padrone arrivó e sostituí il primo. Questi, contrariamente al primo fiduciario che li aveva fino ad allora lodati per l´ottimo lavoro prestato, diede l´ordine di abbattere tutte le vigne con la motivazione che dei parassiti l´avevano assalite mortalmente e che cosí mettevano in pericolo le vigne dei vicini che si sarebbero rivalsi sul padrone per il danno causato: quindi apparentemente il taglio delle piante era stato giustificato per evitare un danno al padrone. E nonostante che i braccianti gli facessero notare che le piante fossero in ottima condizione e che quindi l´ordine avrebbe danneggiato solo il padrone e nessun altro, il secondo fiduciario ribadí ripetutamente ed sempre piú aggressivamente questo ordine. Non convinti perché non riuscivano a vedere alcuna reale motivazione per eseguire gli ordini ricevuti, la maggioranza non fiató affatto, alcuni li iniziarono a mettere in discussione anche perché avevano sentito dire dal precedente fiduciario che il padrone avrebbe manifestato tutta la sua soddisfazione per il buon lavoro compiuto. Il nuovo fiduciario allora minacció i refrattari che non avrebbe pagato loro il denaro pattuito nonostante il lavoro giá svolto se non avessero obbedito ai suoi ordini e in caso contrario si sarebbe servito di chiunque avesse trovato per la strada … anche se non aveva mai avuto a che fare in vita sua con un vigneto. La maggioranza dei contestatori si piegó, altri, pur di non danneggiare il padrone e le piante, gli buttarono gli attrezzi davanti ai piedi e se ne andarono rinunciando alla mercede, altri pochi fecero finta di accettare le condizioni ma laddove potettero, cercarono di salvare le piante.
    Quando il padrone della vigna seppe dell´avvenuto, licenzió subito l´amministratore che aveva dato tali ordini e questo anche perché gli era giunto all´orecchio che avesse agito a suo danno per conto di un concorrente. E cosí similmente non richiamó mai piú quelli che avevano obbedito all´ordine di abbattimento e che, se si fossero soffermati un poco piú a lungo a valutare la questione, avrebbero potuto facilmente immaginare che il padrone mai avrebbe mai potuto dare un simile ordine e che il tutto era probabilmente riconducibile a dei disegni oscuri del secondo fiduciario. E richiamó permanentemente a sé gli altri che fino al momento prima avevano prestato un ottimo lavoro e che si erano rifiutati di danneggiare le piante o che pur restando, avevano cercato di preservarle.”
    Fine dell´adattamento di fantasia.
    Dio avrebbe agito cosí? Io rispondo: “Credo di sí … espulsione definitiva dalla Sua Vigna terrestre con un poderoso calcio nel sedere e con doloroso atterraggio nell´Inferno per l´amministratore infedele ed anche i suoi seguaci!”
    E qui uno si deve per prima cosa domandare: “Ma qual´era lo scopo per il quale il padrone aveva dato la disposizione di assumere dei lavoratori nella sua vigna?” Risposta mia: “Naturalmente era quello di accrescere il valore della vigna attraverso i lavori stagionali (potatura, concimazione, legatura, ecc.) affinché la vigna non solo continuasse a produrre come prima ma che addirittura desse dei frutti maggiori rispetto all´anno precedente. Ed era per questo che si veniva assunti e pagati… non per distruggerla. E se qualcuno che vi stava, magari perché aveva scelto di servire un altro padrone, avesse dato degli ordini contrari, ecco che si sarebbe attirato le ire del padrone della vigna: per il padrone, non aveva il diritto di entrarvi, né di rimanere, né di dare ordini.
    Ed anche: “Per quale scopo si era fatto assumere il bracciante?” Sicuramente per ricevere una mercede giornaliera con cui mantenere sé stesso e la propria famiglia; ma poi anche per dimostare al padrone che il proprio lavoro apportava valore agli affari del padrone. Quindi, il bracciante era entrato di propria volontá nella vigna non solo con l´intenzione di curare la vigna del padrone ma anche con lo scopo di farsi un nome presso di lui per magari farsi assumere a tempo pieno. Ma poi a metá giornata si era ritrovato a dover obbedire ad un ordine contrario alle sue convinzioni, e cioé di distruggere la vigna senza riuscire a darsi una logica spiegazione di tale drastico cambiamento.
    La mia storia adattata sa piú di aritmetica o di Vangelo, ora?
    Sí, perché ritornando alla storia vera (Mt 20, 1-16), Gesú fu chiaro con i suoi: “Andate in tutto il mondo e predicate il (mio) vangelo ad ogni creatura.” E questa frase non solo esprime la cogenza per ogni sacerdote di diffondere la “Fede” cosí come é stata sempre intesa da Gesú ma anche quella di difenderla e di conservarla (che nel mio racconto di fantasia modificato sarebbe equivalente a curare e migliorare la vigna del padrone). Quindi qualsiasi azione, ma anche mancata azione che contrasti con tale obbligo é una violazione di questo dovere in quanto la “Fede” (=cura delle vigne), lasciata a sé stessa, morirebbe. Per non parlare poi di un ordine di distruggere tutte le viti.
    E andando alla questione della Fraternitá di San Pio X, qui credo che bene abbia fatto don Pagliarani a decidersi ad agire alla sua maniera, una volta che si é reso conto che Roma faceva gli orecchi sordi (cosí credo che siano andate le cose). Ma giá il comportamento di Roma mi sembra indicare che essa non sia disposta a concedere nulla, ma proprio nulla. Infatti giá l´offerta di un “dialogo teologico” va, secondo me, letto in chiave modernista, e cioé, cosí io mi immagino, che in realtá dietro questo termine si nasconda l´intenzione di Roma di imporre un dialogo prevalentemene totalitario in senso solo discendente al quale io mio sentirei di dare un altro nome ben preciso: “Rieducazione/indottrinamento conciliare”.
    Infatti se si pensa che l´”offerta”viene da chi ha negato il titolo di Corredentrice alla Madonna e che il declassamento della Madonna (che per me rimane Corredentrice) a subalterna del Papa é stato uno dei cavalli di battaglia del Concilio Vaticano II (il Concilio Vaticano II ha secondo me posto le basi per questa retrocessione in attesa che qualche papa futuro ci mettesse la firma: fatto che é avvenuto piú di sessanta anni dopo; se lo si fosse fatto nel 1962 il popolo cattolico sarebbe insorto ed il CVII sarebbe stato inutile per chi lo indisse), non é difficile immaginarmi che proprio questo sará il tipo di dialogo applicato.
    E questo, sempre secondo la mia immaginazione, per converso potrebbe voler anche dire che una eventuale disponibilitá di don Pagliarani ad aprirsi al dialogo potrebbe ben essere usata da Roma allo stesso modo di come un esercito ostile assediante che non é riuscito fino ad ora a sfondare le difese, decidendo di cambiare strategia, promette improvvisamente la pace e mettendo come condizione l´apertura delle porte del castello, al vedersele aprire, coglie subito l´occasione per occuparlo militarmente, rimangiandosi poi ogni eventuale concessione promessa.
    Concludendo (mia opinione):
    se don Pagliarani ha la certezza che 1+1, in ogni momento storico ed indipendentemente dal luogo in cui si sta, fa sempre 2 e desidera sempre pensare che sia cosí, ecco che, a mio avviso, farebbe meglio ad dialogare solo con Dio e a lasciare a chi presiede il Dicastero per la Dottrina della Fede a dialogare con sé stesso e con le sue suggestive monografie;
    se invece é disposto a credere a comando che 1+1, a secondo del momento e del luogo, e differentemente da quanto si é creduto sempre in passato, non fará mai piú due, ma possa fare 3, 5, 6, 7 o anche 1000, e questo a seconda di come i potentati di questo mondo dispongono al momento, allora, cosí la vedo, si potrebbe aprire delle buone possibilitá di superare a pieni voti l´esame finale del corso, secondo me indottrinatorio, di “dialogo teologico” imposto (se é sotto condizione non é piú proposto ma imposto) da Roma e, cosí presumo, non avrá piú alcuna remora ad unirsi al brindisi di coLoro che potranno festeggiare l´abbattimento di uno degli ultimi o forse proprio l´ultimo baluardo di Dio che ancora impedivano al Concilio Vaticano II, o meglio … alle sue nuove dottrine introdotte con esso e che tanto piacciono al mondo ma non a Dio, di essere realizzate in pieno.

    Nota finale: mi permetto di suggerire alla Fraternitá S. Pio X una semplice modalitá operativa aggiuntiva per decidere se accettare la, credo, gentile offerta del Dicastero: distribuire a tutti coloro che hanno una parola sulla questione un questionario con solo due domande a due risposte alternative:

    prima domanda: a:) “Vuoi che 1+1 dia sempre come risultato due” (e questo perché Dio si serve dei numeri per regolare con precisione ogni Sua faccenda nell´universo: la matematica é secondo me legge naturale utilizzata da Dio); oppure b) sei disposto ad accettare che 1+1 faccia tre ed anche di piú, se lo dice il papa del momento? ;

    seconda domanda: Quale dei due é l´”atto di amore” piú grande verso Dio?
    Questo? https://www.informazionecattolica.it/2022/09/26/una-testimonianza-sulla-bellezza-della-messa-vetus-ordo-antica-tridentina-o-di-sempre-che-dir-si-voglia/
    o questo? https://www.domradio.de/artikel/papst-leo-xiv-empfaengt-who-chef-tedros-adhanom-ghebreyesus “. (mia convinzione: prossima plandemia in arrivo).
    Chi possiedeuna incontaminata intelligenza cattolica saprá subito dare una risposta.
    Questi pensieri sono miei, le decisioni da prendere sono di altri.

  4. W don Minutella, l’unico che alle parole ha FATTO e sta FACENDO seguire i fatti alle parole, pagando di persona la persecuzione e il disprezzo indiavolato dei zappatori dell’orto.
    A Roma s’è insediata La chiesa dell’Anticristo: non ci sono né se né ma.
    I se e il ma sono l’arma spuntata dei zappatori dell’orto che se ne stanno al sicuro criticando ma guardandosi bene dal FARE qualcosa.

  5. Don Pietro Paolo

    Ecc.,
    Mi permetto ricordarle alcune note teologiche:

    I. Nozione formale di eresia (dogmatica e canonica)

    1. Definizione classica

    Il Codice di Diritto Canonico (1983), can. 751, definisce l’eresia come:

    “la negazione ostinata, dopo aver ricevuto il battesimo, di una verità che deve essere creduta con fede divina e cattolica, oppure il dubbio ostinato su di essa.”

    La teologia classica (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 11) specifica che:
    • l’eresia è un peccato contro la fede,
    • comporta scelta (αιρεσις = scelta),
    • implica opposizione a una verità definita dalla Chiesa come rivelata.

    Perché vi sia eresia formale occorrono:
    1. Materia dogmatica definita.
    2. Negazione esplicita.
    3. Ostinazione.
    4. Imputabilità soggettiva.

    II. Applicazione al caso delle benedizioni (Fiducia supplicans)

    Il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede (2023) non:
    • ridefinisce il matrimonio;
    • equipara unioni omosessuali al matrimonio;
    • modifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2357-2359);
    • introduce un rito liturgico assimilabile al matrimonio.

    Al contrario, ribadisce:
    • che il matrimonio è solo tra uomo e donna;
    • che non sono ammesse benedizioni ritualizzate equiparabili al matrimonio.

    Si può discutere:
    • l’opportunità pastorale,
    • la prudenza,
    • la formulazione,
    • il rischio di scandalo.

    Ma, in senso tecnico-dogmatico, non si riscontra una negazione di verità definita.

    Pertanto l’accusa di eresia, in assenza di:
    • definizione magisteriale contraria,
    • condanna canonica,
    • o negazione esplicita di dogma,

    risulta teologicamente infondata.

    III. Ecclesiologia cattolica: primato e comunione

    1. Vaticano I – Pastor Aeternus (1870)

    Il Romano Pontefice possiede:

    “piena e suprema potestà di giurisdizione su tutta la Chiesa”
    (Pastor Aeternus, cap. III)

    Questa potestà è:
    • ordinaria,
    • immediata,
    • universale.

    Non è una concessione storica.
    È elemento costitutivo della struttura ecclesiale.

    2. Vaticano II – Lumen Gentium 18-25

    Il Papa è:

    “perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità.”

    La comunione ecclesiale non è solo spirituale, ma visibile e gerarchica.

    Separare la “vera fede” dalla comunione con il Romano Pontefice implica una frattura ecclesiologica.

    IV. Sulle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio

    1. Normativa canonica

    Can. 1013:

    “Nessun Vescovo consacri alcuno Vescovo se prima non consta del mandato pontificio.”

    Can. 1382 (oggi riformulato nel Libro VI):
    prevede sanzione per consacrazione senza mandato.

    La consacrazione è valida sacramentalmente, ma gravemente illecita.

    2. Dimensione ecclesiologica

    L’episcopato non è realtà privata.
    È principio di unità nella comunione gerarchica.

    Consacrare senza mandato:
    • crea una linea di governo parallela,
    • genera oggettiva rottura della comunione,
    • costituisce atto di natura scismatica (cf. can. 751: rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice).

    V. Lo “stato di necessità”

    La teologia morale ammette circostanze straordinarie.

    Ma la necessità:
    • deve essere oggettiva,
    • non può essere auto-dichiarata indefinitamente,
    • non può diventare principio strutturale alternativo all’ordine gerarchico.

    Se si sostiene che la necessità giustifichi sistematicamente una gerarchia parallela, si afferma implicitamente che l’ordine visibile della Chiesa sia radicalmente compromesso.

    Questa tesi sfiora il sedevacantismo materiale.

    VI. Distinzione fondamentale: errore prudenziale ≠ eresia

    La storia ecclesiale conosce:
    • atti disciplinari discutibili,
    • ambiguità pastorali,
    • tensioni teologiche.

    Ma non ogni errore prudenziale costituisce:
    • negazione dogmatica,
    • apostasia,
    • perdita dell’autorità.

    La teologia cattolica distingue:
    • peccato personale,
    • errore disciplinare,
    • ambiguità teologica,
    • eresia formale.

    Confondere questi livelli genera destabilizzazione ecclesiale.

    VII. Conclusione teologica

    Accusare la Santa Sede o un Dicastero romano di eresia senza:
    • negazione formale di dogma,
    • giudizio ecclesiale competente,
    • prova di ostinazione contro verità definita,

    non è atto teologicamente fondato.

    La Tradizione non è alternativa alla comunione gerarchica.
    È custodita dentro di essa.

    La fedeltà cattolica consiste nel:
    • difendere la dottrina,
    • chiedere chiarezza,
    • esercitare parresia,
    • ma restare nella comunione visibile voluta da Cristo.

  6. Marcelo Fernando Gerstner

    L’unica grande trappola velenosa è quella di tutti coloro che, DA SEMPRE NELLA STORIA DELLA CHIESA, hanno lottato per anteporre i propri interessi personali (per incapacità, per codardia, per ignoranza, per l’incontrollabile vizio della delectatio dominandi, per motivi politici o economici, per precipitazione ecc). a qualsiasi VERA, legittima o giusta possibilità di unità nella Chiesa.

    1. Ricordo che nella preghiera del Credo affermiamo la nostra Fede nella Chiesa “una, santa, cattolica ed apostolica”. L’unità evidentemente è importante ma non può essere l’unico orizzonte a cui tendere.

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