Il Mondo degli Epstein. Il Collegamento Diretto con I$r@ele e la Perversione come Leva di Ricatto.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione alcuni elementi di valutazione del caso Epstein, a nostro modestissimo parere lo scandalo più colossale  del secolo (quello attuale e quello precedente). Non solo per la quantità di orrore di cui è intriso (il Dipartimento della Giustizia non ha reso pubbliche centinaia, migliaia di foto di bambini uccisi, torturati o squartati), ma anche per l’evidente uso geopolitico delle aberrazioni a sfondo satanista. Stupisce allora devo ammetterlo, l’aplomb con cui l’argomento viene trattato. Repubblica e La Stampa (entrambi in vendita) ignorano nelle loro prima pagine online di oggi il tema; il Corriere se la cava con un articoletto a metà fra gossip e politica. Poi ci si chiede perché le persone, istintivamente, non comprino più quella merce, e le edicole chiudano…Buona lettura e condivisione.

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Il primo è questo articolo di Andrea Zhok:

Il mondo degli Epstein (seconda parte)

(Andrea Zhok) – In precedenza abbiamo visto:
1) come le grandi concentrazioni di capitale nella modernità, e specialmente nel mondo contemporaneo, operino come mezzi di esercizio di Potere (e solo marginalmente di consumo),
2) come non vi sia connessione tra qualità personali e gestione di grandi capitalizzazioni e
3) come questa disconnessione tra esercizio di un potere non legalmente limitato (assoluto) e qualità personali produca corruzione morale, sia nella società sia in chi quel potere lo esercita.
Una volta esaminato l’aspetto strutturale, è importante completare il quadro determinandone l’aspetto psicologico-morale.
L’impressione di una connessione fondamentale tra detentori di immensi capitali e comportamenti che oscillano tra la “stravaganza edonistica” e la “perversione conclamata” è stata sempre diffusa. Non abbiamo avuto bisogno degli Epstein Files per riconoscerla, anche se di solito la cinematografia mainstream cerca di spostare l’obiettivo spostando gli abusi nel passato (ponendoli come tratti decadenti di epoche remote da cui siamo usciti) o verso luoghi e paesi remoti, di cui l’occidentale medio non sa nulla.
Nella discussione su ciò che avveniva sull’isola di Epstein è comparso a più riprese il riferimento al film di Pasolini Salò o le 120 giornate di Sodoma, ma naturalmente il modello originale è rappresentato dall’autore del libro da cui Pasolini prende spunto: Le 120 giornate di Sodoma, ovvero La scuola di libertinaggio, il cui autore è il marchese Donatien-Alphonse-François de Sade, erede di una famiglia di antica nobiltà e antico patrimonio, vissuto a cavallo della Rivoluzione Francese.
Gli scritti di De Sade, non meno delle sue vicende biografiche (nella misura limitata in cui ci sono note dagli atti giudiziari) sono un’esaltazione costante e compiaciuta di comportamenti che vanno dallo stupro alla pedofilia, dall’incesto alla tortura all’assassinio, il tutto nelle forme più fantasiose.
Sul piano teorico il marchese de Sade è un libertino estremista, fervente sostenitore dell’ateismo, dell’edonismo, dell’immoralismo (rigetto di ogni norma morale, di qualunque genere).
Biograficamente de Sade è un rampollo viziato che, come lui stesso ricorda in una pagina di tenore autobiografico: «Nato fra il lusso e l’abbondanza credetti che la natura e la sorte si fossero data la mano per colmarmi dei loro doni (…) Credevo che mi bastasse concepirli [i miei capricci] per vederli realizzati.»
De Sade ha tuttavia sempre un’altissima opinione di sé e, come si vede nell’epitaffio da lui stesso redatto, si percepisce costantemente come vittima di tempi retrivi. Invero de Sade riuscì ad essere messo sotto accusa sia dall’Ancien Règime, sia dai rivoluzionari che abbatterono l’Ancien Règime, sia dal Direttorio che subentrò ai rivoluzionari (ogni confronto con l’odierna inerzia della magistratura americana è lasciato alla valutazione del lettore).
De Sade non è un semplice squilibrato. È uno squilibrato per così dire “filosofico”. Egli è un grande estimatore del testo L’Homme machine di Lamettrie, dove si abbraccia una visione di materialismo meccanicista, in cui l’essere umano come ogni altro vivente è semplicemente una macchina. Ma cos’è in fondo una macchina? Una macchina è uno strumento, un ente che esiste per poter essere usato per alcuni fini. E cosa rimane dell’essere umano e dei suoi fini? Soltanto la capacità di percepire piacere e dolori (questa è anche la base dell’utilitarismo benthamiano che viene alla luce negli stessi anni). Gli umani sono dunque macchine che possono servire per produrre piacere o dolore a chi le manovra.
Una simile concezione del mondo si attaglia perfettamente ad un soggetto dotato di grande potere materiale (ricchezza), ma al contempo fondamentalmente inetto, privo di qualunque forma di empatia (dopo tutto gli altri sono macchine) e privo di ogni prospettiva ideale, trascendente, spirituale o storica.
Quel mondo che nella seconda metà del ‘700 albeggiava in Europa è divenuto nel corso del ‘900 la forma di vita dominante nel mondo occidentale. Essa è stata battezzata in molti modi: “anarcoindividualismo”, “libertarianismo”, “nichilismo”. Nel ‘900 non di rado la figura di De Sade è stata romanticizzata come un liberatore dei costumi, un esistenzialista ante litteram. E questo fatto non è per niente strano, visto che de Sade appare per molti versi un’incarnazione spietatamente coerente della visione del mondo dominante.
Di contro, l’autore che forse è stato più durevolmente colpito dalla figura di de Sade e che ha cercato insieme di rappresentarla dialetticamente nei suoi romanzi e di refutarla è Dostojevsky, che ne abbozza i tratti di fondo in figure come l’“uomo del sottosuolo” e poi in Svidrigajlov (Delitto e castigo), Stavrogin (I demoni) e in altri protagonisti delle sue opere.
Il potere privo di responsabilità, indipendente da qualità, esercitato in un mondo meccanico su altri esseri che sono semplicemente mezzi tra i mezzi, al fine di suscitare l’unica cosa che fa una qualche differenza, ovvero piacere e dolore, questo è il mondo inaugurato da Sade e realizzato da personaggi come Epstein (nessuno deve credere neppure per un momento che Epstein sia un caso isolato: è solo un caso organizzato su scala più grande perché utilizzabile come arma di ricatto).
E il piacere isolato dal senso del piacere ha una tendenza tipica (si parla a questo proposito di “paradosso dell’edonista”): perseguire il piacere per il piacere, e non come espressione di senso, come appagamento progettuale, come aspetto della vita, ecc. produce un noto effetto di saturazione, assuefazione.
Il piacere per il piacere rapidamente tedia, annoia, tende a spegnersi. Essendo semplicemente una risposta organica posta, in questa cornice, come priva di significato, il piacere si ottunde e atrofizza.
E a questo punto, per chi persegue il piacere privo di significato per sé stesso, e che ha i mezzi per perseguirlo facilmente, subentra necessariamente ciò che prende il nome di “perversione”. Perversione è l’ampliamento progressivo dell’area del piacere in forme e modi che ne mantengano artificialmente una qualche capacità di suscitare un sussulto, una residua emozione. E ciò che continua a suscitare qualche sussulto è dapprima ciò che è proibito, poi ciò che è esecrato, infine ciò che è così rivoltante da essere inconcepibile.
In un suo testo che ha venduto milioni di copie (e qui, lo ammetto, parla la mia invidia) Yuval Harari – uno dei più coerenti sostenitori della visione del mondo alla Lamettrie, nelle sue forme odierne – si esprime con ammirevole chiarezza. Ciò che lui chiama “il patto della modernità”, ovvero la trasformazione che caratterizza la modernità occidentale, è riassumibile in una semplice frase: “gli esseri umani accettano di rinunciare al significato in cambio del potere.”
Curiosamente Harari non si chiede mai chi avrebbe stipulato questo patto, chi vi avrebbe acconsentito. Io non ricordo di averlo sottoscritto. Dire che se nasci in quest’epoca lo hai sottoscritto automaticamente è un po’ comodo: suona tanto come il thatcheriano “non c’è alcuna alternativa” (TINA).
Forse è un patto che dev’essere accettato come condizione per far parte di quelli che detengono quel potere. E invero sembra un patto che è tanto più probabile venga accettato da chi detiene e gestisce il potere piuttosto che da chi lo subisce (e da chi detiene il potere assoluto di cui sopra in maniera preferenziale).
Ma Harari, intellettuale israeliano, guest star dei vertici di Davos, è probabilmente abituato a frequentare solo i primi.

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Poi c’è questo post su Instagram, che dovrebbe far arrossire di vergogna non pochi colleghi di Repubblica e del Corriere:

epstein russi israele

 

Prove che Epstein lavorava per la Russia:

– la sua moglie è la figlia di un agente del “Mossad”
– uno dei suoi migliori amici è un avvocato israeliano
– un altro dei suoi migliori amici è l’ex primo ministro israeliano
– ha incontrato l’attuale primo ministro israeliano
– un alto funzionario dell’intelligence israeliana ha soggiornato per settimane a casa sua
– è fuggito in Israele quando è stato accusato per la prima volta di crimini sessuali contro un minore
– spesso portava l’abbigliamento dell’esercito israeliano
– i suoi sponsor erano estremisti filo-israeliani
– ha lavorato per i Rothschild
– ha finanziato un movimento studentesco filo-israeliano
– ha partecipato a un programma di beneficenza filo-israeliano
– ha sostenuto la creazione di nuovi insediamenti israeliani
– i suoi amici sono tutti sionisti
– chiamava i non ebrei “goyim”
– ha collaborato con diplomatici israeliani
– ha partecipato a trattative sulla sicurezza di Israele
– è stato beneficiario di cambiamenti di regimi politici in Medio Oriente svolti da Israele e dagli USA
– un ex funzionario dell’intelligence israeliana ha dichiarato che gestiva un bordello per conto di Israele
– il suo stesso partner commerciale ha confermato che gestiva un bordello per conto di Israele
– una delle sue vittime ha confermato che gestiva un bordello per conto di Israele

Come possiamo vedere, i giornalisti italiani hanno ragione, tutto questo è stato fatto per conto della Russia. Non può esserci altra spiegazione.

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Poi c’è questo post di Marcello Foa:

 

epstein foa

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Inoltre cè questo post di Geopoliticswatch:

geopolitics epstein rotschild

Se qualcuno ha ancora bisogno di prove che Epstein lavorasse per il Mossad:

1. L’ex ufficiale dell’intelligence israeliana Ari Ben-Menashe ha rivelato che Epstein ha gestito un’operazione segreta del Mossad dopo essere stato reclutato da Ghislaine Maxwell.

2. Il padre di Maxwell, Robert Maxwell, era un agente del Mossad.

3. Il socio in affari di Maxwell era Charles Bronfman, co-fondatore del Mega Group.

4. Il Mega Group è un club di miliardari ebrei che finanziano cause pro-Israele.

5. Maria Farmer, la prima a denunciare Epstein, ha affermato che la sua rete era gestita da suprematisti ebrei che la insultavano a sfondo razziale, guidati dal Mega Group.

6. Uno dei suoi co-fondatori, Les Wexner (proprietario di Victoria’s Secret), diede a Epstein la sua casa a schiera di Manhattan da 77 milioni di dollari, al centro del suo giro di ricatti.

7. Wexner era l’unico cliente noto di Epstein e apparentemente la fonte della sua ricchezza.

8. Epstein ottenne il suo lavoro alla Bear Stearns nel 1970 tramite Alan Greenberg, membro del Mega Group, nonostante non avesse alcuna qualifica.

9. Ronald Lauder, membro del Mega Group, è presidente del Congresso ebraico mondiale e uno dei principali donatori del partito Likud di Netanyahu.

10. L’avvocato di Epstein, Alan Dershowitz, convinto sionista e autore di The Case for Israel, è stato in passato preso in considerazione per rappresentare Israele presso la Corte internazionale di giustizia.

11. Epstein ebbe numerosi incontri con l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak nel suo appartamento di New York.

12. Epstein e Barak erano soci in affari in un’azienda tecnologica il cui personale era composto interamente da ex agenti dell’intelligence israeliana.

13. Barak afferma di essere stato presentato a Epstein dall’ex primo ministro israeliano Shimon Peres, che ha anche pronunciato l’elogio funebre al funerale di Robert Maxwell.

14. Nel 2004 la fondazione di Wexner pagò a Barak 2 milioni di dollari per una “ricerca” non divulgata.

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If anyone still needs proof that Epstein worked for Mossad:

1. Former Israeli intelligence officer Ari Ben-Menashe revealed that Epstein ran a Mossad honeypot operation after being recruited by Ghislaine Maxwell.

2. Maxwell’s father, Robert Maxwell, was a Mossad agent.

3. Maxwell’s business partner was Charles Bronfman, co-founder of the Mega Group.

4. The Mega Group is a club of Jewish billionaires funding pro-Israel causes.

5. Maria Farmer, the first to report Epstein, said his network was run by Jewish supremacists who racially abused her, led by the Mega Group.

6. One of its co-founders, Les Wexner (Victoria’s Secret owner), gave Epstein his $77 million Manhattan townhouse — the center of his blackmail ring.

7. Wexner was Epstein’s only known client and the apparent source of his wealth.

8. Epstein got his job at Bear Stearns in 1970 through Mega Group member Alan Greenberg, despite having no qualifications.

9. Mega Group member Ronald Lauder is president of the World Jewish Congress and a major donor to Netanyahu’s Likud party.

10. Epstein’s lawyer, Alan Dershowitz, a staunch Zionist and author of The Case for Israel, was once considered to represent Israel at the ICJ.

11. Epstein had multiple meetings with former Israeli PM Ehud Barak in his New York apartment.

12. Epstein and Barak were business partners in a tech company staffed entirely by former Israeli intelligence operatives.

13. Barak says he was introduced to Epstein by ex-Israeli PM Shimon Peres, who also gave the eulogy at Robert Maxwell’s funeral.

14. Wexner’s foundation paid Barak $2 million in 2004 for undisclosed “research.”

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E infine questo post di Voce Ebraica per la Pace:

 

vepp epstein mega group

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2 commenti su “Il Mondo degli Epstein. Il Collegamento Diretto con I$r@ele e la Perversione come Leva di Ricatto.”

  1. Circa venti secoli or sono molti abitanti della Galilea, della Galilea e della Samaria entrarono in contatto con Gesù di Nazaret.
    In un triennio Gesù rivelò il volto del Dio invisibile al popolo che ne ricevette la prima alleanza (con Abramo) e la legge (con Mosè).
    Per dare seguito alla sua buonissima notizia, forte di segni straordinari, scelse dodici uomini di rango sociale non elevato. Uno di loro lo tradì.
    Gesù aveva dato prova di poter forzare ogni potere creaturale, ma scelse di consegnarsi ai poteri terreni ed esserne condannato.
    Crocefisso, fu sfidato a scendere dalla croce per essere creduto, ma ci restò inchiodato fino a morire sotto i loro occhi.
    Il sole si era eclissato in un giorno di luna piena, il pesantissimo velo del tempio lacerato dall’alto in basso, i sepolcri si erano aperti…
    Poi è risorto ed è asceso al cielo, per sedersi alla destra del Padre. Ai suoi ha infuso lo Spirito Santo: Dio è Trinità e Gesù, il Figlio, è il Verbo.
    Quegli undici, poi dodici, con i primi settantadue discepoli, malgrado il martirio e le loro debolezze hanno annunciato ovunque La Verità.
    La Chiesa, oggi provata da lacerazioni e infiltrazioni terribili, continua ad amministrare la Grazia dei sacramenti, unico rimedio al Male.
    Cristo è vivo e realmente presente nel pane e nel vino transustanziati nella santa Messa, ripresentazione del sacrificio della croce.

    La faccenda Epstein mi ricorda tanto l’episodio dell’indemoniato nel territorio dei geraseni.
    Gesù chiede allo spirito impuro quale sia il suo nome e la risposta è: Legione, perchè molti demoni erano entrati in lui.
    Gesù per liberare l’uomo indemoniato accettò la richiesta dei demoni di non tornare nell’abisso, ma di entrare nel branco di porci al pascolo.
    I porci poi si gettarono dalla rupe nel lago sottostante, annegando. I mandriani sconvolti corsero in città a raccontare l’accaduto.
    L’uomo indemoniato tornò sano di mente e fu invitato a stare con i suoi cari. Gli abitanti della città impauriti chiesero a Gesù di… allontanarsi!

    Chissà, forse leggerà queste righe qualcuno che prova un sommo disprezzo o fastidio per Gesù, il Cristo, che è il mio Signore, vero Dio.
    Nel segno della croce ha compiuto l’operazione più impensabile, sconfiggendo il Maligno nel suo prodotto più riuscito: la morte.
    Il debito impagabile del peccato, da quello d’origine e per ogni generazione, ha deciso di estinguerlo con il suo sacrificio.
    Dio non lucra sul debito e non ricatta. Questo è veramente inconcepibile per il Male, che lega per sempre. Invece la Verità rende liberi.

    Alla fine è tutto qui. La peggiore delle situazioni ha una via di uscita, ma la porta è stretta.
    Per stare alla cronaca, ci sono cinque livelli almeno di relazione con gli Epstein files.
    Semplice conoscenza, perchè l’uomo era molto noto e influente. Non è una colpa averlo incontrato, al più un’imprudenza.
    Essere caduto nel tranello di un’offerta sessuale e nel susseguente ricatto: bruttissimo moralmente (da cristiani), ma ancora nel lecito penale.
    Averlo fatto, sempre nell’ambito della lussuria, con minorenni o con bambini: si entra nella perversione e anche nel penale.
    Averlo fatto adempiendo a dei rituali che si spingevano fino alla tortura e alla morte delle vittime: evito commenti.
    Averlo fatto perchè convinti della necessità di questi riti, satanicamente: siamo oltre, siamo nell’odio viscerale a Cristo.

    L’indemoniato geraseno poteva stare nel quarto livello. Legione è nel quinto. La popolazione allontanerà ancora Gesù?

I commenti sono chiusi.

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