Marco Tosatti
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, a cui va il nostro grazie, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla situazione USA- Iran. Buona lettura e condivisione.
NUOVA GUERRA IN IRAN?
Di Matteo Castagna
Accresciuta la presenza militare degli Stati Uniti contro l’Iran, spuntano i piani della Cancelleria tedesca per un’Europa sovrana
La Cancelleria tedesca sta rilasciando una dichiarazione politica divisa in tre parti sul nuovo ruolo della Germania e dell’Europa nel mondo. La narrativa ruota attorno alla separazione dall’America. Friedrich Merz ha tenuto un discorso in merito al Forum Economico
Mondiale di Davos (“nuova era delle grandi potenze”) e ha rilasciatouna dichiarazione governativa al Bundestag (“felicità dell’autostima”europea contro la politica della grande potenza americana).
La prima, storica presa di posizione del cuore economico europeo sipuò riassumere in “prendiamo le distanze”, in unità, libertà e nessuna subordinazione. Prima di fornire un’ulteriore interpretazione del nuovo rapporto distante con gli Stati Uniti alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera a metà febbraio, Merz incontrerà i colleghi del partito nella capitale croata, Zagabria: lì, i capi di
Stato e di governo europei del Partito popolare europeo (PPE), ovvero l’alleanza di cui fanno parte anche CDU e CSU, vogliono discutere del ruolo dell’Europa in un mondo che sta cambiando politicamente, in modo così radicale. Ne dà notizia dettagliata il quotidiano Der Spiegel.
Il leader e conduttore del PPE Manfred Weber, che è anche vicepresidente della CSU, aveva anticipato allo SPIEGEL: “Se concordiamo sul fatto che l’Europa debba diventare più indipendente, dobbiamo fare il passo successivo”, ossia un vero “Presidente europeo” al posto di un Presidente della Commissione e di un Presidente del Consiglio; abolizione del principio dell’unanimità in politica estera, per non essere tenuti in ostaggio da Viktor Orbán e soci; forze congiunte europee di mantenimento della pace in Ucraina come nucleo di un esercito europeo.
Giusta o sbagliata che sia, Weber insiste su una riforma politica dell’Unione e sogna in grande. Merz aggiunge: “sostengo che dovremmo
concentrarci sui compiti attualmente sul tavolo, che includono sia la capacità difensiva che la competitività”.
Gli Stati Uniti hanno aumentato la loro presenza militare in Medio Oriente e Donald Trump minaccia l’Iran tramite i social media: un’ “imponente armata” è in arrivo. Il tempo stringe: “Fate un accordo!”
Altrimenti, il prossimo attacco sarà “molto peggiore” dei raid aerei statunitensi dello scorso giugno, che hanno preso di mira principalmente gli impianti nucleari iraniani.
Cosa significa? Trump sta reagendo alla sanguinosa repressione delle proteste degli islamisti a Teheran? Vuole rovesciare il regime? Si
tratta ancora una volta degli impianti nucleari? O è solo una messa in scena? Bernhard Zand scrive, sempre sullo SPIEGEL: “Per quanto questa ondata di notizie indichi chiaramente un attacco imminente, gli obiettivi che Washington potrebbe perseguire con esso rimangono poco chiari”.
All’inizio di questa settimana, la portaerei USS Abraham Lincoln è arrivata nell’area delle operazioni del Comando Centrale degli Stati
Uniti, che comprende gran parte del Medio Oriente, Iran incluso. È accompagnata da tre cacciatorpediniere lanciamissili e altre navi da
guerra. Inoltre, l’esercito statunitense ha schierato nella regione jet da combattimento, aerei cisterna e aerei da ricognizione.
E l’Iran? Le nuove attività nei siti nucleari stanno esacerbando le tensioni nella regione. L’ antica Persia ha manifestato la sua
generale apertura al dialogo con gli Stati Uniti, ma secondo il governo di Teheran non sono previsti colloqui concreti con Washington.
Venerdì, a Istanbul, in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo turco Hakan Fidan, il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che il suo Paese è pronto per i negoziati, ma che al momento non vi è alcuna intenzione di “incontrare gli americani”. Lo
ha riportato, tra gli altri, l’Associated Press.
Secondo Araghchi, accordi chiari su formato, luogo e contenuto di eventuali colloqui sono un prerequisito per i negoziati. Allo stesso
tempo, ha sottolineato la determinazione del suo Paese: “La Repubblica Islamica dell’Iran è pronta per i negoziati tanto quanto lo è per la guerra”. Lo sfondo è la tensione persistente tra Teheran e Washington.
Gli USA hanno rafforzato la loro presenza militare nella regione e minacciano una risposta militare alle azioni della leadership iraniana
contro le proteste nazionali.
Queste proteste sono iniziate come dimostrazioni contro la situazione economica, ma si sono rapidamente trasformate in una sfida aperta alla leadership teocratica. Gli attivisti per i diritti umani stimano almeno 6.479 morti a causa della repressione.
La Turchia ha preso una posizione netta contro l’escalation. Il Ministro degli Esteri Hakan Fidan ha messo in guardia dalle
conseguenze di un intervento militare contro l’Iran. Un simile intervento porterebbe a ulteriore instabilità nella regione. Ha
dichiarato di opporsi all’uso della forza militare per risolvere i problemi, poiché è inefficace. “Siamo favorevoli ai negoziati e alla diplomazia”, ha affermato, confermando, di fatto, la ritrosia del mondo arabo ad intervenire militarmente, già trapelata i giorni
scorsi.
Secondo quanto riportato dall’ufficio presidenziale di Ankara, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è offerto di mediare tra
Teheran e Washington in una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian venerdì. A Istanbul, Araghchi ha incontrato diversi rappresentanti turchi per discutere di come ridurre l’escalation della situazione.
A gettare benzina sul fuoco è stata una decisione dell’Unione Europea: ha classificato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane come organizzazione terroristica a causa della violenta repressione delle proteste. Teheran ha reagito immediatamente.
Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha annunciato che, per rappresaglia, le forze armate degli
Stati membri dell’UE potrebbero essere classificate come “organizzazioni terroristiche”. Il parlamento iraniano dovrebbe pronunciarsi in merito domenica, ha scritto Larijani sulla piattaforma X. Non ci sono stati commenti immediati da parte dell’UE.
Araghchi aveva già intensificato la sua retorica. L’esercito iraniano era pronto a rispondere a qualsiasi attacco: “via terra, via mare o
via aria”, ha scritto sulla piattaforma X. In un altro post, ha criticato indirettamente le azioni dell’UE, affermando che diversi
paesi stavano attualmente cercando di impedire una guerra su vasta scala nella regione. “Nessuno di loro è europeo” – ha scritto il
ministro degli Esteri.
Le immagini satellitari mostrano una ripresa dell’attività nei siti nucleari iraniani distrutti di Isfahan e Natanz. In seguito agli
attacchi israeliani e statunitensi del giugno 2025, sono stati eretti tetti sugli edifici danneggiati, apparentemente per nascondere quali
materiali o attrezzature siano ancora utilizzabili dopo gli attacchi. Agli ispettori internazionali è ancora vietato l’accesso alle
strutture.
Il presidente degli Stati Uniti Trump chiede negoziati con Teheran sul suo programma nucleare e minaccia attacchi militari, mentre gli StatiUniti hanno schierato navi da guerra nella regione.
Parallelamente, l’Iran continua a lavorare al suo programma missilistico e alla base militare di Parchin, distrutta nell’ottobre
2024. Lì vengono costruiti nuovi edifici, forse per test che potrebbero essere collegati allo sviluppo di testate nucleari. Gli
esperti non vedono questi lavori come un segnale di ricostruzione, ma come un tentativo da parte dell’Iran di mettere in sicurezza residui, come l’uranio altamente arricchito. Inoltre, nuove strutturesotterranee sono in costruzione vicino a Natanz e anche il sito di
Isfahan è in fase di ampliamento – ha scritto Der Spiegel.
Come due settimane fa ho avuto modo di rispondere ad un telespettatore, nel corso del mio intervento del fine settimana su
Canale Italia, l’Iran è una potenza nucleare, con cui è necessario usare prudenza e vie diplomatiche, senza inganni, proprio perché sono
davvero in grado di dimostrarsi pronti alla guerra, disponendo di armi atomiche di ultima generazione.
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1 commento su “Una Nuova Guerra contro l’Iran? Matteo Castagna.”
Boh.. ieri sera sul ‘Corsera’ (la cui consultazione comunque sempre utile per cercare di capire gli andamenti attuali), sembrava che l’attacco all’Iran fosse imminente; stamattina, al momento in cui scrivo (10:31), più nessuna notizia, tutto sparito.
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